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NEWS: Giornali Internet 06/03/09



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CACCIA
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Liberato cinghiale in trappola
nel Parco dei Castelli Romani
http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=1058&ID_se
zione=339&sezione=News
ROBERTA MARESCI
ROCCA DI PAPA (Roma)
«Ancora un episodio di bracconaggio nel Parco dei Castelli Romani. E
solamente grazie ad un cittadino che ha lanciato l’allarme ed ai
Guardiaparco che sono immediatamente intervenuti, anche a rischio della
propria incolumità, si è riusciti a liberare un esemplare di cinghiale
femmina ed incinta di circa 80 chili che era stato bloccato dai lacci nei
quali era rimasto imprigionato, lacci posizionati nel bosco da cacciatori di
frodo». È quanto dichiarato da Piergiorgio Benvenuti, coordinatore romano e
per la provincia del “Movimento ecologista europeo – Fare ambiente”. «Nella
presentazione del Parco dei Castelli Romani – continua Benvenuti - si parla
della “prima area naturale protetta d'Italia a proporre visite guidate ad
impatto zero, ossia non inquinanti. Dove qualsiasi azione umana produce un
impatto sull'ambiente che però si può ridurre o addirittura azzerare”.
Ma la realtà è ben diversa. Infatti se bisogna ringraziare i Carabinieri di
Monte Compatri che a fine gennaio hanno catturato alcuni bracconieri intenti
alla caccia di frode al cinghiale e oggi ancora una volta l’intervento dei
Guardia Parco a difesa di un cinghiale, si deve registrare una costante
realizzazione di trappole formate da teloni e buche».
Purtroppo «il bracconaggio all'interno del Parco dei Castelli Romani è una
realtà ben nota», dichiara Claudio Locuratolo presidente dell'Enpa di Roma;
«il fenomeno è sicuramente legato al traffico di carne di cinghiale che
viene venduta a ristoranti compiacenti, creando tra l'altro potenziale
pericolo per la salute pubblica trattandosi di carne non controllata che
potrebbe causare malattie gravi come la trichinosi».
L’equilibrio ambientale del Parco è in pericolo. Ma c’è anche un problema di
sicurezza per gli escursionisti legato a tagliole ed esche sparse in ogni
dove. Oltre alla questione legata alla vendita di carne non sottoposta ai
debiti controlli igienico-sanitari che fa vacillare la sicurezza alimentare
nella zona. Per chi non conosce la trichinellosi (in passato chiamata
trichinosi), è una malattia infettiva causata da un parassita che si
localizza inizialmente nell’intestino per poi trasferirsi nei muscoli.
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Il Tar ferma la caccia al capriolo
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/03/06/1202132718614-tar-ferma
-caccia-capriolo.shtml
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha emesso una nuova
ordinanza di sospensione immediata della caccia, cosiddetta di selezione, al
capriolo nella Provincia di Genova, dando così ragione al ricorso dell’
Associazione VAS (Verdi Ambiente e Società) elaborato dall’avvocato Daniele
Granara. Cristina Morelli e Angelo Spanò, rispettivamente consigliere
regionale e consigliere provinciale dei Verdi esprimono grande soddisfazione
e chiedono alla Provincia di Genova di dare subito seguito all’Ordinanza del
TAR Liguria bloccando ogni azione venatoria verso i caprioli, femmine e
cuccioli, su tutto il territorio provinciale.
La Provincia aveva di recente consentito la caccia selettiva fino alla data
del 14 marzo.
«Prendiamo atto con soddisfazione di questa ennesima pronuncia del Tribunale
Amministrativo della Liguria, - dichiarano Cristina Morelli e Angelo Spanò -
ciò evidenzia ancora una volta le carenze giuridiche, e gli errori a senso
unico, contenute nei provvedimenti emessi dall’amministrazione provinciale
quando si tratta di consentire forme di caccia in deroga e giustificate come
selettive per presunto soprannumero, comunque non gestito o gestito solo ad
uso dei selecontrollori-cacciatori, di ungulati».
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NOCIVOSARAITU
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Gabbie trappola per catturare le nutrie che sguazzano nel rio Bapi e nei
fossati
http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=396729&Data=2009
0306&CodSigla=PD
(A.P.) Gli abitanti del Nuovo Centro di Rubano non assisteranno più,
probabilmente, al passeggio, nelle prime ore mattutine, delle nutrie, lungo
le piste ciclabili, accanto al rio Bapi, né allo sguazzare di questi
roditori lungo il fossato che costeggia la Regionale 11. Una presenza questa
aumentata negli ultimi periodi, un pò ovunque nei fossati del territorio,
anche se pare non in grado, finora, di arrecare danni rilevanti a scoli e
coltivazioni locali. L'amministrazione comunale ha recentemente deciso,
infatti, di dichiarare guerra alle nutrie, vista la proposta, in tale
merito, avanzata dalla Provincia di Padova, il 6 febbraio 2008, con la quale
chiedeva di stipulare un protocollo d'intesa con l'obiettivo di contenere la
diffusione della specie nutria nel territorio padovano, per prevenire i
danni alle arginature, alle colture agricole e alla vegetazione naturale.
L'amministrazione ha deciso inizialmente di impegnare euro 1.200 per
l'acquisto di 10 gabbie trappola, indicando poi alla Provincia le aree che
devono avere priorità per la cattura. Sarà la Provincia di Padova, tuttavia,
tramite suo personale o volontari autorizzati, a posizionare le trappole col
loro innesco e a sopprimere gli animali catturati. La stessa identificherà
con numerazione progressiva le gabbie-trappola e, nel caso vengano sottratte
a opera di ignoti o danneggiate e rese inservibili, darà pronta
comunicazione al legittimo proprietario e all'autorità giudiziaria.
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AVVELENAMENTI
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UN MASSACRO
Polpette fanno strage di cani e gatti
Caccia al serial killer degli animali
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/fermo/2009/03/06/156133-polpette_fa
nno_strage_cani_gatti.shtml
Avvelenate cinquanta bestiole. Un bilancio inquietante che, dopo le denunce
di alcuni proprietari degli animali morti, ha spinto i carabinieri ad aprire
un’indagine che si muove su una pista a dir poco allarmante
Fermo, 6 marzo 2009 - Circa una ventina di cani e più di 50 gatti avvelenati
tra Pedaso, Monte Giberto e Fermo. Un bilancio inquietante che, dopo le
denunce di alcuni proprietari degli animali morti, ha spinto i carabinieri
ad aprire un’indagine che si muove su una pista a dir poco allarmante. Ci
sarebbe infatti un serial killer di cani e gatti che si muove sul territorio
e che colpisce sempre con la stessa tecnica. Il fulcro principale delle
uccisioni sembra essere Pedaso, dove c’è stato il maggior numero di animali
morti.
Gli investigatori stanno cercando di capire come e perché questa persona
abbia preso di mira cani e gatti. Ieri intanto il veterinario incaricato,
Roberto Tomassetti, ha effettuato l’autopsia sul corpo di uno dei cani
trovati avvelenati ed ha individuato le sostanze usate per uccidere. "Nello
stomaco dell’animale – spiega Tomassetti – ho rinvenuto coratelle di agnello
contenenti un mix di veleni. Il materiale estratto dal cane è stata inviato
all’istituto Zooprofiolattico di Fermo che ha analizzato ed individuato le
sostanze utilizzate. Principalmente sono due i prodotti: un antiparassitario
contro i pidocchi delle piante e un antilumaca. Una mistura estremamente
letale che rende quasi impossibile salvare le vittime dell’avvelenamento".
Gli elementi emersi dall’autopsia potrebbero essere molto importanti per le
indagini e per individuare il serial killer, anche se il veterinario parla
di sostanze accessibili a tutti. "I prodotti usati – aggiunge Tomassetti –
possono essere acquistati da chiunque in qualsiasi negozio per forniture per
l’agricoltura. Certo, chi ha preparato i bocconi avvelenati conosce bene gli
effetti di queste sostanze sugli animali e sa anche come miscelarli. Il
numero elevato delle morti esclude categoricamente la casualità – conclude
Tomassetti – qui ci troviamo di fronte a qualcuno che odia profondamente
questi animali". Un’ipotesi che in parte restringe il ventaglio dei
possibili autori della strage. Il serial killer, intanto, deve aver
acquistato il veleno in uno dei negozi specializzati e poi deve anche essere
un esperto o avere avuto una consulenza adeguata. Particolari, questi, che
potrebbero essere di fondamentale importanza per le indagini dei
carabinieri. di Fabio Castori

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it