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Iveco sospende la produzione in Cina. Amnesty: "I furgoni Daily non verranno più utilizzati per eseguire condanne a morte"



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IVECO SOSPENDE LA PRODUZIONE IN CINA. AMNESTY: 'I FURGONI DAILY NON
VERRANNO PIU' UTILIZZATI PER ESEGUIRE CONDANNE A MORTE'

Secondo notizie di stampa, il gruppo italiano Iveco ha querelato il
partner cinese  Changzhou Changjiang Bus Group (Cbc). La compagnia
italiana ha accusato l'azienda, con la quale ha una joint venture al 50%,
di appropriazione indebita di oltre 122 milioni di yuan (piu' di 12
milioni di euro) e ha annunciato di aver bloccato la produzione di veicoli
industriali.

'Questa vicenda ha un risvolto amaro, poiche' mettera' in difficolta' i
lavoratori impiegati negli stabilimenti' - ha dichiarato Andrea
Matricardi, vicepresidente della Sezione Italiana di Amnesty
International. 'Ma ha anche un involontario aspetto positivo: potra'
finalmente fermare la vendita di veicoli Daily Iveco ai tribunali cinesi i
quali, come riferito piu' volte da varie fonti locali, sono utilizzati
come camere mobili di esecuzioni delle condanne a morte'.

Nel dicembre 2003 la Sezione Italiana di Amnesty International aveva
scritto alla Fiat segnalando le inaccettabili violazioni dei diritti umani
connesse alla vendita dei propri furgoni Daily. La direzione dell'azienda
torinese si era limitata a replicare che non era in grado di verificare
l'uso dei propri veicoli commerciali da parte dell'acquirente.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 26 agosto 2005


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Paola Nigrelli
Ufficio Stampa
Amnesty International - Sezione Italiana
Via G.B. De Rossi, 10 - 00161 ROMA
Tel. 06 44.90.224 fax 06 44.90.222
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