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NEWS: Giornali Internet 23/10/08



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CACCIA
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Pontinia
Controlli antibracconaggio, denunciate tre persone
http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2008/10/23/942482-controlli_antibracco
naggio_denunciate_persone.shtml
PONTINIA La forestale impegnata contro il bracconaggio. Il nucleo di polizia
forestale del comando provinciale di Latina, negli ultimi tre giorni, ha
sequestrato 3 fucili e 5 richiami elettronici, nelle campagne tra Pontinia e
Latina. Denunciati, M.M., di Pontinia, P.N., di Sermoneta e M.N., di
Bassiano, poiché esercitavano la caccia in modo illegale nei confronti
dell'avifauna migratoria.
Sempre a Pontinia poi è stato sequestrato uno stabile di 90 metri
quadrati,in fase di realizzazione senza alcuna autorizzazione e denunciato
all'autorità giudiziaria A.F.
I controlli non sono però terminati e continueranno nei prossimi giorni.
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Cinque cacciatori sono stati denunciati dalle guardie del Corpo Forestale
dello Stato
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081023&ediz=CASERTA&npag=40&;
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Cinque cacciatori sono stati denunciati dalle guardie del Corpo Forestale
dello Stato , nell'ambito di un' operazione antibracconaggio nella riserva
naturale regionale «Foce del Volturno Costa di Licola e Lago di Falciano» e
nelle campagne di Villa Literno. Tali zone sono sottoposte a protezione dal
gennaio 2007. I cacciatori utilizzavano anche apparecchiature acustiche
vietate, per richiamare tordi, allodole e trampolieri. Ai cinque la
Forestale ha sequestrato i fucili, circa 400 cartucce e i richiami acustici.
Due dei cinque denunciati sono residenti in Toscana, a conferma - secondo la
Forestale - della diffusione sul litorale Domizio e nell'area liternese di
un «turismo venatorio» da parte di cacciatori di altre regioni italiane che
organizzano battute d'intesa con conoscitori della zona. Le zone del
casertano dove maggiormente si concentra la caccia di frodo sono la fascia
litoranea a Pineta ed una zona umida all'interno, dove sostano per il riposo
molte specie di uccelli migratori, che nel periodo autunnale transitano
lungo la fascia tirrenica per raggiungere lidi più caldi. La venuta di
cacciatori di frodo da altre regioni italiane è un fenomeno che incrementa
ulteriormente l'illecita attività venatoria già largamente perpetrata da
bracconieri locali; nel solo mese di ottobre le attività di antibracconaggio
hanno portato al sequestro di tredici fucili con il conseguente deferimento
all'autorità giudiziaria di altrettante persone. Sono state inoltre elevate
dal Corpo Forestale dello Stato diverse centinaia di euro di sanzioni
amministrative.
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Si torna in questi giorni a parlare di caccia, e non in termini positivi per
il nostro Paese e per gli animali selvatici
http://www.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=57701&pagina=15&ve
rsione=sfogliabile&zoom=no&id_articolo=409918
Roberto Piana -  Lac Piemonte
Si torna in questi giorni a parlare di caccia, e non in termini positivi per
il nostro Paese e per gli animali selvatici.
Sterminata la fauna stanziale cacciabile, per rimpinguare i carnieri i
700mila cacciatori nostrani preparano l'assalto alla fauna protetta e a
quella migratoria. Nella XIII Commissione al Senato si è avviato l'esame di
cinque proposte di legge tendenti a stravolgere l'attuale assetto normativo
sulla caccia e deregolamentare l'esercizio venatorio. Testo base della
discussione pare essere la proposta del senatore eletto in Lombardia Valerio
Carrara (Pdl). Il testo prevede, tra l'altro: la depenalizzazione degli
attuali reati di caccia in parchi e giardini pubblici; la legalizzazione
della caccia da veicoli, aeromobili o barche o con l'ausilio di richiami
registrati, tutte modalità oggi vietate e penalmente perseguite;
l'allungamento di 6 settimane della stagione venatoria, partendo dall'inizio
di settembre e protraendola fino a febbraio; la possibilità di cacciare dopo
il tramonto; 15 giornate di nomadismo venatorio su tutto il territorio
italiano per cacciare gli uccelli migratori; l'ampliamento delle specie
cacciabili, con l'inserimento di specie protette dalle norme europee
(fringuello, storno, cormorano, peppola); la riduzione delle distanze di
rispetto dai valichi alpini (da 1.000 a 200 metri).
Pare fin troppo poco definire la proposta del senatore Carrara come letale
per la fauna selvatica, non solo nostrana. Contro tale proposta si sono
levate indignate persino le voci di alcune associazioni venatorie, che hanno
sottoscritto posizioni critiche insieme ad un cartello di associazioni
ambientaliste. Ma dall'attacco al nostro depauperato patrimonio selvatico
non si sono sottratte nemmeno alcune regioni come Lombardia, Veneto,
Liguria, che hanno approvato forme di caccia a specie protette in deroga
alle norme europee. Il Governo, dopo avere impugnato alla Corte
Costituzionale e fatto cassare la legge varata dalla Regione Liguria,
amministrata dal Centrosinistra, ha dato invece il via libera alle analoghe
e illegittime leggi della Lombardia e del Veneto, governate dal
Centrodestra. Quello che pare più grave è che, oltre alla distruzione della
fauna selvatica, gli avvenimenti di questi giorni hanno registrato una messa
in discussione di alcune elementari regole democratiche. L'Italia è già
stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia europea per non avere
rispettato il diritto comunitario in tema di caccia, e a tutti i
contribuenti italiani, già provati dalle tasse e dalla congiuntura
economica, saranno presto addebitati i costi delle salatissime sanzioni
dell'Europa a causa delle politiche filo-venatorie di alcune regioni fuori
legge avallate dal Governo. Tutto questo mentre sono già dieci le vittime
umane per incidenti di caccia, dopo pochi giorni dall'apertura della
stagione venatoria.
Per assecondare le richieste dei cacciatori pare necessario conculcare i più
elementari diritti democratici, ma a questo gioco non si tira indietro
nemmeno il Centrosinistra. In Piemonte, 60.000 cittadini nel 1987 avevano
sottoscritto una richiesta di referendum per vietare la caccia a 37 specie
selvatiche, per vietare la caccia la domenica e restituire il giorno festivo
ai pacifici gitanti, per vietare la caccia sulla neve nei confronti di
animali già provati dai rigori dell'inverno, per introdurre i limiti di
carniere nelle aziende private di caccia. La Regione per 21 anni ha impedito
lo svolgimento del referendum. Oggi il Tribunale Civile dà ragione al
Comitato promotore e decreta che il referendum si deve svolgere. Che fa la
giunta di Mercedes Bresso? Cerca di impedire il voto popolare, sostenendo
che la richiesta referendaria sarebbe già stata quindi recepita. In realtà,
26 delle 37 specie allora cacciabili lo sono ancora oggi. La domenica si
spara a tutto spiano. La caccia sulla neve è un fatto ordinario e le aziende
private non hanno limite di carniere.
Chi pensa che lo stato autoritario sia dietro l'angolo, si rassegni. Lo
stato autoritario l'angolo lo ha già girato. La caccia lo ha solo
ulteriormente evidenziato.
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Una giornata nei boschi bresciani sulle orme dei bracconieri
http://www.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=57701&pagina=15&ve
rsione=sfogliabile&zoom=no&id_articolo=409919
Marco Arceri
Camminiamo nel bosco, immersi nel profumo di muschio, funghi e terra umida.
I bracconieri sono del posto: conoscono sentieri e vie di fuga, le abitudini
delle prede. Per andare a caccia di trappole nel Bresciano, lunghe marce sui
monti e a volte anche sopralluoghi notturni, oltre alla resistenza fisica
bisogna avere esperienza e intuito.
Catia Acquaviva, coordinatrice del campo della Lega Abolizione Caccia (Lac),
si ferma e indica un punto davanti a noi. Metti a fuoco e ti accorgi della
trama di una rete da uccellagione. E' sottile, quasi invisibile: davvero
difficile trovarne una a colpo d'occhio. Meglio cercarla per vie indirette:
il bracconiere per preparare l'installazione infatti ripulisce il
sottobosco, taglia alberi, fissa paletti al suolo creando così uno spiazzo
aperto dove montare l'impianto, una rete a tripla maglia che cattura gli
uccellini di passaggio. Aggrovigliato nella rete c'è un pettirosso. Lo
liberiamo con un paio di forbicine, ripuliamo le piume da frammenti di rete,
lo facciamo volare via, poi togliamo l'impianto e ci allontaniamo.
«Anni fa capitava addirittura di trovare le trappole dentro i giardini delle
case» dice Catia. «Ora il bracconaggio si è molto ridotto». Merito anche dei
tedeschi della Kommittee che finanziano il campo anti-bracconaggio e inviano
i volontari, accanto alle guardie venatorie di Lac, Wwf e Lipu che possono
fermare i cacciatori e sanzionare le eventuali irregolarità.
Sono migliaia gli uccelli che ogni giorno rimangono impigliati nelle rete
invisibili. Poi ci sono le trappole, come gli archetti e le sep: i primi
troneggiano sugli alberi con un meccanismo che blocca a testa in giù
l'uccello fratturandogli le zampe; le seconde, importate direttamente
dall'isola di Ponza, spezzano il collo dell'animale. Capita anche di trovare
a terra lacci per catturare mammiferi: cinghiali, conigli, lepri. Bacche,
insetti, pezzi di frutta fanno da esca. In due giorni di escursioni troviamo
un'altra rete e due sentieri di archetti. Un pettirosso morto in una sep, le
orbite degli occhi vuote e mangiate dagli insetti.
Nel Bresciano gli uccelli si cacciano di frodo per utilizzarli come richiami
vivi da vendere al mercato nero dei bracconieri oppure per mangiarli nel
piatto tipico del posto, la polenta con gli osei , gli uccellini appunto.
Pettirossi, cinciallegre, cinciarelle, tordi, cesene: il ristoratore
disonesto stacca becco e zampe, poi in caso di controllo nelle sue cucine ha
già pronta la solita fattura che certifica un regolare acquisto.
Particolarmente richiesti nel mercato nero dei richiami sono i tordi. Il
bracconiere prende gli esemplari vivi e con un coltellino li apre sulla
pancia per controllare gli organi interni e capire se sono maschi, perché
solo i maschi cantano. Se sono femmine non servono a nulla, vengono buttate
via. I maschi vengono sbrigativamente ricuciti e per loro inizia una vita di
prigionia dentro una piccola gabbia, con il meschino compito di trarre in
inganno i loro fratelli. Le istituzioni locali spesso chiudono un occhio. O
tutti e due.
Bonificare il territorio eliminando la trappola serve a poco: il giorno dopo
il bracconiere la rimetterà. Più utile avvertire le forze dell'ordine, che
provvedono poi a fermare il colpevole. Il bracconaggio è reato penale e
comporta delle multe salate. Proprio la repressione delle ultime stagioni
con fermo ogni anno di decine di bracconieri ha contribuito a ridurre di
molto il fenomeno: fondamentale in questo senso l'impegno del Nucleo
Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato che da anni
presidia la zona.
«Anni fa rischiavamo anche la pelle. Più volte siamo stati aggrediti da
cacciatori e gente del posto. Minacce con il fucile, macchine rovinate,
pneumatici bucati» dicono i volontari della Lac. Non oggi. A parte qualche
lugubre occhiata di qualcuno del posto non succede nulla, solo grandi e
silenziosi boschi di montagna da controllare.
In Italia il fenomeno è diffuso, ma anche efficacemente combattuto, in
Sardegna, sullo stretto di Reggio Calabria, nell'isola del Giglio, nelle
isole pontine. In Europa ci sono soprattutto i casi endemici di Malta e
Cipro. E' una guerra silenziosa che sta dando i suoi risultati, con la
progressiva riduzione del fenomeno. Ora però il centrodestra vuole tornare
alla deregulation.
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«Veneto: anche i cani e i gatti nel carniere dei cacciatori ...
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3951880&Pagina=L%E2%80%99AGENDA
«Veneto: anche i cani e i gatti nel carniere dei cacciatori si avvera il
sogno di molti cacciatori di poter uccidere cani e gatti che scorrazzano
liberi nelle campagne E qualcuno già parla del Veneto come di un Far west
delle doppiette, degli uccellatori e dei bracconieri».
Purtroppo non è uno scherzo, non è una leggenda metropolitana o voce di
popolo e noi, attenti al mondo animale, e soprattutto agli amici cagnolini,
segnaliamo una notizia giunta direttamente dalla Lac, Lega abolizione
caccia, del Veneto (via Cadore 15/C, Treviso, tel. 347.9385856, e-mail
lacveneto at ecorete.it, www.lacveneto.it).
«Pare proprio che il Consiglio regionale del Veneto abbia dichiarato guerra
alla fauna selvatica e agli animali domestici, approvando delle nuove leggi
e modificandone altre, a tutto vantaggio dei cacciatori. Come se non
bastasse l'approvazione della recente legge, che ha consentito la caccia
alla Pispola (la 13/2008), uccellino insettivoro protetto, lo scorso luglio
sono state modificate la legge 50/93 sulla caccia e la legge 15/97 sulla
detenzione degli uccelli protetti, il tutto tramite la legge 9/2008
Disposizioni di riordino e semplificazione normativa - Collegato alla legge
finanziaria 2007 in materia di foreste, usi civici, agricoltura, caccia e
pesca.
Con la modifica della legge 15/97 è stato eliminato l'obbligo di detenere un
registro per tutti gli individui che gravitano attorno al mondo delle sagre
degli uccelli e che detengono uccelli protetti. Il registro era l'unico modo
per verificare che non si attuassero traffici illeciti di fauna selvatica,
infatti c'era l'obbligo di registrare i riproduttori, le natalità e le
mortalità, gli acquisti e le cessioni. Inoltre è stato modificato anche
l'oggetto della legge, che non riguarderà più gli uccelli nati in cattività,
ma quelli nati in ambiente domestico; questa novità pare sia stata voluta
per consentire di impossessarsi dei piccoli degli uccelli nidificanti nei
giardini e nelle abitazioni di campagna.
Con la modifica della legge regionale sulla caccia, la 50/93, si è inoltre
inserita la possibilità di cacciare, con il pretesto della tutela della
fauna, addirittura fauna domestica inselvatichita. Si realizza così il sogno
di molti cacciatori che, coordinati dalla vigilanza delle singole province,
potranno sparare a cani e gatti trovati in campagna, ovvero si reintroduce,
in sordina, la possibilità di abbattere i cani e gatti vaganti, mascherata
con il controllo di fauna domestica inselvatichita, così come concedevano le
leggi di vent'anni fa, quando i cani e i gatti trovati a 200 metri da
abitazioni e fattorie potevano essere abbattuti.
«Queste modifiche ha dichiarato Andrea Zanoni Presidente della Lega
abolizione caccia del Veneto sono gravissime, perché liberalizzano il
bracconaggio e il traffico illecito di fauna selvatica. Consentire poi
l'uccisione di fauna domestica inselvatichita potrà dare il via a massacri
di cani e gatti e di chissà quanti altri animali domestici trovati a
gironzolare nei pressi di abitazioni e fattorie, come i coniglietti nani e i
conigli. Trovo incredibile che nessun consigliere regionale abbia attuato un
minimo di protesta, opposizione o denuncia pubblica su queste gravissime
modifiche normative». Francesca Orlando
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Castello Tesino Franceschinelli: «Onore alla sezione per la serietà»
Caccia sospesa, plauso e ira
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=57857&p
agina=&versione=testuale&zoom=&id_articolo=280441
CASTELLO TESINO - Alcuni lo sapevano già. Ma ieri in paese la notizia
dell'autosospensione della stagione di caccia decisa dalla sezione guidata
da Alessandro Marighetto in seguito ad un atto di bracconaggio ha fatto
discutere. La riserva è di proprietà comunale, ma è data in gestione ai
cacciatori del paese. «Ne ero al corrente - commenta il consigliere di
minoranza Otello Franceschinelli - anche se simili comportamenti, purtroppo,
non sono certo una novità qui dalle nostre parti». Infatti, a quanto sembra,
già in passato si erano registrati atti simili da parte di altri soci della
sezione. Ma ora, con il nuovo regolamento interno, ciò che ieri poteva anche
passare inosservato oggi non è più perdonabile. «E questo fa onore al
presidente ed a tutto il direttivo. Se esistono delle regole vanno
rispettate, da tutti indistintamente». Ieri era aperta solo la caccia alle
beccacce. Nessun cacciatore del paese è uscito per abbattere le specie
contingentate come i camosci, caprioli, cervi e pernici bianche. Tutti hanno
rispettato lo stop imposto dalla sezione. C'è chi l'ha fatto convintamente,
chi invece con delusione e profonda amarezza. «Non è possibile che per colpa
di una persona, uno dei 35 esperti, - commenta uno dei 104 cacciatori - si
arrivi a questo punto. E soprattutto quando uno che si comporta così è anche
un ex guardacaccia». In Tesino sono tre le sezioni: oltre a Castello, anche
Pieve (presidente Massimo Marchetto e rettore Lido Gecele ) e Cinte Tesino,
guidata da Mario Buffa. M.D.
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Campi brulli e troppe volpi
L’allarme dei cacciatori: "Non ci sono più lepri"
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rovigo/2008/10/23/127583-allarme_ca
cciatori_sono_lepri.shtml
I presidenti dei tre ambiti: ‘La stagione è già finita’. "E’ necessario un
dialogo con il mondo dell’agricoltura". "Anticipare l’inizio della stagione
venatoria o ritardare l’aratura"
Rovigo, 23 ottobre 2008 - NELLE CAMPAGNE polesane non si sentono più spari.
A poco più di un mese dall’inizio della stagione venatoria arriva l’allarme
dei presidenti dei tre ambiti territoriali di caccia: "Non ci sono più
lepri". E non perchè siano finite nel ‘sacco’ dei seguaci di Diana. Alla
base di questo fenomeno, come spiegano i presidenti dei tre Atc, Luca
Bernardelli (Atc Ro 1, Polesine Occidentale), Giovanni Borin (Atc Ro2,
Polesine Centrale) e Lorenzo Carnacina (Atc Ro3, Delta del Po), c’è più di
una causa. Prima di tutto "il numero spropositato di volpi", cresciute a
dismisura in particolare dal 2006, ossia da quando una sentenza del
Consiglio di Stato a favore della Lac (Lega abolizione caccia) ha vietato l’
eliminazione ad hoc di questo animale. "Noi non ce l’abbiamo affatto con le
volpi — spiegano i tre presidenti degli Atc — e nemmeno pretendiamo di
imbracciare i fucili per eliminarle. Non ci interessa. Però la volpe non ha
nessun antagonista, in Pianura Padana, perciò è necessario mettere in atto
un piano di contenimento della specie". Ed è proprio questa una delle
richieste che gli Atc avanzano alla Provincia: "Il compito potrebbe essere
affidato anche ai vigili provinciali o alle guardie forestali, però —
sostengono i tre presidenti — bisogna intervenire. In tutte le altre
province d’Italia ci sono piani di contenimento per le volpi: solo da noi
non è così". Questo è forse il motivo principale ma non l’unico che ha
portato alla scomparsa delle lepri in Polesine. Un altro problema affonda le
radici nel rapporto tra il mondo della caccia e quello dell’agricoltura:
"Tra un comune e l’altro — spiegano Carnacina, Borin e Bernardelli — si
vedono solo ettari ed ettari di terreno agricolo arato: le lepri non trovano
nemmeno un filo d’erba dietro il quale cercare riparo. E’ necessario dare
alla selavaggina più possibilità di difendersi e dare ai cacciatori la
possibilità di fare una caccia più etica. A noi — spiegano i presidenti dei
tre ambiti territoriali — non interessa fare carnieri. A noi interessa la
qualità della caccia".
Diventa perciò indispensabile, secondo i cacciatori, una collaborazione tra
il mondo della caccia e quello dell’agricoltura, con la mediazione,
ovviamente, degli enti pubblici, Provincia in testa, per posticipare, ad
esempio, l’aratura dei campi. I tre presidenti mettono alla base della
scomparsa delle lepri anche qualche sospetto. C’è il timore, ad esempio, che
alcuni prodotti chimici usati nei campi (come diserbanti, ad esempio),
possano aver provocato una moria inconsueta di lepri.
Più di 400mila euro tra lepri, fagiani e starne
SE UNA volpe mangia una lepre allora mangia anche...150 euro agli ambiti di
caccia. Tanto, infatti, costa uno di questi animali che gli Atc hanno
provveduto ad immettere nel terreno cacciabile. Quella sostenuta dagli
Ambiti territoriali di caccia è una bella spesa: in questa stagione,
considerando tutti e tre gli ambiti, sono stati immesse 3mila lepri, 25.800
fagiani e 4.540 starne. La spesa complessiva è di oltre 400mila euro. E
buona parte di questo piccolo ‘tesoro’ è...sparito, a solo un mese dall’
inizio della stagione venatoria e, soprattutto, è sparito ma non per mano
dei cacciatori. I capi messi nel carniere sono stati pochissimi e solo in
settembre. Maristella Carbonin

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it