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NEWS: Giornali Internet 23/02/09



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CACCIA
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TermoliI residenti: «Devono allontanarsi dalle case»
A Ponte Tamburro è allarme per gli spari dei cacciatori
http://iltempo.ilsole24ore.com/molise/2009/02/23/993506-ponte_tamburro_allar
me_spari_cacciatori.shtml
Antonella Salvatore
TERMOLI «Mi trovavo in giardino per pulire il piccolo pezzo di terra davanti
casa quando ho sentito degli spari in pieno giorno. Impaurita mi sono
rifugiata in casa. L'episodio però si è ripetuto più volte e mi sono
barricata per paura di essere colpita da qualche pallottola vagante».
Contrada Ponte Tamburro: è allarme tra i residenti del posto.
A denunciare il brutto "andazzo" nel quartiere periferico della città,
alcune famiglie letteralmente impaurite da quanto sta accadendo negli ultimi
tempi.
Episodi che stanno provocando un certo allarme.
Queste hanno già chiesto l'intervento della Guardia Forestale contattata
telefonicamente per denunciare l'accaduto.
«Inizialmente abbiamo pensato le cose più terribili di questi spari, anche
un regolamento di conti tra qualche malvivente ma poi ci siamo resi conto
che si tratta di cacciatori. La presenza in questa contrada di un bel bosco
vicino al quale sorgono le nostre residenze rappresenta una calamita per i
cacciatori nonostante qui vige l'assoluto divieto di caccia proprio per la
presenza di ville ed appartamenti - hanno aggiunto gli abitanti del posto -.
Non si può cacciare vicino una zona abitata e questo è ben specificato nelle
leggi in vigore oltre al fatto che in questo bosco è vietata proprio la
caccia ma qualche cacciatore non sembra importarsene».
Un vero e proprio coro di proteste quello che si eleva nella zona periferica
della città dove a gran voce si chiede l'intervento della Guardia Forestale
di Petacciato, già contattata telefonicamente.
«E' effettivamente pericoloso per noi e per i nostri figli stare in giardino
o semplicamente con le finestre aperte per la paura di essere raggiunti da
colpi sparati da qualche cacciatore folle che insiste a venire in questa
zona - hanno detto ancora alcune famiglie - per tale motivo abbiamo chiesto
maggiori controlli allla Forestale prima che accada qualcosa. Così non si
può andare avanti».
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Cherso, caccia grossa a cinghiali e daini
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/ilpiccolo/2009/02/23/NZ_05_
SPAL.html
CHERSO Prosegue l’opera di abbattimento a Cherso delle due specie di
selvaggina alloctona, cinghiali e daini, che già da tempo stanno arrecando
gravi danni ad agricoltori ed allevatori di ovini. Anche se finora non è
stato ufficialmente dimostrato che i cinghiali attacchino e sbranino gli
agnelli, i pastori e gli allevatori chersini sostengono da anni che invece è
proprio così. Secondo i proprietari delle greggi, gli irsuti animali
attaccano e uccidono i piccoli ovini, cibandosi soprattutto delle loro
interiora. Gli esperti non respingono, né accettano tali convinzioni,
cercando di entrare in possesso di qualche prova concreta. In attesa di
sapere la verità (in alcune aree sono state posizionate videocamere per
seguire il comportamento dei cinghiali), anni fa nell’arcipelago di Cherso e
Lussino è cominciata la campagna di eliminazione di cinghiali e daini,
introdotti negli anni 70 e 80 per dare vigore al turismo venatorio.
Purtroppo in alcune zone i recinti delle riserve venatorie non hanno
resistito all’ usura del tempo e gli animali si sono riversati un pò
dappertutto, provocando danni alle colture e forse anche agli ovini. Stando
ai dati diffusi dalla Contea quarnerino–montana, l’anno scorso a Cherso e
Lussino sono stati abbattuti 437 cinghiali e 419 daini. Alle battute di
caccia partecipano le doppiette delle locali società venatorie, che hanno
comunque bisogno di un permesso speciale per andare alla ricerca delle due
specie alloctone. Il maggior numero di animali uccisi si è registrato nella
riserva di Tramontana, nella parte settentrionale di Cherso, dove nel 2009
sono stati abbattuti 282 cinghiali e 151 daini. Nella zona di Punta Croce, i
cacciatori hanno fatto fuori 216 daini e solo 11 cinghiali, a Belej–Ossero
45 daini, a Batajna Hrasta 143 porchi selvatici e 7 daini, a Lussingrande un
cinghiale. Sono cifre che indicano una verità di fondo: gli animali
alloctoni sono presenti quasi esclusivamente nell’ isola di Cherso,
risultando invece rari a Lussino. (a.m.)
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Indagini su corruzione e tangenti in seno all’opposizione del Partido
popular
Spagna, polemiche su inchiesta del Pp: si dimette il Guardasigilli di
Zapatero
Bermejo lascia l'incarico: aveva partecipato a una battuta di caccia con il
magistrato titolare delle indagini
http://www.corriere.it/esteri/09_febbraio_23/dimissioni_ministro_spagnolo_f6
462726-01a8-11de-91dc-00144f02aabc.shtml
MADRID - Si è dimesso (ed è già stato sostituito) il ministro della
Giustizia spagnolo Mariano Fernandez Bermejo: il Guardasigilli di José Luis
Zapatero era stato al centro di furiose polemiche nelle ultime settimane per
aver partecipato a una battuta di caccia assieme al giudice Baltasar Garzon,
proprio nei giorni in cui il magistrato aveva aperto un’inchiesta su
corruzione e tangenti in ambienti vicini al Partido popular, il principale
movimento di opposizione al premier Josè Luis Zapatero. (Pp).
MALCONTENTO E SCIOPERO - A questo fatto, per il quale i popolari avevano
subito chiesto le dimissioni di Bermejo per «uso politico della giustizia»,
si è sommata la circostanza emersa la scorsa settimana che il ministro non
aveva la licenza per cacciare nella regione autonoma dell’Andalusia. Bermejo
era stato anche il bersaglio di una protesta dei giudici in tutto il paese
per le condizioni della giustizia in Spagna: dopo mesi di incubazione,
questa è esplosa mercoledì scorso nel primo sciopero dei giudici nella
storia della Spagna.
CAAMANO È IL NUOVO MINISTRO - Il nuovo ministro della Giustizia spagnolo è
il 46enne Francisco Caamano Dominguez, Segretario di stato negli ultimi 5
anni. «Speriamo abbia fortuna: è impossibile fare peggio di Bermejo» ha
detto il leader del Partido popular (Pp) Mariano Rajoy, salutando come «una
buona notizia» le dimissioni di Bermejo. Rajoy, che negli ultimi giorni
aveva chiesto innumerevoli volte la rinuncia dell'ormai ex Guardasigilli, ha
definito come priorità per la Giustizia «garantire l’imparzialità dei
giudici e dare più mezzi alla Giustizia».
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Caccia e vittime delle doppiette, è guerra sulle cifre
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=331097
di Claudio Pompei
Le «bufale» sugli stravolgimenti climatici e sui rischi per l’umanità intera
che ci vengono a volte propinate dagli ambientalisti catastrofisti vengono
fortunatamente smentite dai fatti. E quando non è la natura stessa a
ridicolizzare certi “profeti di sventura”, ci pensano gli scienziati seri a
dimostrare come l’uomo possa incidere in percentuale minima nei cambiamenti
climatici. La stessa “scuola di pensiero” fondamentalista-catastrofista si
esercita ogni anno a gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica per
dimostrare, ad esempio, che la caccia è un’attività distruttiva per la
quale, per giunta, la società paga un costo elevatissimo di vite umane.
Ora, senza voler entrare nel merito di un’attività che è nata con l’uomo ed
è stata per millenni connaturata al suo istinto di sopravvivenza, c’è da
rilevare semplicemente che la caccia è un’attività consentita e regolata
dalle nostre leggi. Chi la esercita è sottoposto a una serie di vincoli, di
tasse, di regole da rispettare. Esistono anche tante persone - sono, forse,
la maggioranza - che non imbraccerebbero mai una doppietta ma che, tutto
sommato, considerano la caccia come una passione, uno sport, un’attività
tradizionale e la guardano con simpatia oppure con indifferenza. Ci sono,
infine, i fondamentalisti anti-caccia che si battono da sempre per
cancellare l’attività venatoria dal nostro ordinamento giuridico.
Negli ultimi decenni, in verità, si sono svolti due referendum nazionali e
una decina regionali che avevano come obiettivo l’abolizione della caccia o
delle norme del Codice civile che ne regolano l’esercizio. Nessuna di queste
consultazioni referendarie ha mai raggiunto il suo scopo. Attraverso
modifiche legislative che hanno eliminato il cosiddetto “nomadismo
 venatorio”, cioè la possibilità di praticare la caccia su tutto il
territorio nazionale (ovviamente ai titolari di licenza e nel rispetto delle
regole); attraverso l’aumento delle tasse e l’introduzione di nuovi
balzelli; attraverso un sistematico giro di vite sui controlli sanitari
preventivi e burocratici, il numero dei cacciatori italiani negli ultimi
trent’anni è diminuito del 60 per cento circa. Ma a tutt’oggi 6-700mila
cacciatori, grazie alla loro passione, tengono in vita un importante settore
dell’industria italiana che, considerando anche l’indotto, dà lavoro a
decine di migliaia di persone. Anche per questo ci sarebbe bisogno di una
informazione corretta. Invece, come dicevamo, a ogni chiusura di stagione
annuale, vengono diffusi dati che non stanno né in cielo, né in terra.
Per gettare discredito sull’intera categoria dei cacciatori, i
fondamentalisti-animalisti parlano di decine di milioni di volatili
abbattuti ogni anno. I loro “calcoli” non hanno nulla di serio: non si
rivolgono, per esempio, all’Infs, l’Istituto nazionale della fauna selvatica
che effettua censimenti su alcune specie animali. Più semplicemente,
utilizzano i dati riguardanti la produzione industriale di munizioni,
propinando ai mezzi d’informazione l’equivalenza «ogni cartuccia un volatile
ucciso». Anche un bambino capirebbe l’assoluta infondatezza del “dogma
animalista”.
ntanto una consistente percentuale di munizioni prodotte resta invenduta; di
quelle utilizzate, più della metà vengono destinate al tiro sportivo su
piattelli; di quelle che restano, forse il 10 per cento finisce per colpire
l’obiettivo... Il capitolo più inquietante della sistematica opera di
disinformazione è quello riguardante il tributo in vite umane che si paga
per la caccia. In questo ambito occore fare una premessa: gli incidenti
mortali che derivano direttamente dall’attività venatoria purtroppo si
verificano spesso per imprudenza, a volte per tragica fatalità. Ma senza
considerare le vittime della strada (che ogni week end fanno registrare
numeri impressionanti), ci sono decine di attività (sportive e non) nell’
esercizio delle quali si verificano incidenti mortali. Si pensi agli
annegamenti o all’alpinismo.
Il numero delle vittime delle doppiette (sempre e comunque elevato,
trattandosi di vite umane) è infinitamente inferiore a quello dei morti in
incidenti fra le mura domestiche, tanto per fare un altro esempio. Ma c’è
sempre chi fa l’“apprendista stregone” e si esercita a organizzare
«chiassate mediatiche» accusando i cacciatori di ogni nefandezza. Stavolta,
a diffondere dati e numeri “impressionanti” ci ha pensato un’associazione
che nel solito elenco delle vittime, già gonfiato e pieno di errori, ha
pensato bene di aggiungere 40 decessi avvenuti fra “non cacciatori” e
originati da un’arma da caccia, anche se usata per commettere omicidi e
suicidi. A dire il vero, dopo le documentate inchieste diffuse dal «Comitato
nazionale Caccia e natura» negli anni passati, molti quotidiani hanno
evitato di riportare i dati farneticanti diramati dalle solite associazioni
fondamentaliste; tuttavia ci sono ancora organi di stampa che non guardano
troppo per il sottile e si limitano, in maniera assolutamente acritica, a
riportare una serie di notizie completamente destituite di ogni fondamento.
«Innanzitutto - fanno notare al Cncn - c’è da sottolineare che mentre quest’
anno il farneticante comunicato parla di 40 vittime, lo scorso anno,
adottando gli stessi criteri assurdi, le presunte vittime ammontavano a 54.
Dopo aver messo doverosamente in evidenza questa significativa diminuzione,
bisogna, per correttezza di informazione, correggere il dato di 40 vittime
come segue: i morti per incidenti di caccia sono stati 21; i morti a causa
di un infarto o malori (ogni anno se ne registrano oltre 160.000 fra le mura
domestiche) sono stati 11; i morti a causa di cadute (senza che ci sia stato
alcuno sparo) sono stati 3; i morti per incidente automobilistico (avvenuto
in seguito a un malore) 1; un ferito (peraltro completamente ristabilito)
conteggiato fra i morti; un bracconiere ucciso durante una battuta di frodo;
un cacciatore ucciso da un cinghiale (in passato è accaduto a un contadino);
un suicida. Come si può facilmente comprendere, le 21 vittime non sono
evidentemente ritenute sufficienti a suscitare allarmismo e preoccupazione
(non solo nella pubblica opinione, ma anche presso i politici e le
istituzioni) e allora si ricorre a tutta una serie di squallidi escamotage
(come i malori o le cadute) oppure a veri e propri falsi spudorati, fra i
quali sono veramente degni di nota il ferito che è stato disinvoltamente
conteggiato fra i morti, la vittima per incidente automobilistico o il
poveretto che ha scelto di uccidersi con la doppietta invece che buttarsi
dalla finestra o sotto un treno».
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NOCIVOSARAITU
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COLDIRETTI TOSCANA
CACCIA, AGRITURISMO E FILIERA CORTA: LE PROSSIME AZIONI
http://www.avvenire.it/GiornaleWEB2008/Templates/Pages/ArticlesInItaliaCresc
e.aspx?IdArticolo=39d217a6-f5d5-4663-9b9f-40cf55f2b102
Dopo Santa Croce, Palazzo degli Affari: dalla piazza al meeting per fare il
punto della situazione e proseguire dritti verso la meta, il suo progetto
declinato in chiave regionale: la costruzione di una filiera tutta agricola,
firmata e toscana. Coldiretti dunque non si ferma né si accontenta dei
numerosi obiettivi centrati in questi ultimi mesi, da quando, con la
dichiarazione della mobilitazione e, ancor di più, dopo aver preso d’assedio
Firenze, con uomini e trattori, è riuscita a riportare l’agricoltura in
primo piano. “La grande manifestazione del 27 novembre ha contribuito a
restituire centralità al settore, anche nell’agenda degli amministratori,
non solo, come accade ormai da tempo, all’interno della società, tra i
cittadini che si affidano alle imprese agricole per avere prodotti e servizi
di qualità, rispettosi della salute e dell’ambiente. La pacifica marcia sul
capoluogo toscano è tornata a far pesare un comparto a cui la Regione aveva
gradualmente sottratto attenzione”, commenta il presidente di Coldiretti
Toscana Tulio Marcelli, davanti alla platea. E aggiunge: “Non è un caso se,
negli ultimi tre mesi, si sono sbloccate questione aperte da anni. Come la
modifica della legge urbanistica, che, con le sue disposizioni, contribuiva
a frenare gli investimenti delle imprese agricole”. La riunione odierna, con
la chiamata a raccolta tutta la struttura, con cui Coldiretti opera sul
territorio regionale, è un altro passo avanti sulla strada della
mobilitazione: serve a mettere a fuoco i prossimi obiettivi da raggiungere,
obiettivi ritenuti strategici per il futuro dell’agricoltura toscana. “Al
primo punto c’è l’emergenza ungulati – dice il Presidente -. Dopo il flop
della conferenza sulla caccia, la mancata sottoscrizione delle linee di
indirizzo individuate dalla Regione e gli impegni assunti dal Presidente
Claudio Martini, vogliamo che si passi dalle parole ai fatti. Il timore è
che, una volta abbassati i riflettori, si perda di vista la gravità della
situazione e, di conseguenza, gli interventi subiscano un rallentamento. Il
numero esorbitante dei selvatici è e resta una delle priorità da risolvere
per assicurare un futuro alla nostra agricoltura. Noi lo ribadiremo nei
prossimi giorni, attraverso una serie di incontri sul territorio.
Solleciteremo i Prefetti e i rappresentanti delle istituzioni locali a
intervenire sul governatore toscano per sollecitare azioni concrete,
drastiche e immediate, che si possono avere solo azionando le leve
 normative”. Altro tema scottante, inserito da Coldiretti nella hit delle
urgenze per il futuro delle imprese è la modifica della legge 30/03 che
regola l’attività agrituristica: “una norma recente, ma ampiamente superata,
sia dall’evoluzione del quadro normativo nazionale, sia dalle nuove esigenze
espresse dal mercato. La Regione, da anni, tiene in stand by l’operazione.
Peggio ancora: ci giunge notizia che gli uffici si siano già messi al
lavoro, senza neppure interpellarci. L’impressione è che ancora una volta la
Regione abbia scelto di procedere con il vecchio metodo, facendo elaborare
idee e progetti ai tecnici, nelle stanze del Palazzo, senza alcun indirizzo
politico, senza alcun riscontro oggettivo con i bisogni delle imprese e del
settore, senza alcuna reale concertazione con le rappresentanze. E’ un
vecchio modo di procedere contro cui abbiamo protestato con forza il 27
novembre e contro cui siamo pronti a mettere in piedi nuove azioni
 eclatanti”. Terzo hot point evidenziato da Coldiretti è la necessità di
definire un quadro normativo a favore della filiera corta e della
valorizzazione del vero made in Tuscany. “Anche in questo caso i proclami
non mancano – dice Marcelli -, ma l’iter si annuncia lungo e tutto in
salita: non siamo disposti ad attendere tempi geologici per mettere a
disposizione delle aziende agricole gli strumenti necessari per lavorare e
rimanere sul mercato. Da quando abbiamo presentato la nostra proposta di
legge di iniziativa popolare sono passati anni, un periodo interminabile che
ha deluso le attese degli imprenditori e dei 30 mila firmatari. Adesso
vogliamo dalla Regione impegni precisi ma anche il cronoprogramma che
intende seguire per raggiungere velocemente l’obiettivo”. Coldiretti Toscana
insomma non abbassa la guardia, anzi, alza il tiro e punta in alto sui primi
tre bersagli, che intende centrare al più presto, senza escludere ancora una
volta la possibilità di ricorrere all’arma del conflitto e della protesta.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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