| Pagine contro Aviano 2000 |
L'Aeronautica italiana, invece, cosa fa? Nomina come proprio osservatore
nella commissione Usa il colonnello italiano Orfeo Durigon, comandante della base di
Aviano, e come presidente della commissione militare italiana, il col.
Fermo Missarino, ex comandante della base stessa, nonchè attuale
'mediatore ufficiale' nelle trattative sulla monetizzazione dei danni
provocati dalla base, in corso da più di un anno tra governo e enti
locali del pordenonese.
Tutto questo mi ricorda troppo quanto è successo dopo la catastrofe del Vajont, nel 1963. Tina Merlin, una giornalista dell'Unità che per anni prima della frana aveva denunciato, inascoltata, i rischi di una frana, venne additata al pubblico ludibrio, con tutta la valle del Piave tapezzata di manifesti contro gli 'sciacalli' dell'Unità, perchè, anzichè unirsi al Dolore Generale della Nazione, insisteva nel dire che non di tragedia si era trattato, ma di strage colposa (se non addirittura premeditata).
Oggi, siamo allo stesso punto: gli sciacalli siamo noi pacifisti se ci permettiamo di far notare che questa strage non è conseguenza del destino cinico e baro, ma è il portato di un sistema difensivo basato sulla forza e la prepotenza, contro gli uomini e contro la natura.
Non ci saranno misure di sicurezza che tengano, finchè non ci decideremo ad aprire gli occhi, a renderci conto che la sicurezza che cerchiamo sta altrove: nella cooperazione, nella giustizia tra i popoli.
Non ne posso più di continuare a sentire questa panzana. è falso, o quanto meno tutto da dimostrare, che siano stati i bombardamenti Usa a fermare il massacro.
Era inizio agosto del 95. Srebrenica era stata massacrata poco più di un mese prima; nelle Krajine, l'esercito croato aveva lanciato l'operazione 'tempestà mettendo in fuga duecentomila persone; i serbi avevano ripreso a bombardare Mostar; nella Bosnia centrale, l'Armija puntava dritto su Banja Luka.
Noi, piccolo gruppetto pacifista di Pordenone, dovevamo decidere se mantenere il nostro programma di intervento a Mostar, oppure starcene a casa in attesa di tempi migliori. All'inizio della riunione, uno dei nostri ci informa che ha parlato con un suo amico all'ambasciata americana, che gli ha detto di non preoccuparsi. Si tratta solo di fuochi d'artificio. In realtà, la guerra è già finita. C'è già l'accordo per la spartizione della Bosnia tra Tudman e Milosevic: "io ti lascio prendere le enclaves mussulmane se tu mi dai mano libera nelle Krajine".
Solo che, a livello di opinione pubblica, i due grandi nemici non possono dire, oggi, ai loro rispettivi popoli, che in verità sono amiconi e quindi ci sarà bisogno di un intervento esterno che suggelli col fuoco questo accordo e permetta a ciascuno di dire che si arrende e tratta con un nemico superiore.
Vedrai, continuava l'americano, fra poco ci sarà un'azione militare Usa, durerà qualche settimana e poi verranno avviate le trattative di pace. A metà novembre sarà tutto finito.
L'accordi di Dayton è stato firmato il 17 novembre.
Tiziano Tissino