| Pagine contro Aviano 2000 |
Certo, si può morire per un incidente anche inciampando sullo scalino di casa, ma non è questo il punto. Stragi come quella odierna dovrebbero farci capire quanto sia labile il livello di sicurezza che anche la "migliore" tecnologia può assicurarci.
Di sicuro, qualcuno verrà a dirci che quanto è accaduto non dipende dalla tecnologia, ma dall'errore umano. Così come ad un errore umano si è tentato di attribuire il disastro di Chernobyl, e magari sarà a causa di un errore umano se prossimamente si scatenerà una guerra nucleare con le migliaia di bombe atomiche che, nonostante tutto, continuano ad essere custodite negli arsenali delle superpotenze (e della base di Aviano...).
Noi ce ne rendiamo conto solo in occasione di incidenti clamorosi, ma dovremmo prendere maggior coscienza dei rischi impliciti ed intrinseci in una società altamente tecnolocizzata come la nostra, in cui la complessità dei sistemi è sempre più spesso fuori dalle nostre possibilità di controllo, che si tratti della padronanza del mezzo da parte dell'utilizzatore finale o del controllo sociale da parte della popolazione.
Se vogliamo uscire dal paradosso di diventare schiavi di macchinecreate per liberarci, dovremo saper ripensare fin dalle radici il nostro rapporto con la tecnologia e con i limiti della natura. Ma se questo è valido in generale, ancor più pregnante diventa in rapporto agli strumenti bellici. Ustica, Casalecchio, Ramstein. E il mese scorso c'è mancato poco, negli Stati Uniti, che la caduta di uno Stealth provocasse un'altra strage.
La base di Aviano, secondo i suoi fautori, è qui per garantire la nostra sicurezza. Beh, se siete qui solo per questo, cari amici yankees, sareste mica così gentili da togliervi dai piedi? Non per fare il menagramo, ma sono certo che mi sentirei molto più sicuro se tra me e il più vicino F16 ci fossero almeno alcune migliaia di chilometri.
Tiziano Tissino