[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

NEWS: Giornali Internet 10/03/09



======
CACCIA
======
NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SUGLI ALLEVAMENTI DI GUBERTI, IL PM BARBERINI HA
CHIESTO UN INCIDENTE PROBATORIO
Una perizia per capire come sono morti sedici cani
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ravenna/2009/03/10/156886-perizia_c
apire_come_sono_morti_sedici_cani.shtml
NELL’AMBITO dell’inchiesta sugli allevamenti dei cani pointer di Giorgio
Guberti, il pm Daniele Barberini ha chiesto al gip di disporre incidente
probatorio al fine di accertare la causa della morte di sedici cani, cinque
adulti e undici cuccioli. La richiesta è stata depositata nel fine settimana
presso la cancelleria del gip e ancora il giudice deve provvedere.
Le carcasse di cinque pointer adulti e di un cucciolo vennero trovate dalla
Forestale nel corso dell’ispezione del 30 dicembre scorso presso l’
allevamento di Osteria; erano nell’area dell’allevamento e probabilmente si
trattava di cani vittime di una furiosa lotta con probabili cani killer
venuti a contatto con altri. Le carcasse furono consegnate alla sezione di
Lugo dell’istituto Zooprofilattico sperimentale. Degli altri dieci animali,
tutti cuccioli e tutti sotto sequestro, sette sono morti fra il 30 dicembre
e il 15 gennaio presso il Centro soccorso per animali di Modena e gli altri
quattro sono deceduti presso il canile ‘Micio Micio Bau Bau’ di Occhiobello
dove furono ricoverati dopo il sequestro. Su cinque dei sei deceduti a
Modena e su quelli deceduti a Occhiobello già a suo tempo è stata effettuata
l’autopsia.
Obiettivo del pm è quello di giungere alla nomina di un perito, il cui
lavoro possa costituire prova in sede processuale, per accertare se la causa
della morte degli animali possa essere collegata causalmente alla condotta
del veterinario Guberti oppure ad altri meccanismi. Va da sè che per quanto
riguarda i cuccioli, tutti morti dopo il sequestro (sei di loro nei giorni
immediatamente successivi) dovrà essere accertato se la malattia che li ha
condotti a morte — una probabile malattia da raffreddamento — sia insorta
nel periodo in cui gli animali erano nell’allevamento oppure subito dopo.
Parti offese nel procedimento penale contro Guberti — indagato per
maltrattamento di animali, ovvero i pointer dell’allevamento e anche sette
gatti selvatici incrociati con gatti domestici — sono quattro associazioni
di salvaguardia degli animali: la Lav (lega antivivisezione), la Lega per l’
abolizione della caccia, l’associazione ‘La Zampa e la mano’ e l’
Associazione nazionale protezione animali, natura e ambiente, sezione di
Cremona.
c.r.
-----
Liberato un cinghiale ferito dai bracconieri
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/messaggeroveneto/2009/03/10
/UD_15_PROE7.html
TARCENTO. Un cinghiale, vittima di un crudele atto di bracconaggio, è stato
liberato nel pomeriggio di domenica da un intervento del Corpo forestale
regionale nei boschi attorno a Tarcento. La segnalazione giunta alla
Forestale da un cittadino residente nella zona di Sedilis, frazione di
Tarcento, riguardava la possibile presenza di un animale ferito, del quale
si potevano da alcuni giorni ascoltare i lamenti provenienti dal bosco che
circonda l'abitato. Immediatamente si è attivato il personale del Noava,
Nucleo operativo attività di vigilanza ambientale, composto da elementi del
Corpo forestale regionale, che ha raggiunto le case di Sedilis e si è quindi
inoltrato nel bosco dove è stato rinvenuto l'animale, un cinghiale preso in
un laccio che gli si era stretto attorno all'addome. Un bracconiere aveva
evidentemente allestito la micidiale trappola, costituita da un cavetto di
acciaio di circa 5 millimetri di diametro, assicurato ad una pianta. Il
personale del Corpo forestale, dopo aver valutato che l'animale non
presentava particolari ferite, ha provveduto a tagliare con delle cesoie il
cavo, permettendo così al cinghiale di allontanarsi rapidamente nel fitto
del bosco. Sempre nella stessa zona più volte nel corso degli ultimi anni
erano stati ritrovati lacci di questo tipo ed altre trappole utili a
catturare animali selvatici: per questo motivo erano stati effettuati vari
servizi antibracconaggio per individuarne gli autori. La Forestale, dopo
aver sequestrato il cavo, ha sporto denuncia contro ignoti alla Procura
della Repubblica di Udine per i reati di "uso di mezzi di caccia non
consentiti" e "maltrattamento animali". Sono ora in atto le indagini per
individuare il trasgressore.
-----
Febbre aviaria, primo caso in Ue in 2009 segnalato da Germania
http://it.notizie.yahoo.com/4/20090310/tso-oitlr-birdflu-germania-89ec962.ht
ml
La Germania ha informato la Commissione europea sulla presenza di un
focolaio di H5N1, il primo caso registrato in Europa quest'anno relativo al
ceppo virale più pericoloso della febbre aviaria. Continua a leggere questa
notizia
Il virus "è stato individuato in un'anatra selvatica abbattuta durante una
partita di caccia vicino alla cittadina di Starnberg, nello stato tedesco
della Baviera", ha detto la Commissione in un comunicato.
"Comunque, sulla base del risultato favorevole della valutazione di rischio,
la Germania potrebbe evitare di stabilire un'area di controllo e un'area
circostante di monitoraggio attorno a un ritrovamento risultato positivo ai
test. Questa deroga è stata usata tenendo conto del fatto che la caccia è
già avvenuta in gennaio", aggiunge la nota.
L'ultimo caso di influenza aviaria in un uccello selvatico sul territorio Ue
risale al febbraio del 2008, relativo a un'oca canadese in Gran Bretagna,
mentre l'ultimo focolaio di H5N1 nel pollame è stato individuato a ottobre
nello stato tedesco della Sassonia.
-----
Il caso La proposta criticata anche da una parte delle doppiette
Cacciatori a 16 anni
Ambientalisti in rivolta
Accuse da Wwf, Lipu e Legambiente. L'etologa Goodall: un rischio
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_11/cacciatori_16_anni_salvia_b0581f
24-0e07-11de-b3a4-00144f02aabc.shtml
ROMA — Anche i cacciatori avranno il loro foglio rosa. E per imbracciare il
fucile non dovranno più aspettare la maggiore età, come avviene oggi.
Basterà aver compiuto sedici anni, purché a caccia si vada accompagnati da
una persona esperta, come il papà, lo zio o un amico più grande. La misura è
contenuta del disegno di legge che sarà presentato oggi dal senatore del
Popolo della libertà Franco Orsi, appassionato cacciatore. Un testo da tempo
allo studio che ora è pronto a fare il primo passo formale nella commissione
Ambiente di Palazzo Madama per poi imboccare la lunga strada del dibattito
parlamentare.
Come funzionerà il foglio rosa? Chi ha sedici anni potrà provare l'esame di
abilitazione all'esercizio venatorio, lo stesso che si fa oggi da
maggiorenni per ottenere il patentino. Chi supererà la prova riceverà dalla
questura un «attestato di tirocinio». E proprio su questo foglio saranno
indicati i nomi degli accompagnatori, tre persone con la licenza da almeno
cinque anni. Solo con uno di loro, e con le loro armi, il cacciatore in erba
potrà dedicarsi alla sua passione. Ma non potrà né comprare un fucile, né
portarlo in giro e nemmeno tenerlo a casa. Una misura che fa gridare
all'incostituzionalità Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente e
oggi senatore del Pd, che nel comitato ristretto del Senato ha tentato di
fermare il senatore Orsi: «In Italia — dice Della Seta — a sedici anni non
si può guidare la macchina, non si può votare, ma si può prendere il fucile
e sparare. Bel messaggio no?». Una norma «pericolosa» anche secondo
l'etologa Jane Goodall, che ieri era a Roma per presentare «A ferro e fuoco»
il documentario sulla caccia realizzato da Margherita D'Amico. Quella del
foglio rosa non è l'unica novità che farà discutere. Anche sulla caccia,
come per i controlli sulle banche, saranno coinvolti i prefetti. Se alcune
specie diventeranno troppo numerose, come i cinghiali che divorano i
raccolti o gli uccelli che mettono a rischio gli aeroporti, saranno loro ad
autorizzare i cacciatori ad intervenire con i fucili. C'è poi l'articolo
ribattezzato dagli ambientalisti «polenta e osei».
Perché questo nome? Nella caccia da appostamento è possibile utilizzare
degli uccellini vivi che, chiusi nelle gabbiette, funzionano da richiamo.
Oggi ogni cacciatore ne può portare al massimo 40. Il disegno di legge del
senatore Orsi elimina questo tetto ed elimina anche l'anellino sulla zampa
necessario per identificarli. Gli ambientalisti temono che questo sia un
trucco per infilare in gabbia gli uccellini vivi, spacciarli per esche e
poi, una volta a casa, tirare fuori lo spiedo ed usarli come strepitoso
condimento per la polenta. La associazioni degli ambientalisti (Legambiente,
Wwf e Lipu) hanno creato un gruppo di lavoro per chiedere modifiche al
testo. Hanno aderito anche le associazioni degli agricoltori e (sorpresa)
una parte delle associazioni dei cacciatori e cioè Arci Caccia, Federcaccia
e Italcaccia. «Lì dentro — dice Osvaldo Veneziano, presidente di Arci
Caccia — c'è anche la norma che autorizza a sparare sulla neve in aree
private. La lepre affonda e io miro senza fatica. Finisce l'etica del
cacciatore e si apre alla pura logica di mercato. Anche il mio setter si
rifiuterebbe di fare una cosa del genere». Arci Caccia è l'associazione di
categoria vicina alla sinistra. Ma nel settore la pensano tutti così? Anche
se quasi dimezzati nel corso degli ultimi 25 anni, i cacciatori italiani
sono sempre più di 700 mila. Ed è proprio a partire da questo numero che
Della Seta dà la sua lettura politica della vicenda: «Questa legge non verrà
mai approvata — dice — e non perché il centrodestra non abbia i numeri. No,
il punto è che la caccia non è più popolare nell'opinione pubblica italiana.
Qui il Pdl cerca solo di grattare qualche voto in vista delle europee e
delle amministrative». Grattare qualche voto a chi? Alla sinistra, visto che
nelle regioni rosse (Toscana ed Umbria) ci sono ancora tante doppiette, come
si diceva una volta. Ma grattare qualcosina anche agli alleati della Lega,
che in Veneto e Lombardia tra i cacciatori raccoglie tanti voti, e che i
sondaggi spingono sempre più su.
-----
Caccia: con i nuovi volontari diminuiti i verbali e le sanzioni
http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/10545/1/
(red.) 1949 archetti, 659 metri quadri di reti e 605 trappole sequestrate.
Sono solo alcuni dei dati presentati questa mattina da Guido Bonomelli
sull'attività del servizio ittico-venatorio della polizia della Provincia di
Brescia nel 2008. Davanti alla Settima commissione del Broletto, l'assessore
alla Sicurezza ha esposto una sorta di bilancio su quanto realizzato dalle
guardie per la tutela dell'ambiente e del territorio. "Voglio ricordare", ha
spiegato, "che il 2008 è stato anche l'anno della piena attuazione del nuovo
regolamento delle guardie volontarie. La potestà disciplinare della
Provincia ha premiato la prevenzione in tema di vigilanza ittico-venatoria e
non repressivo, come accadeva in passato da parte di alcune guardie
volontarie ambientaliste. Questo ha portato a una soddisfacente riduzione
delle sanzioni, sia amministrative sia penali".
L'anno scorso i verbali penali per la caccia sono stati 113 (erano 118 nel
2007) per un totale di 68.375 euro. I verbali amministrativi sono stati,
invece, 355 (479 nel 2007) per 40.162 euro. Nell'ambito della lotta al
bracconaggio, poi, le guardie hanno recuperato selvaggina per 1.145 capi di
cui sei cervi e 28 rapaci. La fauna sequestrata, ha raggiunto i 47 capi,
quella liberata i 117; mentre gli animali condotti al centro di recupero
sono stati 277 (140 rapaci).
-----
Gli effetti del blitz “animalista” al centro del San Bartolo
I volatili hanno un copribecco che impedisce di mangiare, tanti già
investiti dalle auto. La Provincia prova a catturarli
Grande caccia al fagiano in città
Bisogna salvare i 5.000 “evasi”
http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20090310&ediz=14_PESARO&npag=34
&file=B_4885.xml&type=STANDARD
di CHIARA BOIANI
Ne hanno liberati oltre 5.000 e solo 400 sono riusciti a ritrovare la strada
di casa. La stragrande maggioranza di fagiani del centro allevamento di
selvaggina del parco San Bartolo è libera. Libera di scorrazzare per le vie
della città, di farsi largo nei campi del colle e fare capolino dai giardini
delle case, di zampettare fra le macchine e il traffico cittadino. Libera
sì, ma non per molto. Perché il “commando” animalista, o presunto tale, che
sabato notte si è intrufolato nei locali del “centro fagiani” della
Provincia, ha tagliato le recinzioni e le gabbie dell’allevamento, lasciando
uscire i volatili, li ha anche condannati a morte. «Ogni fagiano – spiega il
custode del centro, Massimo Cesari – è dotato di un “copribecco” che
consente loro di nutrirsi di mais e sementi in cattività, ma non gli
permette di procacciarsi il cibo quando sono all’aperto. Non tutti
sopravviveranno. Dei cinquemila e rotti volatili liberati notti fa,
pochissimi hanno fatto ritorno al centro. La maggior parte vaga impaurita e
disorientata nei dintorni e i residenti della zona mi segnalano continui
avvistamenti. C’è chi si è ritrovato i fagiani nel giardino o nel viottolo
di casa. Domenica sono stato a Santa Marina e sul tetto del bar ne ho visto
uno. Per non parlare poi di quelli che vagano intorno al centro, ce ne sono
davvero tanti». Tanti per non dire decine e decine. La strada del San
Bartolo, quella che da Soria conduce al centro di allevamento, era piena
zeppa di fagiani ieri mattina. La difficoltà vera non era tanto avvistarli
quanto tentare di schivarli con la macchina per evitargli una fine ancora
più dolorosa di quella che, con tutta probabilità, li attende. Ce n’erano
molti anche nei campi e nelle stradine private che conducono alle case. E
nei dintorni del parco della Pace, i residenti dicono di averne visti molti
vagare fra le macchine ed il traffico. E all’incolumità dei volatili si
aggiunge anche quella degli stessi automobilisti. Il rischio di centrare un
fagiano percorrendo strada San Bartolo è alto, si potrebbero verificare
degli incidenti. Intanto Massimo Pensalfini, responsabile del centro di
allevamento, anticipa le prossime mosse: «Con l’aiuto della polizia
provinciale e dei volontari del centro proveremo a catturare i fagiani
usando le reti. Finora abbiamo cercato di richiamare i volatili spargendo
mais e altro mangime nei campi e nelle zone in cui ne sono stati avvistati
di più. Qualcuno è tornato indietro, ma la maggior parte vaga ancora
disorientata. I residenti della zona possono contattare la Provincia per
sapere come intervenire». Sul blitz pseudo animalista interviene, infine,
anche il Wwf di Pesaro: «Atti come questo sono illegali, costosi,
controproducenti ed inutili per gli animali liberati. Oltre al danno
economico ci saranno danni in più da pagare agli agricoltori del parco. Non
è con queste azioni che si fa opposizione alla caccia».