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NEWS: Giornali Internet 18/01/09



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CACCIA
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Ucciso da infarto mentre è a caccia
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/18/LFEPO_
LF206.html
CAPALBIO. Ivano Nenci, 53 anni, un noto ristoratore maremmano, se n’è andato
all’ora di pranzo, mentre era al centro del suo mondo: insieme ai compagni
di caccia nella macchia di Poggio Vaccaio a due passi da casa, nel Comune di
Capalbio.  Lo ha ucciso un infarto e il suo cane lo ha vegliato finché non
sono arrivati gli amici.  I compagni della battuta di caccia hanno cercato
di mettersi in contatto con lui attraverso la radiolina: «Capello, ci sono i
cani che abbaiano, arrivano i cinghiali», hanno ripetuto con sempre maggiore
insistenza.  Ivano Nenci era il più vicino al canaio. Ha solo detto: «Vado
io a vedere». Poi il silenzio. Capello deve aver fatto qualche passo prima
di essere colto dal malore che lo ha ucciso. Perché quando i compagni di
caccia sono arrivati lo hanno trovato a terra, incosciente. Accanto a lui il
fido cane Zoppetto che lo ha vegliato fino a quando il corpo non è stato
trasportato sull’ambulanza.  «Non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere
aiuto», spiegano alcuni amici ancora sotto choc.  La prima chiamata alla
centrale del 118 è delle 12,20. Dal Misericordia di Grosseto si è alzato in
volo Pegaso. L’elisoccorso è atterrato in uno spiazzo lungo la strada che
costeggia la provinciale della Vallerona.  «Il corpo - raccontano - era una
settantina di metri dentro la macchia». Il medico ha solo potuto constatare
la morte del cacciatore.
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Cerca tartufi, ferito da cacciatore
http://www.ilnolano.it/index.php?page=0&news=2973
AVELLA - Incidente di caccia, stamattina, nelle montagne di Summonte, in
provincia di Avellino. Un uomo di Avella, recatosi di buon mattino sulle
alture irpine in cerca di tartufi con il proprio segugio, è rimasto ferito
da un colpo di fucile sparato per sbaglio da un cacciatore. Si sta cercando
di ricostruire la dinamica dell’incidente, ma pare che il cacciatore lo
abbia scambiato per un animale e gli abbia sparato dunque per sbaglio. Il
ferito è stato soccorso è trasportato in ospedale a causa della ferita al
torace. Ferita fortunatamente non grave. I carabinieri della compagnia di
Avellino, coordinati dal capitano Papa, sono sulle tracce del cacciatore,
che si sarebbe allontanato subito dopo il fatto forse perché non si è
accorto di avere ferito il cercatore di tartufi.
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Mette il fucile in spalla e parte un colpo: ferito
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/18/LG2PO_
LG201.html
MAGLIANO. Si dimentica di mettere la sicura al fucile e quando lo mette a
tracolla parte un colpo che lo ferisce alla schiena, ma per fortuna, il
proiettile in canna è a salve. C’è probabilmente un po’ di imprudenza nell’
incidente avvenuto ieri pomeriggio poco dopo le 16 a Magliano in Toscana
nella prestigiosa tenuta Vivarelli-Colonna. A ferirsi, un trentaseienne Luca
C., residente in Maremma, ultima vittima di una giornataccia per la caccia
al cinghiale in Maremma, con un morto a causa di un malore e un’altra
persona ricoverata al Misericordia in seguito a una crisi respiratoria
mentre stava effettuando una battuta.  Il cacciatore, anche in questo caso,
era in compagnia di altri colleghi. Il gruppo aveva appena terminato una
sorta di prova per la battuta al cinghiale nella riserva.  Secondo una prima
ricostruzione, confermata anche da alcuni testimoni, l’incidente sarebbe
avvenuto quando il giovane cacciatore, forse per un po’ di inesperienza nel
maneggiare le armi da caccia, si è messo il fucile a tracolla per riporlo e
tornare verso le auto. Molto probabilmente il trentaseienne non si è però
ricordato di mettere la sicura all’arma. La sua sfortuna è stata quella di
sfiorare il grilletto facendo partire un colpo, per sua fortuna, caricato a
salve che lo ha colpito alla schiena. Sono stati i compagni ad allertare
immediatamente i soccorsi. Il giovane, per il quale inizialmente è stato
fatto scattare il codice rosso, visto che si trattava di una probabile
ferita da arma da fuoco, è stato soccorso dai sanitari. Sul posto sono
intervenute anche le forze dell’ordine che dopo aver appurato la dinamica
dell’incidente non hanno proseguito le indagini. Il ferito, è stato
trasportato in ospedale. L’uomo è stato sottoposto a diversi accertamenti al
termine dei quali gli sono state diagnosticate solo qualche escoriazione
alla schiena e poco altro. Ferite comunque guaribili in pochi giorni. F.Laz.
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Cade il fucile e ferisce il compagno di caccia
ARSIERO. L'incidente ieri mattina a Pederobba in provincia di Treviso
Due colpi hanno centrato al braccio e al torace un sessantenne trevigiano
operato a Castelfranco
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/129459/
PEDEROBBA (Treviso)
Grave incidente di caccia in tarda mattinata a Onigo. Tre cacciatori, uno di
Pederobba e due di Arsiero in provincia di Vicenza, erano tornati alle auto
alla fine della battuta quando a uno dei due vicentini è caduto il fucile.
Sono partiti due colpi che hanno colpito all'avambraccio sinistro e in parte
al torace L. M., 62nne operaio di Pederobba. Gravi le ferite al braccio in
quanto i pallini hanno provocato danni vascolari e alle nervature del
braccio ed stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico a
Castelfranco.
I tre erano partiti di mattina presto per una battuta di caccia nella zona
collinare di Onigo. C'erano L. M., 62enne di Pederobba, pratico dei luoghi,
e due vicentini. L'incidente è accaduto verso le 11 alla fine della battuta,
al momento di tornare alle vetture lasciate in via Boschi a Onigo per fare
ritorno a casa. Arrivati nei pressi delle auto i tre si sono sfilati il
fucile per riporlo nel bagagliaio. È stato in quel momento che ad uno dei
due vicentini, F. D., 29 anni, autotrasportatore, residente ad Arsiero, è
caduta l'arma ancora carica. L'impatto della caduta ha fatto scattare i
grilletti e sono partiti due colpi che hanno centrato l'operaio.
I due colpi hanno avuto effetti devastanti e i pallini si sono infilati
soprattutto nel braccio sinistro e in parte nel torace sinistro. I due
vicentini sono corsi immediatamente verso il cacciatore ferito, per
soccorrerlo. Era cosciente ma perdeva abbondantemente sangue dal braccio.
Hanno dato l'allarme e da Valdobbiadene è partita l'ambulanza di Pedemontana
Emergenza, ma gli altri due cacciatori non hanno atteso l'arrivo dei medici.
Vedendo che l'emorragia al braccio non si fermava, hanno caricato il
cacciatore di Pederobba in macchina e sono partiti a tutta velocità in
direzione di Montebelluna per portarlo al pronto soccorso. All'ospedale di
Montebelluna si sono resi conto subito che la situazione era grave e i danni
al braccio erano consistenti.
È stato quindi deciso di trasferirlo a Castelfranco dove era pronta una
equipe costituita da un ortopedico, un chirurgo e un chirurgo vascolare per
procedere con l'intervento. Nel pomeriggio L. M. è entrato in sala
operatoria ed è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico
per cercare di salvare le funzionalità del braccio. Attualmente è in
prognosi riservata, ma non corre pericolo di vita. Si è saputo, comunque,
che la parte vascolare cutanea del braccio sinistro è stata sistemata, ma
sarà necessario un secondo intervento.
Nel frattempo erano iniziate le indagini da parte dei carabinieri di
Pederobba e Crocetta, inviati sul posto dal comando di Montebelluna. I
carabinieri hanno sentito i due cacciatori vicentini, hanno fatto un
sopralluogo nella zona e controllato i documenti e i permessi di caccia dei
due vicentini che hanno ricostruito la dinamica dell'incidente, avvenuto in
via Boschi a Onigo.
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L'incidente di caccia a Persano
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/lacittadisalerno/2009/01/18
/23wy41801_A3.txt.html
Stazionarie le condizioni del tenente colonnello dell’esercito D.R., 58
anni, ferito da un una fucilata durante una battuta di caccia e ricoverato
in rianimazione all’ospedale Ruggi di Salerno. I medici lo controllano
costantemente dopo l’intervento chirurgico dell’altra notte per fermare l’
emorragia. • La prognosi naturalmente è ancora riservata: i medici stanno
valutando di ora in ora i parametri circolatori, giacché il militare ha
perso molto sangue. Complessivamente, però, il tenente colonnello si avvia
al recupero anche se la strada è ancora lungo. • Proseguono intanto le
indagini dei carabinieri per fare piena luce sull’incidente di caccia che
mostra ancora qualche lato poco chiaro. L’altra sera, poco dopo le 18,30, l’
ufficiale dei bersaglieri, originario di Frattamaggiore, in provincia di
Napoli, e residente ad Eboli in contrada Prato, in servizio al comprensorio
militare di Persano, era uscito insieme ad altri amici per una battuta di
caccia. In localitá Ionta, tra Serre ed Altavilla Silentina, D.R. era
posizionato dietro un cespuglio ed attendeva la preda, quando un compagno di
battuta - G.M., 51 anni, di Vietri sul Mare, albergatore - scambiandolo un
cinghiale ha esploso tre colpi con il suo fucile semiautomatico marca
Benelli, super novanta calibro 12. Uno dei quali ha colpito al petto l’
ufficiale dei bersaglieri.
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In crisi respiratoria: è salvo
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/18/LG2PO_
LG203.html
CAPAGNATICO. Un grave problema respiratorio ha rischiato di render ancora
più nero il sabato della caccia in Maremma. Franco Spaghetti, 70 anni di
Grosseto, si è infatti sentito male durante una battuta al cinghiale nei
boschi di Montorsaio, nel Comune di Campagnatico. Ma stavolta la vicenda ha
avuto un lieto fine: l’uomo è stato trasportato al Misericordia di Grosseto
con una grave dispnea e da ieri pomeriggio è tenuto in osservazione ma
secondo i medici il settantenne non sarebbe in pericolo di vita.  La
chiamata che arriva alla centrale del 118 di Grosseto alle 14,10 sembra la
fotocopia di quella giunta poco prima da Capalbio. «Un nostro compagno ha
avuto un malore, respira male», dicono al telefono. Serve un elicottero per
raggiungere i boschi sopra Campagnatico, ma Pegaso 2 è già impegnato nel
soccorso a Ivano Nenci, il cacciatore di 53 anni, poi deceduto a Poggio
Vaccaio.  Ecco allora che la chiamata viene girata alla centrale di Firenze
da dove parte l’altro elisoccorso della Regione Toscana, Pegaso 1, mentre da
Paganico viene allertata l’ambulanza infermieristica del 118. Quando i
soccorritori arrivano ai piedi della collina di Monteleoni trovato l’anziano
con gravi problemi respiratori, è pallido e respira male. L’uomo è stato
prima stabilizzato e poi trasferito al pronto soccorso di Grosseto. Le sue
condizioni sono tenute ancora sotto controllo. Per verificare le eventuali
conseguenze del malore, il settantenne è stato tenuto in osservazione
durante la notte. Oggi i medici decideranno se trasferire il cacciatore in
reparto oppure mandarlo a casa.
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Identificati i cacciatori fuorilegge
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/18/LN6PO_
LN604.html
LARI. I carabinieri hanno identificato i cacciatori che domenica mattina,
mentre inseguivano un cinghiale, si sono imbattutti in alcuni cittadini
rischiando di ferirli. Della vicenda è stato interessato anche il sindaco,
Ivan Mencacci. «Sul problema delle battute di caccia irregolari, non posso
che unirmi alle preoccupazioni e alla denuncia - dice Mencacci - di Susanna
Taccola, che ha vissuto momenti di paura durante una passeggiata per le
campagne tra Lari e Crespina imbattendosi in una caccia al cinghiale non
autorizzata. Avevamo già raccolto la stessa segnalazione fattaci da altre
persone testimoni dell’accaduto». In effetti, quel giorno, erano stati in
tanti a spaventarsi e alla fine qualcuno aveva telefonato alle forze dell’
ordine.  «Per le strane burocrazie italiane, per legge l’organismo di
controllo in materia venatoria è la polizia provinciale oltre alle forze
dell’ordine che, se non ho informazioni errate, hanno già individuato i
responsabili e li hanno opportunamente sanzionati». Del resto i cacciatori,
mentre di davano alla fuga, erano stati costretti a lasciare una Panda
rimasta impantanata sulle colline di Lari.  «Mi unisco alle preoccupazioni
di Susanna Taccola - spiega il sindaco - perché non è la prima volta che ci
vengono segnalate situazioni che lasciano dubbi: agricoltori che vengono
fatti allontanare dai propri terreni per lasciare posto alle battute al
cinghiale, persone viste con il fucile in spalla in prossimità delle strade,
squadre pericolosamente vicine alle case. L’anno scorso mi sono
personalmente interessato di un altro caso di denuncia fatta da un abitante
di Lari. Abbiamo cercato di definire con le organizzazioni venatorie un
perimetro condiviso nel quale organizzare regolamentandole le battute al
cinghiale ma, come capita in tutte le categorie, esistono cacciatori seri,
prudenti e rispettosi delle norme di sicurezza ed altri per i quali non si
può dire altrettanto».  Il sindaco si è impegnato a fare presente anche
questo episodio alla polizia provinciale la quale comunque, «facendolo di
mestiere, conosce perfettamente la situazione ed ha il suo bel da fare nel
far rispettare le norme ai cacciatori. L’organizzazione dell’attività
venatoria - ricorda il sindaco - è stabilità da norme nazionali e regionali,
gli organismi di controllo non possono fare altro che vigilare sul corretto
comportamento dei cacciatori. Gestendo un vastissimo territorio è chiaro che
non si possa essere presenti ovunque, per questo è necessaria la
collaborazione dei cittadini».  Mencacci rivolge un invito ai cittadini.
«Così come ha fatto Susanna Taccola invito tutti quanti abbiano delle
segnalazioni da fare a rivolgersi alle autorità e al Comune: gli uffici
provvederanno ad inoltrare le segnalazioni a chi di competenza».
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Già presentato un esposto al presidente. Ucchielli e alla procura. L’istanza
sostenuta da sei associazioni venatorie su sette. In questo modo sottratta
al libero accesso una superficiedi 733 ettari. Le doppiette di Fossombrone
contro l’istituzione di una riserva privata
I cacciatori ricorrono al Tar
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=18ADF4FB5464BB7B0D65323
372FA1B59
FOSSOMBRONE – E’ pronto il ricorso al Tar contro la riserva privata di
caccia di Isola di Fano. Le associazioni venatorie comunali sono decise più
che mai a contestare la delibera assunta dalla Provincia. La vertenza, come
il fuoco sotto la cenere, ha lentamente proseguito il suo cammino. Fino a
tornare di nuovo in auge. Proprio nel momento in cui sembrava che tutto
fosse sopito.
Una nuova riunione pubblica è stata indetta per sabato prossimo presso il
palazzo del Capitano nella frazione di Isola di Fano. Si annuncia il tutto
esaurito. Il movimento dei cacciatori insoddisfatti di quanto successo si
allarga a macchia d’olio. Un esposto era già stato indirizzato al presidente
della Provincia Ucchielli e per conoscenza alla procura della Repubblica di
Urbino. Motivo del contendere l’insediamento della azienda faunistica
venatoria denominata Valle Amara inficiata da presunte irregolarità, come
sostengono le associazione venatorie che hanno sottoscritto il documento.
Circa un anno e mezzo fa i cacciatori si erano riuniti nella sala consiliare
del Comune di Fossombrone. Tema all’ordine del giorno una seconda raccolta
di firme indirizzata al presidente Ucchielli. La richiesta era di rivedere
tutti quanti i termini del contendere relativamente alla gestione del
territorio sempre in tema di caccia. A quella petizione nessuno ha mai
risposto.
L’iter procedurale ufficiale, al contrario, è proseguito. Il progetto per la
costituzione della nuova azienda faunistica venatoria, che ricade sul
territorio di Fossombrone e in minima parte in quello di Pergola, era stato
presentato il 22 marzo 2007. Il 9 novembre 2007 l’esecutivo provinciale
approvava l’ azienda faunistica venatoria Valle Amara. “A quel punto – si
legge in una nota – la richiesta rivolta all’ufficio caccia era di conoscere
l’estensione del progetto. E’ stato necessario ricorrere ad un avvocato per
poter prendere visione del progetto”. Il 13 agosto 2007 il dirigente del
servizio preposto dell’amministrazione provinciale comunicava al richiedente
la sospensione della procedura di autorizzazione e la necessità che entro
trenta giorni fornisse alcuni chiarimenti. L’area è compresa tra le località
di Montalto, Isola di Fano, Caspessa e Cartoceto. “In questo modo – si legge
testualmente nell’esposto – una superficie di circa 733 ettari è sottratto
all’esercizio della libera caccia”. Contro questa proposta si erano espresse
ben sei associazioni venatorie su sette. Nel frattempo una delibera di
autotutela si dice sia stata promossa dalla Provincia in sede squisitamente
burocratica e non politica. Da verificare se la prima estensione della
riserva sia stata o meno ridotta anche se parzialmente. Lo zoccolo duro dei
cacciatori diventa sempre più duro. più che mai deciso ad andare oltre ogni
intesa politica. R.GI.,
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NOCIVOSARAITU
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La Provincia a Fava: catturate 20mila nutrie
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/gazzettadimantova/2009/01/1
8/NP2PO_NP205.html
MANTOVA. Negli ultimi anni il numero delle nutrie è aumentato in modo
esponenziale. Sono però molto cresciute anche le catture con gabbie. In ogni
modo l’unica vera soluzione al problema è rappresentata dalla necessità di
una azione congiunta tra le forze politiche, in modo che i parlamentari
nazionali modifichino la legge del 1992 e tolgano questo roditore dalle
specie di fauna protetta.  Questo il succo della risposta che l’assessore
provinciale Dimitri Melli ha dato al capogruppo della Lega Gianni Fava, che
aveva presentato una interrogazione. Nella sua replica l’amministratore del
settore caccia e pesca puntualizza che «non esistono attualmente dati e
prove che la nutria sia un pericoloso diffusore di leptospira e che sia
altresì l’unico responsabile del degrado delle difese idrauliche di fiumi e
canali. Nessuno o pochissimi hanno voluto questo animale che è stato
abusivamente introdotto, come del resto è avvenuto per altri, nel nostro
ambiente. Dobbiamo abituarci a conviverci, consapevoli che la sua
eradicazione per ora rimane impossibile; dobbiamo però assicurare limiti
accettabili di presenza».  Per il contenimento del fenomeno la Provincia si
è dotata di un piano di intervento. Nonostante ciò la popolazione di nutrie
nel giro di poco tempo ha assunto una dimensione tale da richiedere uno
sforzo notevole per poter conseguire risultati accettabili. Il piano vigente
sembra efficace. Gli abbattimenti a mezzo fucile proposti e attuati da
qualche amministratore locale si sono invece dimostrati ampiamente
insufficienti.  Sinora sono state acquistate 5.500 gabbie; gli operatori
autorizzati al loro utilizzo sono 805.  L’azione di contenimento si esercita
in 65 Comuni su 70 per 250mila ettari. Queste le nutrie catturate per anno.
Nel 2003: 5.386; nel 2004: 5.476; nel 2005: 5.290; nel 2006: 8.006; nel
2007: 15.255; nel 2008: 20.132. Ingenti le spese sostenute per il piano di
contenimento. Nel 2003: trasferimento regionale di 225mila euro, spesa per
acquisto materiali e smaltimento carcasse 23mila, spesa per contributi ai
Comnuni 33mila; nel 2004: trasferimento regionale 0, acquisto materiale e
smaltimento carcasse 29mila, contributi ai Comuni 33mila; nel 2005:
trasferimento regionale 55mila, acquisto materiali e smaltimento carcasse
29mila, contributi ai Comuni 33mila; nel 2006: trasferimento regionale
52mila, acquisto materiali e smaltimento carcasse 22mila, contributi ai
Comuni 48mila; nel 2007: trasferimento regionale 54mila, acquisto materiali
e smaltimento carcasse 32mila, contributi ai Comuni 96mila; nel 2008:
trasferimento regionale 63mila, acquisto materiali e smaltimento carcasse
32mila, contributi ai Comuni dai 130 ai 150mila. (g.g.)
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COMMERCIO
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Le bestie sono state accolte nel canile di Tolmezzo: è probabile che vadano
all’asta. Secondo gli investigatori, erano destinate al mercato illegale
della Lombardia
Traffico di animali, sequestrati 63 cuccioli
Due slovacchi bloccati ieri mattina dalla Polizia stradale di Amaro. I
cagnolini trasportati senza cibo e acqua
http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=277199&Data=2009
0118&CodSigla=UD
Nuovo maxi-sequestro di cuccioli lungo l’autostrada A23, all’altezza di
Tarsaghis, da parte della Polstrada di Amaro, impegnata ancora una volta a
vigilare sul traffico clandestino di animali appena svezzati provenienti
dall’est Europa e diretti con tutta probabilità all’immissione clandestina
nel mercato italiano. Ben 63 i cagnolini di piccola taglia e diversa razza,
gran parte con solo 40 giorni di vita, recuperati tutti in vita attorno alle
7.30 all’interno di una Dacia Logan familiare in viaggio verso Udine. Gli
animali erano stipati in cassette di plastica utilizzate comunemente per il
trasporto della verdura e ricoperte di scatoloni e coperte. Quando i
poliziotti hanno sollevato i cartoni, si sono trovati davanti agli occhioni
di tanti pinscher, chihuahua, beagle, boxer, bassotti e bulldog. Tutti senza
chip e senza libretto sanitario. Viaggiavano senza cibo e acqua.
Per i cuccioli, alcuni svezzati, altri al limite dello svezzamento e
sottoposti ad un viaggio massacrante in auto partito dalla Repubblica
Slovacca, si è temuto subito per lo stato di salute. Gli agenti li hanno
portati al caldo della caserma del distaccamento di Amaro, dove in seguito
sono stati visitati dal veterinario e dal personale del Canile
comprensoriale di Tolmezzo, struttura nella quale successivamente sono stati
trasferiti e accuditi, in attesa delle disposizioni che verranno date dal
procuratore Giancarlo Buonocore. Al momento gli animali sono sotto sequestro
e molto probabilmente saranno venduti all’asta. I due slovacchi che
trasportavano i cani - Peter Gregus di 40 anni, conducente, e Jozef Rác, 22,
che lo accompagnava - sono stati denunciati per maltrattamenti di animali e
trasporto abusivo degli stessi.
Il valico di Tarvisio - e quindi l’A23 - continuamo a essere il principale
canale di passaggio utilizzato dai trafficanti di animali; in questa
circostanza i due slovacchi, probabilmente diretti in Lombardia per
alimentare il mercato illegale dei cuccioli del milanese, hanno tentato di
passare indenni la frontiera di buon mattino, approfittando del cambio di
turno delle pattuglie. Ma non hanno fatto i conti con l’equipaggio della
Polstrada di Amaro, che ieri mattina è uscito in anticipo ed è riuscito
comunque a fermarli. David Zanirato

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it