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NEWS: Giornali Internet 23/01/09



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CACCIA
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«Facciamo l'alcoltest ai cacciatori»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2009/01/23/LN6PO_
LN602.html
CAPANNOLI. Gli amici di Paolo Tambini, il veterinario ucciso nel bosco di
Santo Pietro Belvedere e poi abbandonato dal cacciatore che gli aveva
sparato scambiandolo per un cinghiale, preparano la manifestazione in
ricordo del professionista, prevista per il 29 gennaio a Pisa, davanti alla
sede della Provincia. Intanto, Ilio Dainelli, conosciuto in Valdera per il
suo impegno in difesa delll’ambiente e le battaglie contro la discarica, ora
chiusa, della Grillaia, chiede controlli più accurati. L’uccisione di Paolo
Tambini, i numerosi incidenti di caccia, le tante denunce di irregolarità
nel condurre la caccia devono spingere, secondo lui, a una riflessione.
Dainelli denuncia la presenza di cacciatori che sparano a pochi metri dalle
case, cavalli colpiti gravemente da terzarole (cartucce caricate con tre
palle, per giunta illegali), come è accaduto recentemente a Chianni. E poi
«i pallini che arrivano sui nostri tetti, le cartucce a palla che colpiscono
le nostre auto (fatto accaduto a Lari), le battute di caccia al cinghiale
senza autorizzazione, come nel caso di Susanna Taccola a Lari, che si è
trovata in mezzo agli spari mentre passeggiava, e decine e decine di casi,
non denunciati, per paura di ritorsioni».  In Toscana sono diminuiti i porto
d’armi e sono aumentati gli incidenti di caccia fino ad arrivare allo stesso
numero di incidenti sul lavoro.  Cosa significa? «Che le nuove generazioni
di cacciatori sono evidentemente più pericolose».  Gli amici di Tambini
chiedono che la legge sulla sicurezza nei posti di lavoro sia estesa anche
alla caccia. Chiedono che «nelle battute di caccia al cinghiale e nelle
aziende venatorie vengano fatti più controlli, ad esempio i test alcolemici
e per gli stupefacenti, come per gli automobilisti». Dainelli chiede che sia
la polizia provinciale ad abbattere i capi eccedenti. «Per quanto riguarda
il controllo del territorio da parte della polizia provinciale, è ridicolo
credere che circa 16 persone possano controllare un territorio così vasto,
oltre tutto una parte degli agenti è stata dirottata al controllo degli
autovelox», conclude Dainelli invitando a partecipare alla manifestazione
del 29.
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Lotta al bracconaggio in provincia di Ragusa. Denunciati 7 cacciatori
http://www.radiortm.it/Notizia.asp?Id=19662
Prosegue senza tregua l’attività di vigilanza venatoria condotta dalla
Polizia Provinciale su direttive del comandante Raffaele Falconieri su tutto
il territorio provinciale al fine di prevenire e contrastare soprattutto il
deprecabile fenomeno del bracconaggio. L’attenzione è stata concentrata in
questi ultimi giorni sui Pantani Longarini e Bruno in territorio di Ispica.
La zona è un autentico paradiso naturale dove non è raro godere della
presenza di fenicotteri, folaghe, aironi, gabbiani, anatre ed altri uccelli
acquatici (soprattutto anseriformi). La rete di pantani della Sicilia sud
orientale, in quanto interessata dalle principali rotte di migrazione dell’
avifauna, rientra tra quelle aree in cui non è consentita la caccia. I
controlli, svolti anche di notte, hanno portato alla identificazione di
sette cacciatori intenti a svolgere l’attività venatoria finalizzata all’
abbattimento di uccelli acquatici ed in particolare di anatidi. I cacciatori
per attirare gli uccelli facevano pure uso di “stampi” ovvero di
riproduzioni in materiale plastico di germani reali e altre specie volatili
che galleggiando nelle acque dei pantani richiamavano al passaggio gli
uccelli da abbattere. I sette cacciatori denunciati per l’ipotesi di reato
di caccia in area protetta sono: - S.D. di anni 31di Rosolini - V.A. di anni
22, di Rosolini - E. R. di anni 47 di Ragusa - S. M. di anni 37 di Ragusa -
V. C. di anni 47 di Ragusa - G. F. di anni 46 di Ragusa - G. R. di anni 47
di Pozzallo. La Polizia Provinciale ha sequestrato loro 7 fucili da caccia,
9 stampi di anatra di varie dimensioni ed oltre 50 cartucce ed altri
accessori per la caccia. (gm)
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Val Tanaro: due bracconieri colti in flagrante
http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=60151&cat_code=1
I Comandi Stazione forestale di Garessio ed Ormea, unitamente alla Guardia
venatoria del Comprensorio Alpino CN7, hanno sorpreso alcuni giorni or sono
in Comune di Garessio due bracconieri che avevano posizionato presso la loro
abitazione due gabbie per la cattura di selvatici: una in ferro, di grandi
dimensioni, per la cattura di ungulati, ed una più piccola in legno e rete
metallica, per la cattura di animali di taglia ridotta. Perlustrando la zona
i forestali avevano notato le trappole, collocate in un rimboschimento di
abeti: la più grande, predisposta per la cattura, conteneva delle esche
(fieno, miele, parti di pollo); all’interno della seconda si trovava
imprigionata una lepre. Dopo un breve appostamento sopraggiungevano un uomo
ed una donna che, esaminate le gabbie, sistemavano nuove esche in quella
grande ed asportavano quella contenente la lepre. I forestali, intimato l’
alt ai bracconieri, provvedevano a sequestrare le gabbie ed a liberare sul
posto la lepre catturata, denunciando poi i due a piede libero alla Procura
della Repubblica di Mondovi per caccia con mezzi non consentiti.
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Trappola per cervi con lacci, denunciato
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/trentinocorrierealpi/2009/0
1/23/ANGPO_ANG01.html
VAL DI CEMBRA. Una alleanza particolare, ma utile per bloccare le cosiddette
“mele marce”. È quella che si è stretta fra l’associazione cacciatori
trentini, con i suoi guardiacaccia, e il corpo forestale provinciale che ha
permesso di cogliere sul fatto un bracconiere che tendeva lacci per
catturare cervi. Il presunto bracconiere è stato denunciato in Procura per
una serie di reati: caccia in periodo di chiusura generale e con mezzi
vietati, maltrattamento di animali e furto. Soddisfatto il presidente dei
cacciatori, Sandro Flaim: «La nostra associazione si impegna costantemente
nella prevenzione».  L’episodio è avvenuto qualche giorno fa in Val di
Cembra. «Tutto è partito da un’ispezione di routine - raccontano gli autori
dell’importante alleanza - forestali e guardiacaccia tengono d’occhio le
zone di svernamento, quei luoghi dove gli animali trovano rifugio e un po’
di nutrimento nei mesi invernali: un’attività di monitoraggio che però è
utile anche ai fini del controllo del bracconaggio». Un’azione preventiva
importante. Che stavolta ha portato agenti e guardiacaccia a fare un’amara
scoperta: sul terreno, un laccio di acciaio ben teso per catturare
probabilmente cervi, presenti in zona. Uno strumento di tortura, più che di
cattura. «Una trappola subdola - spiegano ancora - un cavetto posto sui
luoghi di transito degli animali che, se vi restano impigliati, sono portati
ad una morte lenta per soffocamento, dopo una lunga sofferenza e disperati
tentativi di liberarsi». Scoperto il cavetto, gli agenti della forestale e i
guardiacaccia lo hanno disattivato e hanno organizzato un appostamento per
cogliere sul fatto l’ideatore della trappola.  Tre giorni. Hanno dovuto
aspettare al gelo notturno e al freddo del giorno per 72 ore consecutive,
senza mai spostarsi dalla zona. Un’attesa sicuramente snervante, ma che ha
portato i suoi sperati frutti. Il terzo giorno un uomo (del quale non sono
state fornite le generalità dalle autorità, ndr) si è avvicinato al laccio.
Lo ha riattivato: «Un atteggiamento inequivocabile», spiegano gli autori del
fermo.  L’uomo, residente a Faver e non titolare di licenza di caccia, è
stato identificato e gli sono state contestate una serie di pesanti
violazioni, anche sotto il profilo penale. Soddisfatto il presidente dell’
associazione cacciatori, Sandro Flaim: «Faccio i miei complimenti agli
operatori che, con molta abnegazione, hanno portato a termine con pieno
successo un’operazione non semplice. E mi solleva il fatto che il presunto
autore non sia un nostro cacciatore. Ma non posso nascondere una certa
amarezza per il fatto che questi episodi odiosi, che noi cacciatori
condanniamo senza riserve, ancora si verifichino».
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NOCIVOSARAITU
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«E' colpa delle nutrie. Bisogna cominciare a sparare a vista»
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/mattinodipadova/2009/01/23/
MP2PO_MP203.html
VIGODARZERE. «E’ arrivato il momento di risolvere radicalmente il problema
delle nutrie, abbattendole anche a colpi di carabina». La proposta arriva da
una persona che i fiumi, specialmente il Brenta e il Muson, li conosce come
le sue tasche: Carlo Vanin, guardiapesca volontario di Vigodarzere, da anni
controlla lo stato dei corsi d’acqua e ben conosce i danni che le nutrie
causano agli argini.  «Sono anni che le pericolose gallerie scavate dalle
nutrie vengono segnalate alle istituzioni - riferisce Vanin - Il dissesto
degli argini è un problema annunciato: sicuramente tra Cadoneghe e
Vigodarzere la Protezione civile e la polizia locale, ma anche i pescatori,
hanno più volte comunicato siti e danni causati da questi animali». Il
lavoro sotterraneo delle nutrie viene considerato come una delle possibili
cause della rottura dell’argine del fiume Muson dei Sassi a Loreggia. Sono
in corso accertamenti per capire se l’ipotesi è attendibile.  «I sistemi
usati per catturare e sopprimere le nutrie usati finora sono poco efficaci -
sostiene Vanin - Le gabbie con l’esca possono catturare al massimo un
animale per volta, che poi comunque deve essere abbattuto, soffocandolo dopo
averlo narcotizzato. Le nutrie, poi, essendo animali piuttosto intelligenti,
una volta capito a cosa serve la gabbia ne restano a debita distanza e non
ci ricadono più».  Secondo il guardiapesca l’unica soluzione sarebbe
imbracciare i fucili. «Non si tratta certo di caccia spietata - precisa - ma
di un’azione mirata e controllata, affidata a persone autorizzate e
coordinata dalla Provincia. Utile sarebbe avere la deroga rispetto alla
caccia e poter sparare da un’auto o da una barca, in modo che le nutrie non
percepiscano prima l’odore delle persone, mettendosi in allarme e
nascondendosi». (Cristina Salvato)

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it