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NEWS: Giornali Internet 10/11/08



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CACCIA
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LACONI. Colpito dalla fucilata esplosa da un compagno
Incidente di caccia, ferito agricoltore
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=2008111
0&Categ=11&Voce=1&IdArticolo=2295595#top
Incidente di caccia ieri nelle campagne fra Samugheo e Laconi. Roberto Mura,
37 anni agricoltore, nato a Mandas ma residente a Laconi dove ha un'azienda,
è rimasto ferito all'inguine dai pallettoni esplosi dal fucile di un
compagno di caccia. Ora si trova ricoverato nel reparto di chirurgia
dell'ospedale San Martino di Oristano; le sue condizioni sono apparse in un
primo momento gravi, poi sono migliorate.
L'incidente è accaduto nel pomeriggio in una zona particolarmente impervia.
I cacciatori si preparavano a far rientro a casa quando l'agricoltore,  è
stato raggiunto da una fucilata. Immediatamente è partito l'allarme, i
compagni di caccia hanno chiesto l'intervento dei carabinieri di Laconi
(agli ordini del capitano Michele De Rosa) e degli operatori del servizio di
soccorso 118. Nelle campagne è arrivato l'elicottero dei vigili del fuoco,
visto che la zona è difficilmente raggiungibile in auto. Il cacciatore è
stato adagiato nella barella a bordo dell'elicottero e successivamente
trasportato all'ospedale di Oristano, dove i medici gli hanno subito
prestato le prime cure. È stato, quindi, ricoverato nel reparto di
chirurgia, dove è stato sottoposto a un intervento; le sue condizioni sono
apparse gravi perché l'agricoltore ha perso molto sangue, ma più tardi sono
migliorate, anche se i medici si sono riservati la prognosi. Intanto i
militari della stazione di Laconi hanno avviato tutti gli accertamenti per
fare luce sull'incidente e in particolare per ricostruirne la dinamica. Per
questo motivo ieri, fino a tarda serata, sono stati sentiti i componenti
della compagnia che erano impegnati nella giornata di caccia con
l'agricoltore rimasto ferito.
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SANTADI. L'uomo, ferito all'addome, è stato caricato in elicottero e
trasferito a Cagliari
Cacciatore ferito durante una battuta
È stato centrato da un pallettone rimbalzato su una roccia
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=2008111
0&Categ=9&Voce=1&IdArticolo=2295395#top
Un cacciatore di Santadi è rimasto ferito ieri mattina durante una battuta
di caccia al cinghiale nella località Cruccuroni.
Tragedia sfiorata ieri mattina nelle campagne di Santadi. Un cacciatore è
rimasto gravemente ferito all'addome da un colpo di fucile esploso da un
altro cacciatore durante una battuta di caccia al cinghiale.
L'INCIDENTE. L'incidente è avvenuto attorno alle 9 tra i boschi della
località Cruccuroni scelti dalla compagnia di caccia per questa seconda
domenica della stagione venatoria dedicata alla caccia al cinghiale. Paolo
Remo Balia, 43 anni di Santadi, era appostato in attesa della preda così
come i suoi compagni di caccia, tra cui, poco lontano, C. P., muratore di
Giba di 59 anni. Sarebbe stato quest'ultimo a esplodere un colpo con il suo
fucile automatico "Franchi prestige" al passaggio del cinghiale, ma qualcosa
è andato storto. Il pallettone, infatti, anziché centrare l'animale è andato
a colpire una roccia finendo poi come una scheggia impazzita, proprio nel
punto in cui era appostato Paolo Remo Balia. Quelli seguiti dopo sono stati
attimi di paura. Le urla del cacciatore ferito hanno attirato l'attenzione
dei compagni di battuta che sono accorsi in suo soccorso. L'uomo era stato
raggiunto all'addome e la ferita sanguinava in maniera preoccupante. Così è
scattata la richiesta di aiuto al 118.
I SOCCORSI. I primi a intervenire sono stati i volontari del soccorso di
Giba: hanno faticato a trovare il posto esatto in cui si era verificato
l'incidente, una località impossibile da raggiungere con l'autoambulanza.
Per questo hanno raggiunto il ferito garantendogli un primo soccorso per
quella brutta ferita alla parte sinistra dell'addome e, contestualmente,
hanno chiesto un immediato intervento dell'elisoccorso. Nel giro di poco
tempo la località di Cruccuroni è stata raggiunta dall'elicottero dei vigili
del fuoco di Alghero. I volontari di Giba nel frattempo avevano imbragato il
ferito che è stato issato a bordo.
IL FERITO. La gravità delle ferite ha convinto il medico a disporre un
immediato trasferimento a Cagliari presso l'ospedale Marino. Le condizioni
parevano piuttosto gravi tuttavia nella tarda serata di ieri è stato
possibile apprendere che Paolo Remo Balia non sarebbe in pericolo di
vita.L'indagine sull'accaduto è di competenza dei carabinieri della stazione
di Santadi intervenuti subito dopo il brutto incidente. Sono stati loro a
sequestrare il fucile (risultato essere regolarmente detenuto) e le
munizioni del cacciatore di Giba.STEFANIA PIREDDA
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Cacciava gli storni Allevatore denunciato
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=2008111
0&Categ=10&Voce=1&IdArticolo=2295408#top
Ad un allevatore di Arbus sono bastate tre cartucce per uccidere 80 storni.
Con poche munizioni il cacciatore ha falcidiato in qualche minuto uno stormo
di migliaia di esemplari che passavano sopra la sua testa. Ma, per aver
praticato la caccia in una giornata non consentita, senza licenza e a danno
di una specie protetta, l'uomo è stato denunciato a piede libero dai ranger
forestali di Guspini, che lo hanno colto in flagrante mentre raccoglieva gli
uccelli. Pochi giorni fa il cacciatore, proprietario di un allevamento nei
pressi delle spiagge di Scivu sulla Costa verde, ha imbracciato la doppietta
aprendo il fuoco in direzione di un enorme volo di storni, una specie
protetta. Con appena tre cartucce a pallini, il cacciatore ha abbattuto
un'ottantina di volatili, creando il vuoto nello stormo. Ma, mentre si
apprestava a recuperare i piccoli uccelli, alle sue spalle è arrivata una
pattuglia di forestali della stazione di Guspini. I ranger hanno contestato
all'improvvido cacciatore una sfilza di reati: caccia senza licenza, in data
proibita dal calendario venatorio e a danno di specie tutelata.
All'allevatore, segnalato all'autorità giudiziaria, sono stati sequestrati
il fucile, le munizioni e le prede. (s.n)
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BRACCONAGGIO: CONTINUA LA LOTTA CONTRO L’ UCCELLAGIONE IN CALABRIA
Sequestrate 33 gabbie una rete ed altri accessori, trovati uccelli rinchiusi
e maltrattati nel Reggino. Una denuncia anche nel Cosentino
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=7094
10 novembre 2008 – Il Comando Stazione del Corpo forestale dello Stato di
Reggio Calabria sta lavorando contro la detenzione illegale di avifauna
protetta. Sono state due le operazioni eseguite dalla Forestale, una a
Pellaio, dal Comando Stazione di Bagaldi, ed un’ altra a Sambatello, dove un
uomo è stato trovato intento nella cattura di cardellini. Gli uccelli
trovati, sono stati rimessi subito in libertà, mentre sono stati sequestrati
33 gabbie, una rete ed altri accessori utilizzati per la cattura. I
responsabili sono stati segnalati all’ autorità Giudiziaria. Dalle ricerche
si è accertato che, gli animali venivano sottratti al loro habitat naturale,
per essere rinchiusi in ambienti bui, al fine di aumentare la capacità e
bellezza del loro canto, acquistando inoltre un maggiore valore di mercato.
A volte per migliorare il loro canto al fine di utilizzarli come richiamo
per altre specie simili erano vittime di pratiche crudeli, come legare loro
le ali, ed accecarli. Su questo fronte essenziale è il lavoro di prevenzione
e repressione portato avanti dalla Forestale, che, costituisce un deterrente
a difesa delle specie protette. Gli uomini del Comando Stazione di
Longobardi (Cosenza) hanno deferito all’autorità giudiziaria per attività
illegale di uccellagione un uomo di Amantea. I Forestali hanno sorpreso l’
uomo in località “Calopera” del comune di San Pietro in Amantea mentre con l
’ausilio di alcuni richiami vivi aveva predisposto una trappola per la
cattura di cardellini nascosta tra gli arbusti. Giunti sul posto gli uomini
del Copro Forestale hanno proceduto al sequestro di sei richiami vivi tra
cardellini, fanelli e verzellini, alcune gabbie e una rete di cattura Subito
dopo si è proceduto alla liberazione degli esemplari.
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BRACCONAGGIO: CACCIAVANO CON RICHIAMI VIETATI NEL CUNEESE
Il Corpo forestale e la Vigilanza faunistica della Provincia denunciano due
bracconieri bresciani
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=7093
10 novembre 2008 – Il Comando Stazione del Corpo forestale dello Stato di
Saluzzo e gli Agenti della Vigilanza Faunistico-Ambientale della Provincia
di Cuneo hanno sorpreso in flagranza nel Comune di Costigliole Saluzzo,
cacciatori bresciani che, nascosti nei campi di mais, erano intenti ad
abbattere tordi, dopo averli attirati utilizzando richiami acustici vietati.
Dopo un lungo appostamento ed una attenta manovra di avvicinamento, gli
agenti intimavano l’alt a tre cacciatori, che stavano esplodendo numerosi
colpi d’arma da fuoco in direzione di un nutrito gruppo di uccelli che
volteggiavano sopra le postazioni attirati dai richiami acustici. Uno dei
tre uomini, nascosto in un vicino boschetto, si dava alla fuga, mentre un
secondo provvedeva a disattivare prontamente il richiamo acustico
posizionato presso l’appostamento: dopo attenta perlustrazione si
rinvenivano, oltre al già citato richiamo acustico, 33 tordi uccisi, 26 dei
quali erano stati occultati nel bosco. Il tordo è specie migratoria,
cacciabile nella Regione Piemonte con un limite massimo giornaliero di 8
capi e comunque senza utilizzare richiami acustici. I due cacciatori colti
in flagranza sono stati denunciati alla competente Procura della Repubblica
per esercizio venatorio con mezzi non consentiti, mentre si indaga per
individuare la terza persona coinvolta.
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PROCESSO. Otto imputati, tra cui un poliziotto, devono rispondere di
ricettazione
Il giro degli anellini falsi per i “richiami vivi”
Un’agenda scottante fu spedita da mani anonime alla Forestale per far
decollare l’inchiesta
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Caa.htm
Il sottufficiale della Forestale Stefano Stefani venerdì ha risposto alle
domande di accusa e difesa per quattro ore al processo sulla gestione
illegale della cattura e vendita di uccelli vivi da richiamo al roccolo
Rossi di Schio, ripartito per la seconda volta dopo che è cambiato il
collegio presieduto da Bianchi (giudici Morsiani e Rizzi). L’indagine fu
ribattezzata “prigionieri alati” e risale al 2003 quando fu arrestato anche
un poliziotto, Maurizio Marsilio di Schio, e fu stroncato un giro di uccelli
da richiamo, catturati nell’impianto dato in gestione dalla Provincia.
Furono centinaia e centinaia gli esemplari rivenduti a 30-40 euro al posto
di 13. La gestione per la procura ruotava attorno a Marsilio e al “socio”
Renato Trentin, al quale il giudice ha inflitto ancora nel 2007 22 mesi per
falso ideologico e peculato.
La lunga deposizione di Stefani è stata imperniata sul presunto ruolo
irregolare di alcuni cacciatori che avevano contatti con Marsilio, 44 anni,
di Schio (avv. Zarantonello), il quale avrebbe avuto bisogno degli anellini
regolari per alimentare il mercato nero parallelo. Almeno questa l’accusa.
Con lui sono a processo Rutilio Benincà, 34 anni, di Santorso (avv. Nicola
Mele) e Giovanni Caneppele, 66 anni, di Lavarone. Inoltre, Emanuele De
Tomasi, 45 anni, di Malo; Marcello Marchioro, 46 anni, di Schio (avv.
Alessandro Zocca); Nevio Della Croce, 48 anni, anch’egli di Schio (avv.
Ezzelino Marangoni); Nazareno Rigon, 58 anni, di Thiene (avv. Zarantonello e
Sara Motta) e Giampietro Gaspari, 41 anni, di Isola (avv. Paola Regazzo).
Parte civile sono costituiti per la Lipu l’avv. Roberto Rigoni Stern e per
la Lac l’avv. Massimo Rizzato. Marsilio è imputato di peculato e falso
ideologico per l’anno 2003, mentre gli altri sette sono imputati di
ricettazione per gli acquisti di catture illecite.
Dopo che in primavera l’ispettore Pierotti riferì in aula di intercettazioni
telefoniche e ambientali con una cimice sistemata nel capanno di Santa
Caterina del Tretto dove c’era la sede dell’impianto di cattura di uccelli
vivi autorizzato dalla Provincia (il cosiddetto “roccolo”), il collega
Stefani ha riferito sul ruolo di ognuno degli altri imputati.
Benincà, a dire del forestale, avrebbe regolarizzato per qualche tempo le
catture illecite fornendo la documentazione ufficiale. Infatti, l’attività
di Marsilio, che segnava tutto su tre agende - una delle quali fu recapitata
da mani anonime alla Forestale - sarebbe stata da un lato quella di vendere
i richiami vivi al di fuori del canale ufficiale del centro di smistamento
di Santorso; dall’altro di farsi consegnare gli anellini.
Un ruolo importante, per il pm, nella fase di copertura l’avrebbero avuto
gli allevatori autorizzati Caneppele, Marchioro e Gaspari. Dei tre,
tuttavia, il ruolo principale l’avrebbe avuto il trentino, mentre le
posizioni degli altri due sarebbero più marginali. Così come minoritarie
sono le posizioni di Dalla Croce e De Tomasi, i quali sono coinvolti per
pochi esemplari. Il processo proseguirà il 12 dicembre.
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Dipiazza: la Forestale abbatta i cinghiali, la loro carne ai poveri delle
case di riposo
http://ilpiccolo.repubblica.it/dettaglio/Dipiazza:-la-Forestale-abbatta-i-ci
nghiali-la-loro-carne-ai-poveri-delle-case-di-riposo/1543439?edizione=Istria
Stavolta il Comune e la Provincia hanno davvero dichiarato guerra ai
cinghiali. Il sindaco Roberto Dipiazza non ha dubbi: bisogna abbattere una
parte degli esemplari che negli ultimi mesi stanno proliferando alle porte
della città. E il vicepresidente della Provincia Walter Godina bussa alla
Regione per chiedere l’a utorizzazione. L’assessore Violino avrebbe già dato
un assenso di massima: la soluzione potrebbe essere un decreto regionale, ed
ecco che qualche fucile prenderà di mira i cinghiali tra San Luigi e
Opicina. Verranno aggirati i divieti esistenti, data l’e ccezionalità del
fenomeno. Non sarà dato tuttavia un via libera indiscriminato a tutti i
cacciatori. I cinghiali verranno abbattuti da una task-force di guardie
forestali.
Allarme e proposte di soluzione risalgono allo stesso momento e alla stessa
sede: un ristorante di San Giovanni (zona ormai finita nella geografia dell’
emergenza cinghiali) in occasione di una cena promossa dalla Federcaccia.
Attorno allo stesso tavolo i vertici provinciali delle doppiette, in testa
il presidente Fabio Merlini, e politici di entrambe le coalizioni.
Tra gli invitati il sindaco Roberto Dipiazza, doppiamente coinvolto. La
caccia è una delle passioni del primo cittadino. Non ne ha mai fatto
mistero. In diverse occasioni ha raccontato di levatacce all’alba, lunghi
appostamenti, spedizioni nel Vicentino, in Slovenia e fino in Ungheria. L’
attesa, il dito sul grilletto, il rumore dello sparo.
Durante la cena della Federcaccia, in mezzo alle rivendicazioni della
categoria, inevitabilmente la conversazione a un certo punto è finita sull’
argomento cinghiali. Anzi, un cinghiale: quell’e semplare di un anno che,
spaurito, la scorsa settimana è piombato in piazza Volontari Giuliani, tra
il Viale e via Giulia. Tutti d’a ccordo: il problema esiste e bisogna far
qualcosa.
«Non possiamo aprire il tiro al bersaglio a ridosso delle case. La legge
dice che non si può sparare se non ci sono almeno 150 metri di distanza
dalla casa più vicina. Ma qui ormai è tutto centro – dice il sindaco – Così,
però, non si può andare avanti. Il povero Bole a Roiano quest’anno non ha
potuto fare neanche un litro di vino. Ci vuole una task-force della
Forestale: una guardia e il direttore della riserva di caccia provinciale.
Sparino ai cinghiali, e la facciamo finita. Basta eliminare qualche decina
di esemplari. E poi la carne la diamo ai poveri delle case di riposo».
La passione del primo cittadino per la doppietta e la necessità di ridurre
il numero di cinghiali sulla piazza tuttavia ha già messo in allerta il
consigliere regionale del Pd Sergio Lupieri (a sua volta presente alla cena
della Federcaccia). «Conoscendo le caratteristiche venatorie del sindaco
Dipiazza e la sua passione per la caccia, mi preoccupa fortemente la sua
insistenza nel volere armare la polizia municipale. Non vorrei pensasse di
impiegare i vigili urbani armati per abbattere eventuali sfortunati
cinghiali capitati in città, trasformando così le nostra strade e piazze in
riserve di caccia...»
Alla cena della Federcaccia c’era anche Walter Godina, vicepresidente della
Provincia. Anche l’amministrazione di palazzo Galatti è per una drastica
riduzione dei cinghiali a ridosso della città. È già partito un sos all’
assessore regionale Violino per ottenere un decreto di deroga. «Un documento
che permetta di cacciare in modo controllato anche fuori della riserva
accompagnati da guardie ambientali provinciali o forestali. Riceviamo ogni
settimana decine di denunce da parte di cittadini esasperati».
Godina si spinge anche più in là. «Sto pensando di chiedere ai sindaci
provvedimenti sanzionatori nei confronti di chi dà da mangiare ai
cinghiali». Insomma, multe in arrivo. Nuove ordinanze dopo quelle disposte
dal Comune nelle ultime settimane nei confronti di chi fa pipì in strada o
scrive sui muri. I Comuni interessati dalla proposta sono praticamente tutti
quelli della provincia, in particolare Trieste, San Dorligo della Valle
(ricade nella sua competenza parte dei boschi a ridosso della
Cattinara-Padriciano) e Monrupino (sono in aumento gli esemplari nell’area
vicina a Fernetti).
La Provincia comunque mette le mani avanti: «Non farò come Tex Willer –
avverte Godina –. Oltre alla richiesta di poter eliminare i cinghiali,
stiamo avviando anche uno studio per un monitoraggio preciso del numero
degli esemplari in circolazione e dei danni che stanno provocando».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it