Pagine contro Aviano 2000
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Verso un convegno nazionale sulle basi militari

Aviano, USA. Un paesotto della pedemontana pordenonese, ottomila abitanti. Anzi, diciottomila.
Sì, perché ai cittadini italiani bisogna aggiungere gli statunitensi di stanza alla Base Usaf, che di fatto fanno più che raddoppiare la popolazione del comune. Aviano ospita una base americana fin dagli anni '50, ma fino a poco tempo fa, si trattava di una installazione di seconda categoria. A partire dalla guerra del Golfo, ed in particolare con la guerra nei Balcani, l'aereoporto di Aviano ha via via visto crescere il suo ruolo strategico. Ora, nei piani del Pentagono, è destinata a diventare una delle principali basi nucleari d'Europa e del Mondo, addirittura in grado di affrontare contemporaneamente due conflitti di media intensità.
Ad Aviano ci sono le atomiche, ormai l'unico che dice di non saperne niente è il ministro della Difesa Andreatta. Pare ci siano, stando alle informazioni raccolte da "Guerre & Pace", anche le micidiali bombe all'uranio impoverito, utilizzate nei raids contro i serbo-bosniaci nell'estate 95.
Ad Aviano ci sono gli aerei: gli F16 cacciati da Torrejon hanno trovato ospitalità qui; e financo l'invisibile Stealth di tanto in tanto fa la sua apparizione. Ogni giorno decine (talvolta anche centinaia) di decolli ed atterraggi, con quel che ne consegue in termini di inquinamento sonoro ed atmosferico.
Ad Aviano ci sono gli americani, e si sa, gli americani sono nostri alleati. Sono loro che hanno impedito che le nostre terre finissero sotto il giogo di Baffone. Poco importa se, in cambio della libertà, dobbiamo fare loro qualche piccola concessione, se una fetta del territorio italiano è off-limits per tutti, magistrati compresi, ma non per i gruppi neofascisti e la massoneria.
Ad Aviano ci sono i dollari. E questo tronca ogni discussione. Con la Base è arrivata la manna per una lobby forse piccola ma molto agguerrita: i commercianti, i proprietari di case, i seicento dipendenti civili italiani. Che poi la "ricchezza" di pochi sia controbilanciata da un'economia drogata, da un'ambiente inquinato, da un tessuto sociale disgregato, non conta granché. Quel che conta è il PIL, e solo quello, non è così?
No. Non è così. Nonostante tutto, qualcuno continua ad opporsi alla base militare, a rifiutare un concetto di benessere misurato solo sui soldi, uno sviluppo fondato sullo sfruttamento e la dominazione degli altri popoli (sull'imperialismo, si diceva una volta...), una democrazia mutilata, una pace mantenuta solo esportando guerre fuori dai confini della cittadella assediata.
Mentre le Amministrazioni locali (comprese quelle di "sinistra" e di "centro-sinistra") e la gran parte dei partiti della zona hanno abdicato da tempo ad un ruolo politico in materia, accontentandosi di gestire al meno peggio la situazione esistente e bandendo, dalle loro prese di posizione, ogni accento critico in merito al significato della presenza della Base, da più di un anno è attivo il Comitato Unitario Contro Aviano 2000, intorno a cui si sono ritrovati singoli e gruppi con storie diverse, dagli ambientalisti agli anarchici, dai cattolici ai comunisti, dagli obiettori di coscienza ai cittadini esasperati, uniti nell'impegno contro il progetto di ampliamento della Base Usaf.
In questo periodo il Comitato ha avuto modo di organizzare diverse iniziative affinché l'opinione pubblica si confrontasse con i danni causati dalla Base. Al contempo, il Comitato non ha mai rinunciato al tentativo di inquadrare la presenza militare statunitense in un contesto più ampio, cercando di ragionare non solo sugli effetti locali della presenza militare, ma anche sulle premesse e le conseguenze a livello globale di un sistema politico-economico ormai planetario.
La consapevolezza della dimensione globale in cui si inserisce il progetto "Aviano 2000" ci ha portato fin dall'inizio alla ricerca di rapporti con altri gruppi e comitati impegnati in situazioni analoghe in altre realtà. É così pian piano maturata l'idea di costruire una iniziativa di studio ed insieme di confronto per tentare di mettere assieme tutti gli aspetti della questione delle basi militari, nella convinzione che, se non si riesce ad innescare un movimento popolare quantomeno a livello nazionale (come fu, ad esempio, ai tempi di Comiso e degli Euromissili) e porre il problema come una priorità dell'agenda politica, sarà impossibile riuscire ad ottenere qualsiasi risultato positivo e non effimero.
L'appuntamento è per il 6/7 dicembre a Pordenone. "Gettiamo le Basi": è questo il titolo che abbiamo deciso di dare al nostro convegno, uno slogan che vuol essere un obiettivo ma anche un punto di partenza per una nuova soggettività politica del vasto fronte dei movimenti alternativi su uno degli aspetti cruciali della vita e della convivenza civile.

Tiziano Tissino

Alcuni stralci dalla proposta del Comitato contro Aviano 2000 (25 giugno 1997)

Da oltre un anno il Comitato Unitario Contro Aviano 2000 è impegnato in iniziative contro il progetto di ampliamento della Base Usaf di Aviano, destinata, nei piani del Pentagono, a diventare una delle principali basi nucleari d'Europa e del Mondo, in grado di affrontare contemporaneamente due conflitti di media intensità.
In questo periodo il Comitato ha avuto modo di entrare in contatto con molti altri gruppi, movimenti ed associazioni, impegnati in attività analoghe o comunque riconducibili al dissenso rispetto al cosidetto "Nuovo ordine mondiale" che altro non è che l'affermazione di un unico modello sociale ed economico.
Dal dibattito interno al gruppo e dal contatto con queste realtà, si è fatta via via più nitida la dimensione globale in cui si collocano i singoli processi di modernizzazione ed ampliamento delle basi militari (non solo Aviano, ma anche Sigonella, San Damiano, Ghedi, Napoli...)
È così pian piano maturata l'idea di costruire una iniziativa di studio ed insieme di confronto fra i gruppi cui facevamo prima riferimento per tentare di mettere assieme tutti gli aspetti della complessa questione.
Questa idea ha ora cominciato a concretizzarsi: da una prima serie di incontri è emersa la proposta di un convegno nazionale sulla questione delle basi militari e più in generale della militarizzazione del territorio, che vorremmo tenere a Pordenone dal 6 all'8 dicembre prossimi.
Vorremmo però che questo convegno non fosse un episodio isolato, ma il culmine di un percorso cui partecipino tutti i gruppi interessati al problema.
Siamo infatti convinti che, se non riusciamo a dare - alla questione delle basi militari nel suo complesso - una caratterizzazione quanto meno nazionale, sarà impossibile riuscire ad ottenere qualsiasi risultato positivo e non effimero.
Sulle basi militari, come fu al tempo di Comiso e degli Euromissili, è necessario che si esprima l'intero corpo sociale, altrimenti i singoli comitati in lotta contro la base sotto casa non potranno che risultare perdenti.
Vi chiediamo quindi di aiutarci a costruire questo appuntamento, sia nella raccolta di materiali e di testimonianze da presentare al convegno, sia nella sua diffusione e pubblicizzazione.
(...)
Sul piano dei contenuti, il percorso che vorremmo proporre riguarda essenzialmente due versanti.
Da un lato, tutto ciò che sta "a monte" delle basi: la stretta connessione tra il processo di globalizzazione all'insegna del neoliberalismo (con i suoi effetti sulla società, l'ambiente, la libertà dei popoli, i diritti umani) e la militarizzazione a sostegno del "Nuovo Ordine Internazionale" (e qui ritroviamo il "Nuovo Modello di Difesa", mai ufficialmente approvato e tuttavia già in fase di progressivo dispiegamento, il ruolo delle "missioni di pace", a cavallo tra gendarmeria mondiale e neocolonialismo, l'allargamento della NATO che prosegue di pari passo con l'espansione economica dell'occidente verso est).
Dall'altro, quello che sta "a valle": le relazioni che si instaurano tra la base e il territorio che le circonda. Luci ed ombre di un impatto economico che "droga" l'intera struttura sociale, i danni all'ambiente, i diritti calpestati, la cultura del più forte che inquina le coscienze. E poi, il ruolo diretto che le basi Usa hanno avuto ed hanno tuttora in Italia, dal coinvolgimento nella strategia della tensione, alle innegabili limitazioni di democrazia che la loro presenza pone. Ma anche le mille esperienze di resistenza e di ribellione che a volte intere popolazioni, altre volte piccoli gruppi anticipatori hanno saputo mettere in atto nel corso degli anni.
C'è poi la fase propositiva: vorremmo concludere il convegno dandoci, tutti insieme, una prospettiva per il futuro. Ci piacerebbe che dal convegno nascesse una rete di coordinamento sulla questione delle basi militari, magari qualche proposta "forte" per rilanciare il problema a livello nazionale. Ma questo tratto di cammino è ancora tutto da costruire... Per quanto riguarda i relatori, abbiamo già contattato, ottenendo la loro disponibilità, Alberto Castagnola (per un'analisi della globalizzazione e delle sue conseguenze) e Falco Accame (per i problemi più strettamente connessi alla militarizzazione e al "Nuovo Modello di Difesa"). Stiamo ancora aspettando alcune conferme per un esperto di questioni ambientali. Stiamo inoltre cercando di ampliare il numero di contatti con altri gruppi e comitati di tutt'Italia impegnati sull'argomento.
Ci appelliamo a voi tutti che leggerete queste righe affinché contribuiate a diffondere l'iniziativa, ma anche e soprattutto a farla crescere fornendoci i vostri contributi in idee, esperienze, suggerimenti.
Vorremmo, lo ripetiamo, che questo convegno si costruisca strada facendo. Per questo, cercheremo di tenerci in contatto, da qui a dicembre, con tutti voi, per continuare ad informarvi dei progressi dell'iniziativa.
Pordenone 25 giugno 1997 Comitato Unitario Contro Aviano 2000

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