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Uno spettro s'aggira per l'Italia...



“Uno spettro s'aggira per l'Italia - lo spettro dei cani di Modica. Tutte le 
potenze della vecchia Italia si sono alleate in una santa battuta di caccia 
contro questo spettro: il provicario della diocesi di Noto ed i rappresentanti 
del governo, il famosissimo Codacoms e  ed oscuri freelance del web, mass media 
e giustizieri improvvisati.”
Per cominciare a prendere le distanze dalla massa enorme di opinioni gratuite 
e di disquisizioni infondate che si continuano a sentire in questi giorni, 
conviene attenersi ad un dato indiscutibile ed oggettivo: il nome scientifico 
del cane è “Canis familiaris”. Da quattordicimila anni  il cane vive con gli 
esseri umani  che costituiscono il suo “branco” naturale, e costringerlo a 
condizioni di randagismo e di rinselvatichimento, significa condannarlo ad un’
esistenza innaturale e drammatica. 
Insieme alle persone che a Modica sono state aggredite, i cani sono anch’essi 
vittime non colpevoli degli eventi che si sono verificati in questi giorni. E 
certamente dietro ognuno di essi non si fa fatica ad intravedere una storia di 
abbandono, maltrattamenti, fame, paura, mancato accudimento da parte degli enti 
istituzionalmente preposti a provvedervi. 
Prima non li si vede affatto o per nulla nella loro condizione di sofferenza 
e disagio, poi li si inquadra nel mirino delle armi da fuoco, rendendoli capri 
espiatori di colpe e responsabilità che sicuramente vanno ricercate altrove. 
Tra i souvenir che qualsiasi turista porta al ritorno da un viaggio nelle 
regioni meridionali in generale e nella Sicilia in particolare, vi è lo 
sconcerto per l’enorme numero di randagi affamati e sofferenti che sono 
presenti  sul territorio. Le amministrazioni locali non se ne  interessano 
assolutamente, omettendo di mettere in atto campagne di sterilizzazione e di 
controllo del randagismo, salvo poi, a tragedia avvenuta, ad andare in 
televisione ad assumere l’aria di vittime attonite, quasi che i cani fossero 
stati sbarcati la notte prima dalla pancia di un’astronave marziana. Se crolla 
il soffitto di una scuola elementare, il sindaco va in galera: se un branco di 
cani aggredisce una persona, vengono sparati i cani … Così come è triste 
constatare che anche i rappresentanti delle istituzioni statali vivono nella 
“cultura dell’emergenza”: prima le emergenze vengono in qualche modo causate 
non intervenendo a sanzionare omissioni precisamente ed espressamente previste 
dalla legge, e dopo invitando a risolverle con soluzioni palesemente 
illegittime.  
Ma a questo punto sembra pure doveroso chiedersi su quale pianeta abbia 
vissuto il protonotaro della diocesi di  Noto, il quale nella sua omelia ha 
affermato che fino ad ora si è dato troppo agli animali e che è giunto il tempo 
di occuparsi degli esseri umani. 
Perché, in effetti, fino al 16 marzo 2009, tutta la politica, l’economia, la 
finanza, le istituzioni mondiali, sono state finalizzate alla salute, alla 
tutela ed al benessere degli animali. Le strade, le scuole, gli ospedali, le 
ferrovie, i distributori automatici di sigarette e di popcorn …, tutto è stato 
inventato e costruito al servizio degli animali.   
La verità è che gli uomini hanno la dote innata di pensare a se stessi e di 
affermare il proprio tornaconto spicciolo su tutte le altre realtà viventi e 
non viventi del pianeta.
 In Italia stiamo assistendo ad una sospensione della logica, della legalità 
e della pietà. Lo spettacolo che i mass media continuano ad offrire in queste 
ore a proposito delle azioni di rappresaglia contro i cani di Modica, non ha 
nulla a che vedere con un tentativo di soluzione ragionevole del problema. Si 
tratta di un messaggio di forte inciviltà che sembra riportarci indietro di 
secoli, ai tempi della caccia alle streghe o agli untori.   Considerare la vita 
dei cani meno di niente, un problema da risolvere a colpi di mitraglietta, 
significa far passare un messaggio di brutalità e di violenza sadica ed ottusa 
che non farà altro che legittimare qualsiasi futura forma di sadismo ed 
incrudelimento: nuovi abbandoni sempre più a cuor leggero, nuovo disinteresse, 
nuova indifferenza. E quindi nuovi branchi.
Chiara Catapano
Michele Scotto di Santolo