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NEWS: Giornali Internet 28/01/09



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CACCIA
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Bracconaggio nel Parco nazionale del Gargano
http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=41615
FOTO Gli uomini del Comando Stazione di Umbra del Corpo Forestale dello
Stato hanno proceduto al sequestro di un cinghiale, di un fucile da caccia
calibro 12 e di un'ascia. L'operazione è avvenuta in località Caserma della
Ginestra-Torre Palermo, agro del comune di Vieste, nella zona 1 del Parco
Nazionale del Gargano. Gli uomini del Corpo forestale hanno sorpreso tre
bracconieri intenti a scuoiare il cinghiale appena cacciato e, durante la
fuga degli stessi, sono riusciti a bloccarne uno, deferendolo alla Procura
della Repubblica di Foggia. Per gli altri due sono in corso le indagini.
L'operazione rientra nelle attività di antibracconaggio per la salvaguardia
dei Parchi nazionali e la tutela della fauna protetta, cui il Corpo
forestale dello Stato è istituzionalmente preposto e quotidianamente
impegnato. redazione Teleradioerre
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Cinghiali a quota 25mila
Regione: verso la caccia libera
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/01/28/1202049418232-cinghiali
-quota-25mila-regione-la-caccia-libera.shtml
E’ allarme cinghiali in Liguria: la Regione corre ai ripari e punta a
liberalizzare la caccia agli ungulati durante tutta la stagione venatoria.
Una linea d’azione condivisa dalle quattro province liguri: «La situazione
venutasi a creare a causa eccessiva presenza, non più sopportabile, di
cinghiali sul territorio ligure -spiega l’assessore all’Agricoltura e alla
Caccia della Regione Liguria, Giancarlo Cassini- è diventata un’emergenza,
peraltro riscontrabile su gran parte del territorio nazionale».
La crescita esponenziale del numero dei cinghiali è dovuta a vari fattori,
tra i quali il progressivo abbandono delle campagne: «I dati in nostro
possesso, relativi agli abbattimenti - aggiunge Cassini - ci indicano che si
è passati dai 15 mila capi nella stagione venatoria 2005-2006, ai 24 mila
capi della stagione 2008-2009, appena terminata. A ciò vanno aggiunti gli
oltre 1000 capi abbattuti attraverso attività di controllo prevista dalla
normativa, esercitata dalle Guardie Provinciali coadiuvate da squadre di
cacciatori, portando il totale ad oltre 25 mila capi, con un incremento di
10 mila unità (+ 65%)», conclude l’assessore ligure. In Liguria i danni
procurati dall’emergenza cinghiali rientrano ormai nella quotidianità e sono
di grande entità; riguardano innanzitutto le produzioni agricole, l’
ambiente, e sono causa di rilevanti incidenti stradali.
«Per far fronte a tale emergenza - informa Cassini - nonostante la gestione
della fauna selvatica sia di competenza delle Province, l’assessorato
regionale ha istituito nei mesi scorsi un gruppo di lavoro a cui è stato
affidato il compito di elaborare strategie condivise al fine di contenere il
fenomeno». Questo organismo, formato da assessori e tecnici della Regione e
delle quattro Province Liguri, da esperti del settore e dall’Università di
Genova, ha ascoltato preventivamente i rappresentanti delle associazioni
venatorie, delle organizzazioni di protezione ambientale, oltre che le
associazioni di categoria degli agricoltori.
«La Regione Liguria - prosegue l’assessore - oggi, grazie al lavoro prodotto
da gruppo, è in grado di presentare una serie di proposte anche di modifica
della legislazione vigente, che se approvate e successivamente recepite
dalla normativa regionale, potranno consentire alle Province di intervenire
con maggiore efficacia per il contenimento della proliferazione dei
cinghiali». «Tra le proposte discusse ed approvate dal gruppo di
lavoro -sottolinea Giancarlo Cassini, assessore all’agricoltura e alla
caccia- quella di estendere il periodo previsto per la caccia al cinghiale,
almeno a tutta la stagione venatoria, dalla terza domenica di settembre al
31 gennaio dell’anno successivo. Una modifica al testo nazionale che si
ritiene necessaria per consentire il raggiungimento del contingente di capi
abbattibili stabilito dalle Province e, di conseguenza, ricondurre la
popolazione del cinghiale a livelli ecologicamente e socialmente
sostenibili, riducendo l’impatto negativo che tale specie sta determinando
sul territorio nazionale».
«Un’altra proposta -continua Cassini- è quella di derogare, solo per gli
ungulati, il divieto venatorio per dieci anni limitatamente ai `soprassuoli’
, le macchie delle zone boscate percorse dal fuoco, previsto dalla legge
quadro nazionale in materia di incendi boschivi. Tale proposta è motivata
dall’esigenza di contenere il numero eccessivo di cinghiali sul territorio.
Infatti si è riscontrato che, da pochi anni dopo il verificarsi dell’evento
(circa tre anni), tali aree risultano particolarmente infestate da tali
animali, che proprio in tali siti trovano rifugio in ragione del divieto di
prelievo venatorio vigente», conclude l’assessore.
Sempre con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’emergenza cinghiali,
inoltre, a dicembre è stato approvato dalla giunta regionale, su proposta
dello stesso Cassini, un primo provvedimento che prevede, tra l’altro, il
finanziamento di iniziative a carattere innovativo, volte alla difesa ed
alla tutela delle produzioni agricole e del territorio ligure, finalizzate a
potenziare gli strumenti utili per il controllo degli ungulati, quali ad
esempio le gabbie di cattura ed i recinti elettrici e la loro dislocazione
da parte delle Province nelle zone particolarmente critiche, vicino ai
centri urbani. Infine, in merito ai danni subiti dalle aziende agricole,
sono allo studio ulteriori misure a sostegno delle stesse, che prevedono
anche interventi attivi da parte dei produttori.
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ALLEVAMENTO
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I controlli eseguiti in località Le Vene di Visso Individuati anche capanni
abusivi
Una maxi operazione del corpo forestale
Reati contro l’ambiente Nei guai otto allevatori
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=D2C67154FC99E5F579D6BF8
2AA1015DF
VISSO - Otto allevatori di Visso sono finiti nel registro degli indagati per
reati contro l'ambiente. E' il bilancio della maxi operazione condotta ieri
dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato nel piccolo comune montano, in
località Le Vene, su mandato del sostituto procuratore della Repubblica di
Camerino, Rosanna Buccini. Non si conoscono, almeno per adesso, le
generalità delle otto persone e non è escluso che il cerchio delle indagini
sia destinato ad allargarsi ulteriormente. Gli agenti del Corpo Forestale
delle Stato della Stazione di Visso e della sezione di Polizia Giudiziaria
del tribunale di Camerino hanno raggiunto la zona di campagna nella
mattinata di ieri, insieme al personale dell'Arpam, a quello dell'ufficio
tecnico del Comune di Visso e quello dei servizi Veterinario e Igiene della
zona territoriale 10 dell'Asur Marche. Oltre tre ore di lavoro necessarie
per effettuare raggiungere le varie strutture ed effettuare i rilevamenti
dovuti. Inoltre, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno
individuato alcune strutture abusive non rimosse nonostante le ordinanze
emesse già da alcuni mesi dalle autorità competenti. Nel corso
dell'operazione sono state passate al setaccio, in particolare, alcuni
stabili adibiti al ricovero di animali da allevamento, nello specifico
equini e bovini. Insediamenti zootecnici, dunque, che, almeno stando alle
accuse, inquinerebbero le acque del fosso Le Vene, che raggiunge il centro
abitato di Visso. In sostanza, ad inquinare sarebbero i rifiuti organici e
non solo prodotti dagli allevamenti che, riversandosi nel corso d'acqua per
via della cattiva manutenzione o del malfunzionamento degli impianti di
scarico, provocherebbero anche cattivi odori e condizioni di scarso igiene.
Tutti i dati raccolti, adesso, passeranno all'esame degli inquirenti e solo
dopo una prima fase di studio sarà possibile capire quale sarà il futuro
delle indagini e se l'operazione darà origine a richieste di rinvio a
giudizio per le persone coinvolte. Quest'ultime, inoltre, saranno
presumibilmente interrogate ed ascoltate dagli stessi inquirenti, sia per
individuare che per escludere ulteriori responsabilità. L'impressione,
comunque, è che sarà solo questione di poche settimane. Anche perché le
indagini sono già state avviate da tempo e non è la prima volta che la zona
a ridosso di Visso finisce al centro di inchieste giudiziarie o semplici
polemiche. Sin da quando, per la precisione, alcuni abitanti della zona,
anche attraverso pubbliche denunce, avevano segnalato il degrado dell'area a
ridosso del fosso Le Vene.
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MALTRATTAMENTI
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Si è chiuso ieri in tribunale il processo nei confronti di un’anziana di
Santa Giustina che aveva ferito il micio tirandogli delle pietre
Sassate al gatto, condannata a 10 mila euro
Il giudice ha inflitto una pena tre volte superiore a quella chiesta dall’
accusa. La difesa: «Voleva solo allontanarlo»
http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=302823&Data=2009
0128&CodSigla=BL
Santa Giustina
Diecimila euro di multa contro i tre chiesti dalla pubblica accusa per aver
tirato sassi al gatto del vicino, provocandogli una lesione che lo portò ad
una zoppia permanente. Il giudice Antonella Coniglio è stata risoluta nel
respingere le richieste dalla difesa di assolvere l’imputata ritenendo che
non vi fossero elementi per sostenere la volontarietà del fatto. Il suo
agire sarebbe stato dettato esclusivamente dalla volontà di allontanarlo da
casa al fine di tutelare il figlio malato. La sentenza è stata pronunciata
ieri mattina al termine del dibattimento che vedeva imputata Malvina Righi,
70 anni, di Santa Giustina, difesa dall’avvocato Anna Casciarri dello studio
Paniz. In aula si è presentato anche il proprietario del gatto, Enim Bilgim,
attualmente detenuto, che tuttavia non si è costituito parte civile. A
denunciare l’anziana fu proprio Bilgim. La magistratura procedette così
indagando la donna per maltrattamenti di animali. Due le versioni ieri in
aula: quella dell’imputata che, attraverso il difensore, ha sostenuto di
aver semplicemente scagliato un sasso per scacciare la bestiola per evitare
che impaurisse il figlio, quella della pubblica accusa, invece, che ha
sostenuto la volontarietà dell’atto, ben sapendo che poteva fare del male al
micio colpendolo al bacino con la grossa pietra. Il giudice Coniglio, da
sempre scrupolosa anche nel valutare i casi che riguardano gli animali,
applicando così in concreto quei pochi diritti di cui godono, ha inflitto la
pensate pena. Anche se la sospensione condizionale non obbligherà la donna a
versare un cent.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it