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NEWS: Giornali Internet 30/12/08



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CACCIA
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Caccia: cade, si ferisce e muore dissanguato nel Bresciano
E' deceduto in ospedale, Carabinieri aprono indagine
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/lombardia/news/2008-12-30_130259093.
html
(ANSA)- BRESCIA, 30 DIC- Un uomo di 64 anni e' morto dopo essersi ferito
durante una battuta di caccia a Gargnano, nel Bresciano. Stava camminando
lungo una mulattiera che probabilmente era ghiacciata, quando e' scivolato e
dal fucile sono partiti due colpi. E' stato portato in ospedale con
l'eliambulanza ma e' morto dissanguato, nelle ore successive al ricovero. I
Carabinieri hanno aperto un'indagine.
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PROPOSTA DI MORATORIA DIVIDE LA MAGGIORANZA «Troppi morti, stop alla
caccia». Regione spaccata
http://www.lanazione.it
FIRENZE
«BISOGNA anticipare la chiusura della caccia (fissata per il 31 gennaio,
ndr) e rimandare i cacciatori a scuola, ai corsi di formazione col
coinvolgimento delle associazioni venatorie».
Erasmo D’Angelis, presidente della commissione ambiente e territorio della
Regione Toscana, parte all’attacco dopo la morte del professor Paolo
Tambini, docente di Agraria e uno dei massimi esperti di veterinaria, nei
boschi intorno a Pisa. D’Angelis, iscritto al Pd e che prima di essere
eletto in Regione guidava Legambiente Toscana, insiste: «Il quarto morto per
caccia in poco tempo impone una pausa di riflessione, soprattutto alle
associazioni venatorie, affinché impongano ai propri associati la chiusura
anticipata. Bisogna intervenire perché il modello toscano non venga
stravolto e per evitare che chiunque possa imbracciare un fucile. Per
arginare la deregulation, è necessario garantire sicurezza a chi va a
caccia».
Ma il presidente della Regione, Claudio Martini, sempre del Pd, non è d’
accordo. Prima afferma: «Sarebbe come proibire la circolazione delle auto
contro gli incidenti stradali». Poi precisa: «Bisogna ridurre i rischi con
più vigilanza e non con interventi di censura». Ma è evidente che, nel Pd
toscano e nella maggioranza di centrosinistra, la caccia può diventare un
nervo scoperto. Fabio Roggiolani, leader dei Verdi e almeno ufficialmente
alleato di Martini, ieri aveva detto: «Sui morti a caccia non mi sorprende
il silenzio del Pd, partito fiancheggiatore dei cacciatori». Mentre la
Regione, che lui sostiene, «è inginocchiata davanti ai cacciatori».
ILIO Pasqui, consigliere regionale Pd, ha definito le dichiarazioni di
Roggiolani «irresponsabili e gravi». Aggiundendo che «la magistratura deve
accertare le responsabilità penali, ma la caccia e il mondo di chi la
pratica nelle regole c’entrano ben poco coi crimini dettati da imprudenza».
Ora, in casa Pd, il problema è serio. Quando D’Angelis riunirà la
commissione, il partito si schiererà con lui per fermare la caccia, oppure
ci sarà una clamorosa spaccatura?
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«Credevo di aver sparato a un cinghiale»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/12/30/LX1PO_
LX101.html
LIVORNO. Una notte d’angoscia, trascorsa insonne, tra le lacrime e i dubbi.
È un imprenditore livornese, Fabio Celandroni di 46 anni, l’uomo che ieri
mattina si è presentato in questura per raccontare alla polizia di aver
ucciso sabato scorso, per errore, in un bosco vicino Lari il veterinario
Paolo Tambini, 51 anni, di Santo Pietro Belvedere. Il cacciatore, come da
lui stesso confessato, pensava di aver colpito un cinghiale.  Residente all’
inizio di via Provinciale Pisana, all’incrocio con via Firenze, dove vive
insieme alla sua famiglia, Celandroni è titolare con un socio della Ce.pa,
impresa edile che si occupa di riparazione e manutenzione di edifici.
Sposato e padre di due bimbe di 12 e 15 anni, il cacciatore è noto in città
e tutti ne parlano come di una brava persona. L’episodio ha sconvolto
famiglia e amici.  Ieri per lui è stata una lunga giornata. Accompagnato dai
suoi avvocati Silvia Del Corso e Giuseppe Ales, Celandroni è arrivato in
questura alle 11. È stato ascoltato per mezzora dagli investigatori della
seconda sezione della Squadra mobile. Piangeva disperato ed è apparso molto
provato dalla terribile vicenda. Subito dopo, il quarantaseienne è stato
accompagnato in Procura a Pisa, dove il pm l’ha interrogato per diverse ore.
Momenti di forte tensione per il cacciatore, che ha riferito di non essersi
accorto, sul momento, di aver sparato a una persona, ma di aver realizzato
come erano andati i fatti solo il giorno dopo. L’imprenditore, come conferma
la sua legale, non conosceva la vittima (Tambini è sposato con una
livornese) né la sua famiglia.  Secondo quanto emerso dalle indagini e dalla
testimonianza resa al magistrato, la mattina dell’incidente, Celandroni si
era recato nella riserva di Camugliano, in Valdera, per una battuta di
caccia al fagiano. A un tratto, avrebbe visto un cinghiale e così avrebbe
deciso di sparargli. Ma invece di colpire l’animale, ha sparato a Tambini,
che pare fosse accovacciato alla ricerca di tartufi. Poi è andato via. «Non
mi sono accorto dell’accaduto - avrebbe spiegato ai magistrati pisani - ma
successivamente ho capito che potevo essere stato io leggendo i giornali».
In quel momento, secondo la versione della difesa, Celandroni, che era
munito di regolare permesso per la caccia e che ha preso in affitto quella
riserva per la stagione, era da solo. «Sono quando la notizia si è
diffusa, - dice l’avvocata Silvia Del Corso - il mio assistito si è reso
conto della situazione, riflettendo sull’ora e sul posto dell’incidente».
Quando domenica nella radura in mezzo al bosco è stato trovato il corpo
ormai senza vita di Tambini, sono iniziate le indagini. E i primi ad essere
interpellati sono stati i cacciatori che sabato si trovavano in quella
riserva, i cui nomi sono emersi dalle registrazioni del guardiacaccia. Tra
loro c’era anche Celandroni, che è stato contattato. Poi ieri, ogni dubbio
sarebbe stato fugato dalla lettura dei giornali e dalle foto, che mostravano
il posto dell’incidente.  «La versione del mio cliente - precisa la Del
Corso - è stata analizzata dagli investigatori e ha avuto anche dei
riscontri. Sono momenti difficili per lui e la sua famiglia. E ai parenti
della vittima va tutto il nostro cordoglio». Se la difesa di Celandroni, che
è indagato per omicidio colposo, non ha alcun dubbio sulla versione del
cacciatore, più cauta è la magistratura. Le indagini sono ancora aperte:
resta in ballo anche l’ipotesi che l’uomo sia rimasto scioccato dopo il
colpo sparato per errore contro la vittima e quindi si sia allontanato in
preda al panico dopo l’incidente. Un’ipotesi questa tutta ancora da
verificare.
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«I cacciatori sparano vicino alle case»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/nuovavenezia/2008/12/30/VP4
PO_VP402.html
SAN DONA’. Spari a ridosso delle case, lettera-esposto alla Provincia contro
i cacciatori. E’ sempre alta la tensione tra abitanti e doppiette nelle
campagne di via Macchine, nella frazione di Palazzetto. L’ultimo episodio
risale a sabato scorso, quando vi sarebbero stati ben 13 cacciatori intenti
a sparare a ridosso di un’abitazione privata, senza avere la minima cura di
rispettare le distanze di sicurezza previste dalla legge. E, siccome vicende
simili si erano già verificate nelle settimane scorse, stavolta gli abitanti
hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere alla Provincia, competente
in materia di caccia. Nella lettera si denuncia come per i cacciatori «le
distanze di rispetto dalle case siano inesistenti e si pongono con arroganza
e nessun rispetto per le famiglie residenti». Nella missiva si denuncia come
la situazione attuale sarebbe frutto anche della «latitanza» dimostrata
dalla Provincia. Gli abitanti criticano in particolare la recente decisione
di istituire, nella zona, un’area faunistico-venatoria, che sulla carta
avrebbe dovuto migliorare la situazione e, invece, avrebbe aumentato i
problemi. «Dalla Provincia - spiegano - vorremmo sapere perché sia stata
prevista e poi concessa l’istituzione di un’area faunistico-venatoria in
mezzo alle case. Prima di concederla c’è stato un sopralluogo e sono stati
sentiti i pareri dei residenti? Malgrado tutte le denunce, non capiamo
perché la Provincia non si muova». (g.mon.)
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Bracconieri scoperti dalla polizia provinciale nel comune di Montepulciano e
nel territorio di Gaiole in Chianti
http://www.valdelsa.net/det-cy32-it-EUR-24515-.htm
BRACCONAGGIO PROVINCIA SIENA | Contro il bracconaggio s'intensifica nei
giorni delle festività natalizie l'attività della Polizia Provinciale.
Attività, quest'ultima, che ha portato alla scoperta di alcuni reati e
illeciti amministrativi su tutto il territorio. Venerdì 26 dicembre, grazie
anche ad alcune segnalazioni ricevute da persone presenti in loco, il
personale della Polizia Provinciale in servizio presso il Distaccamento Sud
in località di "Gallina" ha notato strani movimenti all'interno della zona
di ripopolamento e cattura "Il Poliziano" nel comune di Montepulciano, in un
fondo recintato su cui insisteva un'abitazione. Tutto faceva presagire che
fosse in atto una operazione di bracconaggio ai danni della selvaggina
stanziale. Sabato mattina dal luogo di osservazione in cui si erano
appostati gli uomini della Polizia Provinciale si è potuto chiaramente
vedere che due persone stavano armeggiando intorno ad una gabbia con
all'interno un fagiano. Una volta usciti allo scoperto gli agenti hanno
fermato i due uomini (P.O. di anni 63 nato e residente a Nepi (VT)
fiduciario dell'Azienda Agraria sul cui territorio si sono svolti i fatti e
l'altro R.A. di anni 30 cittadino romeno residente a Sinalunga, operaio
agricolo presso la stessa Azienda). I due avevano chiaramente esercitato
l'attività venatoria utilizzando delle gabbie in metallo con scatto
impostato dalla preda, vietate dalle vigenti disposizioni, all'interno di
una zona di ripopolamento e cattura in cui è vietata la caccia e sono stati
denunciati all'Autorità Giudiziaria. Entrambi i cacciatori di frodo
rischiano complessivamente fino a sei mesi di arresto e fino a 3mila euro di
multa. Nell'ambito dell'operazione di controllo un altro bracconiere è stato
scoperto dalla Polizia Provinciale, in località "La Corta", nel comune di
Gaiole in Chianti. Nella mattinata di lunedì 29 dicembre è stato sorpreso un
cacciatore (V. G. di anni 72 residente a Firenze), in possesso di fucile e
munizioni, mentre era intento ad abbattere fringuelli, specie per la quale è
vietata l'attività venatoria. Al controllo il bracconiere, oltre ad aver
abbattuto specie selvatiche non consentite, risultava sprovvisto di porto
d'armi e di qualsiasi documento per svolgere legittimamente l'attività
venatoria. E' stato pertanto denunciato all'Autorità Giudiziaria e rischia
l'arresto fino a 18 mesi oltre a violazioni di carattere amministrativo per
un totale di euro 1.240,00. Al fine di permettere interventi di controllo
per reprimere abusi e comportamenti scorretti nei confronti della fauna e
dell'ambiente, si ricorda che il Corpo di Polizia Provinciale ha da tempo
attivato un servizio di pronto intervento, al quale possono rivolgersi tutti
coloro che abbiano da effettuare segnalazioni rivolgendosi al numero verde
800455157. Il servizio può essere attivato per interventi o segnalazioni
anche chiamando i seguenti numeri telefonici: 0577/241403-413-405 dalle ore
8,00 alle ore 14,00 di tutti i giorni feriali, fax 45358.
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SAN VITO. DENUNCE OMISSIONE CUSTODIA ARMA E MINACCE
http://www.brindisitg24.it/notizie.asp?id=15023&Categoria=2
Omessa custodia di armi. E’ con questa accusa che i carabinieri di San Vito
dei Normanni hanno denunciato a piede libero un 59enne del posto che, dopo
una battuta di caccia, aveva dimenticato incustodito su un muretto il suo
fucile, legalmente detenuto. L’arma è stata sottoposta a sequestro, così
come è stato ritirato cautelativamente un altro fucile che l’uomo deteneva
sempre legalmente. Sempre a San Vito, i carabinieri hanno denunciato per
minaccia aggravata un 58enne del posto che, durante una battuta di caccia, a
causa di un diverbio scaturito per futili motivi con un altro cacciatore, lo
ha minacciato col proprio fucile. All’uomo è stata sequestrata l'arma e sono
stati ritirati cautelativamente altri quattro fucili, legalmente detenuti.
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BLITZ della Guardia forestale, con una squadra arrivata appositamente da
Roma
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ravenna/2008/12/30/141507-blitz_del
la_guardia_forestale_squadra_arrivata_appositamente_roma.shtml
BLITZ della Guardia forestale, con una squadra arrivata appositamente da
Roma, ieri mattina poco dopo le 8 a Osteria e a Campiano, nell’allevamento
di cani pointer e nell’abitazione di Giorgio Giacomo Guberti. In azione il
Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali, ovvero Nirda, con in
prima fila il comandante, Maria Rosaria Esposito. L’impatto, per chi ieri è
arrivato a Osteria lungo la strada sterrata che corre fin sotto il
cavalcavia dell’E45, è impressionante: strutture fatiscenti, grandi gabbie
con tetti in lamiera ondulata; balle di paglia per le ‘lettiere’ che
sprofondano nel fango, piccoli casotti di legno che restano in piedi per
miracolo. Il tutto sovrastato dall’abbaiare dei pointer, che si agitano
appena arrivano persone estranee. Fra i capi ospitati nel grande spazio
recintato con rete metali e le gabbie, appunto a Osteria, e a Campiano, ci
sono oltre 250 pointer.
«GLI ACCERTAMENTI di polizia giudiziaria proseguiranno per due giorni. Si
tratta di un allevamento molto importante, che ha un nome, e faremo tutte le
verifiche necessarie per capire se ci si trovi di fronte ad animali
maltrattati»: il vicequestore Maria Rosaria Esposito, responsabile del
Nirda, è uscita dalla villa di Campiano dove abita Giorgio Giacomo Guberti.
Il veterinario in pensione, proprietario dell’allevamento ‘Del Vento’, è di
nuovo nell’occhio del ciclone. È cauta quando risponde alle domande,
fondamentalmente glissa richiamando la legge regionale numero 5: ‘Norme a
tutela del benessere animale’ e i comportamenti che classifica come reati.
«Se ci sono stati maltrattamenti sono valutazioni che faranno i nostri
ausiliari» spiega. Poi aggiunge: «Sotterrate nel giardino abbiamo trovato
due carcasse di cani, oltre che di altri animali».
ANCHE la situazione attorno alla villa di Campiano, dietro a un cancello
altissimo comandato da una fotocellula, solleva molti dubbi; oltre alle
carcasse di cani e altri animali, scoperti in fondo al giardino, gli uomini
del Nirda hanno trovato anche uccelli che si pensa dovessero essere usati
come prede per l’addestramento alla caccia; e cinque gatti selvatici, una
specie in via di estinzione e quindi protetta dalla Convenzione di
Washington. Sono rinchiusi in gabbie luride, fra escrementi e resti di carne
ormai putrida. Le norme violate paiono moltissime. Alle 16.30 l’operazione,
con il buio, viene sospesa; proseguirà oggi: i cani devono essere tutti
censiti, analizzati, si deve verificare la presenza del microchip e del
tatuaggio. Per i pointer di Campiano, poi, scatta il sequestro preventivo e
gli esemplari vengono affidati in giudiziale custodia agli animalisti,
arrivati in massa un po’ da ovunque. Nevio Galeati
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Attenti al lupo
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/10535/1/46/
Da Skopje, scrive Risto Karajkov
In Macedonia i lupi sono sempre più numerosi: si aggirano nelle zone abitate
dall'uomo, costituendo un pericolo per le greggi e non solo. Per questo
Skopje ha sospeso il divieto di caccia, entrato in vigore un anno fa "per
essere civili come in Europa"
I liberali dell'Ue che difendono la protezione del lupo talvolta arrivano ad
accusare i fratelli Grimm di essere stati scorretti con questo fiero
animale, visto che lo descrivono cattivo e crudele. Se non fosse stato per
il buon cacciatore, infatti, il lupo cattivo avrebbe mangiato Cappuccetto
rosso e la sua nonna malata.
A inizio novembre il governo macedone ha sospeso il divieto della caccia al
lupo istituito un anno fa. Al tempo della sua entrata in vigore, nel
settembre 2007, uno degli argomenti chiave a favore della proibizione fu
l'imperativo “essere civili, come in Europa”. Come affermato da alcuni
deputati dopo la discussione in Parlamento, la Macedonia era uno dei pochi
paesi rimasti in Europa in cui era ancora permessa la caccia al lupo.
Bisogna tenere presente, però, un importante distinguo. Il lupo è un animale
raro, in via d'estinzione in molti paesi dell'Europa occidentale, ma non in
Macedonia.
La stima più probabile del numero di lupi in Macedonia è “molti”. Difficile
contarli, alcuni direbbero che sono timidi, perché vivono nelle foreste e in
zone d'alta montagna. Una cifra che viene spesso citata fa riferimento a
800-1000 lupi, in un fazzoletto di terra di 25.000 kmq e di 2 milioni di
abitanti. In confronto, l'Italia, che è considerata una delle roccaforti
della popolazione dei lupi nell'Europa occidentale (insieme alla Spagna),
secondo le stime conta circa 500 esemplari, la Francia poche dozzine. La
Germania, dove il lupo risulta estinto dal XIX secolo, nell'ultimo decennio
ha cercato di reinserirlo, e al momento ne conta solamente alcuni esemplari.
Di certo il lupo non è cattivo. Fa solamente ciò che gli detta la natura. Ma
lo fa con particolare efficacia e fervore. E come se fossero consapevoli
della protezione improvvisamente goduta, nell'ultimo anno in Macedonia i
lupi sono stati terribili.
Soltanto negli ultimi due mesi i mass media hanno riportato una serie di
notizie riguardanti vari attacchi dei lupi al bestiame. Presumibilmente, con
l'inizio dell'autunno, il cibo ha iniziato a scarseggiare sulle montagne, e
così i lupi hanno cominciato a far visita alle fattorie. Alcuni esperti
sostengono che questo sia dovuto anche ai cambiamenti climatici.
Generalmente i lupi si muovono in branco e spesso lasciano delle carneficine
dietro al loro passaggio. Le notizie sui singoli assalti parlano di un
numero che va dalle 5 alle 40 pecore sbranate ogni volta.
Gli esperti sostengono che un lupo non attaccherebbe mai un uomo.
Nell'ultimo mese, però, almeno un paio di episodi hanno provato il
contrario. Fortunatamente sono state evitate tragiche conseguenze. In un
caso, come riportato dai media, un lupo avrebbe attaccato un'anziana donna
in una strada di campagna azzannandole un braccio. Se questa storia è vera,
la donna avrebbe tentato di allontanarlo prendendolo a ombrellate in testa.
O lei era una "super nonna", oppure il lupo non era poi così motivato.
L'altra storia è più documentata e sembra più credibile. A metà novembre,
Mefil Kanturov stava pascolando il suo gregge fuori dal villaggio di Crnik,
vicino a Pehcevo, nella parte orientale del paese, insieme al nipotino di
sei anni. Parte del gregge si trovava vicino al bosco. Stando al racconto
del pastore, attratto da rumori sospetti provenienti dal bosco è andato a
controllare, mentre il bambino è rimasto a giocare con il cane. “Quando sono
arrivato lì...un massacro. Un branco di lupi aveva divorato quattro pecore
ed una capra”, ha raccontato Kanturov. A quel punto ha sentito il nipote
urlare. Seguendo una pecora che cercava di fuggire, uno dei lupi era entrato
nel trlo [recinto in cui vengono condotte le pecore la sera], ed avendo
perso di vista la pecora, si è indirizzato verso il bambino.
E' stato il cane che, sebbene molto più piccolo del lupo, si è gettato
contro la bestia e ha protetto il bambino. Immediatamente sono accorsi anche
gli altri tre cani pastore della famiglia Kanturov. Mentre l'uomo tornava
indietro, i cani hanno circondato il lupo, che non aveva più via di scampo,
e questi l'ha ucciso con un enorme mazza. Un paio di giorni più tardi Uzir,
fratello di Mefil e padre del bambino, era fuori a pascolare il gregge, ma
questa volta aveva con sé una pistola. Ha visto un lupo che teneva tra le
fauci una pecora che aveva appena azzannato. “Era giorno, è stato un colpo
facile”, ha poi raccontato.
Se il governo istituisse nuovamente il sistema precedente di ricompensa per
un lupo scelto, i pastori potrebbero collezionare il bonus, circa 50 euro a
testa. Per ottenere un premio, un cacciatore di lupi deve presentare la
pelliccia dell'animale, che viene marchiata per evitare un doppio conteggio
prima di essere restituita al proprietario. “I lupi si sono moltiplicati,
specialmente nella regione di Males, dove le foreste sono molto fitte. Fanno
incursione nei villaggi, uccidono il bestiame, si aggirano per le strade, si
avvicinano alle nostre macchine o ai trattori. Alcuni di loro si riproducono
con i cani, e i bastardini non temono la gente. Solamente nel nostro gregge
hanno ucciso 50 pecore negli ultimi 2-3 anni”, hanno affermato i fratelli
Kanturov.
La proibizione della caccia al lupo è tornata alla ribalta dopo ripetuti
incidenti nel corso dell'anno. Le lamentele di molti contadini hanno
convinto il governo che il numero di lupi nel paese è aumentato in modo
considerevole nell'ultimo periodo.
A gennaio di quest'anno, diversi lupi hanno attaccato lo zoo di Bitola,
uccidendo o ferendo gravemente molti animali, tra cui lo struzzo, il pony e
l'orso. L'intervento della guardia, che ha sparato un colpo in aria per far
fuggire i predatori, ha evitato il peggio. Diversi autisti della strada
regionale Stip-Veles hanno riportato regolari avvistamenti di lupi, visti
scendere dai monti e aggirarsi nelle discariche di una fabbrica locale di
carne per sfamarsi con gli scarti. Dopo il pranzo, sono stati visti
passeggiare fino al fiume Bregalnica per abbeverarsi. Gli autisti dicono che
i lupi si sono abituati alle auto e non temono il traffico intenso.
“Talvolta le macchine devono fermarsi per fargli attraversare la strada. Non
ho mai visto nulla di simile”, ha affermato un autista.
Gli esperti sostengono che la riapertura della caccia al lupo non può
mettere a rischio la popolazione dei lupi nel Paese. Circa 2000 esemplari
sono stati selezionati tra il 1999-2007, si stima una media di 240 all'anno.
Nelle stagioni in cui non era prevista alcuna ricompensa (2001 e 2002)
l'interesse nella caccia al lupo è diminuito e ne sono stati uccise solo
poche dozzine.
La rimozione del divieto decisa a inizio novembre è stata accolta
positivamente in particolare da cacciatori e contadini, che vedono aprirsi,
così, anche la prospettiva del turismo di caccia. Il grande lupo cattivo
dovrebbe essere più prudente ora. Deve nascondersi meglio nella foresta.
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NOCIVOSARAITU
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Abbattimento delle nutrie Il Comune dà il via libera
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/nuovavenezia/2008/12/30/VP3
PO_VP306.html
CHIOGGIA. Via libera all’abbattimento delle nutrie per proteggere le colture
orticole. In linea con il piano di contenimento delle nutrie, approvato nei
giorni scorsi dalla Provincia, l’amministrazione vara un nuovo strumento per
sostenere l’agricoltura e favorire uno sviluppo armonico dell’ambiente
minacciato dal sovrappopolamento dei roditori americani. La nuova
indicazione si somma all’ordinanza firmata nei mesi scorsi per l’
abbattimento dei colombi di città, in collaborazione con i cacciatori. «I
due provvedimenti vanno di pari passo - sostiene l’assessore alla caccia,
Nicola Boscolo Pecchie - la nostra ordinanza sui colombi e l’autorizzazione
provinciale all’abbattimento delle nutrie pongono finalmente rimedio, grazie
anche ad una positiva sinergia fra istituzioni, a molteplici eventi dannosi
causati da queste due specie, soprattutto nelle coltivazioni orticole. Ma
non solo, le nutrie causano anche problemi idraulici e sanitari, i colombi
problemi igienici e di deturpazione e corrosione del patrimonio
monumentale». L’abbattimento è vincolato ai limiti di caccia e alle
prescrizioni per lo smaltimento. Se si tratta di cattura vanno seguite le
norme di rispetto per la vita dell’animale. Con la nuova incombenza i
cacciatori svolgono un servizio, gratuito, importante per evitare il
sovrappopolamento dei roditori e dei colombi e i danni conseguenti. (e.b.a.)

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it