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NEWS: Giornali Internet 21/10/08



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CACCIA
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Cacciatore cade col fucile e si colpisce a una gamba. Gli si sono conficcati
in un ginocchio 52 pallini Ha rischiato un'emorragia.  Erminio Ariu
http://www.lanuovasardegna.it
TRATALIAS. Doveva essere una camminata all'interno del podere a Medau Mannu
con il cane al seguito e il fucile in braccio invece per di Marino Serra, 48
anni, ha rischiato di trasformarsi in tragedia. L' allevatore, intorno alle
9, è stato raggiunto da una fucilata a pallini al ginocchio destro mentre
cercava selvaggina.  «Non so come sia accaduto - ha raccontato Marino
Serra - Qualche minuto prima parlavo con un amico poi ho deciso di andare a
caccia, sempre all'interno della mia proprietà: avevo appena superato una
cunetta e subito dopo ho ripreso a camminare normalmente quando
all'improvviso ho perso l'equilibrio, sono caduto a terra ed ho sentito la
fucilata. Ho capito subito di essermi ferito gravemente ed ho chiesto
aiuto». In poco tempo un'ambulanza del 118 era a Medau Mannu con un èquipe
medica per portare le prime cure all'allevatore che rischiava un' emorragia.
Un'ora dopo l'incidente Marino Serra era in sala operatoria, all'ospedale
Sirai di Carbonia per consentire ai medici ricostruire il ginocchio
spappolato dalla rosa dei pallini. Non è stata un'operazione facile perchè i
chirurghi, con pazienza certosina, hanno dovuto rimuovere ben 52 pallini
delle ossa della gamba destra.  Un incidente inspiegabile quindi che può
essere ricondotto alla perdita di equilibrio del cacciatore che, in quel
momento, più che alla ricerca di cacciagione. «Non era una vera e propria
battuta di caccia - ha aggiunto il cacciatore ferito, disteso sul letto del
reparto di traumatologia - perché per me, anche ieri, era l'occasione di
fare una passeggiata all'aria aperta e la caccia l'occasione per uscire
dalla solita routine».  Le condizioni del ferito, a parere dei medici, non
sono gravi anche se ne avrà per non meno di sessanta giorni. La fucilata lo
ha raggiunto al ginocchio destro interessando anche parte del femore e
l'intervento, nel reparto di traumatologia, è durato parecchie ore per
ricostruire le parti lesionate dalla rosata dei pallini. «Temevo peggio - ha
detto Marino Serra dopo aver sentito il parere dei medici -, pensavo di aver
subito conseguenze gravi».
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Siniscola, abbattono un cinghiale denunciati quattro bracconieri.
http://www.lanuovasardegna.it
SINISCOLA. Quattro bracconieri denunciati dagli agenti del Corpo forestale e
di vigilanza ambientale. M.G. e gli altri tre uomini che erano a con lui, a
bordo della sua utilitaria, non si aspettavano certo, quando stavano
transitando in località San Simplicio, nelle campagne di Siniscola, di
imbattersi in una "brutta" sorpresa con tanto di conseguenze penali: una
pattuglia del servizio ispettorato ripartimentale di Nuoro, impegnati in un
normalissimo servizio di vigilanza sull'attività venatoria. I rangers al
lavoro hanno subito controllato l'automobile di M.G., all'interno della
quale hanno trovato un cinghiale abbattuto illegalmente con l'utilizzo di
munizione spezzata. Essendo ieri, domenica, una giornata non consentita per
la caccia grossa, i quattro bracconieri sono stati subito denunciati
all'autorità giudiziaria. Il cinghiale, invece, è stato sequestrato, come
pure sono state sequestrati alcuni fucili e diverse munizioni detenute
legalmente dai cacciatori.
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A caccia senza permesso nel Palermitano: arrestato
http://www.hercole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3436&Itemid=
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A caccia senza permesso nel Palermitano: arrestatoArrestato a Lercara Friddi
(Palermo) perché sorpreso a cacciare senza regolare permesso nei pressi di
alcune abitazioni e in una zona tutelata da vincolo archeologico, in
contrada Colle Madore.
Ad essere finito in manette è Umberto Raia, un operaio pregiudicato di 46
ani residente a Lercara. L’operazione è scattata dopo una telefonata anonima
al 112 in cui l’interlocutore riferiva di aver notato una persona intenta ad
effettuare attività venatoria nei pressi di alcune abitazione e soprattutto
in zona tutelata da vincoli.
Dopo la segnalazione sul posto è stata immediatamente inviata una pattuglia
della locale stazione che hanno constato l’effettiva presenza di un
cacciatore che imbracciava un fucile, seguito da due cani. L’uomo, notata la
presenza dei militari, ha tentato di far perdere le proprie tracce da qui un
inseguimento concluso con il fermo di Raia.
I reati contestati sono: detenzione  abusiva di armi e munizioni; porto
abusivo di armi da sparo e da taglio; esercizio abusivo di caccia in zona su
cui ricade il vincolo archeologico.
L’arrestato è stato trasferito presso il carcere “Cavallacci” di Termini
Imerese.
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Blitz della polizia provinciale
Bracconiere finisce nella rete
http://lanazione.ilsole24ore.com/lucca/2008/10/21/127217-blitz_della_polizia
_provinciale.shtml
E’ stato identificato dalla Polizia Provinciale il responsabile dell’
installazione di reti ulitizzate per la cattura di volatili a Ciciana, sulle
colline lucchesi. Dopo il rinvenimento di reti da uccellagione – i
cosiddetti ‘roccoli’ – agenti della Polizia Provinciale hanno iniziato a
controllare con assiduità questi reticoli
Lucca, 21 ottobre 2008 - Gli agenti hanno anche provveduto a liberare i
pennuti che si erano imbrigliati nelle maglie e, al tempo stesso, cercando
di “catturare” l’autore della trappola. Lunedì pomeriggio, attorno alle 18,
la pattuglia presente sul posto ha sentito arrivare un’auto: sono passati
pochi minuti e, con fare furtivo, si è avvicinato, un uomo, il quale,
sfruttando il calare della notte, si è diretto con sicurezza alla rete ed ha
iniziato a impossessarsi di alcuni esemplari di uccelli appena caduti in
trappola.
Subito è scattato il blitz e, nonostante fosse stato colto in flagranza di
reato, l’uomo ha tentato di discolparsi, dicendo che si trovava in quel
luogo casualmente e accampando l’insostenibile difesa di essere alla ricerca
di funghi, ma, nel racconto fatto agli inquirenti, è caduto più volte in
contraddizione.
E’, quindi, scattata la perquisizione dell’abitazione dell’uomo, che si
trovava a circa un chilometro dal luogo: qua gli agenti hanno rinvenuto
strumenti per la cattura di uccelli vietati, quali ‘roccoli’, trappole a
scatto, archetti, panie ed altri ancora, nonché sono stati trovati volatili,
anche di specie protette, sia vivi che congelati.
In tutto sono stati posti sotto sequestro 22 esemplari – tordi, merli,
fringuelli e usignoli giapponesi – ancora in vita e custoditi in apposite
gabbie: secondo gli investigatori è plausibile che questi volatili fossero
in attesa di essere venduti a scopo di richiamo. La Polizia Provinciale ha
provveduto a portare gli uccelli ad un centro di recupero di animali
selvatici, dove si trovano adesso in custodia, in attesa delle decisioni che
saranno prese dall’Autorità Giudiziaria.
Il bracconiere adesso è indagato per attività di uccellagione, pratica di
caccia attuata con l’impiego di dispositivi fissi e finalizzata alla cattura
indiscriminata e di massa della selvaggina volatile, per la quale rischia l’
arresto fino a un anno o l’ammenda fino ad un massimo di 2mila 65 euro.
Inoltre, essendo anche sprovvisto della licenza di caccia, rischia l’
incriminazione per furto aggravato ai danni dello Stato, il cosiddetto
‘furto venatorio’, reato per il quale è prevista la reclusione fino a 6 anni
e la multa da 103 a 1032 euro.
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PIEVEPELAGO
Catturava e vendeva uccelli al mercato nero, denunciato
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/modena/2008/10/21/127076-catturava_
vendeva_uccelli_mercato_nero_denunciato.shtml
Aveva installato ai margini di un bosco una rete lunga 40 metri e alta due
metri e mezzo. La polizia provinciale lo ha sorpreso dopo vari appostamenti,
anche notturni. Contestato il reato di uccellagione
Modena, 21 ottore 2008 - Aveva installato ai margini di un bosco una rete
lunga 40 metri e alta due metri e mezzo per catturare uccelli vivi da
rivendere al mercato nero. Ma dopo lunghi e pazienti appostamenti, anche
notturni, degli agenti della polizia provinciale il responsabile è stato
scoperto e denunciato per il reato di uccellagione.
E’ accaduto nei giorni scorsi a Sant'Anna Pelago nel comune di Pievepelago,
una zona di passaggio degli uccelli migratori, quindi particolarmente
favorevole per questo tipo di attività illegale. La rete, del tipo a
“tramaglio”, era praticamente una imponente trappola per catturare vivi gli
uccelli e destinarli al commercio, vietato anch’esso dalla legge.
Il responsabile, residente in zona, già denunciato in passato per episodi
analoghi, raggiungeva l’installazione più volte al giorno per controllare la
presenza di animali impigliati. Proprio durante uno di questi momenti è
intervenuta la polizia; il responsabile stava ispezionando il tramaglio nel
quale si trovavano ancora piume e penne di tordo, segno evidente che diversi
animali erano già stati catturati. Tutta l’attrezzatura è stata sequestrata
ed è stata inviata informativa di reato alla Procura.
La polizia provinciale è impegnata da tempo nel tentativo di scongiurare
queste catture illecite, soprattutto nelle zone di passo delle specie
migratrici, zone particolarmente vulnerabili e tutelate dalla legge. A tali
catture, inoltre, possono essere connessi altri tipi di reato come la
detenzione di specie animali protette e il maltrattamento di animali.
Come sottolineano i responsabili della polizia provinciale, il mercato
clandestino di uccelli è particolarmente sviluppato in alcune zone della
Toscana (anche per la diffusione dell’utilizzo di richiami vivi per l’
attività venatoria) dove un tordo vivo può essere venduto anche a 150 euro
ma può superare anche i 500 euro a seconda della qualità del cinguettio.
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Controlli Della Polizia Provinciale Sulla Caccia Non Regolare
http://www.siracusanews.it/node/3577
Continua l’attività della polizia provinciale su tutto il territorio della
provincia a tutela dell’ambiente.
Nell’ambito dei servizi di vigilanza venatoria e ambientale disposti dal
Comando, una pattuglia della polizia provinciale ha proceduto al controllo
di alcuni cacciatori in località Monte Gancio, nel territorio del Comune di
Carlentini, contestando ad un soggetto una violazione amministrativa alla
legge sulla caccia.
Nel corso di un altro controllo si è accertato, invece, che un cacciatore
aveva proceduto all’abbattimento di una specie di uccelli in periodo di
divieto; pertanto, la pattuglia ha proceduto al sequestro della selvaggina
abbattuta, del fucile e delle munizioni e denunciato il cacciatore, C.R. di
anni 34, all’autorità giudiziaria.
Nelle ultime settimane l’attività delle polizia provinciale sta interessando
in maniera costante il territorio di alcuni comuni della provincia di
Siracusa e si sta svolgendo anche con servizi in aperta campagna, ed in
località poco frequentate.
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VdA: 36 indagati per bracconaggio
http://www.montagna.tv/?q=node/8857
AOSTA -- Si è conclusa con 36 persone indagate per bracconaggio la maxi
inchiesta indetta dalla Procura della Repubblica di Aosta e condotta dal
Corpo Forestale della regione. Gli inquisiti, tutti valdostani, hanno
chiesto di poter patteggiare. Tra le altre accuse ci sono la detenzione
illegale di armi, modifiche di fucili e pistole, e caccia e detenzione
illegale di animali di specie protetta.
L'operazione antibracconaggio era iniziata nell’agosto dello scorso anno,
con l'arresto di Ivo Comé, valdostano di 55 anni di Gignod. A seguito di
quel caso infatti, erano partite delle perquisizioni a tappetto: la maxi
inchiesta, indetta dalla Procura della Repubblica di Aosta, condotta dal
Corpo Forestale della regione e coordinata dal sostituto procuratore
Pasquale Longarini, aveva portato a febbraio al coinvolgimento di 36
persone.
E' di ieri la notizia che nelle scorse settimane si sono concluse le
indagini che accusano gli imputati di diversi crimini, tra cui bracconaggio,
detenzione illegale di armi, modifiche di fucili e pistole, detenzione
illecita di munizioni, ma anche caccia e detenzione illegale di animali di
specie protetta.
Durante l’intera operazione infatti, sono state sequestrate armi, alcune con
matricola abrasa, silenziatori, cannocchiali con lenti a raggi infrarossi
oltre a cartucce e in alcuni casi anche candelotti di dinamite. In alcune
abitazioni poi sono state trovate anche pelli di animali protetti e nei
congelatori tocchi di selvaggina. Ora alcuni degli indagati hanno chiesto di
poter patteggiare.
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Cacciatore italiano fermato oltreconfine
http://www.montagna.tv/?q=node/8771
COMO -- E' finita male, per un cacciatore italiano, la "scappatella" sul
versante svizzero del monte San Lucio compiuta con tre colleghi in cerca di
lepri. L'uomo, originario del comasco, è stato sorpreso oltreconfine dalle
guardie elvetiche ed è stato denunciato alle autorità.
Non era la prima volta che dei cacciatori italiani sconfinavano in Ticino
per catturare le loro prede. Infatti i guardiacaccia svizzeri erano
appostati dall'alba, nei boschi del monte San Lucio, aspettando di coglierli
sul fatto.
Puntualmente, 4 cacciatori con i loro segugi, provenienti dalla Val
Cavargna, sono spuntati dal versante lombardo della montagna inseguendo una
lepre. Le guardie svizzere sono scattate in un batter d'occhio nella loro
direzione per fermarli, ma tre di loro hanno imboccato lestamente la via di
fuga precedentemente concordata e sono riusciti a fuggire.
Uno dei cacciatori, però, è stato catturato e, dopo avergli sequestrato il
fucile, i guardiacaccia lo hanno denunciato alle autorità svizzere. In
Ticino, tra l'altro, la caccia nelle zone basse non è ancora aperta.
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LA POLEMICA
Non si spara più allo storno
Infuriati i cacciatori
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/forli/2008/10/21/126989-spara_allo_
storno.shtml
Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta degli ambientalisti per l
’abolizione della caccia all'uccello migratore. Stefano Pasini: "E’ l’
ennesimo attacco nei nostri confronti". Si annuncia il ricorso
Forlì, 21 ottobre 2008 - Da oggi è sospesa la caccia allo storno. Il Tar
dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta della Lega per l’abolizione
della caccia e da altre associazioni ambientaliste: salta dunque l’attività
venatoria nel periodo di punta della stagione. Infuriati i cacciatori, che
presentaranno ricorso contro la sentenza del Tar, soddisfatti invece gli
ecologisti. "E’ un provvedimento assurdo e immotivato, lo storno procura
gravi danni all’agricoltura, soprattutto agli alberi da frutto — dice
Stefano Pasini, presidente provinciale dell’associazione nazionale Libera
Caccia, un migliaio di aderenti fra Forlì e Cesena — . Tra l’altro la
sentenza arriva proprio nel momento clou per questo tipo di caccia, che
interessa circa 6 mila degli 8 mila cacciatori della nostra provincia. E’
ovvio che faremo ricorso, ma ormai la stagione è compromessa".
Lo storno, uccello migratore, non figura nel calendario delle specie
cacciabili, ma sette Regioni hanno introdotto delle deroghe per consentire
tale attività venatoria, che si svolge nelle zone di pianura. Il Tar è
intervenuto sulla delibera regionale del 29 luglio scorso, sollevando
reazioni anche da parte degli amministratori locali. Per esempio Mauro
Morri, assessore all’agricoltura della Provincia di Rimini, ha dichiarato
che chiederà al governo di reintrodurre lo storno fra le specie cacciabili.
"E’ l’ennesimo attacco nei nostri confronti — continua Pasini — . Già l’anno
scorso in Emilia-Romagna era stato vietato l’uso dei richiami vivi, che
possono invece essere impiegati in quasi tutte le altre regioni. I
cacciatori pagano quasi 500 euro per la licenza e la loro attività è sempre
più limitata".
Di diverso parere ovviamente gli ambientalisti. "Lo storno non si può
cacciare perché l’Unione Europea lo considera una specie a rischio — ricorda
Claudio Malmesi, del direttivo Wwf di Forlì — . Le norme stesse dicono che
se gli uccelli creano danni alle colture si devono impiegare in primo luogo
altri sistemi, come quelli sonori. Qualcuno in modo improprio ha citato il
caso delle olive: peccato che lo storno si cibi soprattutto di quelle
cadute, colpite dal parassita". Il consigliere regionale Luca Bartolini
punta il dito verso la Regione: "Per accontentare una parte della propria
maggioranza, i Verdi, la giunta ha regolato la materia con una delibera
invece che una legge. Risultato: dopo appena un anno gli ambientalisti hanno
rotto il presunto ‘patto’ con la sinistra e si sono rivolti al Tar,
bloccando la caccia. Provino ora a giustificarsi con gli agricoltori che
vedono le loro coltivazioni saccheggiate dagli storni».
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Via libera all’azione dei cacciatori
Guerra ai piccioni Largo alle doppiette
Vietata la distribuzione di mais
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3949588&Pagina=CHIOGGIA%20CAVARZERE%20RIVIERA%20DEL
Chioggia
Tempi duri per i piccioni. Fino agli anni Sessanta venivano quotidianamente
nutriti a spese della collettività: puntualmente, alle 12,30, venivano
addirittura serviti loro un paio di secchi di mais. Ora invece, nel rispetto
di precise regole, possono essere liberamente abbattuti dai cacciatori,
anche al di fuori del periodo fissato dal calendario venatorio. La guerra
agli uccelli, un tempo amati ed ora sgraditi, coinvolge anche le famiglie.
Tutti sono invitati a chiudere eventuali fori presenti negli edifici,
provvedendo alla posa in opera di reti o dissuasori. Nessuno dovrà, inoltre
più somministrare cibo ai volatili che infestano la città.
Il Comune è giunto a questa determinazione dopo aver invano tentato di
contrastarli mediante l'impiego di dissuasori elettronici ed altre
tecnologie. Il sistematico ricorso ai fucili, secondo l'Amministrazione
cittadina, costituirebbe pur sempre una soluzione accettabile se si
considera che molti, ormai, fanno da sé distribuendo esche letali
confezionate artigianalmente. I bocconi avvelenati, vietati dalla legge,
finiscono mangiati anche da uccelli appartenenti a specie protette. In altri
termini, il loro impiego costituisce un'insidia all'intero ecosistema della
avifauna. La specifica ordinanza, firmata dal sindaco Romano Tiozzo, fa
presente che l'enorme proliferazione dei piccioni comporta seri rischi per
la salute. Alcuni esemplari sono presumibilmente portatori di malattie come
la toxoplasmosi e la clamidiosi. Possono, inoltre, diffondere parassiti ed
anche il virus dell'influenza aviaria. Roberto Perini
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TEZZE. Con un’ordinanza il sindaco ne permette l’abbattimento
È partita la guerra ai colombi Portano sporcizia e malattie
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/PrBas/Eab.htm
Il sindaco di Tezze, Luciano Lago, ha emesso un’ordinanza finalizzata al
controllo numerico dei colombi presenti sul territorio comunale. Il
provvedimento è conseguente ai danni provocati dai volatili alle colture
agricole e alle abitazioni, imbrattate da escrementi.
La loro proliferazione viene favorita dalla mancanza di predatori, dall’
elevata prolificità, dall’abbondante presenza di cibo legata alle aziende
agricole ed alla possibilità di accessi per la nidificazione, campanili,
sottotetti, cornicioni.
L’ampia diffusione di questo ibrido fra il colombo domestico e quello di
città sta causando inconvenienti di carattere igienico-sanitario per la
diffusione di salmonellosi, toxoplasmosi, parassiti e zecche. Danni anche
alle strutture architettoniche dovuti alla corrosione, a causa del guano,
delle pietre degli edifici e dei cornicioni, con relativo imbrattamento
della pavimentazione.
Di qui la decisione di limitare il numero dei pennuti, visto che i sistemi
tradizionali usati, dissuasori e medicinali contraccettivi, non garantiscono
un risultato efficace in breve periodo. L’ordinanza prevede l’abbattimento
dei volatili nelle zone agricole, nel periodo aperto alla caccia. Il piano
sarà portato avanti dalle guardie venatorie della Provincia, da cacciatori
abilitati, dai conduttori dei fondi muniti di licenza, da guardie forestali
e comunali.
Il piano di abbattimento potrà continuare, da parte di incaricati, sotto il
controllo delle guardie venatorie provinciali, anche dopo la chiusura della
stagione della caccia.
Gli abitanti vengono invitati a chiudere i fori degli edifici con reti o
dissuasori per scoraggiare la sosta dei colombi. È vietato anche alimentare
gli animali. M.B.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it