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NEWS: Giornali Internet 13/02/09



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CACCIA
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POL - Ddl caccia, De Castro (Pd): Occorre riscrivere il testo
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=769270
Roma, 13 feb (Velino) - "Il senatore Orsi, relatore del ddl in materia di
tutela della fauna selvatica e disciplina dell’attività venatoria ha
distribuito un testo in contrasto con la Costituzione, ignorando le
indicazioni dell’Ispra e delle associazioni che si sono riunite attorno al
tavolo di concertazione, nonché quanto rappresentato nelle audizioni". Lo ha
dichiarato in una nota il senatore del Pd, Paolo De Castro, vice presidente
della commissione Agricoltura "in merito all’ennesimo tentativo di
strumentalizzazione, da parte della maggioranza, dell’attività venatoria e
delle categorie interessate. Condivido la richiesta di un profondo
ripensamento richiesto dal tavolo delle associazioni agricole, ambientaliste
e venatorie, ed è per questo che invito il relatore a proporre un nuovo
testo conforme all’esigenza di equilibrio proposta per il rispetto dello
sforzo di trovare orientamenti condivisi dalle parti interessate". "Il
senatore Della Seta, nel suo ruolo di capogruppo in commissione Ambiente al
Senato - afferma De Castro - è il migliore interprete delle convergenze che
i rappresentanti della società, degli Enti Locali, delle regioni hanno
espresso e che il Pd vuole raccogliere insieme al più ampio schieramento di
forze politiche rappresentate in Parlamento e nelle Regioni. Se si riconosce
l’esigenza di trasversalità della materia - dice l'esponente del Pd - la
conseguenza è scrivere congiuntamente la sintesi delle proposte che
rispondono agli interessi generali della conservazione dell’ambiente, della
tutela e della valorizzazione dell’impresa agricola di un prelievo venatorio
compatibile. Quella del senatore Orsi, dunque, è stata una falsa partenza, e
condivido pienamente la proposta del collega Della Seta di riscrivere il
tutto con metodo e merito".
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Conferenza toscana sulla caccia: gli ungulati al centro della discussione
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18012
AREZZO. La Toscana è ancora la regione italiana con il maggior numero di
cacciatori, nonostante siano scesi dai 270 mila degli anni ´80 ai 105 mila
di oggi. E´ questo il dato che ha portato la regiona ad organizzare il 13 e
14 febbraio ad Arezzo la prima conferenza toscana sulla caccia.
Paolo Banti, dirigente del settore in Regione, presentando il documento
programmatico che ieri ha ricevuto pesanti critiche da Legambiente, Lipu e
Wwf, ha spiegato che «Ormai da un anno è stato avviato un confronto con
tutti i soggetti interessati, associazioni di categoria, enti locali,
istituti di ricerca scientifica, ha ricordato. Ora è arrivato il momento di
concordare e chiudere per riformare e adeguare la caccia ai nuovi, mutati
contesti ambientali, climatici, ma anche culturali.
L´esempio più evidente di questi mutamenti è la situazione creatasi con il
cinghiale e in genere con la grossa fauna ungulata: cervi, daini, caprioli.
Nonostante l´impegno e anche i risultati ottenuti riguardo al controllo
delle popolazioni e all´impatto sulle coltivazioni agricole, il contesto
ambientale è diventato particolarmente favorevole a queste specie, in
particolare per il cinghiale. Si può ormai ben parlare di uno squilibrio
faunistico in atto, occorre pertanto riportare la situazione a livelli
sostenibili di densità delle presenze ed eliminare la possibilità di danni
arrecati alle coltivazioni. Questa è la prima sfida, e il primo obiettivo
che va raggiunto ad Arezzo: la Regione si impegna a ridurre da subito la
popolazione dei cinghiali, ed entro due anni i livelli della fauna ungulata
dovrà essere riportata a livelli sostenibili dal territorio».
Un problema che si aggrava anche se vengono abbattuti ogni anno circa 80mila
ungulati, dei quali 65 mila sono i cinghiali.
«Poteri straordinari saranno attribuiti alle amministrazioni provinciali per
far fronte a situazioni locali di emergenza a tutela delle coltivazioni ha
dettoBant. Occorre costruire una cultura della prevenzione che deve
articolarsi a partire dal divieto di foraggiamento dei cinghiali fino
all´apertura di tutti i territori, comprese le aree a divieto di caccia,
alla possibilità di intervento venatorio per l´abbattimento dell´eccesso di
presenze. Accanto a questo deve essere sollecitata ed incrementata la
partecipazione dei cacciatori di ungulati alla gestione della specie, in
stretto rapporto con le esigenze specifiche recepibili dal territorio. Ma
per questo vanno anche ripensate e rese omogenee a livello regionale le
modalità formative e di esame per l´abilitazione alla caccia di selezione,
forma venatoria che deve crescere ed espandersi anche perché propone al
cacciatore un modo diverso di esercitare la sua attività. Accanto alle
azioni attive, vanno concretizzate quelle passive di prevenzione. Agli
agricoltori che si impegneranno nella predisposizione e nella manutenzione
delle opere di prevenzione, studiate di concerto con amministrazioni
provinciali e ATC, saranno riconosciute forme di incentivazione. Saranno
anche avviate forme di "filiera corta" per i prodotti derivati dagli
abbattimenti: si tratta di prodotti del tutto integrati con la tradizionale
produzione regionale, e quindi in grado di utilizzare canali commerciali già
esistenti».
La ricetta toscana non convince i consiglieri regionali Verdi Mario Lupi e
Fabio Roggiolani e il portavoce del Sole che ride Mauro Romanelli: «Abbiamo
per primi denunciato il problema del sovrannumero dei cinghiali e di alcuni
altri ungulati nel territorio toscano, ad esempio all´Isola d´Elba. Ma
occorre dire che la responsabilità dello sviluppo incontrollato dei
cinghiali sul territorio è prima di tutto dei cacciatori stessi, prima con
l´introduzione del tipo ungherese, vero e proprio maiale nero travestito da
cinghiale, che pesa il doppio e prolifica il triplo dei nostri cinghiali
autoctoni; poi con la pratica della pasturazione. In un anno come questo,
con nevicate, gelate o, all´inverso, in anni siccitosi, si sarebbero
verificate morti naturali dovute alla carenza di cibo od una minore
proliferazione. Per questi motivi non si può chiamare i cacciatori a
collaborare alla soluzione del problema che per gran parte loro stessi
creano. I prelievi selettivi di contenimento devono essere affidati solo a
chi è adeguatamente formato allo scopo e non a chi pratica la caccia come
sport e divertimento. Gli agricoltori e i pastori invece devono diventare i
veri protagonisti della riduzione dei cinghiali con i recinti di cattura che
consentono un vero intervento selettivo (l´animale catturato e non da
abbattere può essere così liberato) e non trasformano in sport quella che è
una necessità per il mantenimento dell´equilibrio dell´ecosistema. Occorre
tutelare la biodiversità animale e vegetale e custodire i boschi e renderli
sicuri: occorrono tavoli di concertazione su questa materia sia regionali
che provinciali , ma gli attuali, a livello ATC, non sono sufficienti;
occorre rafforzare la collaborazione con le associazioni ambientaliste. Sia
chiaro: se le associazioni ambientaliste sono contrarie anche noi siamo
contrari al piano. Per la questione lupo più volte abbiamo proposto le vere
soluzioni che sono: l´illuminazione delle greggi durante la notte, perché il
lupo non attacca in piena luce; l´addestramento di cani pastore atti allo
scopo; l´allerta fotografico (quello che fu chiamato lupovelox) per
individuare i veri lupi dai cani randagi, spesso usati come aggressione alle
greggi concorrenti. In conclusione la conferenza regionale sulla caccia deve
prevedere un accordo generalizzato per l´istituzione in tutta la Toscana dei
recinti di cattura, sanzioni molto elevate per le pasturazioni dei cinghiali
e nuove regole per la sicurezza nel bosco, dove abbiamo una convivenza di
attività diverse e non tutte compatibili fra loro: cacciatori, crossisti,
cavalieri, ciclisti con bike e mountain bike, camminatori di trekking,
cercatori di funghi e di tartufi, pellegrini di vie e sentieri religiosi.
Ricordiamoci gli incidenti e le morti avvenute in questi mesi: se qualcuno
pensasse di far finta che non siano esistite e di presentare la caccia come
soluzione di tutti i mali sarebbe immorale, antiscientifico e
irresponsabile». Per il centro-destra interviene la consigliera regionale di
An-Pdl Angela Notaro: «Apprendo con soddisfazione che il Presidente Martini
ha preso coscienza di un problema, quello degli ungulati, che da anni
evidenziamo e per il quale ci siamo battuti e continuiamo a batterci. In
Toscana è da tempo che cinghiali, cervi e caprioli devastano i campi, i
boschi e i vigneti, arrecando gravi danni all´ economia agricola e a più
riprese diciamo che per risolvere il problema occorrono piani di cattura e/o
abbattimento. Martini si accorge solo adesso che bisogna proteggere
l´agricoltura da "popolazioni troppo numerose" e devastanti. Solo oggi,
Martini si rende conto di quanto sia importante una stretta collaborazione
con i cacciatori. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, se non fosse che
l´inutile perdita di tempo, per arrivare alla conclusione che da sempre
auspichiamo, ha prodotto come unico risultato di mettere in ginocchio gli
agricoltori. Speriamo che in futuro al Presidente Martini non occorra dieci
anni per prendere una decisione così determinante». Ma comunque per la
Notaro «Il documento programmatico presentato dalla Regione non convince e
soprattutto non va al cuore del problema. Questo primo giorno di conferenza
è stata interessante perché ha visto la partecipazione di molte associazioni
di categoria e delle varie Atc. Dalle dichiarazioni degli stessi operatori,
si evince quanto la convergenza e la sensibilità fra le varie esigenze, sia
un argomento assai complesso. Il documento presentato dalla regione, non
aiuta a trovare un´adeguata soluzione e un punto d´incontro fra le varie
realtà. Diciamo che il documento è alquanto vago e non entra nello
specifico, con il solo risultato di non essere di nessun aiuto per risolvere
i problemi che sono stati sollevati nei vari interventi. La conciliazione
tra le esigenze degli allevatori e degli agricoltori, che vedono devastate
le loro proprietà da un numero sempre crescente di ungulati, e la necessità
di mantenere un giusto equilibrio delle biodiversità, mette i cacciatori nei
panni dei protagonisti. Essi stessi, però, chiedono di non essere
abbandonati in questo ruolo che deve essere ben regimentato attraverso
regole precise, al fine di evitare personalismi territoriali. Ciò non
toglie, che ogni territorio debba poter contare su una propria autonomia
dettata dalla diversità sia del territorio che delle problematiche di ogni
singola realtà. Un altro punto largamente criticato, riguarda l´innalzamento
delle quote d´iscrizione. Come è stato rilevato, non c´è alcun bisogno di
aumentare le quote ma, semmai, di stilare bilanci virtuosi senza inutili
sprechi».
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Brindisi, 13/02/2009
Cattura lepri: Quattro associazioni denunciano gravi irregolarità
http://www.brundisium.net/notizie/shownotiziaonline.asp?id=23766
Le associazioni firmatarie denunciano i gravi fatti legati alla cattura
delle lepri nel Parco Naturale delle Saline di Punta della Contessa, frutto
di una incomprensibile politica del territorio che non tutela l’area
protetta e che non risolve il problema dei danni alle colture.
La cattura è stata decisa sulla base di un censimento dell’Osservatorio
faunistico regionale del tutto inattendibile e sovrastimato - effettuato
soltanto sul 15% della superficie del Parco - tanto che, a fronte delle 400
catture preventivate in quattro giorni, in due giornate sono state prese
solo 77 lepri.
La cattura è stata proposta e condotta dall’Ambito Territoriale di Caccia,
avvalendosi di personale senza competenze specifiche in materia, ad
eccezione di tre persone dell’Osservatorio regionale. Gli animali rimasti
imprigionati nelle reti venivano estratti da chi si trovava.
Sono morte, così, due lepri, in un’operazione sbandierata come incruenta,
fatto che verrà posto all’attenzione della Procura della Repubblica.
Circostanza gravissima, peraltro, è che una delle due lepri decedute era
stata nascosta tra i cespugli ed è stata rinvenuta solo dai volontari delle
associazioni ambientaliste, che avevano notato strani movimenti nelle
vicinanze. Il Comune di Brindisi, ente gestore del Parco, era totalmente
assente.
Le autorizzazioni, rese senza il coinvolgimento del Comitato Tecnico
Faunistico Provinciale e senza il supporto di valutazioni agronomiche, non
hanno tenuto conto che i danni alle coltivazioni possono essere arrecati
anche da specie di animali diversi dalle lepri (talpe, ratti, arvicole), che
si nutrono delle stesse ortive. La cattura delle lepri viene condotta ormai
da diversi anni, senza alcuna efficacia, visto che gli agricoltori
continuano ciclicamente a lamentarsi delle perdite: in realtà il Comune non
ha mai affrontato il problema nella sua complessità. L’Istituto Nazionale
per la Fauna Selvatica, con una nota del 2007, relativa proprio al Parco
delle Saline di Brindisi, ha chiaramente indicato i rimedi da privilegiare
per la tutela degli agricoltori: la protezione delle coltivazioni (solo di
quelle di cui possono nutrirsi le lepri) con reti metalliche e gli
indennizzi.
Altro rimedio ecologicamente sostenibile sarebbe poi la reintroduzione dei
predatori naturali delle lepri, come la volpe, purtroppo scomparsa a causa
del dissennato intervento dell’uomo, e così pure una valida soluzione
potrebbe essere la conversione delle colture optando per la produzione di
biomasse vegetali (anche in considerazione della vicinanza del nastro
trasportatore del carbone: il che eliminerebbe le produzioni vegetali
destinate alla alimentazione umana e provenienti da una zona di dubbia
salubrità). Le misure, in sostanza, non possono essere solo risarcitorie,
devono essere anzitutto preventive. Ma, finora, nulla di tutto questo è
stato preso in considerazione.
Anzi, si prosegue nella sconcertante contraddizione per cui, da un lato, si
lamenta una presenza di lepri ritenuta eccessiva, e, dall’altro, su
richiesta dei cacciatori, dal 1996 se ne continuano a immettere in gran
quantità: solo quest’anno sul territorio provinciale ne sono stati
introdotti altri 1.000 esemplari! Sicché nel 2009 potranno essere cacciate,
oltre a quelle appena immesse, anche le lepri allontanate dall’area protetta
delle Saline.
Davvero encomiabile la solerzia dell’Ambito Territoriale di Caccia nella
vicenda: per risolvere un problema degli agricoltori, si è fatto carico di
procurarsi diverse centinaia di metri di reti per la cattura, pur avendo già
acquistato analoga attrezzatura la Provincia lo scorso anno, ha mobilitato
decine di battitori, ha perfino nominato un avvocato per difendere i
provvedimenti comunali davanti al TAR. Una partecipazione certamente
sentita.
E’ necessario, allora, che i cittadini facciano sentire la propria voce,
perché qualcuno comincia a proporre la riduzione della superficie dell’area
protetta. A costoro va ricordato che il Parco, istituito per difendere gli
ecosistemi dichiarati d’interesse comunitario dall’Unione europea con le
Direttive 409/1979 e 43/1992, è risorsa preziosa, di tutti. E’ patrimonio di
biodiversità, ma può essere anche fonte di uno sviluppo agro-turistico, e
dunque di nuova occupazione, da progettare in primo luogo con il concorso
dei coltivatori. E non dimentichiamo che gli animali non sono cose, ma
esseri viventi che soffrono almeno quanto noi. La cultura si promuove anche
su questo terreno.
Per meglio esporre le problematiche contenute nel comunicato si svolgerà una
conferenza-stampa presso la sede del CSV POIESIS (via Dalmazia, 31/C)
Martedì 17 Febbraio pv alle ore 11,3 COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
LEGAMBIENTE - W.W.F. BRINDISI - LE.P.A - L.I.P.U.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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http://www.anticaccia.it