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NEWS: Giornali Internet 11/12/08



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CACCIA
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Incidente di caccia: un sammarinese ferito a una gamba ne avrà per 30 giorni
http://www.libertas.sm/News_altre_notizie/news_dettaglio.php?id=8911
[San Marino] CRONACA - Brutto incidente di caccia. Ne avrà per 30 giorni un
sammarinese ferito ad una gamba a due passi dal confine della Repubblica di
San Marino verso il Montefeltro.
"Potrà raccontarla, cogliendo i paradossi della brutta avventura di cui è
stato protagonista. Cesare Barbieri, 36 anni, sammarinese, è stato ferito ad
una gamba dai compagni di caccia mentre partecipava ad una battuta al
cinghiale. Se la caverà in 30 giorni. La pallottola che gli ha fratturato la
gamba è uscita da sola limitando i danni.
L’uomo e i suoi compagni di caccia si trovavano su singole postazioni fisse,
da dove comunicavano tra loro via radio. Hanno colpito un cinghiale,
ferendolo. Barbieri, per ucciderlo, ha lasciato il suo posto di avvistamento
senza avvisare i compagni che quando hanno visto movimenti tra un cespuglio,
lì hanno indirizzato i loro colpi. Il sammarinese ferito ha perso
conoscenza. I compagni credendolo morto hanno chiamato la Polizia Civile che
a sua volta ha allertato il pronto intervento. L’ambulanza si è impantanata
e le operazioni di soccorso non sono state semplici. L’indagine è affidata
ai carabinieri di San Leo. L’incidente è avvenuto a ridosso della strada del
lavoro di Gualdicciolo, ma sul confine italiano."
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Scambia l'amico per preda e spara, cacciatore ferito alla gamba da una
fucilata
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/gazzettadimodena/2008/12/11
/DA6PO_EA608.html
SAN MARINO. È un incidente di caccia quello che si è verificato ieri mattina
nei pressi della Repubblica di San Marino, in località Gualdicciolo, ma in
territorio italiano, non lontano da Verucchio.  Secondo le prime
informazioni, un cacciatore sammarinese quarantenne sarebbe stato ferito,
probabilmente ad una gamba, da un colpo di fucile sparato da uno degli amici
con i quali stava cacciando. Sembrerebbe che l’uomo sia stato scambiato per
una preda e preso di mira dal compagno. Alcuni testimoni hanno riferito
comunque che il cacciatore ferito indossava la pettorina catarifrangente
arancione, molto visibile anche da lontano, come prescritto dalla normativa.
Forse le cattive condizioni atmosferiche - pioggia sul Titano, a tratti
anche nevischio - e la scarsa visibilità potrebbero essere tra le cause dell
’incidente.  Il ferito è stato soccorso da un’ambulanza del 118 che ha fatto
molta fatica a raggiungerlo, lungo il tragitto si è anche impantanata tra i
campi infangati. Trasportato all’ospedale di San Marino, le sue condizioni
non sarebbero particolarmente gravi. Sull’episodio stanno ancora indagando i
Carabinieri di Villa Verucchio.
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«Sono stato salvato dai miei cani»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2008/12/1
1/PZ3PO_PZ301.html
PIETRA DE’ GIORGI «Ho visto la morte in faccia, quel cinghiale stava per
uccidermi. Mi sono salvato solo per tre motivi: i miei cani sono subito
intervenuti per difendermi, io sono riuscito a rimanere lucido nonostante il
dolore, e non ho perso la presa sul fucile». Detto così, sembra facile.
Invece Roberto Barbieri, agricoltore 58enne di Pietra dè Giorgi, ha
rischiato davvero di morire: si è fatto 10 giorni di ospedale a Voghera tra
reparto di rianimazione e chirurgia, e i medici gli hanno dato una prognosi
di 50 giorni. Ora si è rimesso in piedi e vuole tornare a caccia il più
presto possibile: prima, però, dovrà fare una visita di controllo il 23
dicembre. Erano anni che in Oltrepo non si verificava un attacco così grave
di un cinghiale a un cacciatore.  Roberto Barbieri parla ancora oggi con
difficoltà, la voce è roca: le ferite ai polmoni hanno lasciato il segno.
«Ora posso dire di stare bene, ma me la sono vista brutta - afferma il
cacciatore - Il cinghiale mi ha rotto due costole; mi ha bucato la cassa
toracica in due punti, raggiungendo i polmoni; mi ha fatto un’ampia
lacerazione alla schiena, che ha richiesto 15 punti di sutura, e poi un
altro ampio squarcio al cuoio capelluto, che i medici hanno dovuto ricucire
con altri 10 punti». Ora ha paura? «No, perchè? Appena sarò guarito bene
tornerò a caccia. La carica del cinghiale fa parte dei rischi del mestiere,
va messa in preventivo. Vado a caccia da sempre, e in vita mia avrò ucciso
più di 200 cinghiali: prima o poi poteva capitarmi. Ma mi sono salvato solo
perchè non ho perso il controllo della situazione». Com’è andata? «Era il 15
novembre, saranno state le 9.30. Ero a Santa Maria della Versa, nella tenuta
del duca Denari, con i miei quattro fedelissimi cani: Vento, Ugo, Giotto e
Brin, quattro segugi. I cani hanno snidato la preda vicino a Castana; poi il
cinghiale è scappato, ha varcato la costa e si è fermato nei pressi di un’
abitazione nella tenuta, nascondendosi. I segugi ben presto lo hanno
raggiunto e hanno iniziato ad abbaiare per chiamarmi e tenerlo fermo. Ma io
ero lontano, non potevo capire cos’era successo: sentivo solo le grida di
una donna che abita in quella casa. Urlava che dovevo portare via i miei
cani, che mi denunciava. Mi sono avvicinato per capire cosa stava accadendo.
Ad un tratto da un fosso è uscito un cinghiale, che mi ha preso alle spalle
prima che me ne accorgessi. Ho sentito un dolore forte alla schiena: mi ha
bucato i polmoni già con il primo colpo. A quel punto sono stato
scaraventato in aria e poi sono caduto a terra».  «Non ho fatto in tempo a
rialzarmi - prosegue Barbieri - perchè il cinghiale ha continuato a
caricarmi con il muso e le zanne, facendomi rotolare a terra. Era una bestia
enorme, di almeno 200 kg. Ho sentito i capelli che si strappavano, le
costole che si rompevano, ma sono riuscito a non mollare la presa del
fucile: un’arma semiautomatica a palla unica, con tre colpi nel caricatore.
I cani sono intervenuti quasi subito, prendendo alla gola il cinghiale:
questo gli ha impedito di caricarmi ancora, ma quel bestione mi stava ancora
addosso mentre rotolavo. Allora ho puntato il fucile al petto del cinghiale
e ho sparato i tre colpi a bruciapelo, riuscendo così ad ucciderlo. L’
animale non si muoveva, ma per essere sicuro ho caricato un’altra volta e ho
sparato un quarto colpo». Vista la natura impervia dei luoghi, Roberto
Barbieri non ha potuto chiamare aiuto ma ha dovuto scendere lui a valle. «Ho
avvisato con il cellulare un mio vicino di casa - spiega l’agricoltore - che
è venuto a prendermi con l’auto alla base del sentiero. Ho fatto appena in
tempo: poco dopo, a causa delle ferite ai polmoni, non sono più riuscito a
parlare e quindi non avrei potuto più neppure chiedere aiuto». All’ospedale
di Stradella i medici gli hanno ricucito le ferite più gravi; poi i colleghi
dell’ospedale di Voghera hanno ultimato il lavoro. - Paolo Fizzarotti
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Una storica ordinanza: il Sindaco di Ruvo dice stop alla caccia!
L'Ordinanza è stata proposta dalla LIDA "Guardie Giurate per l'Ambiente" di
Corato, che, avendo raccolto le segnalazioni di alcuni residenti dell'agro
ruvese hanno insistito per un atto di tutela formale
http://www.ruvolive.it/news/news.aspx?idnews=3359
È entrata in vigore da qualche giorno. È la prima ordinanza in Italia del
suo genere e farà molto parlare per la sua posizione forte ma equilibrata.
Una ordinanza che tutela la salute umana dei residenti nell'agro ruvese, e,
nel contempo, salva anche moltissimi uccelli. Il tutto senza incidere in
modo significativo sugli interessi dei cacciatori.
L'Ordinanza è stata proposta dalla LIDA "Guardie Giurate per l'Ambiente" di
Corato, che, avendo raccolto le segnalazioni di alcuni residenti dell'agro
ruvese -spesso sottoposti a vere e proprie vessazioni da parte di
bracconieri- hanno insistito per un atto di tutela formale.
Quindi dopo vari contatti e pieno collaborazionismo con le altre
Associazioni di protezione animale e ambientale ruvesi, i lavori congiunti
hanno prodotto una bozza di ordinanza sottoposta all'attenzione del Sindaco
STRAGAPEDE, che, nei fatti sta dimostrando grande sensibilità all'ambiente e
alla tutela degli animali senza ovviamente tralasciare gli interessi di
tutti. Ed infatti dopo un attento iter procedurale, che ha coinvolto anche
la Provincia di Bari e la Regione Puglia, l'ordinanza è stata firmata.
Pasquale LATERZA - responsabile regionale dell'Associazione nazionale LIDA -
esprime tutto il compiacimento verso un atto equilibrato che, pur rispettoso
della legge sulla caccia, ne traccia il limite invalicabile: quello della
tutela della salute umana. Quest'atto è l'ennesima dimostrazione della
grande capacità di mediazione e ascolto del Sindaco STRAGAPEDE che ci
permette costantemente e congiuntamente alle altre Associazioni, senza
sterilismi di sorta, di poter dare concretamente una mano alla pubblica
amministrazione e nell'interesse di tutti.
L'osservanza sulla ordinanza è stata affidata alle "Guardie Giurate per
l'Ambiente" ovvero a tutte le forze di polizia. Il Sindaco ha firmato questa
ordinanza nella qualità di Ufficiale di Governo.
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Operazione antibracconaggio
Grave è la pena per il reato che nella fattispecie prevede un’ammenda di
12.900 euro e la sospensione del porto d’armi fino a tre anni.
http://www.ruvolive.it/news/news.aspx?idnews=3356
di Rosanna Ciliberti
In data 6/12/08 gli agenti del corpo Forestale dello Stato, dopo un
controllo eseguito con competenza, professionalità e pazienti sopralluoghi,
hanno sorpreso in località “Scoparella” nell’agro di Ruvo nella zona 1 del
Parco Nazionale della Murgia un cacciatore dedito al bracconaggio, che
conduceva una battuta di caccia utilizzando un fucile di calibro 12 a danno
della specie dell’avifauna migratoria.
Dopo aver effettuato i controlli, il materiale è stato sequestrato e l’uomo
è stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Trani, perché esercitava la caccia “in dispregio della norma che ne vieta
espressamente l’esercizio nei parchi naturali regionali e nelle riserve
naturali”.
Grave è la pena per il reato che nella fattispecie prevede un’ammenda di
12.900 euro e la sospensione del porto d’armi fino a tre anni.
Questo è uno dei tanti episodi che si verifica nell’area protetta e nei
boschi in cui si riscontra la piaga dell’uccisione illegale con armi da
fuoco e trappole disposte ovunque.
Confidiamo in un costante impegno da parte degli agenti del corpo Forestale
affinchè venga imposta la legislazione venatoria nel perseguimento di un
buon risultato.
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Bracconiere finisce in manette aveva un fucile modificato
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2008/12/11/AM2PO_
AM204.html
PRATO STELVIO. Peter Reinstadler, quarantacinquenne di Stelvio, è stato
arrestato nei giorni scorsi per possesso d’arma modificata e caccia di frodo
nel Parco. I carabinieri della stazione di Prato Stelvio gli hanno stretto
le manette ai polsi al termine di una lunga serie di appostamenti condotti
in collaborazione con le guardie forestali.  Il nome del Reinstadler è
finito nel taccuino degli investigatori nel corso di una serie di inchieste
condotte nel mondo del bracconaggio, attività particolarmente diffusa
attorno al parco nazionale dello Stelvio. Negli ultimi tempi i movimenti
dell’uomo sono stati attentamete monitorizzati. I militari dell’Arma hanno
organizzato lunghi appostamenti, con le guardie forestali al loro fianco,
attorno ai luoghi cari ai cacciatori di frodo. Quando i riscontri sono stati
ritenuti sufficienti, i carabinieri sono entrati in azione e hanno fermato
Peter Reinstadler trovandolo in possesso di un fucile Thomsom calibro 222
Rem con silenziatore, cannocchiale di precisione e modificato col calcio
ribaltabile. La perquisizione domiciliare ha permesso poi di rinvenire 54
cartucce adatte all’utilizzo col fucile in questione, 151 munizioni diametro
12 e 12 diametro 7,62 Nato.  L’uomo è stato quindi arrestato con l’accusa di
bracconaggio e detenzione di arma modificata.
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Minacciò il vicino di casa con la spranga e il fucile Dovrà versargli 2.000
euro
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/mattinodipadova/2008/12/11/
MP2PO_MP202.html
TREBASELEGHE. Non voleva sistemare l’accesso al proprio fondo, sul quale il
vicino aveva una servitù di passaggio, e lo ha minacciato con tanto di
spranga in ferro e fucile. Lite tra vicini, in scena al tribunale di
Cittadella, davanti al giudice Linda Arata. Sul banco degli imputati Renzo
Peluso, 70 anni, accusato di minaccia aggravata dal pubblico ministero
Luciano Borella. Il giudice ha riconosciuto all’anziano le attenuanti
generiche, derubricando l’accusa a minaccia semplice e condannandolo «solo»
al pagamento di una multa di 50 euro. Alla quale vanno però aggiunti 2.000
euro per il danno morale riconosciuto al vicino di casa costituitosi parte
civile.  I fatti al centro della baruffa finita nelle aule di giustizia
risalgono al 27 febbraio 2006. Peluso doveva sistemare il proprio fondo, per
concedere la servitù di passaggio al vicino di casa. Il quale con in mano l’
ordinanza del tribunale civile di Padova che gli dava ragione era andato a
trovare Peluso, accompagnato dall’avvocato e dalla polizia locale di
Trebaseleghe. In tutta risposta, l’imputato aveva afferrato una barra in
ferro, esclamando: «Ti fracasso le ossa, di qui non si passa». Aveva quindi
imbracciato il fucile da caccia, detenuto con regolare porto d’armi,
gridando: «Adesso vi uccido».  I vigili, per calmarlo, avevano dovuto far
intervenire i carabinieri di Cittadella e Trebaseleghe. (s.b.)

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it