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Re: [Animalisti] latte di soia



Ciao Vittorio,
   la questione a mio parere va posta in modo diverso.

Il latte di soia al posto del latte vaccino non è una sostituzione di un problema con un altro, bensì la riduzione di un problema. Infatti se per produrre un litro di latte di soia si consuma metà della soia necessaria per produrre sufficiente foraggio per la produzione di un litro di latte vaccino, la monocoltura necessaria - a parità di quantitativo - è esattamente la metà, quindi il problema si dimezza.

Poi possiamo andare a discutere se il latte vaccino è un alimento utile o dannoso e quindi se debba essere sostituito o eliminato (stiamo sempre parlando al di fuori della questione etica che pure dovrebbe essere oggetto della lista, ma allora la discussione non si porrebbe neanche) e possiamo discutere se il latte di soia sia equiparabile a quello vaccino nei valori nutrizionali, ma per certo la sua produzione puramente sostitutiva (1 litro per un litro) dimezza il problema monocoltura.

Comunque non c'è scritto da nessuna parte che la soia possa essere coltivata esclusivamente come monocoltura intensiva; usiamo la monocoltura perché vogliamo che la soia (e gli altri prodotti agricoli) abbia costi di mercato ridotti, scaricando sulla collettività i relativi costi ambientali. E questo avviene semplicemente perché l'individuo umano, per quanto dichiari modestamente di essere ad immagine e somiglianza di Dio (cosa che in caso di sua esistenza lo configurerebbe dotato quanto meno di grande pazienza per accettare di essere insultato in tal modo), di fatto applica tendenzialmente il principio di massimizzare l'interesse personale; e questo è in sostanza una declinazione dell'istinto di sopravvivenza basato sulla logica del più forte, principio che sostanzialmente informa l'intero equilibrio naturale (cosa che magari può lasciarci un po' sconcertati quando vediamo certe scene di violenza, ma che è innegabilmente assai efficace).

Quindi la grande massa degli individui non è (e a mio parere non sarà mai) interessata ad accettare di "sacrificare" un po' del suo benessere pagando un po' di più (cioè lavorando di più per ottenere lo stesso risultato) a favore del cosiddetto bene comune. Riprova indiretta ne sia - a mio parere - che nei supermercati in cui sono presenti le banane "equosolidali", esse non soppiantano le Chiquita. Eppure la grande massa degli acquirenti (al di là del piagnisteo generale) non diverrebbe più povera pagando un euro in più alla settimana per delle banane che garantiscono (spero) il benessere minimo di chi le coltiva, come non lo diverrebbe se pagasse un euro in più per un litro di latte di soia "ecocompatibile"; queste persone infatti, te lo posso garantire, non hanno problemi a spendere un euro in più anche due volte alla settimana per bersi un ben poco indispensabile caffé; ma nel primo caso non ne traggono alcun beneficio immediato o - se vogliamo - egoistico, nel secondo sì.

Per questo qualunque alimento sostituisci alla soia e al suo latte, comunque porterà ad un altro tipo di coltivazione/produzione dannosa all'ambiente, almeno finché la maggioranza delle persone non interiorizzerà che le coltivazioni (e le produzioni) devono essere ecosostenibili (ed equosolidali) e - sempre a mio parere - questo potrà avvenire solo tramite eventi traumatici che facciano capire al nostro egoismo collettivo che se proseguiamo con questo sistema andiamo verso la distruzione di massa; in altre parole quando i danni dell'inquinamento e delle catastrofi ambientali colpiranno sì la maggioranza delle persone nei paesi dominanti economicamente, ma in modo tale che le stesse riescano a recepire che la causa del disastro è dovuta al modo scriteriato in cui vengono "utilizzate" le risorse naturali e che il risparmio immediato che credono di avere con prezzi ridotti che gli permettono di comprare più cose, si traduce alla fine per loro in un costo ben maggiore. Certo, il nostro impegno può accelerare il processo di presa di coscienza, e deve proseguire per una questione di principio, ma è preferibile non aspettarsi grandi risultati.

   Ciao, vado a bermi una tisana ... con latte di soia :-)

Roberto Tomasi

Il 12/04/2014 16:05, Vittorio Moccia ha scritto:
Ad animalitalia rispondo che sposo tutta la sua linea sul fatto che per
produrre latte vaccino vi sia una necessità indotta di produrre mangimi e
dunque di alimentare anche in questo caso le colture intensive.
Ma una alternativa ad un problema non può indurre a generare altri
problemi, ed io purtroppo continuo a ritenere assai pericolose tutte
quelle "conquiste" di scienza applicata che sono nei fatti incompatibili
con i cicli vitali della natura: una riduzione di polmoni come quello
dell'Amazzonia da sostituire con campi di soia, indipendentemente dalle
finalità, non è cosa che non possa far spavento.
E` vero, c'è una crescita folle della popolazione mondiale, e quel che è
peggio è che solo il 20% di questa popolazione sfrutta l'80% delle risorse
naturali disponibili...