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[LNDC NAZIONALE] lettera aperta in merito al rottweiler di Chieti



----- Original Message -----
From: Piera Rosati comunicazione.sviluppolndc at gmail.com

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Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc at gmail.com

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San Giovanni Teatino, la vicenda del rottweiler Devil.
Il sottile confine della responsabilità

  
 
 
Purtroppo ancora una volta ci troviamo di fronte a un fatto di cronaca in cui il sottile confine della responsabilità umana è l'elemento determinante per cui spesso si potrebbero e dovrebbero evitare   certe  tragedie.
La Lega del Cane ha più volte ribadito che non esistono animali buoni o cattivi, semplicemente perchè “buono – cattivo” sono aggettivi che non si possono attribuire agli animali, bensì di prerogativa dell'uomo dotato di ragione e di “coscienza”.
Che esistano cani particolarmente impegnativi e che alcuni tratti caratteriali siano più frequentemente riscontrabili in una razza piuttosto che in un'altra è un'ovvietà.
Allora ci chiediamo perché, nonostante i vari progetti di legge volti a “regolamentare i cani pericolosi”, periodicamente si leggono notizie agghiaccianti sui cosiddetti  “cani killer”.
Sono i cani ad essere pericolosi o i loro proprietari? I detentori di cani particolarmente impegnativi hanno il dovere verso sé stessi, verso l'animale che hanno scelto e verso la collettività  di saper gestire, educare e curare il proprio cane perchè questo non sia  - né diventi - lesivo per gli altri.
La triste realtà è che certe ordinanze, a partire da quella Sirchia, sono state inutili. Si sono rivelate totalmente inefficienti nei confronti di coloro che scelgono talune razze perchè vogliono un baluardo contro i malviventi, un'arma che non necessiti di “particolari permessi” o per esibirli come vere e proprie “protesi di bullismo” per impressionare, spaventare o divertire amici e sodali. Al contrario, le ordinanze sono servite a penalizzare ulteriormente proprietari responsabili e coscienziosi con cani educati e ben gestiti.
L’ultimo caso di cronaca ci ha lasciati sconvolti. Non sembrava esistere alcuna motivazione all’attacco del cane che per 11 anni non ha mai mostrato segni di aggressività. Ma la verità, ancora una volta, sta piano piano emergendo.
Il rottweiler Devil non è impazzito improvvisamente. Da fonti certe abbiamo saputo che molto probabilmente è affetto da una patologia per la quale oltre a non vedere bene, è - cosa più importante - praticamente privo di olfatto, il senso fondamentale con il quale il cane percepisce e riconosce la realtà che lo circonda: l'ambiente e le persone che ne fanno parte. E’ quindi evidente che un proprietario coscienzioso debba prestare particolare attenzione anche allo stato di salute del proprio cane.
Questo non emerge spesso dalle cronache che trattano situazioni dolorose con cani protagonisti in negativo, ma una base di conoscenza sul comportamento animale può contribuire ad andare oltre i luoghi comuni e le approssimazioni.
I media, che spesso tendono a criminalizzare il cane, dovrebbero mettere in risalto le cause per le quali avvengono e si ripetono alcuni tragici episodi, quindi analizzare più a fondo i fatti considerando le responsabilità oggettive di ciascuno e non creare una sorta di psicosi collettiva che già in passato ha alimentato il fenomeno dell'abbandono-randagismo.
La grande responsabilità dell'uomo non deve essere assolutamente sottovalutata, non è giusto che centinaia di questi esemplari siano ancora una volta colpevolizzati ingiustamente.
Ci sono molti cani appartenenti alle cosiddette “razze pericolose” che offrono servizio in ambito di protezione civile, salvando vite umane in cambio di una semplice carezza. Cani che, eroicamente al fianco dell’uomo, oltre che compagni fedeli nella vita quotidiana divengono abili sminatori nelle guerre, indispensabili fonti di aiuto nella ricerca dei feriti e dispersi oppure per contrastare lo spaccio di droga. E come dimenticare che il cane sa essere il compagno più prezioso per persone diversamente abili?
Il cane è un animale sociale ed è forse l’unico in natura che sceglie l’uomo come capobranco. Non nasce sapendo come ci si deve comportare nella società umana, sono i proprietari che dovrebbero preoccuparsene, è loro responsabilità aver cura di far comprendere al nostro amico come si deve comportare nel nostro mondo.
Noi oggi non possiamo non pensare anche a quei cani che, ancora una volta, saranno abbandonati tristemente e senza colpa; additati e colpevolizzati solo perché sono di, o assomigliano a, questa o quella razza “assassina”. Cani che facilmente andranno a incrementare il “commercio dei randagi” nei canili lager.
 
 
Milano, 13 Novembre 2008
 
 
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Piera Rosati
dir. Ufficio Comunicazione e Sviluppo LNDC
comunicazione.sviluppolndc at gmail.com

Lega Nazionale per la Difesa del Cane
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