Ciclopagine del Friuli-Venezia Giulia

Bike News

[06/98] Cresci... abbandona la bicicletta!, 6 marzo 1998.

Un nuovo studio prova ciò che in fondo già conosciamo: l'uso della bicicletta è percepito come una cosa positiva per il pianeta, per la società e per l'individuo. Ma il singolo ciclista è visto come povero, debole, eccentrico e fallito. La bicicletta è qualcosa che si abbandona quando si cresce e si compra un'automobile.

di John Stuart Clark

È ufficiale. Chi va in bici è visto nelle più infime posizioni nella gerarchia della strada. Ciononostante, l'uso della bici è percepito come meraviglioso mezzo per andare in giro, "salutare, anti-stress e buona attività per la famiglia". In condizioni adatte, la maggior parte delle persone sarebbe pronta per passare alla bicicletta più che ad altri mezzi di trasporto urbano, come l'andare a piedi o l'usare i mezzi pubblici. Ciò che impedisce il cambiamento è molto più complesso di quello che hanno pensato finora i promotori della bici.

Queste sono alcune delle osservazioni contenute in un interessante rapporto pubblicato recentemente dal Transport Research Laboratory britannico, "Attitudes to Cycling", ottenuto elaborando i risultati della più grande inchiesta mai effettuata nel paese. Una lettura interessante per chi crede che creare delle infrastrutture specifiche per i ciclisti sia la chiave per aumentare il numero di spostamenti in bicicletta.

Forse il punto principale del rapporto è la contraddizione che mentre l'andare in bici è percepito come una cosa buona per il pianeta, per la società e per l'individuo, noi come ciclisti siamo visti come poveri, deboli, eccentrici e falliti. La bicicletta è qualcosa che si abbandona quando si cresce e si compra un'automobile.

La motorizzazione, d'altro canto, sta rapidamente perdendo favore, in particolare nel contesto urbano, ma chi usa l'auto riesce a mantenere un certo fascino. L'automobile dà un'impressione di successo finanziario, valore sessuale, status sociale elevato e potere personale. Ce n'è abbastanza per convincerti ad abbandonare la bici.

Sembra che la decisione di rifiutare la bicicletta sia pesantemente influenzata da tre fattori scarsamente considerati in passato: immagine, inerzia e pressione negativa da parte di colleghi e amici.

L'immagine del ciclista è o quella di una persona da poco che lentamente si trascina verso il suo pezzo di terra da coltivare, oppure quella del vecchio Colonnello che sul suo alto mezzo va all'Adunata Annuale, oppure ancora quella del povero studente costretto a faticare sulla strada o dell'atleta muscoloso che affronta ad incredibile velocità percorsi di montagna. Stando al rapporto, la gente semplicemente non ha un'immagine mentale (uno stereotipo, se volete) di un normale ciclista quotidiano, e quindi non riesce ad immedesimarsi in quel ruolo. Perfino a York, dove un eccezionale 20% degli spostamenti è effettuato in bicicletta, "l'immagine di ciclisti come turisti o studenti tende a dominare".

Il rapporto identifica cinque tipologie di ciclisti, classificate in base alla motivazione, che possedendo già una bicicletta e avendo praticamente un piede sul pedale, potrebbero reagire positivamente a misure di promozione della bicicletta, a condizione che si riesca a creare un'immagine nella quale essi possano identificarsi. Le grandi istituzioni, sottolinea il rapporto, insieme ai datori di lavoro e ai vari soggetti che possono influenzare l'opinione pubblica, hanno un ruolo cruciale. Appoggiando l'uso della bicicletta, con incentivi e facilitazioni, legittimeranno l'attività come qualcosa di praticabile, e perfino desiderabile, anche per le classi "professionali".

Il non-ciclista soffre di inerzia cronica. Non trova nessuna ragione per salire sulla sella, e vede la cosa come sfacchinata piena di problemi. Inoltre, considera il ciclista una seccatura, uno che arrogantemente ruba un po' di spazio dalla strada. Tutti gli argomenti riguardanti convenienza, salute e divertimento sono completamente dimenticati o non considerati.

Fortunatamente, suggerisce il rapporto, questo tipo di non-ciclisti sono vulnerabili in due punti: l'argomento morale e quello sociale. L'uso della bici non è l'alternativa che stanno cercando per un miglioramento dell'ambiente urbano e della qualità della vita e si tratta di far capire che invece può esserne una parte.

Ciò spiega il motivo per cui le iniziative di promozione dell'uso della bicicletta, come il National Cycle Network, hanno fallito l'obiettivo di impressionare i non-ciclisti. "Strategie come la realizzazione di piste ciclabili non sono state sufficienti per un cambiamento del comportamento". La cultura dell'auto domina la rete urbana come un mostro, ma gode di un "effetto aureola": cosa sono la congestione, l'inquinamento, i pericoli e i problemi di parcheggio in confronto ad un mondo caldo, confortevole e sicuro in cui l'automobilista è OK? L'immagine di un nuovo modello di automobile che viaggia tranquilla in un'autostrada deserta mantiene la sua credibilità, nonostante si tratti di una rappresentazione platealmente irrealistica. Come dice Ben Elton, "non è la macchina che voglio comprare, è la strada vuota!".

Il rapporto suggerisce ai promotori della bicicletta di studiare le campagne per la salute come modello di "marketing" per convincere i ciclisti occasionali a divenire ciclisti regolari. Considerata la dipendenza da automobile, l'analogia proposta è quella con la battaglia contro il fumo. Abbiamo bisogno di "iniziative strategiche per rompere l'abitudine", ma "è difficile convincere la gente con un attacco diretto al comportamento quotidiano".

Basandosi sul grande successo delle campagne anti-fumo, il Transport Research Laboratory propone un attacco su tre fronti: promozione del cambiamento dei comportamenti individuali e sociali, promozione di cambiamenti organizzativi, realizzazione di misure ambientali. Inoltre, considerando che la gente è a diversi stadi nel percorso verso la conversione all'uso della bici, il rapporto suggerisce campagne, mirate sui diversi target, che accompagnino per mano le persone nei diversi passi da compiere.

Non è questo la sede per analizzare ulteriormente il documento del TRL, che per chiunque lavori per ottenere un sistema di trasporti e spostamenti ragionevole è ricco di idee. Speriamo si tratti del primo di una serie. Molta ricerca è ancora da fare, perché la promozione della bicicletta non è solo questione di prevedere piste ciclabili ma anche di ciò che è, essenzialmente, marketing sociale.


ULTERIORI INFORMAZIONI:

John Stuart Clark è un giornalista freelance, sostenitore dell'uso della biciclettea e disegnatore per Surveyor, BRICK.

"Attitudes to Cycling" è disponibile gratuitamente presso il Transport Research Laboratory (266), Old Wokingham Road, Crowthorne, Berks RG45 6AU
Tutte le notizie pubblicate dalla Bicycle News Agency sono soggette al copyright della stessa e degli autori. Vengono qui pubblicate in estratto italiano su autorizzazione. La traduzione è a cura di Loris Tissino, Associazione Aruotalibera.

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