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NEWS: Giornali Internet 12/12/08



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CACCIA
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LICENZE DI CACCIA FACILI
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=40
15815&Data=2008-12-12&Pagina=5
L'avvocato Franco Botteon di Vittorio Veneto, funzionario della Provincia di
Treviso, ha patteggiato 9 mesi di carcere, con sospensione cautelare della
pena e la non menzione: era accusato, in qualità di presidente della
commissione d'esame per la concessione delle licenze di caccia, di falso
ideologico e abuso d'ufficio. Ha illecitamente concesso la licenza di caccia
al presidente della Provincia Leonardo Muraro. Il processo si è tenuto ieri
mattina davanti al giudice per le udienze preliminari Valeria Sanzari del
Tribunale di Treviso, pubblico ministero Antonio De Lorenzi. Il Gip ha
respinto le richieste di costituzione di parte civile della Lac e di Pietro
Saldan componente della Commissione esami provinciale per aspiranti
cacciatori. Questa sentenza segue quella emessa lo scorso 13 novembre a
carico del dirigente dell'Ufficio Caccia della stessa Provincia, Paolo
Pagnani (8 mesi di reclusione per abuso d'ufficio per gli esami del sindaco
di Treviso Giampaolo Gobbo). Con le due sentenze va in archivio una vicenda
che ha reso incandescenti le cronache trevigiane, arrichendo la politica di
una valanga di veleni visti i due personaggi direttamente coinvolti.
Il processo, infatti, è nato dopo le indagini disposte dalla Procura della
Repubblica coordinate dal pubblico ministero Antonio De Lorenzi che aveva
raccolto una segnalazione dettagliata che metteva in discussione la
correttezza delle operazioni relative alla concessione della licenza di
caccia sia al presidente della Provincia Leonardo Muraro che al sindaco di
Treviso Giampaolo Gobbo. Di supporto i risultati ottenuti grazie al
controllo di alcune utenze telefoniche su autorizzazione del Gip Donà.
Andrea Zanoni presidente della Lac commenta: «la giustizia ha fatto il suo
corso anche se a pagare sono solo dei funzionari e non i beneficiari degli
atti incriminati, presidente della Provincia di Treviso e sindaco di
Treviso. Pare proprio che la casta dei politici nel tempo abbia realizzato
un sistema di norme che li mette al riparo da ogni pericolo, dove a firmare
gli atti scottanti sono i dirigenti degli uffici che difficilmente
potrebbero fare diversamente da quanto veine loro impartito dai politici".
Infatti, la licenza di caccia del presidente della Provincia Muraro avrebbe
dovuto ottenerla dopo un esame scritto e orale; sta di fatto che l'intera
commissione che doveva vagliare e vegliare sull'esame dell'importante
candidato non si è mai riunita. In due, al posto dei 5 componenti, si sono
dati appuntamento nell'ufficio presidenziale di Muraro e lì gli hanno
sottoposto i test ai quali ha risposto in modo esatto a 25 su 30,
sbagliandone solo 5, meritando di fatto la licenza di caccia. Il guaio però,
è che mancava la commissione nella sua interezza; e i relativi verbali di
storicizzazione del test sostenuto da Muraro non erano conformi alle
disposizione di legge. Da qui i 9 mesi di pena patteggiata. Sergio Zanellato
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Nuoro, spara al cinghiale e si difende «Sbarrava la strada alla mia jeep»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/lanuovasardegna/2008/12/12/
SL3PO_SL305.html
NUORO. «Quel cinghiale mi ha sbarrato la strada, e mi ha impedito di passare
con il mio fuoristrada. Allora ho dovuto prendere il fucile e sparargli. Non
avevo altre possibilità». Questa la pittoresca ricostruzione di un
cacciatore di frodo, trovato dalla polizia sul monte Ortobene con un
cinghiale morto (e ancora caldo) caricato nel bagagliaio del suo fuoristrada
insieme al fucile che aveva appena sparato. L’uomo, un quarantenne di Nuoro,
è stato denunciato per caccia di frodo in area protetta, e la polizia ha
inoltre avviato le pratiche per revocargli il permesso di portare il fucile.
Tutto succede intorno a mezzanotte e mezzo di mercoledì. Una pattuglia della
polizia in servizio in via della Solitudine sente distintamente due colpi di
fucile provenienti dal Monte Ortobene ed entra in azione. I poliziotti
arrivano sul posto e dopo una breve ricerca fermano un fuoristrada con a
bordo il cacciatore. Dopo una rapida perquisizione trovano nel bagagliaio il
cinghiale e il fucile, entrambi ancora caldi. Alla richiesta di spiegazioni
da parte degli agenti il cacciatore di frodo non si perde d’animo: «Il
cinghiale mi sbarrava il passo. Non potevo andare avanti con la mia auto.
Sono stato costretto a sparargi e ucciderlo». E a caricarlo poi sull’auto
per non lasciare la strada ingombra.  La pittoresca versione non convince
gli agenti in servizio, che sequestrano fucile, auto e cinghiale al
bracconiere. Ora l’uomo dovrà rispondere dell’accusa di caccia di frodo in
area protetta. E, viste le sue reazioni ai problemi di traffico, è sperabile
che nessun altro gli blocchi la strada. (g.bua)
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L’uomo, pregiudicato, ha reagito al controllo ferendo un agente della
Polizia provinciale
Cacciatore di frodo in manette
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Mestre&Codice=401
6047&Data=2008-12-12&Pagina=20
Lo hanno individuato in località Valle Dolce mentre, seduto sulla sua
imbarcazione e con il passamontagna calato sul volto, sparava alle anatre
alzavole utilizzando richiami vivi sprovvisti dell'anello di identificazione
e richiami acustici vietati. Ma i due agenti della Polizia provinciale di
pattuglia in zona, Daniele De Poli e Ivan Bobbo, hanno preferito seguirlo
fino all'attracco prima di intervenire. Ne è nata una colluttazione in cui
l'uomo, nel tentativo di fuggire, ha strattonato violentemente le due
guardie, ferendone una al ginocchio. A finire in manette Roberto Cecchinato,
50 anni, residente a Valli, pompiere in servizio al Lido, con alle spalle
diversi precedenti penali. Dall'altra sera è rinchiuso in una cella del
carcere di Santa Maria Maggiore. C'era già entrato cinque anni fa dopo che
aveva dato alle fiamme l'appartamento dell'allora consigliere comunale dei
Ds Giorgio Muccio a Sottomarina.
Pesantissime le accuse contestate: caccia di frodo, porto d'armi abusivo,
ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Ceccato,
che è difeso dall'avvocato Fabio Pinelli di Padova, ha aggravato la sua
posizione perché cacciava con un fucile con la matricola abrasa, ma solo da
una parte: così si è scoperto che la doppietta era stata rubata a Chioggia.
«Ancora una volta commenta Luigi Solimini, assessore alla Polizia
provinciale ha dimostrato piena validità l'investimento tecnologico che
abbiamo fatto con la sala operativa centralizzata a Marghera. I due agenti
hanno agito costantemente in contatto con la comandante Luisella Penzo e
rapportandosi con la magistratura hanno potuto portare a termine
l'operazione con il supporto di altre pattuglie. È un segnale importante,
perché testimonia l'accresciuta operatività conseguita dal nostro corpo di
polizia che ha portato a termine, negli ultimi mesi, numerose operazioni
contro il bracconaggio, una pratica che non possiamo permettere si diffonda
e che i nostri agenti stroncheranno con sempre maggior determinazione».
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Vittorio, proposta dalla Lac
Una taglia da 500 euro sui bracconieri del Papadopoli
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=40
15739&Data=2008-12-12&Pagina=17
Vittorio Veneto
Cinquecento euro per i vandali degli uccellini del Papadopoli. La Lega
Abolizione Caccia del Veneto traduce in pratica la sua indignazione per
quanto accaduto la settimana scorsa. L'associazione infatti, come recita il
comunicato ufficiale, ha deciso di mettere una taglia di 500 euro sul
bracconiere che ha posizionato delle micidiali trappole di vischio per
uccelli all'interno del parco Papadopoli.
I soldi verranno consegnati a chi metterà nero su bianco il nome del/della
colpevole del vandalismo, permettendo di individuarla/o. Le segnalazioni
vanno fatte alla Lac: 347/9385856, lacveneto at ecorete.it oppure in busta alla
Lega Abolizione Caccia, sezione del Veneto, via Cadore 15 interno 1, 31100
Treviso.
La Lac ha anche scritto al Corpo Forestale dello Stato (che peraltro ha una
sede in via Lioni 137, a meno di un chilometro dal Papadopoli) per chiedere
l'effettuazione di servizi di vigilanza nel parco.
Gli stessi Forestali hanno peraltro già contattato l'associazione Insieme
per Ceneda per chiedere maggiori informazioni e visitato il parco cenedese
teatro del vandalismo. Dove hanno casualmente incontrato e poi rivolto
domande, a Piero Saccon, il volontario di Insieme per Ceneda che ha
segnalato la trappola.
Il primo ad accorgersi degli uccellini, in un pomeriggio della scorsa
settimana, spiega nel dettaglio Mario Longo, presidente dell'associazione
cenedese- è stato un genitore che stava portando al parco le sue bambine. Ha
visto presso la fontanella gli uccellini e ha fatto cambiare strada alle
piccole perché non rimanessero impressionate dallo spettacolo. Poi è subito
venuto ad avvertirci.
La Lac ricorda che la legge nazionale sulla caccia vieta sia l'uso di mezzi
vietati quali il vischio, sia la caccia nei parchi urbani, azioni di cui
sono stati vittime il pettirosso e il fiorrancino (o steìn) che erano scesi
alla fontanella, una delle poche del parco, per bere.
L'associazione presieduta da Andrea Zanoni sottolinea poi che la legge
regionale sulla caccia vieta l'allenamento di cani da caccia in luoghi come
il parco Papadopoli. Come sottolineato dal presidente di Insieme per Ceneda
Longo e da noi verificato di persona, capita invece che cani da caccia
vengano lasciati sciolti da guinzaglio a girare per il pendio del
Papadopoli. Dove martedì prossimo, come ogni marteì i volontari di Insieme
per Ceneda saranno ancora una volta al lavoro per tenere pulito il parco.
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Se l'incredibile non riesce a fare notizia
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/12/12/LADPO_
LAD01.html
Una volta il cane si guadagnava gli onori della cronaca quando era morso
dall’uomo. Faceva notizia. Ma di questi tempi è difficile strappare l’
attenzione dei media, dei giornali dalla crisi, dalle guerre e dagli scontri
feroci degli uomini.  Pure un cane travolto in un’autostrada a Santiago del
Cile è salvato da un altro cane che lo soccorre, rischiando di essere a sua
volta travolto.  Un fatto veramente insolito che tuttavia non ha trovato
spazio nei media più diffusi.  Purtroppo trascinato sul ciglio della strada
il cane soccorso è morto. Se non ci fosse stato un video amatore che ha
registrato tutta la scena non avremmo mai saputo nulla o addirittura, se
solo riferita (data la sua particolarità), sarebbe apparsa come una notizia
non attendibile, una bufala detto in gergo giornalistico.  Dunque il cane
scopre il vero nemico: l’uomo e la sua macchina, che soprattutto nelle
autostrade diviene la metafora delle morte moderna, l’autostrada e i suoi
mostri meccanici, sempre più veloci e sempre più spietati.  Diversa la
sorte, a Olbia, di una setter di quindici anni, cane da caccia ormai in
pensione e gettata per questo in un cassonetto in un sacchetto di plastica.
Ma questa volta qualcuno ha sentito i guaiti e ha salvato la setter, che ora
i soccorritori chiamano Immacolata, perché salvata dalla Madonna.  Storie di
cani, storie di uomini, come tutti noi. Luciano Ferrari Livorno
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Si uccide in casa col fucile
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/12/12/ZP6ZP_
ZP610.html
CASALGUIDI. Tragedia ieri mattina in un’abitazione di Casalguidi, dove un
pensionato si è tolto la vita sparandosi col suo fucile da caccia. E’ stata
la moglie a dare l’allarme dopo aver sentito lo sparo. Per l’uomo, 75 anni,
che si è ucciso in camera da letto, ogni soccorso è stato inutile. Sul posto
sono intervenuti i carabinieri. La salma, arrivato il nulla osta da parte
della procura, è stata trasferita dal servizio funebre della Misericordia
nelle cappelle del commiato di Pistoia, in via del Can Bianco. Sembra che da
qualche tempo il pensionato soffrisse di depressione.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it