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NEWS: Giornali Internet 14/12/08



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CACCIA
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Ucciso durante una battuta di caccia
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/12/14/LA7LG_
LA701.html
GROSSETO. È morto nella sua macchia, dov’era cresciuto e dove, all’inizio
dell’estate, era tornato a vivere con la moglie e le tre figlie piccole, tra
Tirli e Pian d’Alma, nel Comune di Castiglione della Pescaia. Emanuele
Notari, 36 anni, era alto quasi due metri e lavorava come operaio in un’
azienda agricola. All’alba si è abbassato sulla sua famiglia per un
abbraccio: «Torno più tardi», ha detto prima di imbracciare il fucile e
uscire. A ucciderlo è stato colpo di rimbalzo sparato da un altro cacciatore
durante la posta al cinghiale.  L’altra sera, non aveva resistito e aveva
consegnato alla moglie il regalo di Natale con due settimane di anticipo.
«Se lo sentiva», ripete in lacrime la signora Patrizia Ferrantini
rimpicciolita dal dolore in una giacca scura mentre cerca conforto nell’
abbraccio delle amiche. La palla - secondo una prima ricostruzione - lo
avrebbe centrato in pieno alla giugulare. Emanuele ha lanciato un ultimo
grido d’aiuto poco prima delle 13. Quando i compagni dello squadrone lo
hanno trovato, a terra, in uno spiazzo che i cacciatori chiamano il
Collacchione, a metà dello sbiado della Gobbo, aveva già smesso di
respirare. «Come hanno fatto a non vederlo, il mio amore era grande e
grosso», urla la signora Patrizia nell’attesa che il corpo del marito venga
scortato a valle a bordo di una lettiga, sorretto a turno dai sanitari e dai
compagni di battuta.  «Siamo arrivati intorno alle 9 - raccontano i
cacciatori - Eravamo nel pieno della posta: tutti schierati lungo il crinale
a una distanza di una trentina di metri l’uno dall’altro. Gli altri, con i
cani, spingevano i cinghiali verso di noi. Emanuele era a metà della salita
dello sbiado della Gobba, a una ventina di metri da lui, verso valle, c’
erano altri due colleghi, distanti a loro volta decine di metri. Quando sono
passati i cinghiali, quattro se non sbaglio - prosegue il racconto -
entrambi hanno sparato verso la collina. Una roccia deve aver deviato uno
dei colpi».  I due fucili e l’arma della vittima sono stati sequestrati dai
carabinieri di Punta Ala che si occupano delle indagini, coordinati dal
pubblico ministero Giuseppe Coniglio che ha già disposto gli esami balistici
sui tre fucili, mentre l’autopsia è stata fissata per martedì. Dai
risultati, gli inquirenti potranno risalire al colpevole, che verrà iscritto
nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Mentre gli
investigatori, che hanno già interrogato numerosi testimoni, dovranno anche
accertare se c’è stata un’eventuale imperizia da parte della stessa vittima.
«La settimana scorsa - ricordano altri cacciatori - aveva abbattuto un
cinghiale, era contento come un bambino». Ieri mattina alle 9 aveva
indossato di nuovo la giacca arancione ed era tornato a sparare.  «Se per la
caccia al cinghiale tornassimo a usare il fucile con nove pallettoni -
suggeriscono i cacciatori - certi incidenti non accadrebbero. Una palla sola
è più potente e se rimbalza non sai mai dove può arrivare. I vecchi
pallettoni se colpivano una roccia si fermavano dopo venti metri». La
traiettoria mortale invece ha risalito la collina andandosi a conficcare
sotto la gola del giovane. «Abbiamo sentito come gemito - ripetono gli
amici - ma quando lo abbiamo soccorso già non rispondeva». Sono le 13,13
quando arriva la prima chiamata alla centrale del 118. «C’è un cacciatore
ferito», ha spiegato uno dei trenta compagni di battuta prima di dare le
indicazioni necessarie affinché i soccorsi potessero raggiungere il punto
dov’era avvenuta la tragedia. Ci hanno messo oltre mezz’ora il medico e l’
infermiere per scalare, in mezzo al fango, lo sbiado della Gobba, tra il
Sugheretto e il Collacchione. Sono servite altre due ore invece perché dal
pendio sbucasse il corpo di Emanuele Notari, scortato dagli amici. «Amore
mio. Amore mio», è l’ultimo grido fuori dalla macchia. Federico Lazzotti
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Una catena di incidenti e disgrazie
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/12/14/LG1PO_
LG102.html
Fucilate fuori bersaglio; infarti; ma anche banali cadute che diventano un
rischio per la propria vita. È un elenco lunghissimo, quello dei drammi e
delle tragedie che attraversano il mondo della caccia in Maremma. Una
provincia dove quasi in ogni famiglia c’è un fucile e dove a fagiani,
cinghiali o colombacci ci vanno proprio tutti, compreso chi non ha la giusta
esperienza o magari ha troppi anni per reggere agli sforzi e alle emozioni.
La lunga serie di incidenti, in questo 2008, comincia assai prima dell’
apertura della stagione. E, ironia del destino, proprio a Tirli. Dove un
uomo di 45 anni, Otello Cittadini, il 17 agosto rimane gravemente ferito da
un paio di fucilate all’addome, tirate dall’anziano zio con il quale l’uomo
era uscito nella notte, sembra per scacciare i cinghiali dalle colture.
Quattro giorni dopo, nella zona di Massa Marittima, muore - sotto gli occhi
impotenti del figlio - Alfredo Fortini, pensionato fiorentino, caduto da un
albero mentre prepara la postazione per le cacciate autunnali. A Valpiana,
il 26 ottobre, resta invece gravemente ferito Marco Ranieri, 49enne
meccanico follonichese. Salito per una battuta al fagiano con un cugino e un
fratello, è colpito all’addome da una fucilata partita accidentalmente
proprio dall’arma del fratello. Sempre quel giorno, il 26 ottobre nei boschi
sopra Massa Marittima rischia la vita un cacciatore solitario: precipitato
da un capanno, batte la schiena, si frattura alcune vertebre sacrali e
raggiunge miracolosamente l’ospedale massetano. Il 24 novembre, a Pian dei
Mucini, tocca a Lido Pucci, 74enne di Follonica, centrato da un colpo di
fucile sparato dal compagno durante una battuta al cinghiale: la palla
sfiora il polmone, rischia la vita ma, curato a Siena, ce la fa. E infine
Giuseppe Crescitelli, 62 anni, di Livorno: domenica scorsa è morto a Tatti.
Ucciso da un infarto mentre - nell’alba gelida - saliva con tre compagni per
tirare ai colombacci.
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Lupo ucciso a fucilate e portato in piazza
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/ilcentro/2008/12/14/CR2CQ_C
R201.html
TAGLIACOZZO. E’ stato ucciso a fucilate e poi trasportato in paese, per
essere abbandonato davanti a un fontanile. Un macabro rituale, un’azione
dimostrativa o, più difficilmente, un tentativo fallito di salvare l’
animale. E’ giallo sulla morte di un lupo appenninico trovato ieri mattina
da un agricoltore nel centro abitato di Villa San Sebastiano Nuova, frazione
di Tagliacozzo.   IL RITROVAMENTO. Il lupo è stato visto a terra ieri
mattina intorno alle 10, sul ciglio di una strada del paese, a pochi metri
da un fontanile. A trovarlo è stato un allevatore che si stava recando alla
stalla. In un primo momento ha pensato che fosse un cane randagio, poi si è
avvicinato, lo ha visto meglio e ha capito che si trattava di un lupo. Dal
muso sporgevano inconfondibili canini affilati, lunghi e ricurvi all’
interno. L’uomo ha lanciato l’allarme e sul posto sono accorsi subito molti
curiosi. E’ stato richiesto anche l’intervento della Forestale. Una volta
arrivati sul posto, gli uomini del Corpo forestale dello Stato, coordinati
dal comandante provinciale Domenico Tascione , hanno eseguito una prima
ricognizione sul corpo dell’esemplare e constatato che era stato ucciso da
colpi di arma da fuoco. A lupo qualcuno ha sparato con pallettoni per la
caccia al cinghiale. L’ESEMPLARE. Si tratta di un lupo maschio di quattro o
cinque anni. Un esemplare in buona salute e di grosse dimensioni. Il lupo
appenninico è più piccolo rispetto al lupo comune e il peso di un esemplare
maschio si aggira attorno ai 30-35 chilogrammi. Nell’esemplare femmina il
peso è inferiore di dieci chili. La lunghezza del lupo di Villa San
Sebastiano è di circa 120 centimetri, con un’altezza che si aggira intorno
ai 60. LE IPOTESI. Il pelo del lupo era sporco di fango. Secondo una prima
ricostruzione della Guardia Forestale, l’animale è stato colpito con una
fucilata alla schiena in un luogo diverso da quello del ritrovamento. Ciò
dimostrerebbe che il giovane lupo è stato colpito in montagna e trascinato
morto per un lungo tratto. La spiegazione più probabile all’uccisione,
quindi, per la Forestale è quella di quella di una uccisione a scopo
dimostrativo. L’ipotesi di un tentativo di salvataggio del lupo in fin di
vita è poco probabile. LE INDAGINI. La Forestale ha eseguito anche dei
sopralluoghi nella zona e ora è in attesa dell’esito dell’autopsia sulla
carcassa del lupo. L’esemplare è stato trasportato infatti all’istituto
zooprofilattico di Teramo, dove si cercherà di ottenere il maggior numero di
indizi possibili che possano ricondurre al colpevole dell’uccisione. LA
POPOLAZIONE. Secondo le ultime stime, in Italia sarebbero circa 500 gli
esemplari di lupo appenninico. Sono presenti sull’intera catena degli
Appennini, soprattutto in Abruzzo, sulle Alpi Occidentali e in Toscana. Nel
Lazio è presente in particolar modo nel Parco dei Monti Simbruini, ai
confini con la Marsica, ma anche sui Monti della Tolfa e sui Monti Ausoni.
Nel Sirente-Velino i lupi sono 40-45, divisi in 6-7 branchi. Ci sono
continue campagne di persecuzione nei confronti del lupo attraverso il
bracconaggio, che utilizza principalmente armi da fuoco, bocconi avvelenati
e lacci. Tutte le leggi regionali sulla caccia tutelano senza eccezioni il
lupo e, a livello nazionale, è una specie integralmente protetta. Uno dei
maggiori rischi per la salvaguardia della specie è infatti l’ibridazione,
dovuta all’accoppiamento con cani rinselvatichiti. In tal modo il patrimonio
genetico del lupo appenninico viene corrotto. Pietro Guida
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POLIZIA PROVINCIALE Concessi gli arresti domiciliari al pompiere che
cacciava di frodo
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice=40
18177&Pagina=CHIOGGIA%20CAVARZERE
Chioggia
È tornato a casa Roberto Cecchinato, il 50enne pompiere in servizio al Lido
di Venezia che era stato arrestato da due agenti della Polizia provinciale
mentre cacciava di frodo a Valle Dolce. Il sostituto procuratore Tonini ha
infatti concesso all'uomo gli arresti domiciliari in attesa del processo nel
quale dovrà rispondere dei reati di caccia di frodo, porto d'armi abusivo,
ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Un quadro
aggravato ulteriormente dal fatto che Cecchinato cacciava con un fucile con
la matricola abrasa, ma solo da una parte, particolare che ha fatto scoprire
alla polizia che la doppietta era stata rubata di recente a Chioggia.
Cecchinato è stato sorpreso la mattina dello scorso 11 dicembre mentre col
volto coperto da un passamontagna era intento a sparare alle anatre alzavole
utilizzando richiami vivi sprovvisti dell'anello di identificazione e
richiami acustici vietati. A scovarlo sono stati gli agenti della Polizia
provinciale. Cecchinato ha però opposto resistenza strattonando i due agenti
e provocando una ferita al ginocchio dell'agente Bobbo. Una colluttazione
vinta, alla fine, dai poliziotti, che erano riusciti a fermare e ad
ammanettare il 50enne cacciatore. Residente a Valli di Chioggia, Cecchinato
era già stato arrestato cinque anni prima per aver dato alle fiamme
l'appartamento dell'allora consigliere comunale dei Ds Giorgio Muccio.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it