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[Spam] NEWS: Giornali Internet 28/12/04



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CACCIA
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Jerzu
L'ha ucciso il suo fucile da caccia
http://www.unionesarda.it/US_LAY_giornaleonline_06_NOTIZIA.asp?IDCategoria=2
3&IDCatGOL=374&IDNotizia=81572&Edizione=1&Pagina=34&DataPubb=20041228&Versio
ne=Testuale
 È stato quasi sicuramente un fatale incidente di caccia a uccidere Luigi
Demurtas, uscito di casa nel pomeriggio di domenica per curare un terreno di
famiglia cui era particolarmente affezionato. L'uomo è rimasto a terra,
fulminato da una rosa di pallini partita accidentalmente dal suo fucile a
seguito di una caduta. «Vado a vedere l'uliveto e giacché ci sono sparo a
qualche tordo», avrebbe detto alla moglie Carla e ai familiari di cui era
ospite a Jerzu in occasione del Natale. Non vedendolo tornare all'imbrunire,
la moglie lo ha chiamato al cellulare ma il telefonino ha squillato invano.
Allarmato dal silenzio, un cognato è andato a cercarlo nel posto indicato ed
ha trovato Luigi riverso a terra, gli occhi sbarrati verso il cielo buio. Il
parente ha pensato a un infarto ma subito si è ricreduto quando ha visto la
chiazza di sangue sotto la spalla destra. Il colpo esploso a bruciapelo ha
leso organi vitali provocandone la morte del cacciatore. Solo l'autopsia che
verrà effettuata questa mattina dal medico legale Roberto Marcialis su
incarico del procuratore di Lanusei potrà dire se l'uomo è deceduto sul
colpo oppure a seguito della grave emorragia interna. L'esame autoptico
servirà anche a fugare gli ultimi dubbi sulla dinamica della disgrazia. I
funerali dello sfortunato cacciatore sono previsti per questo pomeriggio o
per la prima mattinata di domani. Luigi Demurtas lavorava da anni come capo
cantiere nel Consorzio per la Frutticoltura di Villasor dove era conosciuto
e apprezzato. Originario di Jerzu, da tempo l'operaio si era trasferito nel
centro della Provincia di Cagliari insieme alla moglie Carla Loi e ai figli
Sara di 4 anni, Giudy di 14 e Luca di 15. In occasione delle feste di Natale
Luigi e Carla erano tornati nel paese d'origine, ospiti dei familiari. Il
programma era quello di trascorrere alcuni giorni in serenità e allegria,
circondati dall'affetto dei parenti e degli amici. Invece un fatale
incidente di caccia ha tolto la vita a Luigi Demurtas e gettato nella
disperazione la moglie, i piccoli figli e i familiari. Il paese del Pardu è
ancora scosso dal tragico evento, a pochi giorni dal suicidio di un altro
uomo, coetaneo di Luigi Demurtas. (ni.me.)
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Tentate lesioni e minaccia aggravata ai danni di due colleghi, intervengono
i carabinieri
Un altro cacciatore denunciato
www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=987AD6A002E778A44BB2998F2EE8F0
2A
NOVAFELTRIA - Ieri il bracconiere denunciato perché vendeva o mangiava
rapaci e altri uccelli protetti. Giorni fa un cacciatore pesarese denunciato
per avere sparato a un cane da tartufo. Oggi un cacciatore riminese
denunciato per tentate lesioni e minaccia aggravata. Tutto per colpa di
futili motivi sulla scelta di una postazione più o meno idonea all'attività
venatoria. Un cacciatore riminese ha sparato un colpo di fucila da
ragguardevole distanza all'indirizzo di altri due cacciatori, poi si è
allontanato minacciando gli stessi di non fornire la targa dell'automobile
ai carabinieri. I due hanno fatto tutto il contrario, avvertendo
immediatamente i militari che in breve tempo, malgrado il romagnolo avesse
scelto strade poco frequentate, lo hanno rintracciato sulle colline di
Talamello, identificato e denunciato. Sequestrati i due fucili calibro 12
che l'uomo aveva in auto, come pure quattro fucili detenuti nella propria
abitazione.
Nel corso delle festività natalizie, la Compagnia di Novafeltria ha
predisposto meticolosi servizi di controllo che hanno portato all'arresto di
un giovane olandese colpito da un'ordinanza di custodia cautelare con
arresti domiciliari presso una comunità terapeutica per reati relativi allo
spaccio di droga e all'arresto di un genovese colpito da un ordine di
carcerazione per una pena residua di sei mesi di reclusione per atti osceni.
Denunciate undici persone per guida in stato d'ebbrezza; quattro stranieri
per danneggiamento e violazione di domicilio (avevano occupato un'abitazione
all'insaputa del proprietario. Il gestore di un bar è finito nei guai per
avere continuato a somministrare bevande alcoliche a tre persone che pure
erano evidentemente ubriache. Anche per i tre una sanzione amministrativa.
Inoltre, nel corso dei controlli a 655 veicoli e 514 persone, sottratti 201
punti alle patenti di guida ed elevate 68 contravvenzioni al codice della
strada.
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Spara ai colleghi cacciatori
http://www.corriereromagna.it/
NOVAFELTRIA - Spara ai colleghi cacciatori per difendere la proprio
posizione, ritenuta evidentemente di pregio. E così il 50enne riminese si è
beccato una denuncia con l'accusa di "tentate lesioni dolose e minaccia
aggravata" da parte dei carabinieri di Novafeltria. L'uomo, per motivi
banali legati alla scelta di posizione per l'attività venatoria, nella zona
di Sant'Agata Feltria, ha bloccato altri due cacciatori con colpi di fucile
sparati a distanza nella loro direzione. Non contento, li ha anche invitati,
sempre con fare minaccioso, a non fornire il suo numero di targa. I due,
comprensibilmente sbigottiti, non hanno dato ascolto e hanno presto
allertato i carabinieri della compagnia di Novafeltria. Gli uomini dell'Arma
hanno subito iniziato le ricerche e dato la caccia al cacciatore, che nel
frattempo è fuggito, riuscendo a "braccarlo" nei pressi di Talamello.
Immediato il sequestro penale dei due fucili calibro 12 che aveva in auto.
In un secondo momento è scattata pure una perquisizione domiciliare
nell'ambito della quale sono state trovate altre 4 armi da fuoco sequestrate
in via cautelativa.E' stata questa l'operazione più eclatante dei
carabinieri montefeltrini nel week end appena trascorso, ma non certo la
sola. I militari hanno presidiato il territorio mettendo a segno altre 15
denunce, 2 arresti, 2 segnalazioni per droga, 3 deferimenti per ubriachezza.
Inoltre, sono stati prelevati 201 punti dalle patenti, elevate 68
contravvenzioni, ritirate 2 carte di circolazione e 11 patenti. Gli arresti
riguardano un giovane olandese colpito da un'ordinanza di custodia cautelare
agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica e un uomo di origine
genovese colpito da un ordine di carcerazione per una pena residua di 6 mesi
di reclusione per atti osceni.Le denunce sono invece finite a carico di 11
persone per guida in stato di ebbrezza alcolica, 4 cittadini extracomunitari
per danneggiamento e violazione di domicilio (avevano forzato l'ingresso di
un'abitazione occupandola all'insaputa del proprietario), oltre che al
cacciatore. In totale, tra il 24 e il 26 dicembre, sono stati controllati
655 mezzi e 514 persone tra cui 21 stranieri.
Lucia Paci
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Uccelli dopati, l'Apas raccoglie informazioni
http://www.corriereromagna.it/
SAN MARINO - Gli attivisti dell'Associazione protezione animali da tempo
stanno raccogliendo notizie o indizi per verificare se anche a San Marino
circolino con facilità i farmaci per dopare gli uccelli da richiamo, usati
dai cacciatori. "Più di un anno fa segnalammo all'opinione pubblica questa
vergogna - sottolinea l'Apas - Ultimamente poi, poco dopo l'apertura della
caccia, proprio un gruppo di cacciatori ha riportato l'attenzione su questa
grave forma di maltrattamento, denunciando quei colleghi che ricorrono a
tali illegali e barbari metodi per attirare e colpire un maggior numero di
uccelli a spese della vita di altri. Alcuni cacciatori infatti, si spera una
netta minoranza, ricorrono alle iniezioni di ormone sessuale per potenziare
il canto degli uccelli e la frenesia amorosa, col duplice effetto di
uccidere nel giro di breve tempo i richiami, che non reggono le dosi
eccessive o continue di farmaco, e di impallinare le vittime da essi
attirati". L'Apas chiede collaborazione anche alla cittadinanza: "Qualora
venissero in possesso di prove, testimonianze, documenti fotografici che
comprovino tale reato non esitino a denunciare il colpevole, sulla base
della legge "Disposizioni di tutela penale dei diritti degli animali", che
persegue anche col carcere chi compie tali atti ai danni degli uccelli. Non
solo, nell'ottica della stessa normativa, potrà essere denunciato anche
colui che tiene questi animali in condizioni incompatibili con la propria
natura, come recita l'articolo 1 della legge. Stiano quindi attenti i
cacciatori - è il monito dell'Associazione - perché è possibile impedire la
detenzione di questi uccelli in condizioni di vita inaccettabili, e tali
sono quelle dei richiami vivi".
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Un cacciatore salvo per miracolo
L'anziano tolfetano ha rischiato di venir travolto dal Mignone in piena
di TIZIANA CIMAROLI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20041228&ediz=10_CIV_VECCHIA&n
pag=35&file=D.xml&type=STANDARD
Ieri non è piovuto granché, ma la conta dei danni nel comprensorio non è
ancora finita. Per i vigili del fuoco della "Bonifazi" è stato un correre
per rami caduti e cornicioni crollati. A Zampa d'Agnello hanno anche salvato
un randagio finito in un burrone. Nel pomeriggio, inoltre, sono intervenuti
per una presunta fuga di gas in ia Buonarroti.
In collina, grazie al tempestivo intervento degli organi competenti, dopo lo
smottamento dell'altra sera la Braccianese Claudia è stata sgomberata poco
dopo le 18,30 di ieri. Fino a poco prima, Civitavecchia era raggiungibile da
Allumiere e Tolfa solo attraverso la strada di Santa Severa Nord.
Come se non bastasse, i tuoni della notte di Natale hanno danneggiato di
nuovo il ripetitore (Omnitel e Tim) del Monte delle Grazie e i cittadini
allumieraschi ancora una volta non possono usufruire dei telefonini. Il
sindaco Giuseppino Cammilletti ha però assicurato che, salvo complicazioni
dell'ultima ora, entro oggi tutto dovrebbe tornare alla normalità.
La buona notizia serve solo in parte a compensare quelle non troppo
piacevoli che arrivano dagli allevatori locali: le strade rurali sono
allagate e le bestie, a causa del troppo fango, rischiano di morire di fame.
Diversi allagamenti si sono verificati anche nei fossati e un nuovo
straripamento del fiume Mignone per un poco ieri sera non si trasformava in
tragedia. Un uomo è salvo per miracolo. Si tratta di un anziano cacciatore
di Tolfa che per un poco non veniva travolto dalla piena durante un'incauta
battuta di caccia nei pressi di Bussoleta. Fortunatamente, il tolfetano non
era solo e l'amico che era con lui è riuscito a chiamare aiuto, mentre
l'uomo ha avuto la prontezza di arrampicarsi su un albero, prima di essere
soccorso da un elicottero dei carabinieri.
Tornando invece al discorso delle frane, cresce la preoccupazione fra gli
abitanti di Contrada Montello e quelli di via Teodolfo Mertel. In proposito,
l'amministrazione si sta adoperando per cercare di arginare il problema.
A Santa Marinella, dopo le piogge torrenziali è stato il vento a provocare i
maggiori danni lungo il tratto costiero a nord e sud. Una violenta
mareggiata infatti ha affondato o danneggiato parecchie barche. I maggiori
problemi si sono registrati a Banzai Beach dove nonostante molti sforzi i
pescatori non sono riusciti a trasportare a riva tutte le barche ormeggiate
nello specchio acqueo antistante la spiaggia della Toscana. Almeno sei
natanti, di cui uno lungo oltre sei metri, sono colati a picco. Il forte
vento ha poi praticamente spazzato via alcuni chioschi del litorale,
distruggendo anche altre infrastrutture turistiche in legno. Quando
quest'ennesima ondata di maltempo finirà saranno davvero molti i gestori
degli stabilimenti balneari e degli approdi del litorale a dover fare i
conti dei danni subiti. Anche a Capolinaro si è lavorato per l'intera
mattinata di ieri per trascinare a riva altre barche.
Per fortuna la pioggia ha concesso una piccola tregua permettendo ai fossi
in piena di defluire senza provocare altre inondazioni. Inevitabilmente però
si sono riversati in mare quintali di detriti fango e tronchi che ora
rischiano di ostruire nuovamente le foci dei torrenti che i volontari della
protezione civile ProPirgy nei giorni scorsi avevano costantemente
monitorato e pulito.
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A 86 anni va ancora a caccia nel Monte Arci
www.unionesarda.it/US_LAY_giornaleonline_06_NOTIZIA.asp?IDCategoria=23&IDCat
GOL=380&IDNotizia=81624&Edizione=1&Pagina=29&DataPubb=20041228&Versione=Test
uale
 Ha 86 anni e grinta da vendere. E sui sentieri del Monte Arci non lo batte
proprio nessuno. Francesco Marongiu di Ales, classe 1918, ha abbattuto
domenica un cinghiale di 50 chili. Marongiu è il decano dei cacciatori del
Monte Arci. Non lo spaventano il freddo, né l'età avanzata, ma si muove
agile fra i boschi di lecci e sugherete. Tutt'oggi dà lezioni ai giovani
cacciatori della squadra di Pau, diretta dal capocaccia Antonio Floris.
(an.pin.)
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Caccia: un premio speciale
al reggino Angelo Labate
www.ilquotidianocalabria.it/articolo.asp?nomefile=23-qr5%20%20281-art_3.txt
Una cerimonia, quella organizzata dalla Federazione italiana della caccia di
Reggio Calabria, ha assunto il clima delle grandi occasioni. A fare gli
onori di casa ai due nei campioni di caccia pratica, il reggino Angelo
Labate e il campano Massimo D'Angelo, quasi tutta l'Italia meridionale in
rappresentanza dei Federcacciatori italiani. Non sono mancate alcune
significative presenze da parte dei rappresentanti istituzionali cittadini.
Per l'amministrazione provinciale era presente Alessandro Nicolò, assessore
alle Politiche ambientali il quale si è complimentato per gli importanti
risultati raggiunti dai due giovani campioni. Nicolò ha voluto sottolineare
inoltre l'impegno dell'amministrazione provinciale anche verso le attività
agonistiche e culturali. Per la Regione Calabria presente anche il
consigliere regionale Franco Fortugno, socio Federcaccia, sempre in prima
linea nel difendere e portare avanti i numerosi problemi dei cacciatori. A
lui vanno attribuite diverse iniziative di leggi regionali in materia
venatoria. Ma passiamo ai festeggiamenti. Per entrambi i premiati grandi
applausi e meritati riconoscimenti da parte di tutti i presenti. Si comincia
con Angelo Labate che in un acceso e appassionato finale di caccia pratica
svoltosi a Pavia aveva sbaragliato tutti i migliori concorrenti a livello
nazionale conquistando il titolo di campione d'Italia nella categoria degli
assoluti. La premiazione prosegue con Massimo d'Angelo campano purosangue
non nuovo a queste imprese che si è imposto invece nella categoria juniores
ad un fortissimo Gerardo Massa, dettando la legge del più forte. Calabria e
Campania questa volta in prima linea. A laureare i due campioni è stato il
36° campionato italiano di caccia pratica "trofeo S. Uberto" svoltosi nel
meraviglioso scenario dell'Oltrepò pavese in presenza di consumati"
cacciatori italiani dalla lunga esperienza e dalla collaudata
professionalità. Ma per Angelo e Massimo ci vorrebbe ben altro per fermarli.
Entrambi accompagnati durante la cerca del selvatico dai loro rispettivi
ausiliari allevati ed addestrati personalmente non hanno fallito un colpo
conquistando il massimo del punteggio. I due giovani campioni hanno
dimostrato quindi di possedere a livello agonistico qualità eccezionali
capaci di confrontarsi ormai con qualsiasi concorrente anche a livello
internazionale. Come dicevamo si sono ritrovati a Reggio in una simpatica
riunione conviviale organizzata dalla Federcaccia Calabria i massimi
dirigenti della Federazione della caccia nonché un vastissimo pubblico di
invitati ed appassionati. Tutti gli interventi miravano a testimoniare
l'apprezzamento e il ringraziamento ai due giovani campioni per aver
raggiunto traguardi di così grande prestigio. Le loro vittorie
contribuiranno certamente ad elevare il valore e la tradizione della caccia
sia in Italia che all'estero. Angelo e Massimo due testimoni del nostro
tempo per affermare ancora una volta il concetto della caccia quale esempio
di assoluta correttezza di comportamenti, il senso dell'etica e del sociale,
la passione e la voglia di stare insieme. Durante i festeggiamenti si sono
registrati inoltre numerosi interventi da parte dei convenuti. Il primo è
stato quello di Romualdo Cirò consigliere nazionale della Fidc in
rappresentanza del presidente Prosperini. Cirò ha espresso il suo più vivo
apprezzamento e le sue congratulazioni sia ai giovani ragazzi per i
risultati raggiunti che alla Federcaccia Calabria per l'ottima
organizzazione della manifestazione. Giuffré presidente regionale della Fidc
sottolinea l'impegno e la presenza della federazione a tutti i livelli tanto
da consentire il raggiungimento di risultati eccellenti in tutti i settori.
Gaspare Trungadi responsabile provinciale si è complimentato con i giovani
Labate e D'Angelo per i risultati conseguiti invitandoli di proseguire in
queste attività promozionali. Infine sono intervenuti il presidente
regionale della Federcaccia Campania Antonio D'Angelo il presidente
provinciale Fidc di Caserta Andrea Ferrara, e Giovanni Flesca responsabile
provinciale della Federazione della caccia di Siracusa. Tutti gli
intervenuti hanno evidenziato il grande lavoro svolto a qualsiasi livello
dalla Federcaccia, ribadendo e confermando che i traguardi raggiunti sono
sicuramente il frutto di grossi sacrifici, ma anche dalla professionalità e
dalla serietà con le quali la Federcaccia porta avanti i suoi programmi su
tutto il territorio nazionale. A fine manifestazione sono state consegnate
ai due campioni trofei, medaglie, coppe ed attestati in riconoscimento
dell'impegno sportivo ed agonistico dimostrato.
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CORNEDO Costituita in dicembre
Cacciatori, è nata qui la sezione veneta
Il presidente è Mario Refosco
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2223551&Luogo=Vicenza&Pagin
a=SCHIO%20THIENE
Cornedo
(G.Z.) Fiocco rosa a Cornedo per i seguaci della dea Diana. Tenuta a
battesimo dal presidente provinciale Umberto Venturini, è stata costituita
ufficialmente lo scorso 3 dicembre la sezione Cacciatori Veneti. Il
direttivo risultato eletto è composto dal presidente Mario Refosco, dai vice
presidenti Stefano Bertuso e Giuseppe Cerato, dai consiglieri Walter
Asnicar, Floriano Fraccaro, Orlando Cerato, Mirco Zarantonello, Ottorino
Refosco, Giuliano Savegnago e Ruggero Refosco.
«In queste prime settimane di vita - spiega il vice presidente Stefano
Bertuso - abbiamo già realizzato alcune iniziative importanti, come quella
di portare per la prima volta a Cornedo il tiro al piattello. La somma
raccolta ci ha consentito di abbassare di dieci euro la quota associativa,
eseguire lanci di selvaggina pronta caccia ed installare una bacheca in via
Marconi che ci permetterà di fornire una costante informazione aggiornata a
tutti i cacciatori grazie anche alla collaborazione in essere tra sezioni,
Provincia e Regione».
La neonata sezione per il futuro ha numerosi altri progetti. «Ripeteremo
sicuramente l'esperienza del tiro al piattello - conclude Stefano bertuso -
ma pensiamo anche di istituire una giornata del cacciatore sul tipo di
quella del pescatore con interventi ambientali. Non mancherà inoltre un
impegno nel sociale con donazioni ad associazioni o enti bisognosi».
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PESCA
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Protesta
Vongolare sotto costa
www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=5E6639B14574D1652F216F4998BD96
04
Vongolare troppo vicine alla costa. Una situazione pericolosa per la fauna
ittica, secondo l'associazione Citt at verde. Se le turbosoffianti hanno il
permesso di arrivare a pochi metri dalla battigia, c'è qualcosa da rivedere
nel regolamento di autodisciplina che il Cogeco (consorzio dei vongolari
civitanovesi) si è dato d'intesa con la Capitaneria. È questo il pensiero di
Maria Grazia Pierluca, esponente dell'associazione ambientalista,
preoccupata perché in questi giorni le vongolare hanno pescato vicinissime
al litorale civitanovese. "Il settore della pesca delle vongole è in crisi -
afferma - e ciò è dovuto al super sfruttamento delle risorse ittiche, tanto
che in alcuni casi si è ricorso all'impianto nel nostro mare di specie non
mediterranee. Perché i vongolari sono stati costretti a pescare talmente
sotto costa da creare allarmi? Se i motivi risiedono nel regolamento di
autodisciplina alla pesca, dobbiamo manifestare tutte le nostre riserve".
Nessuna criminalizzazione di "un mestiere antico, faticoso e nobile", né di
una categoria "attenta all'ambiente" ma l'invito alle autorità di
"salvaguardare la capacità di reddito dei lavoratori con interventi di
sostegno e politiche di riconversione e non intensificando periodicamente lo
sforzo e le quantità di pesca".
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MALTRATTAMENTI
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Il caso
Pensionato condannato a due mesi per maltrattamenti agli animali
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=275052&IDCategoria=595
Alessandria. Due mesi e 15 giorni di arresto. È la condanna inflitta dal
giudice Luca Ragalzi ad Antonio Canciani, 66 anni, pensionato di Bassignana
e proprietario di un canile abusivo, accusato di maltrattamenti ad animali e
inosservanza all'ordine di sgombero del Comune. Il pubblico ministero,
Silvio Bolloli, aveva chiesto 2 mila 200 euro di ammenda. Il difensore
l'assoluzione dai maltrattamenti, sostenendo l'impossibilità dell'uomo di
poter spostare i cani nei tempi imposti dalle ordinanze del sindaco. Il
patteggiamento, chiesto dal legale, non è stato accolto. L'imputato non si è
presentato al processo, al quale hanno invece assistito molti volontari
delle associazioni di tutela degli animali. Proprio la segnalazione di una
volontaria sulle condizioni in cui era tenuto il canile abusivo aveva
permesso di dare il via alle indagini. Erano poi intervenuti la "Lida" di
Torino (Lega italiana diritti animali), i carabinieri, il servizio
veterinario dell'Asl di Casale Monferrato. Accertamenti e la contestazione
del reato e la denuncia alla magistratura di Canciani. Stando alle accuse,
l'uomo, nei pressi della sua abitazione, deteneva 35 cani "custoditi in
condizioni igiene incompatibili con la loro natura all'interno di alcuni
cortili pieni di immondizie. Erano legati con catene molto corte, coperti di
escrementi, senza acqua né cibo". Queste circostanze sono state confermate
in aula da alcuni testimoni durante l'udienza del processo. Ma, come ha
sostenuto lo stesso pubblico ministero, il pensionato non seviziava gli
animali, non era sua intenzione far loro del male. Canciani avrebbe agito
soltanto per incuria e mancanza di cultura. E la circostanza viene avallata
anche dalla frase che l'uomo pronunciò, piuttosto tranquillo, quando si
sentì contestare la situazione dai controllori: «Amo gli animali». All'uomo
era inoltre stato contestato di non avere ottemperato alle due ordinanze
emesse nel gennaio 2003 dal sindaco di Bassignana dopo l'ispezione del
veterinario e dei carabinieri. Per ragioni di igiene e di sicurezza gli era
stato imposto di sgomberare i canili abusivi entro trenta giorni. Invece il
24 marzo successivo ospitava ancora venti cani nei cortili. Secondo il
difensore, Anna Dondi, il pensionato non era riuscito a spostare gli animali
in quel lasso di tempo ma la situazione è mutata in senso positivo. Nel
canile c'era anche un cavallo, tenuto all'aria aperta pure d'inverno: prima
legato a una catena, poi libero ma senza un riparo. L'animale un giorno
fuggì dal recinto, mangiò probabilmente dei bocconi avvelenati, fu messo
sotto sequestro dall'Asl e, scaduta l'ordinanza, ritornò in possesso del
proprietario ma dopo qualche tempo morì.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it