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NEWS: Giornali Internet 19/12/08



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CACCIA
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INSEGUIMENTO NELLA NOTTE
Bracconiere a caccia con il figlio
Denunciato dalla polizia a Ligonchio
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/reggio_emilia/2008/12/19/140110-bra
cconiere_caccia_figlio.shtml
L'uomo, un toscano di 38 anni, non si sarebbe fermato a un posto di blocco
delle forze dell'ordine che si sono insospettite dopo aver notato un fucile
spuntare dall'automobile. La fuga si è conclusa dopo pochi metri
Reggio Emilia, 19 dicembre 2008 - Cacciavano di frodo in piena notte, ma non
l'hanno fatta franca. La polizia dopo un inseguimento è riuscita a bloccare
una macchina sul quale viaggiavano un bracconiere accompagnato dal figlio di
13 anni in una battuta di caccia illegale a Ligonchio.
E’ accaduto nella notte tra giovedì e venerdì grazie agli appostamenti della
polizia di Reggio. L'automobile del bracconiere non si è fermata proprio al
posto di blocco. I militari hanno intravisto sull’auto un fucile e si sono
lanciati all’inseguimento del sospetto.
Dopo poche curve, grazie anche all’intervento di una seconda pattuglia, la
polizia è riuscita a stingere contro il muro la vettura del fuggitivo, al
quale non è rimasto che scendere a braccia alzate.
Al momento della perquisizione gli agenti hanno trovato una sorpresa: oltre
ad un fucile con munizioni di ogni tipo, una torcia elettrica per illuminare
i bersagli e una lepre appena abbattuta, c’era infatti anche il figlio
minorenne del bracconiere.
Padre e figlio sono stati accompagnati alla caserma dei carabinieri di
Ligonchio. L'uomo, un toscano di 38 anni è stato denunciato per aver
cacciato in un periodo e un orario vietato. Gli è stata sospesa la licenza
di caccia più una salata multa amministrativa e svariate sanzioni per
infrazioni al codice della strada.
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PEIO Controlli di carabinieri e forestale: detenzione illegale di armi e
munizioni
Due cacciatori denunciati
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=62218&p
agina=&versione=testuale&zoom=&id_articolo=298645
Un fucile ed oltre 200 cartucce in un caso, e tre munizioni a palla in un
altro, sono costate nei giorni scorsi la denuncia per detenzione illegale di
armi e munizionamento a due cacciatori della val di Peio. A finire nei guai
per non aver denunciato arma e munizioni, sono stati A.D., 63 anni e Z.P.,
anch'egli sessantatreenne, entrambi pensionati di Peio. I due sono incappati
nella rete dei controlli periodici attuati in val di Sole dai militari
dell'Arma dei carabinieri e dal personale del Corpo Forestale proprio sulle
persone (quasi tutti cacciatori) in possesso di regolare porto d'armi. Il 16
dicembre uomini della stazione carabinieri di Cogolo assieme ad agenti della
stazione forestale di Ossana, si sono presentati alla porta di cinque
cacciatori della val di Peio. Per due di loro, come anticipato, la visita
non è stata senza conseguenze. In casa di A.D., in particolare, le forze
dell'ordine hanno rinvenuto un fucile da caccia non denunciato e ben 230
munizioni, anche quelle non denunciate. Meno grave - almeno dal punto di
vista quantitativo - la posizione di Z.P., nella cui dotazione da caccia i
carabinieri e forestali hanno rinvenuto tre munizioni a palla non
denunciate.
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Tre bracconieri beccati con cervi scuoiati e armi illegali
http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=99795&rubrica=2
Hanno ucciso due cervi. Poi sono andati a disfarsi delle teste e delle pelli
al centro di raccolta degli scarti animali di Giubiasco. Poche ore dopo
polizia e guardiacaccia sapevano i loro nomi e cognomi. A casa avevano un
arsenale
Erano in tre. Hanno compiuto la loro battuta di bracconaggio nel pomeriggio
di domenica 30 novembre, ultimo giorno di caccia bassa, nei boschi del Monte
Ceneri. Hanno ucciso una cerva e un fusone, un giovane maschio protetto.
Hanno cacciato in periodo di divieto e con armi non ammesse: fucili da
caccia bassa caricati con munizione illegale. Hanno indossato i panni dei
cacciatori di piuma, ma sono andati a caccia di cervi.
Quello scoperto nelle scorse settimane dai guardiacaccia ticinesi è
sicuramente uno dei più gravi episodi di bracconaggio degli ultimi anni. Per
due motivi almeno: primo, per l’arsenale di armi vietate che guardiacaccia e
polizia cantonale hanno trovato e sequestrato nelle case dei tre personaggi
coinvolti; secondo, perché si tratta di cacciatori noti nell’ambiente (uno
di loro è stato addirittura, anni fa, presidente di una società di caccia) e
non di scapestrati. Di sicuro non hanno cacciato per fame. Abbattuti i due
cervi, li hanno uccisi e scuoiati. Poi sono andati a disfarsi delle teste e
delle pelli al centro di raccolta degli scarti animali di Giubiasco.
Poche ore dopo polizia e guardiacaccia sapevano i loro nomi e cognomi. Hanno
suonato i loro campanelli verso l’una di notte di lunedì 1° dicembre e li
hanno interrogati. E oltre ai cervi macellati hanno trovato anche un
arsenale degno di un piccolo Rambo: fucili con calcio pieghevole (per poter
essere meglio nascosti), cannocchiali a infrarossi e perfino dei
silenziatori. Cosa che comporta il reato di violazione della legge federale
sulle armi.
Il blitz si è svolto tra Contone, Minusio e Ascona. I tre hanno già ammesso
le loro responsabilità e si tratterà ora di accertare da quanto tempo
duravano le scorrerie di bracconaggio. A giorni partirà una denuncia al
Ministero pubblico.
Fabio Regazzi, deputato e vicepresidente della Federazione cacciatori, non
cade dal pero. “La notizia si è già diffusa nel nostro ambiente – dice -.
Sono fatti molto gravi, anche se isolati. I cacciatori sono in larga
maggioranza persone corrette. E il bracconaggio non è, fortunatamente, una
pratica diffusa in Ticino”. E aggiunge: “Sono cose che non devono succedere
e che ledono la nostra immagine. Noi combattiamo il bracconaggio e vogliamo
promuovere l’etica venatoria. Ma siamo oltre duemila e a volte capita che
qualcuno sgarri”.
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AMBIENTE
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"IL SINDACO DEMOLISCA QUEI RUSTICI"
A Refrontolo due rustici sarebbero stati costruiti in aree boschive
vincolate dalla legge
Refrontolo - Il sindaco di Refrontolo MariaGrazia Morgan è stata diffidata a
revocare i permessi di costruire due "annessi rustici" nei boschi tutelati
di
http://www.oggitreviso.it/sindaco-demolisca-quei-rustici-11863
Refrontolo.
La Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC), in persona del presidente
nazionale Carlo Consiglio, ha notificato al sindaco di Refrontolo una
diffida formale affinché vengano revocati due permessi a costruire di
altrettanti annessi rustici.
“Sono opere in cemento armato autorizzate in mezzo al bosco per attività di
apicoltura e di raccolta di nespole dove non esistono né api né nespole! "
denuncia la LAC.
"Fermiamo questi trucchetti per raggirare la legge -  è l'appello lanciato
dagli ambientalisti - utili solo alla speculazione edilizia e
cementificazione di queste aree collinari tutelate dai beni ambientali.”
Nella diffida della LAC notificata a MariaGrazia Morgan si può leggere che i
permessi di costruire “sono stati emessi su presupposti di fatto
completamente inesistenti in quanto nelle zone oggetto di tali permessi non
vi sono mai stati spiazzi dove costruire o fabbricati preesistenti o
coltivazioni a vigneto o altre attività agricole”. I permessi di costruire
oggetto della diffida sono stati  impugnati davanti al TAR del Veneto: il
primo dall’associazione A.D.A.A. (Associazione per la Difesa di Animali ed
Ambiente) dal Signor Loppert Max Jeremy e dalla signora Aarons Delayne in
Loppert, entrambi londinesi ma residenti in via Molinetto a Refrontolo, il
secondo è stato impugnato dalla LAC.
Entrambi gli "scempi ambiantali" sorgono in via Molinetto,  in un'area è
tutelata dal vincolo paesaggistico e idrogeologico, dove pascolano caprioli
e altri animali  selvatici. Per raggiungere uno dei due annessi rustici
"incriminati", una stretta strada carraia è stata allargata, inghiaiata,
dotata di tombini per acqua e luce con taglio ed estirpazione di decine di
alberi. L’autorizzazione  a costruire riguarda un annesso rustico per l’
attività di un'azienda agricola ma i beneficiari dell’autorizzazione non
svolgono attività agricola e anzi l'edificio, di due piani, è attualmente in
vendita presso un'agenzia immobiliare locale.
Per quanto riguarda l'altro rustico oggetto di polemiche, i ricorrenti
contro il permesso a costruire sono in possesso di un’attestazione di una
precedente proprietaria  del terreno che conferma che l'area oggetto di
cementificazione non era mai stata destinata a vigneto ma era sempre stata
destinata a bosco misto.
Se in seguito alla diffida, la LAC non otterrà risposta potrebbe rivolgersi
non solo alla giustizia amministrativa (TAR del Veneto) ma anche a quella
penale. “Spero che il sindaco di uno dei comuni più belli della Marca – ha
dichiarato Andrea Zanoni presidente della Lega per l’Abolizione Caccia del
Veneto – si renda conto del gravissimo errore che è stato fatto nel dare
queste due autorizzazioni tramutatesi in mera speculazione edilizia, e
revochi i permessi a costruire provvedendo poi a far demolire dette opere."

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it