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colpa.....???



"l'unica colpa è quella di denunciare le ingiustizie"(Caruso)
 
Denunciare ingiustizie è una colpa??? da quando???
La denuncia delle ingiustizie non la si fa forse per questo motivo?
Diversamente sarebbe stata fatta nel caso Pinochet ad esempio.
Dove credeva di trovarsi Vitaliano?
Questo è il problema: si intacca il sistema economico che regge tutta la "baracca" non rimane altro che....."sospendere a divinis" anche per 6 mesi (?????)
Tempi bui della ragione.
Cordialmente. Associazione Partenia http://utenti.lycos.it/partenia (che non è una associazione cattolica,(ci mancherebbe!!) ma un'associazione per la difesa dei diritti umani  calpestati ANCHE nella chiesa cattolica)
 
 
 
 
"Obbedisco anche se mi opporrò in tutte le sedi competenti"
Il provvedimento dell'abate di Montevergine durerà 6 mesi
Don Vitaliano sospeso "a divinis"
"Accanimento contro di me"

Caruso: "Colpevole solo di voler denunciare le ingiustizie"
Il monsignore: "Continua a partecipare ad ogni manifestazione"

 
NAPOLI - Sospensione "a divinis". E' questa la sanzione disciplinare inflitta al prete No Global don Vitaliano Della Sala, dall'abate di Montervergine, Tarcisio Nazzaro, perchè continua "a partecipare ad ogni manifestazione di dissenso" e "nonostante l'esplicito oggetto dell'ammonizione di sabato 29 gennaio - scrive l'abate nella lettera indirizzata a don Vitaliano - ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco nella parrocchia da cui sei stato rimosso".

Il provvedimento, del 22 febbraio, è stato reso noto oggi dallo stesso ex parroco di Sant'Angelo a Scala (in provincia di Avellino), che amareggiato commenta in un comunicato: "Obbedisco anche se mi opporrò in tutte le sedi competenti". Stamane il sacerdote aveva partecipato a un corteo di protesta dei No Global nel quartiere Scampia di Napoli.

"Con estrema meraviglia e stupore ho accolto la notizia della sospensione a divinis comminatami dall'abate di Montevergine; essa è giunta quando, ormai da moltissimo tempo, sto seguendo alla lettera, pur non condividendole, le svariate restrizioni prescrittemi nei numerosi provvedimenti canonici che mi sono stati indirizzati. La sospensione è un ulteriore, immotivato e ingiusto accanimento contro di me", dice don Vitaliano.

E il sacerdote aggiunge: "La mia, come sempre, è un'obbedienza in piedi, un'obbedienza a Gesù Cristo e alla Chiesa che, anche se in questo momento mi sta mostrando il suo volto umano peggiore, è pur sempre mia Madre che amo. Amo la mia Chiesa - prosegue - l'ho detto tante volte e lo ripeto proprio ora che la sua mano dura si abbatte su di me. L'amo perchè è di Cristo. La voglio migliore, più bella, sempre più fedele a Cristo, non a se stessa. Ma non ne voglio un'altra".

Il sacerdote ha incontrato di recente per ben due volte l'abate Tarcisio Nazzaro, che governa oltre sul santuario mariano anche su otto parrocchie della zona. "Durante la riunione del clero abbiamo avuto un confronto sostenuto - dice don Vitaliano - ma non mi è stato preannunciato questo provvedimento".

In particolare monsignor Nazzaro contesta a don Vitaliano di essersi "presentato al cimitero di Sant'Angelo a Scala a compiere il rito dell'ultima raccomandazione e del commiato per una defunta". Don Vitaliano, a quanto scrive sempre l'abate, lo scorso aprile, avrebbe ricevuto "una lettera di ammonizione e contestazione della sua condotta disobbediente", in cui Nazzaro avvertiva esplicitamente "che questo tuo modo di comportarti - se non fosse cambiato - avrebbe reso vicina la prospettiva della sospensione a divinis".

E per Francesco Caruso, portavoce del movimento dei Disobbedienti, l'unica colpa di Don Vitaliano e quella di denunciare le ingiustizie: "Ero stamane a manifestare a Scampia contro il degrado sociale delle periferie dimenticate, ieri abbiamo partecipato insieme a un convegno sul futuro delle popolazioni colpite dallo tsunami. Queste e tante altre - conclude Caruso - sarebbero le gravi colpe di cui Don Vitaliano si è macchiato in questi anni: stare dalla parte degli ultimi, denunciare le ingiustizie e le prepotenze dei potenti".
(26 febbraio 2005) La Repubblica