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NEWS: Giornali Internet 27/12/04



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CACCIA
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Ultim'ora. A Jerzu
Ucciso da una fucilata Un incidente di caccia l'ipotesi più probabile
http://www.unionesarda.it/US_LAY_giornaleonline_06_NOTIZIA.asp?IDCategoria=2
3&IDCatGOL=393&IDNotizia=81194&Edizione=1&Pagina=29&DataPubb=20041227&Versio
ne=Testuale
Un tecnico agricolo, Luigi Demurtas, 44 anni di Jerzu, è stato ritrovato
morto nella tarda serata di ieri in seguito ad alcune ferite da arma da
fuoco, in quello che secondo le prime indagini degli inquirenti avrebbe
tutta l'aria di essere stato un tragico incidente di caccia. Fucile in
spalla, Demurtas si apprestava a fare rientro a casa dopo un pomeriggio
trascorso a caccia di selvaggina in una località denominata Corroncu, una
zona abbastanza impervia tra le campagne di Ulassai e Jerzu, quando, a
un'ora ancora imprecisata, è accaduto qualcosa. Secondo la prima
ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Jerzu intervenuti guidati
dal tenente Stefano Mazzanti il cacciatore sarebbe scivolato mentre
percorreva a piedi un sentiero in discesa, a poca distanza dalla stradina di
penetrazione agraria in cui aveva lasciato l'auto. E proprio durante la
caduta, dal suo stesso fucile, sarebbe partito un colpo che lo ha raggiunto
sotto l'ascella destra da distanza molto ravvicinata. La rosa dei pallini
esplosi a bruciapelo gli ha devastato il torace uccidendolo sul colpo. Una
dinamica che gli inquirenti ritengono compatibile con quanto rilevato sul
luogo della tragedia anche se un responso definitivo sulle modalità della
morte del tecnico agricolo lo darà solo l'autopsia, immediatamente disposta
dal magistrato di turno alla procura di Lanusei. Luigi Demurtas si era
recato da solo per una battuta di caccia in una zona disabitata, il che
lascia aperto ancora qualche interrogativo. Non vedendolo arrivare a casa
per l'ora di cena i familiari si sono preoccupati e hanno dato l'allarme ai
carabinieri della Compagnia di Jerzu. Era già notte quando, attorno alle 22,
una pattuglia di militari ha trovato Luigi Demurtas riverso sul terreno in
una pozza di sangue, ormai privo di vita. Come già detto l'ipotesi
dell'incidente di caccia è quella più probabile, anche perché secondo le
prime ricerche Demurtas non aveva nemici né problemi di alcun tipo, ma solo
l'autopsia potrà sciogliere definitivamente i dubbi. Luigi Demurtas lascia
la moglie e tre figli di 4, 15 e 14 anni. Nino Melis
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Cecina
Ucciso da un infarto durante una battuta di caccia
http://www.iltirreno.it (Cecina 23/12/2004)
RIPARBELLA. Appassionato da tanti anni della caccia al cinghiale, ieri di
buon mattino si è aggregato ai compagni di squadra per la battuta del
mercoledì, ma purtroppo non è riuscito nemmeno ad estrarre il fucile dalla
custodia. Un malore, probabilmente un infarto, lo ha fulminato. Si chiamava
Marino Ciurli, aveva 75 anni ed abitava a Riparbella in via Roma con la
figlia. Da tempo era vedovo.  La formazione era giunta a Campo a Quaranta,
nel territorio del comune collinare, poco prima delle 9,30. Una volta
distribuite le poste, il capocaccia ha dato il via alla battuta. Soltanto a
mezzogiorno e mezzo, quasi tre ore dopo, quando la squadra si è mossa per
andare a pranzo, i compagni si sono accorti che Ciurli mancava all'appello.
A quel punto un paio di cacciatori sono tornati a cercarlo e, alla posta,
hanno notato l'anziano raggomitolato su se stesso. Uno sguardo è bastato a
far capire loro cosa era accaduto: il corpo esposto alla fredda corrente era
ormai rigido. A quel punto non è rimasto che avvertire i carabinieri della
stazione di Riparbella, i quali hanno fatto intervenire il medico necroscopo
Antonio Lombardi.
Dopo il rapporto, il magistrato di turno, Giuseppe Rizzo, ha autorizzato la
rimozione del cadavere, trasportato all'obitorio comunale di Cecina, dove
l'impresa funebre Frongillo, dopo il nulla osta alla sepoltura, ha
provveduto alla ricomposizione. La cerimonia funebre avverrà domani nella
pievania di San Giovanni evangelista, a Riparbella, dove in mattinata, alle
10,30, giungerà il corpo del cacciatore. Marino Ciurli, ex coltivatore
diretto, molto conosciuto in tutta la Bassa val di Cecina, era in pensione
da qualche anno.   Ma.F.
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Massa
Aveva appena terminato una battuta al cinghiale
Cacciatore ucciso da infarto
http://www.iltirreno.it (23/12/2004 Massa)
GASSANO. Stroncato da un infarto mentre partecipava a una battuta di caccia
al cinghiale. E' così che è deceduto nel pomeriggio di ieri Giuliano
Francini di 49 anni, titolare del bar "Ella" di Gassano.
L'uomo, grande appassionato di caccia, così come ogni mercoledi stava
partecipando con la propria squadra ad una battuta al cinghiale nella zona
boschiva in località Pian di La a Gassano.  Erano le 16,30 e la battuta era
appena terminata con il fruttuoso bottino di un ungulato abbattuto quando,
improvvisamente, Francini si è accasciato al suolo sotto gli occhi
dell'amico cacciatore Filippo Merlini il quale ha fatto di tutto per
rianimarlo.  Scattava quindi l'allarme per il 118 che si portava sul posto
assieme a quattro volontari della Pubblica Assistenza Avis di Fivizzano, ma
purtroppo per il poveretto non c'era più nulla da fare.  Nel frattempo dalla
centrale operativa del 118 partiva anche la richiesta dell'intervento
dell'elicottero che, dopo essersi alzato in volo, saputa la tragica notizia,
ha fatto ritorno alla base.  Sul posto si recavano i carabinieri di
Fivizzano e il magistrato di turno per ha concesso il nulla osta per
rimuovere la salma. Il fatto è accaduto in una zona impervia e per questo
motivo è stato richiesto anche l'intervento del soccorso alpino del Cai e
della struttura della Fr Ser Cb di Pontremoli. Giuliano Francini era
originario di Ceserano e da febbraio scorso aveva acquistato assieme alla
compagna il bar con attigua abitazione in via nazionale a Gassano. La
notizia del decesso del cacciatore ha destato grande cordoglio in quanti lo
conoscevano. Lascia le due figlie Stefania e Laura, la compagna, l'ex moglie
e i genitori. M.l.
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Cade dall'albero e si ferisce
http://www.iltirreno.it (24/12/2004 Cecina)
BOLGHERI. Salito sulla scala che porta ad un "capanno" per la caccia ai
colombi, è improvvisamente precipitato da un'altezza di circa due metri,
rimanendo ferito. Si tratta del 57enne Andrea Luperi abitante a Bolgheri,
poco dopo trasportato all'ospedale di Cecina da un'ambulanza della
Misericordia di Castagneto. Ha riportato sospette lesioni costali e la
possibile frattura di una spalla, oltre a diverse contusioni.
L'incidente è avvenuto ieri mattina verso le 10 in un'area boscosa nelle
campagne bolgheresi. Luperi, che voleva controllare lo stato del pavimento
in legno e delle altre strutture che compongono il capanno, costruito tra
alberi di grosso fusto e di notevole consistenza, ha iniziato la salita
appunto della scala, ma, per cause in corso di accertamento, sarebbe
scivolato su uno dei pioli, cadendo al suolo.
Era solo, ma con il telefonino ha chiamato la moglie che ha riferito del
fatto ad un amico, il quale, aiutato Luperi, lo ha accompagnato a casa. Poco
dopo sono intervenuti i volontari della Misericordia castagnetana, che hanno
provveduto a trasportarlo al pronto soccorso di Cecina per essere sottoposto
agli accertamenti.
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ROCCASECCA
Cane da caccia muore cadendo in un pozzo
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20041227&ediz=04_FROSINONE&npa
g=36&file=C.xml&type=STANDARD
Una battuta di caccia finita male, quella che ha visto protagonista qualche
giorno fa un sottufficiale dell'aeronautica di Lampedusa, sposato con una
donna di Roccasecca. Era andato a caccia con il suocero e il suo cane, ma la
giornata è finita tragicamente. Il militare ha visto morire l'animale in un
pozzo artesiano incustodito alto 15 metri.
Era andato a caccia sui monti di Roccasecca con il suocero e assieme al
cane. Ad un tratto ha sentito un guaito e un tonfo, si è girato e il cane
era scomparso. Dopo pochi passi l'amara sorpresa: l'animale era precipitato
in un pozzo di 15 metri coperto solo da alcune frasche.
Il militare ha chiamato subito i pompieri di Frosinone, che hanno tirato su
il meticcio. L'animale nella caduta si era rotto una gamba ma, purtroppo,
dopo poche ore è morto. Ora il padrone del cane sta pensando di denunciare
il proprietario del pozzo.
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ISERNIA — Si addentra nei boschi tra Miranda e Carovilli per una battuta di
caccia ma, non conoscendo bene la zona, si perde.
http://213.203.157.187/approfondimenti/index.aspx?id=641889&Sectionid=8&Edit
ionId=4
Protagonista dell'episodio un 45enne romano, salvato dopo ore di ricerche,
dai Carabinieri della Compagnia di Isernia, i Vigili del Fuoco e gli agenti
del Corpo Forestale dello Stato. L'uomo ha perso l'orientamento ed ha capito
di non essere più in grado di trovare la strada da solo. Così ha telefonato
al 112. Le operazioni di ricerca sono scattate immediatamente.
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NOVAFELTRIA
Uccelli protetti, bracconiere nella rete
Nascondeva in casa volatili di ogni genere, anche una rarissima volpoca
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20041227&ediz=14_PESARO&npag=3
8&file=F.xml&type=STANDARD
NOVAFELTRIA Decine di uccelli appartenenti a specie protette, molti
conservati in frigorifero e altri ancora vivi e custoditi in tre voliere.
Tra questi ultimi anche un rarissimo esemplare di volpoca, un uccello simile
all'oca ma capace come una volpe di costruirsi tane nel terreno. Li hanno
scoperti i carabinieri della compagnia di Novafeltria al termine di
un'operazione anti bracconaggio. L'uomo, che nascondeva i volatili nella sua
abitazione nel Riminese, è stato denunciato per bracconaggio, uccellagione
abusiva e cattura impropria di animali protetti con l'ausilio di richiami
vivi ed elettronici.
Le indagini erano scattate alla vigilia delle festività: un periodo
particolarmente a rischio, in quanto il mercato clandestino trova facili
sbocchi sia per la richiesta di animali "esotici" come strenna natalizia sia
per fornire con piatti "proibiti" i cenoni di fine anno. I boschi dell'alto
Montefeltro sono un terreno di caccia particolarmente battuto dai
bracconieri ed è stato proprio da qui che si sono sviluppate le indagini dei
carabinieri. Una volta raccolti indizi su un presunto bracconiere che vive
in Romagna, gli investigatori del Nucleo operativo di Novafeltria hanno
proseguito le indagini insieme alla squadra di polizia giudiziaria della
polizia municipale di Rimini e alla sezione di Pg della Procura della
Repubblica di Rimuini. A questo punto è scattata la perquisizione a casa del
bracconiere. E qui è saltato fuori di tutto: in un frigorifero c'erano una
decina di fringuelli, una ventina di pettirossi, capinere e ballerine
bianche, alcune cinciallegre; vivi in tre voliere c'erano una decina di
storni, una ventina di fringuelli, e ancora merli, passeri, verdoni,
pettirossi e la rarissima volpoca. Il bracconiere conservava inoltre una
ventina di reti del tipo "a prodina" con picchetti per la cattura in volo
degli uccelli, tre registratori con altoparlanti per diffondere il verso
degli uccelli, una decina di gabbie e trappole a scatto, tagliole e lacci,
reti per quaglie. Gli uccelli rinvenuti vivi sono stati affidati a personale
del Wwf per essere curati e rimessi in libertà.
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Nell'isola di Rab 22 avvoltoi, uno dei quali inanellato a Cornino di
Forgaria, sono stati avvelenati deliberatamente contaminando esche con un
potente pesticida
La strage dei grifoni e il turismo venatorio
Si cerca di introdurre i cinghiali per attirare cacciatori, specialmente
italiani, ma questi animali entrano in conflitto con gli allevatori di
pecore
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2221986&Luogo=Udine&;
Pagina=1
Udine
Ventidue grifoni avvelenati, uno dei quali inanellato a Cornino, polemiche,
accuse, sospetti, indagini della polizia, manifestazioni di piazza.
Nell'isola croata di Rab - Arbe, è esplosa la tensione fra gli ambientalisti
e frange di cacciatori, con la partecipazione degli allevatori, sulla
gestione del territorio e della fauna.
E non è un caso che l'animale simbolo di questo duro scontro sia il grifone,
l'avvoltoio che in Croazia è presente con 180-200 esemplari, una delle
colonie più importanti del Mediterraneo, la "patria" di quel centinaio di
rapaci che è diventato il vanto del progetto grifone a Cornino di Forgaria.
Non è forse nemmeno un caso che lo scontro in atto sia su un uccello che è
stato preso a simbolo della Serenissima, delle Repubblica di Venezia che
aveva i suoi domini proprio nelle isole croate.
I cacciatori e alcuni operatori turistici dell'isola di Rab (ma il discorso
vale anche per altre isole del Quarnero e della Dalmazia) hanno pensato di
risolvere la crisi dell'allevamento e il calo delle presenze turistiche
cercando di creare un turismo venatorio che in altre zone dei Balcani si è
dimostrato un lucroso affare. Molti cacciatori europei, e fra questi la
presenza italiana è schiacciante, sottoposti ai vincoli e alle limitazioni
dei regolamenti Ue cercano proprio nei Balcani riserve dove poter sparare
senza limiti alle loro prede e con pochi scrupoli se siano tutelate dalle
varie convenzioni internazionali e in qualche caso alimentando anche il
traffico illegale di specie protette.
In particolare nelle isole come Rab sono stati importati cinghiali (o fatti
più o meno occasionalmente "fuggire" dagli allevamenti), animali che
inseriti nell'ecosistema insulare stanno provocando gravi danni. Sono
infatti temibili competitori delle greggi devastando i pascoli e spesso
anche attaccando gli agnelli. In alcune isole naturalmente sono comparsi
orsi (Veglia), sciacalli dorati (Rab), mentre il gatto selvatico ha ripreso
vigore dopo le persecuzioni del passato. Questi animali in misura più o meno
continua possono predare le greggi. Sommando tutti questi fattori, per
l'allevatore risulta difficile proteggere le proprie greggi in mancanza di
aiuti pubblici, come recinti elettrificati, cani da pastore, compensazioni
per i danni. Allora ricorre alle esche avvelenate con potenti pesticidi a
base di carbofuran, contenuto, per esempio, nel "Furadon", un prodotto in
libera vendita nelle farmacie croate.
Gli avvoltoi, che si cibano proprio di carcasse di animali morti e non
predano, sono le prime vittime indirette di questa pratica. E, guarda caso,
dalle autopsie effettuate sui 22 grifoni uccisi a Rab (10 dei quali sono
stati esposti sulla spiaggia, in fila, quasi come un sinistro messaggio) la
sostanza che ha provocato la morte è proprio il carbofuran...
Ma le cose non sono così semplici. Il tentativo di introdurre specie
alloctone nelle isola e in particolare a Rab per favorire il turismo
venatorio presuppone che il territorio non sia tutelato con aree protette o
addirittura parchi. E se si installano i grifoni cacciatori e allevatori
sono convinti che prima o poi tale insediamenti verranno tutelati con
l'istituzione, appunto, di aree protette. Quindi l'uso del veleno diventa
una "misura preventiva". E su quattro grifoni sono stati trovati anche dei
pallini da caccia.
Una situazione, quella croata, molto conflittuale con le società
ambientaliste e gli istituti di ricerca che spingono per la protezione di
molte aree che presentano valori di naturalità altissimi e di grande
interesse per tutta l'Europa e le associazioni dei cacciatori e degli
allevatori che si oppongono. Il governo di Zagabria, in questo caso, tace e
questo silenzio è un diretto appoggio a chi non vuole parchi e riserve
naturali.
Quello che sta avvenendo in Croazia si ripercuote inevitabilmente anche
nelle regioni vicine e in particolare nel Friuli Venezia Giulia. I grifoni,
infatti, che arrivano al carnaio di Cornino e contribuiscono in maniera
determinante al successo scientifico e turistico del progetto di
reintroduzione, vengono colpiti duramente. Quello dell'isola di Rab non è un
caso isolato. Anni fa la comparsa di alcuni orsi a Veglia, con relativa
predazione di pecore, ha spinto gli allevatori ad avvelenare le carcasse di
cui poi si cibavano gli avvoltoi. Una cinquantina di uccelli sono stati così
uccisi, con pesanti ripercussioni con la popolazione di questa specie.
Un'altra moria è dovuta al fatto che in molti luoghi di stanziamento dei
grifoni l'allevamento allo stato brado è praticamente scomparso, con
conseguente penuria di cibo, mentre i carnai (che per le specie necrofage
come gli avvoltoi sono permessi in ambito Ue al contrario di quelli per orsi
e lupi) non vengono alimentati per mancanza di fondi.
Come risolvere la situazione a favore degli animali? Una delle maniere
sarebbe quella di impedire il turismo venatorio, specialmente quello senza
regole e "non sostenibile" esercitando una forte pressione di opinione
pubblica, di istituzioni e di enti, sulle autorità pubbliche croate e
contemporaneamente creare e promuovere una cultura e sensibilità ambientale,
magari premiando con un'immagine turisticamente positiva le località che
tutelano e proteggono la splendida natura delle isole e delle coste croate.
Umberto Sarcinelli
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Caccia, inchiesta archiviata
http://www.corrierealpi.it (24/12/2004)
TRENTO. E' finito con un'archiviazione l'esposto contro il calendario
venatorio "extra-large" della stagione 2003, ma gli ambientalisti si sono
tolti la soddisfazione di leggere una condanna morale nel provvedimento del
giudice che ha chiuso il caso: «Il comitato faunistico ha violato
tranquillamente la Costituzione e la norma statale». E allora perché
l'archiviazione? «Perché non c'è stata la consapevolezza psicologica».
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«Calpestata la legge, ma non c´è reato»
Calendario venatorio illegale eppure inchiesta archiviata giustizia
Caccia nel mirino
http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=459367 (24/12/2004)
Secondo il gip Marco La Ganga furono troppi i giorni di attività previsti
nella stagione 2003
«Decisioni non improntate a legalità e coerenza». E ancora: «Desta
preoccupazione il fatto che sia stata violata tranquillamente la legge».
Sono giudizi pesanti quelli scritti dal giudice Marco La Ganga nell´ambito
del procedimento sulla caccia nato da un esposto presentato da tre
associazioni ambientaliste. Legge e sentenza della Corte costituzionale
sarebbero stati bellamente calpestati e ignorati dal Comitato faunistico
durante la stagione venatoria 2003. Eppure il fascicolo finisce in archivio.
Il giudice ha infatti sciolto la riserva e, alla luce delle degli ulteriori
accertamenti fatti in questi mesi dal Corpo forestale dello Stato, ha
archiviato il procedimento.
Ma come - si dirà - non era stata calpestata la legge? Già, ma questo non
automaticamente configura il reato di abuso d´ufficio. La violazione di
legge è infatti solo uno dei presupposti, mancava il secondo e cioè la
sussistenza del vantaggio patrimoniale. In sostanza nelle loro relazione di
polizia giudiziaria, i forestali hanno confermato che in Trentino la caccia
era stata prolungata più del dovuto, in violazione ad una sentenza della
Corte costituzionale che aveva intimato alla Provincia di adeguarsi alla
normativa nazionale, ma questo non ha influito sul numero di capi abbattuti
che vengono stabiliti ogni anno in base ai censimenti. L´esposto era stato
presentato nei mesi scorsi da Pan-Eppaa (Ente provinciale protezione animali
e ambiente), Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Lav (Lega
antivivisezione). Gli ambientalisti sostenevano che nella stagione venatoria
2003 si fosse cacciato per periodi più lunghi di quanto stabilito dalla
legge nazionale a cui anche la normativa provinciale ha in parte dovuto
adeguarsi.
L´attività di polizia giudiziaria ha dato ragione agli animalisti: in
Trentino i giorni di caccia sono molto superiori a quelli ammessi nel resto
d´Italia. Il primo passo è stato contare le giornate di caccia di selezione
approvate dal Comitato faunistico per la stagione venatoria 2003-2004. I
dati parlano da soli: 70 giorni per capriolo femmina e piccolo, per cervo e
muflone, 64 giorni per capriolo maschio. Per queste specie, invece, la
normativa nazionale prevede 28 giornate di caccia da "spalmare" su un
periodo di 61 giorni. Dunque il calendario venatorio trentino è "fuorilegge"
nel senso che permette un´attività venatoria di gran lunga più lunga di
quanto previsto dalla legge italiana.
La Provincia ha sempre giustificato questa sua politica venatoria sostenendo
che non si tratta affatto di un regalo ai cacciatori, ma di una metodologia
che permette prelievi più corretti. Nella caccia di selezione, infatti, ogni
anno si stabiliscono delle "quote" di prelievi per ogni specie. Proprio
questo approccio mirato richiede tempi più lunghi per permettere di
abbattere solo i capi previsti, nelle tipologie di età e di sesso indicate
dai piani. Nelle motivazioni del gip La Ganga si fa accenno anche
all´abbattimento biologico che però viene tacciato di essere uno strumento
abusato per aggirare i vincoli.
Il procedimento comunque si chiude qui, ma non la polemica destinata,
puntuale, a ripresentarsi alla prossima stagione di caccia.
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Usava registratore e richiami per tordi
Denunciato cacciatore a Cefalicchio
www.lagazzettadelmezzogiorno.it/quotidiano/gazzetta_edicolanavSf.asp?IDCatGO
L=672&IDNotizia=173849&Edizione=1&Pagina=97&DataPubb=20041224 (24/12/2004)
Cacciatore di frodo sorpreso all'opera nella zona di Cefalicchio, ben
attrezzato con i vietatissimi richiami per la caccia dei tordi. La scoperta
è stata effettuata dai volontari del «Nucleo di vigilanza ittico faunistico
ambientale» di Barletta che hanno effetuato una serie di controlli
finalizzati a reprimere il fenomeno. E nella rete tesa dalle guardie
ambientali è finito un cacciatore foggiano trovato «all'opera» in possesso
di registratore e di un richiamo. L'uomo è stato identificato e denunciato
all'autorità competenti mentre al termine dei controlli sono stati
sequestrati il fucile ed il registratore. pa. pin.
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Crespano. L'episodio in via Madonna del Covolo.
La Lac al procuratore: «Troppe violazioni della legge sulla caccia»
Un falco ucciso dai bracconieri a colpi di fucile
http://www.tribunatreviso.it (24/12/2004)
CRESPANO. Un ragazzo di 12 anni, durante una passeggiata in via Madonna del
Covolo, a Crespano, ha notato un bellissimo esemplare di sparviere femmina
(in foto), un falco di medie dimensioni, ferito a terra che riusciva a
muoversi a malapena. La falchetta risultava essere stata colpita da una
scarica di circa una ventina di pallini da caccia che gli avevano rotto
un'ala, ferito il petto e l'addome e spezzato un dito di una zampa.
Riccardo, con i genitori, si è recato ad un appuntamento con un addetto del
Centro Recupero Fauna Selvatica. Inutile la corsa contro il tempo, perché la
falchetta moriva per strada per l'emorragia causata dalle profonde ferite.
Nella zona del ritrovamento in questo periodo c'è un'intensa attività di
caccia nei confronti degli uccelli migratori (Cesene e Tordi sasselli), i
falchi purtroppo vengono considerati da molti un elemento di disturbo di
questa attività e pertanto spesso vengono vigliaccamente eliminati. La Lac
con altre associazioni locali ha incontrato il procuratore Antonio Fojadelli
per segnalare il diffuso fenomeno del bracconaggio e violazione delle leggi
sulla caccia. Andrea Zanoni presidente della Lac Veneto: «Episodi come
questo sono all'ordine del giorno; le poche guardie venatorie in provincia
non possono controllare gli 8.000 cacciatori e questi sono i risultati di un
servizio di vigilanza insufficiente, demotivato da un ingiusto regolamento
provinciale, già segnalato al procuratore. Sparare ad un falco è un atto
criminale che la legge sulla caccia sanziona anche con l'arresto da 2 a 8
mesi. Se qualcuno ha visto e sa dirci il nominativo del responsabile lo
segnali al 347/9385856. Sarà denunciato».
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CRESPANO DEL GRAPPA Esemplare di sparviere femmina era stato colpito da una
fucilata
Ragazzo soccorre falco abbattuto
Morto nonostante il pronto ricovero al Centro recupero fauna selvatica
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2221281&Luogo=Treviso&Pagin
a=CASTELFRANCO (24/12/2004)
Crespano del Grappa
Sabato scorso Riccardo C., un ragazzo di 12 anni, durante una passeggiata
effettuata in via Madonna del Covolo, a Crespano del Grappa ai lati di un
boschetto di collina ha notato un bellissimo esemplare di Sparviere femmina,
un falco di medie dimensioni, ferito a terra che riusciva a muoversi a
malapena.
Raccolta con delicatezza ed esaminata da vicino con i genitori, la falchetta
risultava essere stata colpita da una scarica di circa una ventina di
pallini da caccia che gli avevano rotto un'ala, ferito il petto e l'addome e
spezzato un dito di una zampa.
Riccardo in compagnia dei genitori si è recato immediatamente in tutta
fretta ad un appuntamento con un addetto del Centro Recupero Fauna Selvatica
di Treviso, prontamente avvisato, in un'inutile corsa contro il tempo,
inutile perché purtroppo la falchetta moriva per strada tra le braccia di
Riccardo in conseguenza dell'emorragia causata dalle profonde ferite.
Del fatto si è interessata la Lac, lega anticaccia che , con altre
associazioni locali nei giorni scorsi ha incontrato il Capo della Procura
della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli per segnalare il diffusissimo
fenomeno del bracconaggio e violazione delle leggi sulla caccia in provincia
di Treviso.
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Spagnolli: sentenza a nostro favore. Ma non sembra così
Cervi, guerra di comunicati fra Parco dello Stelvio e Wwf
http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=458078 (24/12/2004)
PARCO DELLO STELVIO - Guerra di comunicati, fra Parco dello Stelvio e Wwf,
sull´ordinanza del Consiglio di Stato per i cervi «in esubero».
Il Parco sostiene che le decisioni della magistratura sono negative per Wwf
e Lac, ma l´associazione ambientalista - ordinanza alla mano - fa notare il
contrario, visto che i giudici confermano il decreto presidenziale n.
5909/2004 che aveva disposto la sospensione del provvedimento che
autorizzava gli abbattimenti.
In una nota diffusa ieri, il direttore del Parco Luigi Spagnolli sostiene
che il 21 dicembre la VI sezione del Consiglio di Stato «non ha accolto
l´istanza formulata in tal senso dal Wwf e dalla Lac per carenza di attuale
interesse al provvedimento cautelare, annullando così l´ordinanza di
sospensiva del presidente della sezione medesima del 14 dicembre. Sono
pertanto false - scrive Spagnolli - le affermazioni contenute in un
comunicato stampa del Wwf» (l´Adige, 22 dicembre).
Ma il Wwf fa parlare l´ordinanza, che recita: «Ritenuto di dover confermare
tale decreto (quello con cui il presidente della VI sezione del CdS
cautelativamente sospendeva la caccia, ndr), in quanto il provvedimento
impugnato appare essere stato adottato in assenza di adeguata istruttoria
sotto i profili sia dell´individuazione dei cervi da abbattere sia della
effettiva necessità di fare ricorso ai cacciatori residenti». Il Consiglio
di Stato afferma «di non dover disporre ulteriori misure cautelari, essendo
cessati gli effetti del provvedimento, fermo restando quanto sopra
evidenziato ai fini di un eventuale nuovo esercizio del potere».
«Il denaro speso per litigare in tribunale - rincara Spagnolli - potrebbe
essere speso molto più proficuamente in iniziative di conservazione e di
tutela». Il Wwf risponde così: «Spiace anche a noi vedere il Parco spendere
soldi della collettività per difendersi, spiace ancora di più assistere
impotenti all´uccisione - a questo punto illegittima - di cervi che per la
legge sono patrimonio indisponibile dello Stato. Chi rimborsa ora la
collettività?».
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Abbattimenti controllati di cinghiali Giornata di caos al parco di Montioni
http://www.iltirreno.it (24/12/2004 Grosseto)
FOLLONICA. «Mi ha attraversato la strada all'improvviso. Ho frenato per
evitare di investirlo. Poi è sparito nei campi». E' il racconto di un
automobilista che domenica pomeriggio ha rischiato di investire un daino
lungo la provinciale che conduce a Montioni. «Credo che l'animale provenisse
dal bosco di Montioni» aggiunge. E infatti con molta probabilità il
selvatico era fuggito proprio dal Parco di Montioni. Fuggito, sì: perché
domenica scorsa il parco di Montioni è stato invaso da un'ottantina fra
cacciatori e cani.
E il motivo dell'invasione (consumata sotto l'occhio vigile delle guardie
provinciali) era quello di "catturare" i cinghiali considerati in esubero.
Ma qualcosa è andato storto. E ad ammetterlo sono gli stessi
cacciatori-selecontrollori.
«All'interno del Parco - spiegano - la presenza dei cani e dei cacciatori
urlanti ha spaventato tutti i selvatici presenti nell'area: daini, caprioli,
volpi, tassi, volatili. Molti sono fuggiti. Generalmente le cacciate di
selezione si dovrebbe svolgere con appostamenti fissi e dopo un preciso
censimento dei capi da abbattere. Censimento che, a quanto ci risulta, non è
stato effettuato».
Dello stesso avviso è anche Marco Stefanini, portavoce dei Verdi e
consigliere delle Bandite di Scarlino. «Nel parco di Montioni, come in altre
aree protette, è stato denunciato un aumento dei cinghiali spropositato al
numero che è considerato sostenibile», dice Stefanini. «Il cinghiale si
nutre di raccolti ma anche di covate di uccelli, piante che formano il
sottobosco e altri piccoli animali. E' quindi un onnivoro la cui eccessiva
presenza può causare gravi danni anche alla bio-diversità. Da qui al ricorso
ai sistemi di controllo. Un percorso che tuttavia, deve essere chiaro e
condiviso. Innanzitutto serve un censimento quanto più preciso degli animali
presenti. Non risulta però che la provincia di Grosseto, competente per gli
abbattimenti, abbia fornito un rapporto sul numero degli animali presenti e
gli eventuali danni arrecati da questi al territorio agricolo. Quindi per
quello che riguarda il parco di Montioni si dovrebbe arrivare il prima
possibile a una forma di gestione unitaria dell'intera area e non alla
frammentazione di competenze come accade adesso. Si deve lavorare per creare
l'Ente parco che dovrà essere un soggetto comprendente tutte le realtà
Istituzionali che hanno il loro territorio nell'area del parco stesso e lo
stesso Ente dovrà essere il solo che potrà e dovrà legiferare sul controllo
degli ungulati. Per quello che riguarda poi il controllo o gli abbattimenti,
essi dovranno avvenire solo per mano di selecontrollori autorizzati, in zone
ben precise e secondo il numero o tipo di animale che verrà loro indicato
dal parco. Non dovrebbe essere ammissibile la presenza di mute di cani
all'interno dell'area protetta, che spesse volte non hanno altro risultato
che quello di spaventare e far fuggire animali».
Federica Nucci
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Il bilancio dell'assessore Alessandro Sala
Ripopolamento lepri Calano le importazioni si va verso l'autonomia
http://www.bresciaoggi.it/storico/20041227/cronaca/Dac.htm
Almeno cento volontari delle zone di ripopolamento e cattura della provincia
bresciana si sono ritrovati alla trattoria «Caricatore» di Gussago per fare
il punto sulla situazione. Regista della serata l'assessore provinciale
Alessandro Sala che ha sottolineato l'importanza dei volontari per lo
svolgimento del delicato compito di vigilare con attenzione affinchè ogni
cosa si possa svolgere nella maniera giusta. «Plaudo al vostro impegno - ha
sottolineato Sala -, che ci ha consentito in poco meno di due anni di
importare ben 400 lepri in meno rispetto al recente passato e di questo
passo sono convinto diverremo autonomi con tutti i benefici del caso.
Importare ancorchè controllati implica sempre la possibilità di importare
anche malattie e quindi sono davvero soddisfatto per il lavoro che avete
compiuto in maniera del tutto disinteressata in perfetta sintonia con le
nostre guardie provinciali. Ringrazio Gianfranco Bonatti che non esito e
definire l'autentico assessore delle zone di ripopolamento e cattura che è
riuscito a creare una squadra compatta che sa svolgere il proprio lavoro con
grande coscienza».
Dopo l'intervento di Alessandro Sala sono stati premiati Gianfranco Bonatti
(coordinatore dle progetto ripopolamento e cattura), Luciano Zatti (Iseo),
Carlo Mariotto (Desenzano), Renato Gaspari (Brescia), Umberto Saletti
(Manerba sul Garda) e Gianfranco Lanzi (Borgo San Giacomo).
Angiolino Massolini
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PESCA
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PESCATE ABUSIVAMENTE
Sequestrate tre tonnellate e mezza di vongole veraci
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2220860&Luogo=Padova
&Pagina=CHIOGGIA%20CAVARZERE
Chioggia
Con le festività in arrivo aumentano le richieste da parte di ristoranti e
di privati di cittadini delle pregiate vongole veraci chioggiotte. Così i
carabinieri di Chioggia hanno deciso di intensificare i controlli per
evitare che sul mercato piombino enormi quantità di molluschi pescate in
zone soggette a divieto di pesca o vendute in nero. Nella mattinata di ieri
il personale della motovedetta è riuscita a mettere mano su un grosso carico
che stava lasciando il mercato ittico trasportato a bordo di un furgoncino
di proprietà di una nota ditta chioggiotta. Alla guida c'era, M.B. 37 anni,
pescatore di Chioggia, fermato a Val Da Rio, ormai a poche centinaia di
metri dalla statale Romea.All'interno del furgone i carabinieri hanno
rinvenuto 128 sacchi di vongole per un peso complessivo di tre tonnellate e
mezza. Tutto il carico era completamente sprovvisto di documentazione
sanitaria e non aveva quindi passato i normali controlli di rito. I 3.500
kg, del valore di 10mila euro, sono stati sequestrati e rigettati in mare
mentre il pescatore è stato multato complessivamente per 5.164,27 euro.M.B.
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VIVISEZIONE
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Grosseto
Stop ai maialini-cavia Tar ferma il robot chirurgo
http://www.iltirreno.it (23/12/2004 Grosseto)
GROSSETO. Il Tar del Lazio regala un sorriso natalizio alla Lega anti
vivisezione e ai maialini. Stop alla sperimentazione del professor Pier
Cristoforo Giulianotti, primario di chirurgia all'ospedale Misericordia di
Grosseto. Nel suo corso, almeno fino al riesame dell'autorizzazione da parte
del Ministero della Salute, non potranno più essere usate cavie animali.
Inattesa tanto nei tempi che nella decisione, la sospensiva del Tar
rappresenta un primo bivio importante nel muro contro muro fra il luminare e
la Lav. Un braccio di ferro che inizia poco più di un mese fa.
Cronistoria. Il 15 novembre la Lav si rivolge al Tar del Lazio e denuncia:
«Le esercitazioni del professor Giulianotti non rientrano in quei casi di
inderogabile necessità che, come prevede il decreto legislativo 116/92,
autorizzino l'uso di cavie animali». Il 18 novembre il Tar del Lazio rinvia
il suo pronunciamento, nel frattempo il corso di robotica con i maialini al
Misericordia si conclude. Pochi giorni fa, il 16 dicembre, nuovo rinvio del
Tar del Lazio. Sembra una mezza sconfitta per la Lega anti vivisezione, che
invece da ieri si trova a celebrare una festa inaspettata.
La sentenza del Tar. «Non vi è alcuna precisa indicazione delle ragioni
scientifiche tali da giustificare, con quel rigore che richiede l'articolo 8
del decreto legislativo 116/92, e con sufficiente ragionevolezza e
proporzionalità, l'uso necessitato di animali vivi per la didattica». La Lav
ottiene quindi ordinanza di accoglimento dell'invocata sospensiva. Al tempo
stesso il Tar chiede al Ministero della Salute di riesaminare il caso dei
maialini.    La Lav esulta. «Dovessi dire che ce lo aspettavamo - commenta
Roberta Bartocci - sicuramente mentirei. I tempi sono stati rapidissimi,
sapevamo che il Tar prima o poi avrebbe dovuto pronunciarsi, ma non
credevamo così presto. Per noi è un importantissimo risultato, questa
sentenza avvalora ciò che la Lav denuncia da tempo: in Italia manca un
adeguato controllo del Ministero sulle autorizzazioni per gli esperimenti su
animali.
Ribadiamo il concetto espresso da sempre: le esercitazioni chirurgiche sono
attività didattiche, e per queste esistono decine di metodi alternativi
all'utilizzo delle cavie. In questo modo si sacrificano animali
inutilmente».   E adesso? «Ora non resta che attendere il nuovo esame da
parte del Ministero della Salute. Certo - sostiene la biologa - a questo
punto gli scenari cambiano. Questa sentenza è unica nel suo genere, potrà
fare giurisprudenza. È impossibile prevedere quando il Ministero presenterà
la sua documentazione. Magari domani, oppure nel 2008, chi lo sa. Nel
frattempo non ci saranno nuovi esperimenti, e per noi è già una vittoria».
Un solo rimpianto. Il corso di novembre è terminato, le prossime
esercitazioni di robotica saranno a giugno. Il Ministero potrebbe avere
quindi tutto il tempo per rilasciare una nuova autorizzazione. Ma la
Bartocci non vuole sentir parlare di vittoria di Pirro: «Il Tar doveva
pronunciarsi, per farlo sono serviti dei tempi tecnici. Noi appena abbiamo
avuto i documenti pronti abbiamo presentato la richiesta di sospensione che
è stata accolta. Casomai l'unico rammarico è proprio quello di non essere
riusciti ad anticipare tutto di un mese bloccando il corso di novembre».  Il
commento dell'Asl. Almeno per il momento nessuna dichiarazione da parte del
professor Pier Cristoforo Giulianotti. Parla invece il direttore generale
Giuseppe Ricci: «La Asl 9 prende ovviamente atto dell'ordinanza del Tar e
attende fiduciosa il riesame della materia oggetto di discussione». Come
dire che la palla ora torna al Ministero della Salute. Carlo Pellegrino
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ZOO
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In Calabria portati a quota 1.300 metri centinaia di animali esotici «per
attirare turisti». Struttura abusiva, alcuni esemplari morti a causa del
freddo
Cammelli e lama, lo zoo dei forestali sull'Aspromonte
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=TAG_1X46
ROMA - Che cosa avesse spinto Domenico Basile a imbarcarsi in
quest'avventura, non è dato sapere. La motivazione per aprire uno zoo con
centinaia di animali esotici nel bel mezzo dell'Aspromonte doveva tuttavia
essere consistente. Cammelli, dromedari, lama, struzzi, zebù, emù. Serpenti
boa e pitoni. Ma anche rapaci e uccelli di tutti i tipi. Gru damigelle di
Numidia, avvoltoi neri, gheppi americani, pellicani, tucani e persino 90
(novanta) coloratissimi pappagalli, frequentatori abituali della giungla
tropicale. Il tutto a 1.300 metri di quota dove di solito, in pieno inverno,
c'è un metro di neve. Quantomeno un bizzarro modo di impiegare i soldi
pubblici. E nemmeno pochi, visto che l'Afor, l'Azienda per la forestazione
della Regione Calabria, quella che ha in carico gli 11 mila forestali e di
cui Basile era presidente, avrebbe speso almeno 10 milioni di euro. Se però
la storia del «centro faunistico» di Basilicò, subito ribattezzato il
Jurassic park dell'Aspromonte, non fosse ancora più assurda.
Per i vertici dell'Afor, evidentemente convinti di aver avuto un'idea
geniale, lo zoo di montagna doveva rappresentare una eccezionale attrazione
turistica. Il posto c'era. Il contesto naturale, pure. Mancavano solo gli
animali esotici. Si provvide, in ossequio alle normative europee,
comprandoli in Olanda, anche se nessuno è in grado di dire in base a quale
criterio (e soprattutto a che prezzo) venne riempita quella improvvisata
Arca di Noè. A quel punto non restava che costruire il giardino zoologico.
Ma fu il meno. Nemmeno una formalità. Né una gara. Soprattutto, nessun
permesso. Niente concessione edilizia. Niente di niente. Tonino Perna,
presidente dell'Ente nazionale parco dell'Aspromonte, nel cui perimetro
stavano spuntando con la rapidità dei funghi porcini 39 costruzioni abusive
in un'area di quattro ettari opportunamente disboscata, non fu nemmeno
avvertito con una telefonata. E la cosa più incredibile è che Basile, ex
parlamentare di Alleanza nazionale, appena qualche mese più tardi sarebbe
stato nominato (in premio?) assessore all'Ambiente della giunta regionale di
Giuseppe Chiaravalloti. «Lavoravano di notte», racconta Perna. «Me ne
accorsi una sera, tornando a casa dal lavoro, quando vidi le fotoelettriche
accese sulla montagna». Il perché di tanta fretta era e rimane un mistero.
Inutili furono le richieste di chiarimento, le lettere e le proteste. I
lavori vennero completati regolarmente nell'estate 2002. Se per
«regolarmente» s'intende che non solo non c'era concessione edilizia, ma a
giudicare da una relazione tecnica predisposta qualche tempo dopo mancavano
pure le fosse settiche per gli scarichi delle «deiezioni animali» e delle
acque reflue.
A nulla servirono neppure le rimostranze della Lega antivivisezione, il cui
coordinatore regionale, Roberto Vecchio Ruggeri, denunciò le precarie
condizioni in cui erano tenuti gli animali, alcuni dei quali non si potevano
ovviamente adattare alla rigidità del clima. Non ebbe conseguenze una
interrogazione parlamentare di Nuccio Iovene (Ds) e Niki Vendola
(Rifondazione comunista). E non sortirono effetto nemmeno le ispezioni
dell'Ente parco, i cui uomini accertarono, a quanto pare, la morte di
avvoltoi, pappagalli e di un pitone. Altri pappagalli, nel frattempo, erano
sfuggiti alla detenzione volando via e dileguandosi nel parco.
Finché Perna, vedendo che l'offensiva sul fronte animalista non produceva
risultati, denunciò l'Afor alla magistratura per abusivismo edilizio. E fece
centro. Un giorno arrivò la polizia forestale e appose i sigilli al parco.
Per venirne fuori, l'Agenzia della Regione ha deciso così qualche mese fa di
mettere la patata bollente nelle mani di una specie di commissario. Stefano
Priolo, questo il suo nome, ce l'ha messa davvero tutta. Per prima cosa ha
riunito la Regione, la soprintendenza, l'Afor e l'Ente parco intorno a un
tavolo. E con il consenso generale, approfittando anche del clima favorevole
generato dal condono edilizio, ha organizzato una sanatoria speciale (i
manufatti abusivi sono stati costruiti su un'area protetta), che avrebbe
comunque comportato la demolizione di alcune costruzioni. Allo scopo di
dimostrare che il «centro faunistico» poteva funzionare è stato quindi
aperto lo zoo al pubblico, sia pure per un breve periodo. Nello scorso mese
di agosto ci sarebbero stati circa 14 mila visitatori.
Priolo pensava di averci messo una pezza, ma è stata solo un'illusione. Non
soltanto l'Afor, ora presieduta da Francesco Macrì, responsabile della
Confagricoltura calabrese e anch'egli esponente di An, ha fatto scadere a
novembre il suo incarico senza provvedere alla riconferma né tantomeno alla
nomina del successore, ma si è pure «dimenticata» di pagare la modica cifra
di 4.000 euro necessaria per ottenere la concessione edilizia che era stata
concordata al tavolo con la Regione, l'Ente parco e la soprintendenza. Con
il risultato che lo zoo di Basilicò, a due anni e mezzo dalla sua
costruzione, continua a essere totalmente abusivo. A ottobre è stato
nuovamente chiuso, con dentro 435 animali. E nessuno se ne occupa più, se si
eccettuano i 28 operai idraulico forestali incaricati, a turno, di nutrire
le bestie.
Probabilmente il ministro delle Riforme leghista Roberto Calderoli,
commissario in pectore per la gestione degli 11 mila forestali calabresi, ha
commesso un errore rifiutando l'invito a recarsi in Calabria il 23 dicembre
che gli aveva rivolto l'assessore alla Forestazione Dionisio Gallo. Ne
avrebbe potuto approfittare per una istruttiva visita in Aspromonte. E
toccare così con mano, come gli ha suggerito lo stesso Gallo, che con i 160
milioni l'anno di contributo statale la Regione Calabria non si limita
davvero a pagare uno stipendio «assistenziale» a 11 mila forestali. Mantiene
pure dromedari e pappagalli.
Sergio Rizzo
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CIRCO
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LA REGINETTA DELLE ARENE SARA' A FROSINONE
Circo, guerra del nome in tribunale
Pubblicità ingannevole, i giudici danno ragione a Moira Orfei
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20041227&ediz=04_FROSINONE&npa
g=35&file=C.xml&type=STANDARD
In Ciociaria la "battaglia" per il nome del circo non si è svolta con sedia
e frusta, ma a suon di carte bollate. E il Tribunale ha dato ragione a Moira
Orfei, una delle reginette delle arene italiane, impedendo al circo "Paride
Orfei" di usare quel nome, visto che con Moira e i suoi clown poco ha a che
vedere.
I muri di Frosinone e provincia, da prima di Natale, sono stati tappezzati
di manifesti pubblicitari che annunciavano in pompa magna l'arrivo del circo
di "Paride Orfei", con tanto di cavalli, tigri, elefanti e quant'altro.
Circo che si esibirà in Ciociaria fino al 3 gennaio. Ma la campagna
pubblicitaria non è sfuggita ai titolari del marchio Orfei, Moira e la
società Walter Nones, che hanno presentato un ricorso urgente al tribunale
civile, una denuncia alle fiamme gialle e una richiesta al sindaco di
Pignataro, Gianluigi Cavaliere, di revocare la «licenza di esercizio all'uso
abusivo del nome "Orfei"». Il tribunale si è espresso dando ragione allo
studio legale Valletti & Baldi, che ha curato gli interessi della star del
circo e ha disposto che «"Paride Orfei" cessi ogni condotta consistente
nell'uso del nome Orfei perchè lesivo del corrispondente marchio
registrato».
Mentre in Parlamento si discute un disegno di legge per far diventare
patrimonio culturale e artistico i grandi circhi italiani, Moira commenta
piccata l'accaduto: «I circhi in Italia sono regolamentati male, mancano le
piazze ed è troppo facile ottenere licenze dai comuni. Il nome Orfei -
afferma Moira - affiancato alle immagini degli animali, da la sensazione che
si tratti di un vero circo Orfei. In questo modo il pubblico viene truffato.
Quel pubblico che merita rispetto e considerazione. Non è tollerabile poter
pensare di effettuare una pubblicità ingannevole che rovina l'immagine del
circo italiano».
Moira con il suo circo attualmente si trova a Roma, ma, annuncia, presto
sarà in Ciociaria.
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ALLEVAMENTO
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Trento
Nove mesi di reclusione. Per l´allevatore del Bleggio
http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=459360 (24/12/2004)
Nove mesi di reclusione. Per l´allevatore del Bleggio Mariano Berasi non è
esattamente un regalo di Natale quello arrivato ieri dal giudice Corrado
Pascucci. L´imprenditore è stato condannato per frode in commercio e falso
nell´ambito di una complessa inchiesta sulla commercializzazione di carne
biologica. All´allevatore sono stati concessi i doppi benefici della
sospensione condizionale e della non menzione, ma - come sempre accade in
procedimenti giudiziari che possono interessare i consumatori - Berasi dovrà
anche pubblicare la sentenza sul quotidiano «l´Adige».
È stata dunque sostanzialmente accolta dal giudice la ricostruzione fatta
dal pm Alessandra Liverani anche se l´imputato non è stato condannato per
tutti i capi d´imputazione contestati dalla procura. In particolare Pascucci
ha ritenuto provata la vendita di alcuni bovini bio, nonostante l´azienda di
Berasi in quel periodo non possedesse i titoli per avere tale
certificazione. L´accusa sosteneva che l´imputato, attraverso la società
Luchesa Rosetta (di cui Berasi sarebbe stato amministratore di fatto)
dichiarava «prodotti provenienti da agricoltura biologica conformi al
regolamento Cee 2092/91» alcune partite di carne vendute ad aziende del sud
Italia nonostante all´epoca dei fatti la società Luchesa non possedesse
l´attestato di assoggettamento al regolamento Cee 2092/91 né fosse inserita
all´albo provinciale degli operatori biologici autorizzati. A Berasi si
contestava in totale la vendita di 60 capi, ma il giudice ha ritenuto il
reato configurato solo in alcuni episodi per un totale di 35 capi.
L´imputato era accusato anche di falso per aver dichiarato di aver
sottoscritto dei «rapporti bilaterali di comprensorialità» con le ditte
Zambanini Fabio e Delli Zotti Paolo in una data che in realtà sarebbe stata
successiva a quella dichiarata.- Tali rapporti - che prevedevano lo scambio
di deiezioni animali contro foraggio - erano necessari per rientrare nei
parametri richiesti per produrre carne biologica.
Berasi invece è stato assolto da un´altra accusa relativa a «rapporti di
comprensorialità» e così anche dall´accusa di falso su un certificato
dell´istituto Ecocert di Catania. L´accusa sosteneva che l´imputato,
probabilmente con uno scanner, avrebbe falsificato un certificato datato 25
febbraio 2003 per attestare la provenienza bio di 4 bovini che invece di
biologico non avevano nulla. In questo caso però la difesa, sostenuta
dall´avvocato Andrea Tomasi di Rovereto, ha replicato che il falso non era
stato commesso da Berasi anche perché quella carne non era stata venduta
dall´imputato come bio e dunque non aveva senso che ne attestasse questa
provenienza. Era stato qualcun altro nei successivi passaggi a creare il
falso certificato. Certo per gli amanti dei prodotti biologici il processo
ha offerto uno spaccato del mercato davvero poco rassicurante, ma ha
dimostrato anche che i controlli vengono fatti.
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MALTRATTAMENTI
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Cane maltrattato fugge dalle catene e viene curato
http://www.iltirreno.it (24/12/2004 Empoli)
FRANCESCA PINOCHI
EMPOLI. È disumano quello che è stato fatto al cane protagonista di questa
foto che è stata scattata a Staffoli. Chi lo ha ridotto così, viene da
domandarsi? L'animale ha difficoltà a camminare, presenta piaghe in tutto il
corpo, le zampe gonfie e sanguinanti, un'infezione molto grave dovuta a
chissà quale ambiente squallido, sporco e maleodorante. «Sicuramente è stato
tenuto legato con una catena corta - spiega Mirna, la signora che adesso lo
ha preso in cura - e nel tentativo di liberarsi si è ferito procurandosi
lesioni ovunque». Forse alla fine, nell'ultimo disperato tentativo, è
riuscito a fuggire dai suoi carcerieri ma ormai era ridotto a uno scheletro,
malandato e allo stremo delle forze. Così è stato trovato a Staffoli, ma
vagava chissà da quanto. Da lì è stato portato immediatamente da un
veterinario. Il caso ci è stato segnalato da una volontaria del canile di
Marcignana, che ci ha portato pure la foto. Adesso si occupa di lui la
signora Mirna, un vero e proprio angelo dei cani abbandonati, responsabile
del rifugio di Santa Croce sull'Arno. All'apparenza una storia a lieto fine,
ma in realtà dobbiamo interrogarci su altri aspetti. Com'è possibile che
qualcuno abbia ridotto un essere vivente in questa condizione? La signora
Mirna ha deciso di prendersi cura di lui, ma non può consolare il fatto che
adesso si trova in un ambiente confortevole e pulito: guarirà, ma ci sono
ferite che nessuno è in grado di curare e piaghe come questa per le quali
non basta una condanna. Va ricordato che è prevista la pena di un anno di
reclusione e una multa da 1000 a 10mila euro. Ma i suoi carcerieri verranno
mai trovati?

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it