Pagine contro Aviano 2000
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Pacifisti d'accordo: "Rivedere i trattati"

L'appuntamento doveva essere per il prossimo 27 giugno, ma probabilmente la tragedia di Cermis lì costringerà ad anticipare i tempi.

Un vasto cartello di associazioni pacifiste lo scorso dicembre si era incontrato ad Aviano e aveva scelto la data simbolo delle sciagure aere, il diciassettesimo anniversario della strage di Ustica, per indire una mobilitazione nazionale contro la presenza delle basi militari sul territorio italiano. La scadenza del 27 giugno molto probabilmente verrà confermata, ma il tam-tam delle associazioni si è già messo in moto per organizzare per molto prima una serie di manifestazioni in diverse località sede di basi militari. "L'idea - spiega Stefano De Angelis, della Fondazione Pasti - è quella di portare la gente in piazza ad Aviano, Sigonella, alla Maddalena e in altre città".

Tra le varie sigle dell'universo pacifista l'intesa sugli obiettivi della battaglia non è totale. Alcune organizzazioni, come la Fondazione Pasti, ripropongono il vecchio slogan "l'Italia fuori dalla Nato e la Nato fuori dall'Italia". "Altre, come l'Associazione per la pace, portano avanti una posizione che potrebbe essere definita più "moderata", "limitandosi" a chiedere che vengano rivisti i trattati internazionali sulla "sicurezza comune".

I punti comuni però non mancano. "Vanno resi pubblici gli accordi segreti sull'uso delle basi e i dati sull'inquinamento ambientale ed acustico", dice Tiziano Tissino, del Comitato Aviano 2000.

"Non è possibile", aggiunge Tissino citando un altro punto di contestazione che accomuna tutti i pacifisti, "che accordi internazionali vengano ratificati sopra la testa del parlamento, tenendolo all'oscuro". "Sulla base di Aviano - si chiedono i Beati costruttori di Pace di Pordenone - chi decide e chi deciderà? Se un popolo non può decidere sul proprio futuro, di quello delle generazioni future, è intaccata e compromessa la sua stessa democrazia". "Bisogna rendere pubblici e rivedere - insiste De Angelis - i trattati che stabiliscono le servitù militari e chiedere che anche la magistratura italiana partecipi all'inchiesta per accertare le responsabilità penali di quanto accaduto in Trentino". "I responsabili - dice il portavoce dell'Assopace Giulio Marcon - devono essere puniti, non è possibile alcun alibi di extraterritorialità". "Occorre - spiega ancora Marcon - rinegoziare lo status delle basi militari sul territorio italiano con criteri di trasparenza che consentano un effettivo controllo sulle operazioni che vi vengono svolte". "Questa può essere l'occasione - commenta il presidente dell'Arci Tom Benettollo - perché in parlamento e nel paese si apra finalmente una discussione sullo status delle basi straniere in Italia".

Altro obiettivo che mette d'accordo tutti i pacifisti è lo stop all'ampliamento di Aviano. "Bisogna asolutamente rivedere gli accordi già firmati", aggiunge Marcon. "Chiediamo - precisa Tissino - che per gli aeroporti militari valgano le leggi in vigore per tutti gli altri scali". "Qui ad Aviano - prosegue - giorni fa è stata chiusa una fabbrica perché di notte produceva un rumore superiore al limite di 50 decibel. Il rombo dei jet militari, che atterrano e decollano a tutte le ore, raggiungono anche i 120 decibel di rumore".

"Non basta liquidare la vicenda di Cermis - dice Tissino - come un incidente dovuto alla spavaldaria di un pilota. Le esercitazioni a bassa quota sono indispensabili per l'operatività di questi aerei. Il problema è che queste esercitazioni non servono né a tutelare gli interessi della popolazione italiana né gli interessi della pace".

"La strage della funivia - affermano Massimo Paolicelli e Claudio Di Blasi dell'Associazione obiettori nonviolenti - ripropone il problema di come e dove si debbano svolgere le esercitazioni aeree. Il parlamento può e deve istituire tutte le commissioni d'inchiesta necessarie, ma per dare uno stop definitivo alle stragi annunciate basta una decisione del ministero della difesa".

tratto da il manifesto (5 febbraio 1998)


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