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NEWS: Giornali Internet 17/01/09



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CACCIA
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VITTORIA. LA POLIZIA DENUNCIA UN INCENSURATO E SEQUESTRA UN FUCILE
http://www.radiortm.it/Notizia.asp?id=19471
R.G., vittoriese di 45 anni, incensurato, è stato segnalato all’autorità
giudiziaria per inosservanza delle norme relative alla legge sulla caccia.
Nel pomeriggio di ieri, a seguito di segnalazione telefonica, personale
della Volante di Vittoria si recava presso la riserva naturale Pino d’Aleppo
in Contrada Torrevecchia dove, poco prima, si era introdotta una persona a
bordo di un’autovettura. Sul posto, gli operatori notavano un uomo che
girovagava imbracciando un fucile con la chiara intenzione di cacciare
selvaggina. R.G. veniva condotto in Commissariato dove il fucile, risultato
ad aria compressa, gli veniva sequestrato e scattava la denuncia per
violazione dell’esercizio della caccia con mezzi vietati all’interno della
riserva naturale
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«Sui cormorani la Regione non dice il vero»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/lanuovasardegna/2009/01/17/
SO4PO_SO403.html
CABRAS. Il mistero buffo delle lettere non scritte e non ricevute rischia di
avere le ore contate. Il tema in oggetto è ormai un classico della
corrispondenza tra Comune e Regione. Infatti, anche nelle misteriose
missive, al centro di una clamorosa incomprensione tra i due enti pubblici,
si parlava dei cormorani. E non sarebbe potuto essere altrimenti.  Più
precisamente, però, il tema era la richiesta di abbattimento dei voraci
pennuti che infestano lo stagno di Mar’e Pontis e che animano gli incubi dei
pescatori. Secondo l’ufficio stampa della Regione, in quel di Cagliari non
sarebbe mai arrivata una richiesta ufficiale che avesse per oggetto l’
abbattimento dei cormorani. Dal Comune, invece, affermano l’esatto
contrario. Le richieste sarebbero state inviate, in più di una occasione, ma
non avrebbero mai ottenuto risposta. Anzi, qualcuno si sarebbe addirittura
divertito a rimbalzare di ora in ora le telefonate del primo cittadino,
Cristiano Carrus, che chiedeva un incontro con i responsabili Regione.  I
due punti di vista, diametralmente opposti, sono stati messi nero su bianco
in altrettanti comunicati stampa che, nei giorni scorsi, hanno raggiunto
tutte le testate giornalistiche della Sardegna.  Insomma, difficile
stabilire chi potesse avere ragione dato che la storia veniva raccontata in
maniera completamente differente a seconda dell’interlocutore.  Per cercare
di fare chiarezza, il sindaco,Cristiano Carrus, e il suo vice, Mario Atzori,
che è anche assessore alla pesca, hanno aperto gli archivi del Municipio per
dimostrare la veridicità delle loro parole: «Abbiamo inoltrato diverse
richieste sia alla Regione, mi sembra siano state quattro anche se non tutte
erano esplicitamente mirate alla richiesta di abbattimento dei cormorani.»,
ha detto Mario Atzori, «Su almeno due, però, non ho alcun dubbio e non
capisco come sia stato possibile che dalla Regione abbiamo detto il
contrario».  In effetti, Mario Atzori mostra due richieste ufficiali, di cui
una è sicuramente precedente al pepato comunicato dell’ufficio stampa della
Regione. Il primo documento in cui si chiedeva il permesso di sparare ai
cormorani è stato inoltrato l’8 gennaio mentre, il secondo, il 14 gennaio,
proprio il giorno in cui la Regione affermava di non aver mai ricevuto
niente. Più che andare a caccia di cormorani, qualcuno ha evidentemente
preso un granchio. (c.z.)
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AMBIENTE
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Tribunale. Sentenza di colpevolezza per l'operaio di Tertenia arrestato nel
luglio 2005
Villaputzu, incendiario condannato
Appiccò otto focolai lungo la statale 125, sconterà 5 anni
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=2009011
7&Categ=14&Voce=3&IdArticolo=2315766
La condanna a cinque anni decisa dal Tribunale di Cagliari è una delle più
alte mai inflitte a un imputato accusato di aver appiccato incendi.
Vedi le foto Vedi le altre fotoVedi le altre foto C inque anni di
reclusione. È la pesante condanna inflitta dal Tribunale di Cagliari a
Nicola Foddis, l'operaio trentenne di Tertenia arrestato nel luglio del 2005
con l'accusa di aver appiccato otto focolai lungo la statale 125 che, solo
grazie al pronto intervento di Forestale e Vigili del Fuoco, non avevano
scatenato l'inferno di fuoco nella vasta macchia mediterranea tra Villaputzu
e Tertenia.
IL PROCESSO Un processo quasi tutto basato su prove indiziarie, quello che
si è concluso con la lettura della sentenza di colpevolezza, ma che alla
fine sembra aver dato ragione ai carabinieri della stazione di Villaputzu,
guidati dal maresciallo Giancarlo Pilia, che arrestarono il giovane mentre
cercava di risalire sulla sua Renault Clio, parcheggiata ai lati della
statale. Difeso dall'avvocato Pasquale Ramazzotti, il giovane è comparso
l'altra mattina davanti al giudice Maria Gabriella Muscas per rispondere
delle accuse mosse dal pubblico ministero Rita Cariello. Fondamentale,
nell'esito di condanna, la perizia effettuata dalla Procura (che pare si sia
servita del Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri) che avrebbe
fatto analizzare alcuni fogli di giornale sequestrati nell'auto del giovane
con i resti degli inneschi rudimentali sequestrati dai militari al momento
dell'arresto.
L'ACCUSA L'accusa ha quindi dimostrato la compatibilità dei reperti, legando
il giovane anche ai precedenti otto tentativi d'incendio. Sull'utilitaria
francese, poi, i militari avevano rinvenuto anche altre due micce
confezionate con fogli di carta, un'accetta, un coltello e due accendini.
Nicola Foddis era stato bloccato e arrestato alle 4,30 del mattino del 25
luglio 2005, nei pressi di Corre Cerbu, all'altezza del chilometro 82 della
Orientale sarda, poco prima del confine che traccia l'abbandono della
provincia di Cagliari e l'ingresso in Ogliastra.
L'INDAGINE Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo il fermo di
polizia giudiziaria, il giovane aveva trascorso le ore precedenti con gli
amici a Villaputzu, in un bar di Porto Tramatzu (località molto frequentata
d'estate dai giovani del Sarrabus-Gerrei, ma anche meta di trasferte dei
coetanei ogliastrini). Per gli investigatori, Nicola Foddis, percorrendo la
statale 125 si sarebbe fermato in svariate piazzole di sosta, appiccando gli
incendi attraverso degli inneschi fabbricati con carta. Durante l'intero
processo, l'accusa guidata dal sostituto procuratore Rita Cariello ha
cercato di dimostrare i legami tra gli inneschi sequestrati e la carta
rinvenuta nell'auto del giovane.
LA SENTENZA Alla fine la condanna, a cinque anni, decisa dal giudice Muscas:
una delle più alte mai inflitte a un imputato accusato di aver appiccato
incendi. Ora sarà necessario attendere che la sentenza venga depositata, poi
la difesa avrà la possibilità di impugnarla.
FRANCESCO PINNA

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it