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NEWS: Giornali Internet 22/12/08



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CACCIA
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59 anni, di Portogruaro, era uscito sabato per andare a cacciare. È stato
trovato ieri mattina da un amico
Muore per infarto in barca alla Brussa
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=40271
09&Pagina=17
Portogruaro
Lo cercavano da quindici ore, lo trovano morto in barca alla Brussa di
Caorle. È morto così Renzo Cusi, 59 anni, di Portogruaro. La triste scoperta
è stata fatta ieri mattina da un amico di Cusin, che con altri cacciatori
stavano cercando l'uomo che non dava più notizie di se da sabato pomeriggio.
Esperto cacciatore, Cusin era uscito per un battuta di caccia alla Brussa
dove ieri mattina lo avrebbe raggiunto il figlio diciottenne Luca, con il
quale avrebbe passato la domenica. «Era uscito di casa verso le 17 di
sabato - racconta la moglie Paola Zadro - era appassionato cacciatore da
tanti anni. Così avrebbe passato il fine settimana in barca, come tante
altre volte. Purtroppo non è più rientrato. Poi abbiamo saputo che un
infarto lo ha stroncato. Un destino il suo praticamente segnato. Anche i
fratelli Claudio e Marino, intorno ai cinquant'anni, sono morti per la
stessa causa, uno stava giocando a tennis, l'altro a bocce.
Renzo Cusin, pensionato del mobilificio "Mio Dino" da tre anni, avrebbe
passato la notte in barca per poi cacciare di domenica. Con ogni probabilità
l'uomo è stato colto dall'infarto ancora nel tardo pomeriggio di sabato.
«Quando è arrivato in barca si era sentito con un amico, al quale aveva
comunicato di essere arrivato a destinazione e di aver acceso già il motore
della barca - ribadisce la moglie - poco più tardi altri cacciatori lo hanno
chiamato al cellulare, ma lui non ha mai risposto».
Così ieri mattina quando il figlio Luca è andato in via Alberoni, nella
valle di Villaviera a ridosso della Brussa, non ha trovato il padre ad
attendendelo. Inutili le sue immediate ricerche. Solo verso le 9 un amico ha
trovato la barca di Renzo Cusin adagiata sulla riva del "canalone" con il
motore spento. Sul posto sono intervenuti i sanitari del Pronto soccorso e i
carabinieri di Villanova. Purtroppo per l'uomo non c'era ormai più nulla da
fare. Cusin lascia moglie Paola, la figlia Alida e il figlio Luca. I
funerali si terranno domani, martedì, nel duomo di Portogruaro. Marco
Corazza
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Tragica battuta di caccia, rilasciato l'uomo di Ca' Ballarin
Paolino Cicutto che per errore l’altro giorno in Croazia ha ucciso un amico
è rientrato nello Jesolano ma non a casa. Probabilmente è ospite di parenti
http://sfoglia.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=40271
08&Pagina=17
Cavallino Treporti
È stato rilasciato nella notte tra sabato e domenica Paolino Cicutto, il
cacciatore 50enne di Cavallino-Treporti che sabato pomeriggio ha
accidentalmente colpito a morte con il proprio fucile Giancarlo Giovannini
di 54 anni imprenditore del porfido di San Mauro di Pinè (Trento). I due,
amici di vecchia data, da venerdì si trovavano in Croazia nella riserva di
Portole nei pressi di Buja, cittadina croata a 40 chilometri dalla frontiera
slovena. Il gruppo doveva dedicarsi alla caccia al capriolo e al cinghiale:
nel primo pomeriggio di sabato qualcosa però è andato storto e dal fucile di
Paolino Cicutto sarebbe partito un colpo accidentale che ha colpito a morte
l'amico.
Cicutto è stato posto in stato di fermo dalla polizia locale, come previsto
dalla legge croata e interrogato per diverse ore, assieme agli altri
testimoni della tragedia. Gli sono stati anche prelevati i vestiti, che sono
stati portati ad analizzare. Solo nel cuore della notte ha potuto lasciare
la Croazia assieme agli altri compagni della battuta di caccia. Assieme a
Paolino c'era anche il figlio Alberto che una volta appresa la tragedia è
immediatamente corso in Croazia sostenere il padre. Ieri il rientro nel
litorale anche se non l'abitazione di via Sette Casoni a Ca' Ballarin,
rimasta chiusa tutto il giorno. È probabile che Paolino assieme ai propri
famigliari, per qualche giorno sia ospite da qualche altro parente. Non è
nemmeno escluso che abbia scelto di trasferirsi in qualche altro Comune,
magari a Jesolo dove risiedono altri parenti. Quelli che invece abitano in
via Sette Casoni ieri si sono invece stretti nel più massimo riserbo. Per
l'intero pomeriggio di sabato hanno cercato di mettersi in contattato
telefonico con lo stesso Paolino e con il figlio Alberto nella speranza di
raccogliere qualche dettaglio in più sull'accaduto. Ieri invece l'intera via
si è stretta nel silenzio evitando di fornire notizie e cercando di
mantenere il massimo riserbo sull'accaduto.
«Non sappiamo cosa dire - ha commentato un cugino di Paolino Cicutto - se
non che siamo molto preoccupati per Paolino e la sua famiglia. Non sappiamo
esattamente come sono andate le cose e molte notizie le abbiamo sapute
direttamente leggendo i giornali, non sono momenti facili. Da quel poco che
sappiamo è stato un tragico incidente».
Sconvolti per l'accaduto anche i tanti cacciatori di Cavallino-Treporti con
i quali ha condiviso numerose battute di caccia. Da tutti è stato descritto
come un cacciatore esperto e non era nemmeno la prima volta che partecipava
a questo tipo di caccia all'estero. «Paolino è un cacciatore esperto dicono
a Cavallino-Treporti - caccia sempre con prudenza e vanta una grande
esperienza anche all'estero. Non era la prima volta che partecipava a
battute di questo tipo all'interno di riserve. Non siamo ancora riusciti a
parlare con lui. Cacciatori esperti concludono - non commettono facilmente
errori. È stato un tragico incidente». Vicinanza a Paolino è stata espressa
anche da diversi amici, in particolare dagli abitanti di Ca' Ballarin.
Giuseppe Babbo
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«Due colpi, poi è morto»
cacciatore CARICATO E UCCISO nei boschi di cairo. LA TESTIMONIANZA-CHOC
DEGLI AMICI
L'assessore Caruso e il medico Morando: ma Enrico era riuscito a ferire il
cinghiale
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=689491&IDCate
goria=592
Cairo. «L'hai preso? L'hai ammazzato?» gli gridava il compagno di caccia.
Niente, nessuna risposta. Enrico Ferraro non rispondeva. Dopo pochi
interminabili minuti alla sua radio ricetrasmittente risponde una voce che
non è la sua. «Correte, è successo qualcosa di grave, uno dei vostri si è
fatto male, sta molto male"è la voce atterrita di Adriano Girini che ha
raccolto la ricetrasmittente da terra. Girini abita a pochi metri dal dirupo
in cui Ferraro è volato dopo essere stato infilzato. E' lui che ha parlato
via radio, con la ricetrasmittente di Ferraro, ai compagni di battuta che lo
cercavano. Via radio scatta il passaparola: «Fermate tutto, un incidente».
E' la ricostruzione degli attimi subito dopo i due spari di Ferraro. Erano
le 13 di ieri. Due ore dopo viene mostrato nel cofano di un fuoristrada
l'animale che lo ha ucciso.
Le zampe sono rigide, l'occhio fisso e aperto, dalle mascelle spuntano i
denti aguzzi ancora insanguinati. I cacciatori, che sino a pochi minuti
prima erano insieme a Enrico Ferraro nel bosco, lo mostrano come un trofeo
di morte. Lo rispettano. «E' stata una fatalità». Aprono il portabagagli del
fuoristrada, e tirano su il telone. Gli stanno attorno con le loro giberne e
i giubbetti mimetici e catarifrangenti. In mano le redini dei cani, segugi
con le campanelle: «E adesso cosa ne facciamo? Maledetto, mi verrebbe voglia
di buttarlo giù da una riva. Dove lo portiamo?».
E' sotto choc Franco Caruso, cacciatore navigato, ed assessore in Comune a
Cairo. Come gli altri colleghi di caccia la voglia di squartarlo c'è, «ma
questa volta non certo per mangiarlo o dividerlo tra di noi come si fa di
solito». Passata la rabbia, il rito viene mantenuto. Lo scuoiano e trovano
nelle carni una pallettone. Ferraro lo aveva ferito, poi il secondo colpo a
vuoto, dopo essersi trovati faccia a faccia sul sentiero, l'unica via di
fuga per l'ungulato braccato dai cani.
Caruso era salito su a Madonna del Bosco, sulle alture di Cairo, proprio con
Ferraro. «Eravamo amici». Alla fine dopo averlo spellato decidono come un
rito purificatore di tagliarli la testa e dividerselo.
I boschi insanguinati sono in località"Fontana", su in alto ci sono sentieri
dai nomi incomprensibili in dialetto. «Eravamo appostati vicini, sarebbe
toccato a me prenderlo quel maledetto cinghiale» parla a spizzichi Caruso,
ancora sotto choc.
L'età media dei membri delle tre squadre di Cairo e Dego, fuse insieme in
un'unica compagnia è segno di esperienza. Dai sessanta in su. Sono i gruppi
dei capisquadra Giulio Crozza, Viglino di Dego e Balestra. «Ferraro era uno
esperto, il cinghiale era un maschio, non aveva i piccoli al seguito.
Purtroppo si sono trovati sullo stesso sentiero, uno davanti all'altro». Una
fatalità, raccontano Caruso e Morando, Amatore, l'apprezzato medico che ha
fondato il poliambulatorio di "Cairo Salute" e che ha soccorso per primo il
compagno di battuta dopo aver ucciso il cinghiale. «Forse con la neve non si
sarebbe dovuti andare a caccia. Rende difficili i movimenti, i piedi
sprofondano, ti infossi, diventi anche tu un bersaglio per il cinghiale, ma
era l'ultimo giorno utile» se ne fanno una ragione i due cacciatori,
cinquantenni, che sono tra i più giovani della squadra. Morando si premura
di consegnare ai familiari il fucile semiautomatico, una carabina calibro
12, marca "Franchi". Un fucile tradizionale. Nessuno osa avvicinarsi ai
figli di Enrico, Giorgio, noto architetto, e il più giovane Alessandro,
geometra. Due professionisti impegnati nel settore edilizio valbormidese.
Cresciuti dal padre dopo la morte della mamma Angelina una ventina di anni
fa. Soltanto oltre due ore dopo si riuscirà a portare via la salma dalla
boscaglia. La stradina è stretta, può passare un solo mezzo alla volta. I
carabinieri hanno interrotto il traffico per raggiungere la comunità
terapeutica per non creare ingorghi e agevolare le operazioni di manovra
anche dei mezzi dei vigili del fuoco intervenuti a dare una mano. C'è anche
l'ambulanza della Croce Bianca con i militi, sono lunghi minuti di attesa.
Ormai la dinamica è chiarita. In serata è stato dato dalla Procura il nulla
osta ai funerali. Alberto Parodi
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Abbatte un cinghiale e finisce in coma
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=689397&IDCate
goria=583
chiavari
CASTIGLIONE. Aveva appena abbattuto un cinghiale, quando si è accasciato al
suolo privo di sensi, vittima di un'emorragia cerebrale. È successo ieri
pomeriggio in val Petronio, nel levante genovese. Ora Franco Bregante, 78
anni, originario di Riva Trigoso, è in coma nel reparto di Rianimazione
dell'ospedale San Martino di Genova. Ma se l'anziano è ancora vivo lo deve
ai suoi compagni di caccia della squadra 110, ai medici del "118" e,
soprattutto, ai vigili del fuoco di Chiavari che per consentire
all'eliambulanza di calare sul posto, nel bel mezzo dei boschi, un medico e
un infermiere, hanno tagliato piante, abbattuto alberi, raso al suolo
cespugli fitti.
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Dopo aver sparato vola nel dirupo: salvo per miracolo
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=689490&IDCate
goria=592
stellanello
NELL'INCREDIBILE domenica della caccia al cinghiale si registra un altro
incidente che avrebbe potuto concludersi in tragedia. È quello che ha
coinvolto un cacciatore andorese di 62 anni, che dopo aver sparato ad un
cinghiale, ferendolo, ha perso l'equilibrio in uno stretto sentiero e cosìè
finito in un dirupo in localita' Bovini a Stellanello, sulle alture
andoresi.
L'uomo - secondo quanto ricostruito da vigili del fuoco di Albenga e dagli
operatori del Soccorso Alpino subito intervenuti - sarebbe rotolato per
almeno una cinquantina di metri in un dirupo prima di fermarsi e dare
l'allarme. Aveva ferite multiple ma nessuna per fortuna grave.
A quel punto oltre agli uomini del Soccorso alpino sono intervenuti i militi
della Croce Bianca ed il 118 ma poi, vista la difficoltà di raggiungere la
zona, l'elicottero dei vigili del fuoco che lo ha trasportato all'ospedale
Santa Corona di Pietra Ligure.
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BRACCONAGGIO: SEQUESTRATO UN INGENTE QUANTITATIVO DI AVIFAUNA CATTURATA E
COMMERCIALIZZATA ILLEGALEMENTE IN MUGELLO
Sequestrati animali vivi per un valore degli uccelli di almeno 10 mila euro
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=7218
22 dicembre 2008 - Nel corso di un servizio di vigilanza venatoria svolto
nel mese di ottobre nel Mugello (Firenze) una pattuglia del Comando Stazione
Forestale di Borgo San Lorenzo, ha sorpreso un cacciatore che utilizzava
richiami vivi privi del necessario anello inamovibile identificativo della
lecita provenienza di tali uccelli, l’uomo è stato deferito all’autorità
Giudiziaria. A seguito del controllo il personale del Comando Stazione ha
iniziato un’intensa attività di indagine che ha portato all’individuazione
di un cacciatore/allevatore di fauna selvatica nel Comune di San Miniato in
Provincia di Pisa. A seguito di ciò l’Autorità giudiziaria ha disposto la
perquisizione locale dell’allevamento svolta lo scorso 26 novembre dal
personale del Comando Stazione di Borgo San Lorenzo insieme al personale del
Comando Stazione di Pontedera. E’ emersa così la detenzione in gabbie di 168
allodole vive prive di anello di identificazione inamovibile derivanti da
attività di cattura illegali (probabilmente effettuate nel sud d’Italia); la
detenzione in gabbie di 2 fringuelli e un frosone inamovibile derivanti da
attività di cattura illegali, la detenzione di tredici casse di
fabbricazione artigianale utilizzate per il trasporto di ingenti quantità di
uccelli vivi; la detenzione di anelli di identificazione degli uccelli che
risultavano applicate agli uccelli mentre gli stesse non erano mai stati
applicati; la detenzione in un congelatore di 8 fringuelli, 2 pispole, 2
montanelli o fanelli, specie per le quali è vietata la detenzione. Si stima
un valore degli uccelli vivi di almeno 10 mila euro. L’uomo è stato
denunciato per la detenzione ai fini della commercializzazione di fauna
selvatica, per la detenzione di specie protette e per il falso per la
mancata applicazione degli anelli. Per i reati ipotizzati le pene previste
sono : - ammenda fino a 1500 euro per le detenzione di specie protette; -
arresto da 2 a 6 mesi o ammenda da 500 a 2000 euro per la detenzione ai fini
della commercializzazione di fauna selvatica; - reclusione fino a 2 anni per
l’ipotesi di reato di falso. Tutti gli uccelli sono stati sottoposti a
sequestro penale in attesa della loro liberazione. A seguito di ciò il
Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Firenze ha emesso il
decreto di dissequestro e liberazione della fauna selvatica viva (168
allodole , 2 fringuelli e 1 frosone ) a cui è stata data esecuzione presso
le aree protette dell’UTB di Siena (complesso demaniale di Tocchi loc.
Potatine).
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Caccia a Castelbuono
http://giornale.lasicilia.it/giornale/2212/CT2212/IFATTI/MO07/03.html
Antonio Fiasconaro
Palermo.  A Castelbuono, dopo mesi e mesi di «tira e molla» tra
l'amministrazione comunale, la Regione e l'Ente Parco delle Madonie, da
alcuni giorni – grazie ad un'ordinanza del sindaco Mario Cicero – è iniziata
la «caccia» mirata ai cinghiali.
I primi cacciatori, accompagnati dalle forze di polizia urbana locale, hanno
già abbattuto quattro cinghiali che facevano parte del nutrito branco di
suidi che da anni devastano il territorio di Castelbuono, provocando non
pochi problemi e disagi in particolar modo ai residenti delle zone
periferiche del centro madonita e agli agricoltori della zona.
I cacciatori locali hanno potuto cominciare a sparare grazie al via libera
del sindaco che, con l'ordinanza n. 94 dell'11 dicembre scorso, ha detto
basta al proliferare degli animali e ha dato il via libera alle doppiette.
Gli animali abbattuti sono stati successivamente portati al mattatoio
comunale, dove sono stati eseguiti i controlli veterinari: la carne è stata
già distribuita e consumata.
«Finalmente si sta affrontando in modo organico la problematica
dell'invasione dei suidi nel nostro territorio – sottolinea il sindaco Mario
Cicero –: con questa ordinanza che autorizza i cacciatori sotto il controllo
delle forze di polizia ad abbattere i suidi, si inizia a dare risposta alle
esigenze dei cittadini e si esce dal silenzio che vedeva le istituzioni
consapevoli ma inerti di fronte al bracconaggio. Da Castelbuono parte il
controllo della presenza dei suidi nel territorio, della qualità delle
carni, assicurandone al contempo la salubrità».
Dalla parte del sindaco di Castelbuono si schiera anche il commissario
straordinario dell'Ente Parco delle Madonie, Angelo Aliquò: «Io, come del
resto tutti gli altri sindaci delle Madonie, sto dalla parte del sindaco
Cicero. I cittadini di Castelbuono sono esasperati da anni per la presenza
dei suidi che stanno provocando danni all'agricoltura e alle infrastrutture.
Mi aspetto anche da parte dell'assessorato regionale all'Agricoltura una
chiara presa di posizione. Bisogna procedere immediatamente ai piani di
abbattimento».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it