Pagine contro Aviano 2000
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Aviano, USA

Aerei alla base di Aviano Aviano, U.S.A. Nel 1951, il Governo Italiano regala questo pezzo d'Italia agli Stati Uniti. Lo fa con un accordo che, a quarantacinque anni di distanza, è ancora segreto, alla faccia della Costituzione e delle stesse norme contenute nel Patto Atlantico.
Da allora, l'aeroporto di questo piccolo paese (8.000 abitanti) alle falde delle Prealpi Carniche è di fatto un pezzo d'America, con tanto di extraterritorialità. La popolazione locale ha da tempo imparato a convivere con la Base USAF (United States Air Force), anche se non c'è mai stata vera integrazione: i soldati americani fanno vita a sé, senza curarsi granché del paese in cui, per avventura, per passione o forse semplicemente per sbarcare il lunario, sono arrivati. Tanto, sanno bene che qui si fermeranno solo per qualche anno e poi rientreranno in patria.
Sul finire degli anni 80, il sindacato Cisl (l'unico ammesso all'interno della Base, ora come allora) lancia l'allarme: attenzione, con l'aria di disarmo che soffia nel mondo, c'è il rischio che la Base venga chiusa e i suoi dipendenti (circa 600) licenziati. Dobbiamo mobilitarci, dicono al sindacato, per far arrivare qui gli F16 sloggiati dalla Spagna. E così sono in molti a tirare un sospiro di sollievo quando i primi F16 atterrano ad Aviano e pochi quelli che si rendono conto che questi sono solo i primi segnali di un profondo mutamento. Fino ad allora, Aviano era stato solo una piccola base di supporto; poi, la guerra nel Golfo e, quasi senza soluzione di continuità, l'impegno via via crescente nella guerra in Bosnia. Dietro il paravento delle contingenze, e mentre continua ad aumentare il numero degli arei presenti, si fa strada l'ipotesi di trasformare Aviano in super-base: si terrà gli F16 e pian piano rimpiazzerà Ramstein nel ruolo di principale base Nato in Europa. La posizione è strategica (da qui, gli aerei possono tener sotto controllo non solo tutta la ex Jugoslavia, ma anche Ungheria, Polonia, Slovacchia...), la situazione metereologica ottima (anche la nebbia si ferma ai confini della base), la fedeltà del paese ospitante a prova di bomba (ci sono le atomiche, nei bunker, lo sanno tutti e il comando Usaf non perde neanche più tempo a smentire le notizie che periodicamente rilanciano lo "scoop"; lo sanno tutti, e tutti fanno finta di niente).
Nasce così "Aviano 2000": il progetto prevede l'ammordernamento e l'ampliamento dell'aeroporto militare, una lunga serie di infrastrutture "civili" ad uso e consumo degli statunitensi (l'asilo, la piscina, il centro commerciale, l'ospedale...), da realizzarsi all'interno della Base o in terreni demaniali messi a disposizione dal governo italiano, oltre al reperimento di alloggi il più vicino possibile alla Base (l'obiettivo è ridurre i tempi di percorrenza dall'abitazione a meno di venti minuti; attualmente gli americani sono dispersi in un territorio che va da Conegliano alle porte di Udine, in un cerchio di oltre cinquanta chilometri di raggio).
Il Pentagono ha stanziato 800 miliardi di lire per "Aviano 2000". Neanche una lira per Aviano e per i comuni circostanti. Questi dovranno arrangiarsi per conto loro a coprire i maggiori costi che la presenza dei circa diecimila statunitensi comporta. Dalle strade alle fognature, alla raccolta rifiuti, tutte le infrastrutture e le reti tecnologiche sono sotto stress. Il Centro di Riferimento Oncologico, uno dei maggiori centri italiani di cura e di ricerca sul cancro, che ha sede nel territorio di Aviano, non può collegarsi alla fognatura, perché questa, che già serve la Base, non è dimensionata per reggerne l'impatto.
Anche la quantità pro-capite di rifiuti urbani prodotta ad Aviano è di molto superiore alla media degli altri comuni della provincia, e poiché la tassa sui rifiuti si paga in proporzione alla superficie abitativa, sono i cittadini avianesi a dover pagare lo sfrenato "usa e getta" dei loro vicini.
E poi c'è il rumore degli arei, che ormai è diventato parte del "paesaggio sonoro" della zona. Ogni giorno, decine e decine di voli (certe volte arrivano ad essere anche un centinaio; ai tempi di "Deny Flight" in ventiquattro ore se ne contavano più di trecento). Ed ogni volta, rumori assordanti ed inquinamento che piove sulle nostre teste.
Tutto questo per cosa? Per "contribuire alla pace mondiale" e sfruttare economicamente la presenza di così numerosi e dollarosi clienti, come proclama l'apologia di regime, che vede concordi le fortissime lobbies dei dipendenti della Base e dei commercianti, oltre a quasi tutti i partiti e le amministrazioni locali (mentre rimangono afoni i pochi discordi)? O solo per subalternità all'imperialismo Usa e agli interessi forti di una ristretta fascia di speculatori, pronti a vendere la nostra salute per il loro profitto, come denunciano il Comitato Unitario contro "Aviano 2000" e i "Beati i Costruttori di Pace"?
Ogni tanto, qualcuno protesta, scrive al giornale, raccoglie firme. Ma è difficile mobilitare la gente, rassegnata a subire questi aerei che non vorrebbe ma che non sa come mandare via.

Tiziano Tissino


foto: U.S. Air Force Photo
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