Pagine contro Aviano 2000
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Via Crucis Pordenone-Aviano 1998

Visto il successo della prima edizione della via crucis da Pordenone ad Aviano, svoltasi lo scorso 16 marzo 1997, e visto che non sono affatto venuti meno i motivi che ci avevano spinto ad organizzarla, ci siamo proposti di ripetere l'iniziativa anche per il 1998.
Abbiamo elaborato l'appello che troverete qui sotto e deciso di farlo circolare per raccogliere intorno ad esso il maggior numero di adesioni. Ci rivolgiamo in particolar modo al mondo ecclesiale: come credenti, vorremmo porre un segno per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, ma soprattutto vorremmo coinvolgere le nostre chiese su una questione che troppo spesso hanno snobbato.

APPELLO ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA' PER LA VIA CRUCIS PORDENONE-AVIANO 1998

Nella prossima Quaresima, domenica 29 marzo 1998, ci troveremo uniti a pensare e a promuovere la pace, rinnovando la Via Crucis da Pordenone ad Aviano, con la conclusione davanti alla Base aerea.

La Parola del Signore ci interpella in modo inequivocabile riguardo alla pace, alla giustizia, alla salvaguardia del creato; la storia ci provoca ad assumere le nostre responsabilità.

La Base aerea di Aviano ed il suo ampliamento in atto si presentano come "il santuario della violenza", reso evidente dalla presenza di un'enorme struttura militare e dalle numerose armi convenzionali ed atomiche ivi custodite. Ciò alimenta la convinzione, divenuta segno emblematico, che con la forza e con le armi si possano, anzi si debbano gestire i conflitti. Tutto questo genera impoverimento nei già poveri del mondo, aumenta l'inquinamento della terra, delle acque e dei cieli, arreca danni incalcolabili alle persone, alle abitazioni, a tutto l'ambiente vitale. Più volte abbiamo dichiarato che la Base di Aviano pone seri interrogativi sulla democrazia del nostro paese e delle nostre strutture di partecipazione; che la monetizzazione dei danni e i vantaggi della ricaduta economica sono illusioni rispetto alla drammaticità della situazione presente e futura. Ma soprattutto abbiamo posto, anche con segni pubblici, alcuni interrogativi ineludibili, che la Base di Aviano pone a chi medita e annunzia il Vangelo.

Non sono più scusabili il silenzio e l'acquiescenza; non è ammissibile "non sapere" di fronte a problemi così gravi ed evidenti, nè usare atteggiamenti dettati da calcolo e da prudenza mondana.

Riteniamo che, nella situazione in cui ci troviamo, non si possa pregare per la pace, parlare di pace nelle nostre chiese, senza esprimere parole e segni su Aviano.

Siamo convinti che non si possa annunziare e preparare il Giubileo, continuando ad ignorare Aviano, proprio perché il Giubileo biblico ci invita in modo pressante a far riposare la terra, a liberare gli schiavi, a condonare il debito, ad annunziare l'anno di grazia per vivere il tempo della misericordia e della pace.

La questione di Aviano si pone proprio al cuore del Giubileo: la terra, madre di vita, è costretta a portare in grembo strumenti di morte; luogo di comunicazione e di incontro, è recintata e sottratta alle relazioni; capolavoro di armonia e bellezza, è deturpata dall'inquinamento dell'ambiente vitale. Le risorse economiche, impegnate per gli armamenti e per l'ampliamento della Base, sottraggono straordinarie possibilità di riscatto e di sviluppo agli impoveriti della terra. La riconciliazione è negata dal principio disumano che solo la forza armata può difendere o ristabilire l'ordine.

Siamo convinti che il Giubileo ci chiama a conversione e ad essere strumenti di riconciliazione prima di tutto nei luoghi dove viviamo la nostra storia. Assumiamo, per la nostra Chiesa e per le nostre comunità cristiane, la Base aerea di Aviano come mèta del nostro pellegrinaggio di conversione alla riconciliazione e alla pace. I cancelli di quella Base possono diventare la Porta Santa della nostra Chiesa locale.

Ci ritroveremo nel cammino della Via Crucis da Pordenone ad Aviano come lo scorso anno. Porteremo con noi le istanze di tutti gli impoveriti e oppressi della storia, e di tutti quelli che si impegnano quotidianamente nei processi di liberazione e di giustizia.

Speriamo che tanti fedeli delle comunità cristiane o di altre religioni, chi ha responsabilità ecclesiali o civili e ogni uomo di buona volontà, si uniscano a noi nella riflessione, nella testimonianza e nella preghiera. Contiamo sull'apporto preziosissimo, come nell'anno precedente, della preghiera di tanti monasteri di vita contemplativa.

Non si tratta di essere contro qualcuno, ma contro le strutture di morte, che condizionano e impediscono una vera fratellanza nel mondo.

'Beati i costruttori di pace' - Pordenone
Ass. 'Ernesto Balducci' di Zugliano - Udine

Le adesioni al presente appello si attendono entro il 31 gennaio 1998, presso i seguenti recapiti:

  • D. Giacomo Tolot, Parrocchia di Vallenoncello, 33170 Pordenone - Tel-Fax 0434/578140
  • D. Pierluigi Di Piazza, Parrocchia di Zugliano-Pozzuolo del Friuli, 33050 Udine - Tel. 0432/560699 - Fax 0432/562097.
  • D. Francesco Saccavini, Parrocchia S.Domenico, Viale Resistenza, 71 - 33100 Udine - Tel. 0432/401722
  • D. Albino Bizzotto, Via Marsilio Ficino, Padova - Tel-Fax 049/663882
  • D. Andrea Bellavite, Via del Seminario, 13 - 34170 Gorizia - Tel. 0481/530813
  • D. Luigi Fontanot, Villesse 34070 Gorizia - Tel. 0481/91027
  • Stefano Bonazza, Via Roma - Colle Umberto, Treviso - Tel-Fax 0438/39052
  • Stefano Sodaro, Via Rossetti, 77 - 34441 Trieste - Tel. 040/94401 Fax 040/948437
  • oppure, via posta elettronica, a: - Tiziano Tissino

    Domenica, 1 febbraio, alle ore 16.00, presso la parrocchia di Vallenoncello, Pordenone, avrà luogo l'incontro programmatico per quanto riguarda temi e modalità della Via Crucis.

    AVIANO, PERCHE'

    Breve scheda informativa sulla Base Usaf di Aviano

    SANTUARIO DELLA VIOLENZA
    Così abbiamo definito, nel nostro appello, la base militare di Aviano. Lo abbiamo fatto a ragion veduta, perché molti sono i motivi che ci portano ad individuare in quella base una questione cruciale per tutti gli uomini di pace.
    UNA STRUTTURA DI MORTE
    Aviano è la sede di una delle principali basi militari statunitensi d'Europa. L'aeroporto ospita il 31° Stormo dell'Aeronautica Militare Statunitense (USAF), dotato dei cacciabombardieri F16 cacciati dalla Spagna a seguito di un referendum popolare. Pare inoltre ormai certa la presenza di armi nucleari tattiche nei depositi della Base: nonostante le smentite ufficiali, autorevoli riviste come il Bulletin of Atomic Scientists la danno per scontata e ad analoga conclusione è giunto il magistrato veneziano Mastelloni nel corso delle sue indagini sulla caduta dell'Argo 13. La caduta del Muro di Berlino e i mutati scenari strategici hanno, nel corso degli anni 90, profondamente modificato il ruolo di Aviano, passato da piccola base di supporto a centro operativo per tutta l'area che va dall'Est Europa alla sponda sud del Mediterraneo. Da qui sono partiti i raid che, nel 95, hanno 'pacificato' la Bosnia utilizzando le micidiali bombe all'uranio impoverito e il recente vertice dei ministri della difesa dei paesi Nato - 3/4 dicembre 97 - ha sancito ufficialmente la funzione Anti-Libia della base friulana. Mentre altre installazioni militari sono state chiuse o ridimensionate, per Aviano è previsto un raddoppio, fino a farne una base aerea in grado di reggere il carico contemporaneo di due guerre locali.
    CHI DECIDE SU AVIANO?
    La Base è stata concessa dall'Italia agli Usa con un accordo sottoscritto all'inizio degli anni 50 dai rispettivi governi e tutt'ora non ancora reso pubblico. Lo stesso Parlamento Italiano che, a norma della Costituzione, deve ratificare i trattati internazionali, non ne ha mai potuto prendere visione. Lo stesso dicasi per l'accordo del 93 che prevedeva l'ampliamento della Base (c. d. "Progetto Aviano 2000"). Inoltre, le armi nucleari presenti nella base, pur trovandosi in territorio italiano sono di fatto al di fuori del controllo dei nostro organi costituzionali. Tutto ciò configura una gravissima rottura costituzionale, implicando di fatto il trasferimento della sovranità italiana in tema di guerra (e quindi di pace) ad uno stato straniero. Nonostante questo, le forze politiche e le amministrazioni locali sono in gran parte schierate a favore della Base, oppure hanno assunto una posizione pilatesca dichiarando che non spetta a loro mettere in discussione la presenza della Base. Mentre si fa un gran parlare di federalismo, nessun politico della zona si è mai preso la briga di rivendicare il diritto per le popolazioni locali di conoscere appieno quali sono le implicazioni della presenza militare sul territorio e di esprimersi in materia.
    I SOLDI NON POSSONO COMPRARE TUTTO
    La Base, con le sue parecchie decine di voli giornalieri e con la presenza di circa 10.000 statunitensi, ha un pesantissimo impatto ambientale sull'intero territorio circostante, causa un notevole inquinamento acustico ed atmosferico, nonché lo stress di tutte le reti tecnologiche (fognature, strade, sistemi di smaltimento RSU, ecc.), stravolge gli equilibri socio-economici della zona (basti citare gli effetti devastanti sul mercato degli affitti immobiliari). Per contro, la Base porta anche lavoro e soldi ad alcune migliaia di persone (dipendenti civili, commercianti, affittuari). Lo scontro sulla Base diventa quindi anche confronto tra chi pretende di utilizzare come principale (se non unico) parametro di misurazione del benessere i redditi monetari e chi invece chiede una migliore qualità della vita.
    PAGHIAMO PER LA VITA O PER LA MORTE?
    Aviano non è solo Aviano. Mettere in discussione Aviano, significa mettere in discussione il Nuovo Modello di Difesa adottato dall'Italia e da molti altri stati occidentali (eserciti professionali super-armati, pronti ad intervenire dovunque siano minacciati i propri interessi strategici), con quel che ne consegue in termini di spesa pubblica: mentre si continuano a tagliare le spese sociali, il bilancio della Difesa non è mai stato seriamente intaccato e si prevedono per i prossimi anni investimenti per nuove armi dell'ordine di decine di migliaia di miliardi.

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