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RANDAGISMO: A PESCARA MODELLO VIRTUOSO CON COLLABORAZIONE



 
 
RANDAGISMO: A PESCARA MODELLO VIRTUOSO CON COLLABORAZIONE
25 mar 09

I dati dell'Ordine provinciale dei medici veterinari.
 
 

25 marzo - In nove anni applicati 37.000 microchip, media annua di sterilizzazioni cresciuta quattro volte, il 53% dei cani controllati nel canile sanitario nel 2008 affidati a famiglie, dimezzate le segnalazioni di morsicature: accade in provincia di Pescara dove per il presidente dell'Ordine dei veterinari, Paolo Dalla Villa, è stata la collaborazione tra medici, Asl e associazioni animaliste a porre le basi di un modello virtuoso per debellare il randagismo.
Le segnalazioni di cani morsicatori pervenute alla Asl nel 2000 erano 225 riferite a cani padronali incustoditi, 111 nel 2008; meno quelle dei randagi, 80 nel 2000, 49 l'anno scorso.
Oggi il vero problema è il "vagatismo", precisa Dalla Villa, il fenomeno dei cani, spesso non sterilizzati, lasciati liberi dai padroni. Liberi di riprodursi e di fare branco, creando problemi di sicurezza, anche di carattere sanitario; "per questo è fondamentale l'educazione dei proprietari, soprattutto per il controllo delle nascite". Nel 2000 era di 6 anni l'età media delle femmine sterilizzate, che quindi si erano riprodotte più volte nel corso della vita in strada; oggi é di un anno e spesso si interviene prima del primo calore.
Dal 2000 nel canile sanitario gestito dal'Asl pescarese sono passati 5.400 fra cani e gatti, 4.800 sono stati sterilizzati e nel 2008 il 42% sono stati rilasciati sul territorio. Le azioni che in dieci anni hanno consentito di ridurre il randagismo nel Pescarese sono quelle che Dalla Villa individua come le tre vie da seguire: identificazione dei cani, sterilizzazione e, soprattutto, proprietà responsabile. Conferma il presidente regionale Abruzzo dell'Amnvi, associazione nazionale medici veterinari, Marco Della Torre: "L'Abruzzo è tra le prime regioni ad aver recepito la legge quadro sul randagismo. Grande merito va anche alle associazioni animaliste che continuano a collaborare, gestendo rifugi e controllando gli animali reimmessi sul territorio. L'ideale sarebbe creare con loro un circuito nel quale i veterinari privati, convenzionati, siano erogatori dei servizi (vaccinazioni, sterilizzazioni, microchip) e quelli pubblici controllino applicazione e rispetto delle leggi".
(ANSA)