Ciclopagine del Friuli-Venezia Giulia

Bike News

[10/98] Bikeabout: attorno al Mediterraneo in bicicletta, con un occhio su internet, 30 maggio 1998.

Quattro americani ed un'austriaca sono partiti lo scorso anno per un viaggio in bicicletta attorno il mar Mediterraneo. La BNA li ha incontrati per chiedere quali differenze hanno notato nelle culture dei paesi attraversati.

di Loris Tissino

L'idea era semplice: spostarsi dal Marocco a Gibilterra utilizzando solo le biciclette. Scopo: aiutare la costruzione ed il rafforzamento di reti regionali per la pace e la comprensione interculturale.

Corinne, Ethan, Padraic, Anthony e Andrea hanno deciso di usare la bicicletta come mezzo di trasporto "perché così avremmo potuto procedere lentamente ed ecologicamente, con la sola forza delle nostre gambe. Avanziamo piano per essere in grado di parlare con la gente e conoscerla meglio", come hanno detto in un'intervista al giornale greco "Freedom".

I ciclisti sono partiti da Ceuta (città spagnola sulla costa marocchina) il 25 settembre 1997. A causa di problemi di sicurezza e politici, non sono potuti transitare per Algeria e Libia, ma hanno pedalato in Tunisia, Sicilia, Malta, Egitto, Palestina, Israele.

Nel Medio Oriente si sono divisi per visitare diversi paesi dell'area: Cipro, Libano, Giordania e Siria, e si sono poi reincontrati in Turchia, per percorrere quindi insieme Grecia, Albania, Croazia, Bosnia Erzegovina, Slovenia e Italia.

Durante il viaggio usano un computer portatile per connettersi (quasi ogni giorno) ad Internet (tramite providers locali), ed aggiornare il loro sito web, www.bikeabout.org, tramite il quale rispondono anche a domande di studenti statunitensi (ogni mercoledì alle 19.00, ora centroeuropea).

La BNA ha incontrato i quattro (Andrea, la ragazza austriaca, ha dovuto lasciare il gruppo in per problemi finanziari) a Concordia Sagittaria, una vecchia città romana che è stato il luogo pù settentrionale del loro itinerario. Il gruppo ha fatto notare in particolare le differenze nella percezione e nell'uso della bicicletta (tra USA ed Europa, ma anche tra Sud Europa e Nord Africa).

"Nella maggior parte del Nord Africa e del Medio Oriente, le biciclette sono utilizzate per i trasporti locali e le consegne di merci. Molte persone non si possono permettere automobili o autocarri e le imprese sono talmente piccole che le bici - con forti telai e capaci di portare pesi enormi - tornano utili", dice Ethan Gelber, fondatore di Bikeabout.

"Ma quando siamo arrivati in Europa, abbiamo trovato che la gente è abituata a pensare alla bicicletta come mezzo ricreativo e 'alternativo'. E in alcuni luoghi, l'esigenza di corsie separate (per proteggere i ciclisti) è abbastanza sviluppata. Nella maggior parte degli altri paesi, le bici sono semplicemente una parte del caos del traffico."

Com'è l'esperienza di andare in bici nella costa meridionale e settentrionale del Mediterraneo?

"Nel Nord Africa era dura. C'erano pochissimi altri ciclisti, e spostarsi in bicicletta da una città all'altra - come facevamo noi - suonava molto strano per la gente. Ma il territorio attraversato era molto bello, con strade spesso abbastanza buone (anche se il traffico costituiva un serio pericolo). La gente poi, una volta che ti ha conosciuto e accettato, è fantastica.

"Nel Medio Oriente la situazione era diversa da paese a paese. In Egitto e in Libano il caos rende pericoloso l'uso della bicicletta, perché le strade sono molto strette (in Egitto) o perché sono molto grandi e con elevato traffico veloce (in Libano). In Israele le strade sono più moderne. La Turchia è meravigliosamente bella e i tratti in bicicletta sono stati incomparabili. L'industria del turismo è molto sviluppata e le persone ricettive. La Grecia è come il resto d'Europa. L'Albania è in una situazione terribile: le strade sono le peggiori che abbiamo visto - strette, malmesse ed infide - gli automobilisti non sono abituati ai ciclisti, la rete di supporto è limitata. Ma esiste la Federazione Ciclistica Albanese, che lavora molto duramente per mantenere vivo questo sport. Nei Balcani la situazione è migliore, a seconda di quanto i paesi sono stati toccati dalla guerra (molto la Bosnia, meno la Croazia, per niente la Slovenia - ed in quest'ultimo paese esiste una forte lobby pro-ciclisti).

Cosa avete imparato?

"Be', la maniera più semplice per risponderti è che abbiamo imparato delle cose che sapevamo avremmo imparato e che abbiamo chiesto alla gente che incontravamo di farci scoprire: cioè che la gente del Mediterraneo, in tutte le aree attraversate - anche quelle pericolose, è magnifica. Abbiamo imparato che i vicini hanno bisogno di dedicare tempo alla conoscenza reciproca, in modo da poter scoprire le cose in comune: un senso dello spazio ed una storia unica, che se conosciuta bene potrebbe permettere di superare alcune barriere presenti. Questa considerazione può sembrare naive - specialmente considerando che viene da un americano", ammette Ethan. Ma proprtio questo era lo scopo di BikeAbout:

"In realtà il timore e l'ignoranza di persone che vivono in alcuni paesi del Mediterraneo riguardo ad altri che vivono solo qualche centinaio di km più il là è ciò che è naive. Chiunque possa andare in questi luoghi a braccia, cuore e mente aperta troverà persone disposte a invertire il trend corrente di separazione e divisione."


ULTERIORI INFORMAZIONI

Visita il sito di BikeAbout, dove potrai trovare immagini, clips ed informazioni sul viaggio.
http://www.bikeabout.org

Se vivi vicino alla costa del Mediterraneo in Francia o Spagna e vuoi dare delle idee sul percorso da fare o dove trovare ospitalità (forse anche a casa tua), o quale gruppo di amici della bicicletta incontrare, puoi scrivere un messaggio di posta elettronica all'indirizzo: hub@bikeabout.org


Tutte le notizie pubblicate dalla Bicycle News Agency sono soggette al copyright della stessa e degli autori. Vengono qui pubblicate in estratto italiano su autorizzazione. La traduzione è a cura di Loris Tissino, Associazione Aruotalibera.

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