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Il Secolo XIX 30.12.04



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Marinella, spari a salve per allontare i piccioni
Ordinanza del sindaco Guccinelli


Fucilate a salve contro i piccioni a Marinella. E' l'ultima trovata per tentare di cacciare i volatili dalla tenuta di Marinella dove, come si legge in una relazione della proprietà, sono arrivati a rappresentare un pericolo per gli animali della stalla e per lo stesso personale di sorveglianza. Ciò in quanto i piccioni costituiscono un serbatoio d'incubazione «di diversi germi più o meno patogeni, tra cui la salmonella e la clamidia».
Per questa ragione, e accogliendo le motivazioni espresse dalla proprietà della tenuta, un'ordinanza del sindaco di Sarzana stabilisce che da ieri fino a tutto gennaio, i coltivatori e gli allevatori del comune potranno sparare, naturalmente senza cartucce, ai piccioni domestici inselvatichiti seguendo particolari prescrizioni ad evitare pericoli alla pubblica incolumità, danni all'ambiente, e senza disturbare le altre specie di volatili.
L'ordinanza riporta fra le altre anche la prescrizione di sparare solamente fra le ore 8 e le 19, con una sosta da mezzogiorno alle 15, per non disturbare il riposo delle persone, e forse dei volatili stessi, stressati da tanto rumore.


I RIMEDI L'ufficio ambiente chiede aiuto ad altri comuni «Ma se l'habitat è quello giusto tornano sempre»

Albenga Spari, ultrasuoni e grida (registrate, ovviamente) di predatori. Contro le invasioni di volatili si stanno provando un po' tutte le soluzioni e il vecchio spaventapasseri trova ormai emuli più o meno tecnologici di ogni genere. E per alcune specie (leggi piccioni) molte città hanno provato con metodi scientifici come la pillola anticoncezionale e drastici, come la camera a gas. Non sempre con esiti soddisfacenti e duraturi.
Qualche risultato ad Albenga si era ottenuto qualche anno fa, quando gli storni e i piccioni si erano insediati stabilmente in Piazza del Popolo. A sconsigliare i volatili dalla frequentazione della zona è stato un trasmettitore di ultrasuoni piazzato sul balcone dello studio di un legale. Il trasmettitore emetteva con una certa periodicità un sibilo di una frequenza impercettibile per l'orecchio umano, ma fastidiosissima per l'udito degli uccelli. Missione compiuta, o quasi. I volatili hanno fatto i bagagli e abitudinari come sono per un po' non si sono fatti vedere (e anche oggi la loro presenza non è massiccia come un tempo), ma evidentemente non hanno cambiato orizzonte, spostandosi di poche centinaia di metri. E visto che il problema comincia a farsi pesante bisogna intervenire.
«Ci siamo attivati per vedere che soluzioni hanno adottato altre città per risolvere questo problema - spiega l'ufficio ambiente del Comune - proprio per cercare di scegliere una strada che abbia già dato risultati e che prevedibilmente ne possa avere anche da noi».
A diversi comuni italiani è stata inviata una richiesta di documentazione su tutti gli interventi e le iniziative di "devolatilizzazione", alla ricerca della ricetta giusta. Anche se il problema (che non riguarda solo Albenga) pare ben più profondo: l'uomo e le sue città creano nicchie biologiche (cioè habitat) ideali per questi come per altri animali. Si possono allontanare, spaventare o uccidere finchè si vuole, ma prima o poi, loro o qualche loro parente, tornano. Come i gabbiani dell'aeroporto di Genova.
L. Reb.


La carica dei 14 mila caprioli
Troppi "bambi" nei boschi: protestano i contadini, aperta la caccia alle femmine fino al 31 gennaio
Nuova polemica della Provincia con gli ambientalisti


L' ultimo censimento dice che sono oltre 14 mila i "bambi" a spasso per la provincia: sino al 31 gennaio rischieranno di cadere sotto i fucili dei seguaci di Diana.
La caccia era stata uno dei temi scottanti della campagna elettorale dello scorso giugno. E il candidato Marco Bertolotto - poi eletto presidente - si era ritrovato più di una volta sulla graticola per l'alleanza con i Verdi e il patto di coalizione che prevedeva sensibili limitazioni dell'attività venatoria.
Ora, è ufficialmente aperta la caccia al capriolo femmina ed è anche stata prorogata sino al 31 dicembre la caccia al cinghiale: nei fatti nulla è cambiato rispetto all'atteggiamento della giunta Garassini, anche se l'assessore alla caccia Michele Boffa (che ha preso il posto di Pierluigi Pesce, passato alla viabilità) cerca di rassicurare i settori più ambientalisti della maggioranza. «Per la prossima stagione 2005-2006, anche in relazione all'esito del processo di revisione della Legge regionale 29/94 - ha dichiarato infatti prorogando la caccia al cinghiale - l'Amministrazione provinciale ha allo studio alcune linee guida atte a rendere l'attività venatoria non solo compatibile con l'ambiente, ma anche produttiva di circoli virtuosi tesi alla salvaguardia del territorio e delle attività tradizionali». Ma, intanto, la giunta Bertolotto si gode gli effetti dell'ultimissimo provvedimento della giunta Garassini, preso il 1 giugno 2004 a pochi giorni dalla scadenza elettorale per riconfermare la situazione così come si era configurata negli anni recenti. Con buona pace dei circoli anticaccia e procaccia.
Il censimento dei caprioli dice che i capi presenti nel territorio della provincia, e in particolare in Valbormida, sono ormai 14 mila 704. Un numero quasi incredibile che trova conferma tangibile negli incontri sempre più frequenti tra uomo e "bambi", anche a pochi passi dalle case (non solo isolate). La caccia è stata aperta, per il maschio, dal 2 settembre al 30 ottobre. Per la femmina è in corso: i termini vanno dal 2 dicembre al 31 gennaio 2005. Il piano di abbattimento approvato dalla Provincia prevede l'uccisione, complessivamente, di 786 capi, così suddivisi: 54 nella zona venatoria di Pontinvrea, 112 del Palo, 80 dell'Alpicella, 146 delle Rocche, 200 dei Monti, 52 del Ponente, 52 di Mioglia e, infine, 90 nella zona di Piana Crixia. In questi numeri rientra anche un certo quantitativo di cuccioli inferiori a sei mesi di età, sia maschi che femmine: 196. E altresì previsto l'abbattimento di altrettanti cuccioli inferiori all'anno di età. Dal che si evince che, complessivamente, i capi da abbattere sono cuccioli per oltre la metà (392).
Intanto, un po' come i caprioli, anche i politici savonesi rimangono presi tra due fuochi: le pressioni della lobby dei cacciatori, da un lato, e, dall'altro, le rimostranze dei tanti che si ritrovano campi e giardini devastati dal passaggio ricorrente degli ungulati. Per contro, si levano alte le lagnanze di chi attribuisce il proliferare incontrollato di caprioli e cinghiali a una dissennata politica dell'ambiente che non ha saputo preservare gli equilibri dell'ecosistema e chiede segnali precisi di cambiamento. L'assessore Boffa dovrà sfoderare la bacchetta magica per accontentare tutti.
Antonella Granero


LA PROROGA Cinghiali, tra due giorni chiude la contestata stagione

Ultime ore per la caccia al cinghiale, prorogata sino al 31 dicembre. Il calendario venatorio provinciale 2004-2005 prevedeva che le battute ai selvatici fosse consentita dal 19 settembre al 19 dicembre e, comunque, sino al raggiungimento del contigente stabilito. Tre mesi in cui, tuttavia, il numero di capi abbattuti è però risultato notevolmente più basso del previsto: 3 mila 831 animali uccisi al 16 dicembre, contro i 7 mila 772 indicati. Per questo motivo - ma non senza aspri contrasti da parte degli animalisti - la stagione 2004 è stata prorogata di una dozzina di giorni, per l'appunto sino al 31 dicembre. Più basso del previsto - sebbene la caccia sia ancora in corso, ed anzi sia sostanzialmente appena iniziata per quanto riguarda le femmine - risulta anche il numero di caprioli abbattuti. Al centro delle dispute, le decisioni della giunta provinciale, accusata dall'Enpa di essere troppo "sensibile" alle richieste dei cinghialisti. Ciò, nonostante questo sia un periodo dell'anno scarsamente indicato per la caccia in quanto è il momento della riproduzione. Sul piatto della bilancia hanno pesato, ancora una volta, anche le denunce dei danni alle colture agricole da parte degli ungulati alla disperata ricerca di cibo, spesso impegnati nelle loro scorribande su terreno innevato.

«Pesci avvelenati, colpa di Scarpino»
L'ALLARME Il percolato della discarica finisce nel Chiaravagna e in mare. Il magistrato Merlo: inquinamento più grave di quanto si temesse
Il pm: la salute è in pericolo, ci sono responsabilità degli amministratori


Avvelenati. Anzi, «avvelenatissimi», come spiegano i tecnici al telefono del sostituto procuratore Sergio Merlo. Linea diretta tra l'ufficio del pm e l'Icram, l'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, a Roma. Avvelenatissimi sono i cefali pescati nel tratto di mare di Sestri Ponente. Avvelenatissimi anche i branzini, che dei cefali si nutrono e che poi, dalle barche dei pescatori, finiscono in padella e poi in tavola.
Devastati dal percolato, il liquame che trasuda dalla massa dei rifiuti della discarica di Scarpino, che s'incanala in una condotta che scorre parallela al torrente Chiaravagna, che scorre nelle tubature fognarie, che giunge fino al depuratore di Sestri. Un depuratore che non può depurare (perché troppo ricco d'ammoniaca) quel liquido maleodorante, ricco di particelle di metalli pesanti. Che così sversa in mare e avvelena ogni forma di vita.
Questo il quadro dei risultati degli esami di laboratorio eseguiti a Roma, comunicati ieri per telefono al pm Merlo. A quel magistrato che otto mesi fa, dopo i primi esposti, ha iniziato a indagare sui miasmi, sulla morìa dei pesci, sul macroscopico inquinamento alla foce del Chiaravagna. Un quadro, quello che è stato delineato al pm, di assoluta emergenza ambientale, di immediato pericolo per la salute. Valori persino più allarmanti, quelli registrati ora dall'Icram, dei risultati elaborati nei mesi scorsi dall'Arpal, l'agenzia regionale di protezione ambientale. Così Merlo ha confidato: «La situazione è addirittura più grave di quanto si temesse. L'unica soluzione in tempi rapidi per arginare l'allarme e proteggere i cittadini è il sequestro di Scarpino». Si sa che Sergio Merlo è magistrato prudente, moderato, poco incline ai colpi di testa. Ma non è mistero, nei corridoi della procura della Repubblica, che l'eventualità di un sequestro, accompagnato da una serie di prescrizioni urgentissime per arginare il pericolo, è davvero sul tavolo.
L'emergenza ambientale di Sestri rischia di ripercuotersi pesantemente anche su Palazzo Tursi. «E' evidente - ha spiegato ancora il pm - che ora bisognerà individuare i profili di responsabilità dei pubblici amministratori, responsabilità che non possono mancare». Le nuove iscrizioni sul registro degli indagati giungeranno subito dopo l'Epifania.
Al vaglio degli investigatori (i carabinieri del nucleo operativo ecologico e i militari dell'aeroporto) anche un documento del sindaco Giuseppe Pericu: un'autorizzazione a conferire i liquami di Scarpino al depuratore di Sestri. Nonostante sia noto che l'impianto non è in grado di bonificare quel tipo di liquami. Il quadro dell'inchiesta, dopo i risultati degli esami scientifici (nei prossimi giorni saranno ufficialmente depositati negli uffici della procura), è destinato così a modificarsi, ad ampliarsi. Nomi nuovi, nel mirino degli inquirenti, dopo quelli già iscritti nelle prime fasi dell'inchiesta. Sono i vertici di Genova Acque (del gruppo Amga): il presidente Giovanni Domenichini e l'amministratore delegato Roberto Bazzano.
Marco Menduni


IL PORTICCIOLO DI SESTRI, FOGNA A CIELO APERTO Cefali contaminati

Presenza di batteri in quantità dieci volte superiore alla norma, ammoniaca, cefali che galleggiano senza vita, microorganismi e altri pesci che assimilano sostanze nocive e diventano a loro volta pericolosi, se non letali, per l'ambiente e per la fauna che ci vive. E' la fotografia di quanto accade nel porticciolo di Sestri Ponente. Una situazione di inquinamento ambientale che si trascina da anni e che a più riprese è stata segnalata alle autorità, quelle amministrative e quelle giudiziarie, fino a quando i carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno avviato l'indagine ipotizzando i reati di scarico abusivo, inquinamento e danneggiamento. I liquami provenienti da Scarpino vengono convogliati in una condotta che segue il percorso del torrente Chiaravagna, dove un tempo finivano anche le acque nere della discarica. Davanti al civico 89 di via Chiaravagna il flusso nero finisce nella rete fognaria cittadina e da qui nell'impianto di depurazione di Sestri Ponente, che però non è tecnicamente in grado di bonificare le acque. Il risultato è lo scarico nel porticciolo, con migliaia di cefali attirati dalle "eruzioni" dei liquami. Il Comune ha deciso il convogliamento del percolatodotto nell'impianto di Cornigliano, ma l'operazione richiederà ancora alcuni mesi prima di essere completata.

Gli storni occupano il centro
Migliaia di uccelli nidificano nei giardini e lordano con i loro escrementi ogni cosa. Si temono malattie
Piazza Matteotti in rivolta: «Vera e propria emergenza»


Albenga Arriva alle prime ore del mattino quando ancora la città dorme. E' un'autobotte che lava e disinfetta. Così il Comune di Albenga prova a fronteggiare quella che in città molti già definiscono una vera e propria emergenza: l'invasione di migliaia di uccelli, storni, che hanno "occupato" la pineta di piazza Matteotti, davanti alla stazione ferroviaria.
Una presenza che sta esasperando i residenti. Soprattutto per la sporcizia che i volatili si lasciano dietro. «Iniziano a posarsi sui rami nel tardo pomeriggio - dicono gli abitanti della zona - e in serata sono tantissimi. Poi all'indomani mattina ripartono per tornare nuovamente dopo alcune ore». Lordando con i loro escrementi ogni cosa: strade, panchine e auto parcheggiate.
Nei giorni scorsi al Commissario prefettizio, Narcisa Brassesco, gli abitanti di piazza Matteotti, un centinaio in tutto, hanno inviato una lunga lettera, chiedendo misure più drastiche. La gente ha paura e alcuni temono persino che possano esserci problemi anche per la salute.
«In zona abitano molti vecchi e tanti bambini - dice Antonia Amucano - persone a rischio sotto il profilo igienico» .
«Il nostro punto di riferimento - si legge nella lettera inviata in Comune - è il giardino del Dopolavoro ferroviario luogo che non possiamo più frequentare perché completamente lordato dagli escrementi degli uccelli».
«Siamo esterefatti - dice Gianni De Millo - di come la zona della stazione sia abbandonata a sé stessa. Il problema degli uccelli è solo l'ultimo della serie: mai l'amministrazione in questi ultimi anni ci ha aiutato a risolvere i problemi».
La lettera inviata alla commissaria prefettizia non si limita alla questione "storni" ma elenca tutta una serie di altre emergenze: furti di biciclette e motorini, peneumatici delle auto tagliati, spazzatura abbandonata nei portoni, cartelli stradali divelti, lampioni rotti, cabine telefoniche danneggiate, cassonetti della spazzatura incendiati.
«Siamo esasperati - dice Marzia Crippa - e speriamo tanto nella sensibilità della commissaria Brassesco: se si renderà conto di quanto abbiamo dovuto subire negli ultimi anni ci verrà certamente incontro per risolvere almeno quest'ultimo problema».
«Sono anni - dice Paolo Benvenuto - che la zona è in mano ai vandali; ora c'è anche il problema degli uccelli. Siamo stanchi, chiediamo soltanto di essere considerati cittadini come gli altri».
E all'orizzonte c'è un nuovo problema: il progetto di realizzare sotto la piazza un maxiparcheggio.
«Con il rischio - dice più di un residente - di compromettere la stabilità delle nostre abitazioni».
Claudio Almanzi