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La sfida dei movimenti 2



Continua il dibatto sulla pagine de "il Ponte" su sinistra di alternativa,
movimenti e primarie. Dopo l'intervento di Luigino Vitulli sul numero di
Luglio adesso ad intervenire E' Italo Di Sabato





OLTRE LA SINDROME DEL QUORUM

Non c'E' niente di peggio per la politica (e non solo per la politica) del
diventare liturgia, del ripetersi stancamente, del non cogliere le
trasformazioni nel corpo sociale come nel contesto in cui si agisce.

Per la sinistra molisana penso che sia necessario darsi il tempo di una
riflessione pacata, profonda e rigorosa, tanto sulla propria capacità di
leggere il presente come sulle forme del proprio agire. Di farlo nelle
modalità che si ritengono più consone alla storia di ciascuno, ma anche
coinvolgendo a pieno titolo tutte quelle persone che alla sinistra guardano
con attesa e speranza pur non riconoscendosi in alcuna delle attuali
appartenenze.

Dico questo perché parto da una semplice considerazione, che così non và.

Se qualcuno pensa che si possa far finta di niente, magari affidandosi alle
certezze protettive di partito, o che sia giunto il momento di una stretta
organizzativa per inglobare, o peggio ancora, per far "campagna acquisti",
in spregio ad una esperienza sociale e collettiva sul territorio, si
sbaglia di grosso. Anche perché siamo costretti a fare i conti con una
malattia che E' difficile da debellare in larghi settori della sinistra
molisana: il settarismo. Quella presunzione che finisce per autoconvincerci
che ognuno di noi abbia la ricetta giusta, mentre gli altri sbagliano di
brutto: il mio partito E' più a sinistra del tuo, la mia associazione E'
meglio della tua, tu sei un politicista, allora tu sei un movimentista
distante dalle masse popolari.

Il rischio E' che così facendo (cioE' non facendo nulla) continua a
crescere sfiducia e disincanto, e che si disperdono quelle intelligenze,
energie, risorse, insomma quel patrimonio politico che s'intende aggregare.
Con il risultato di vanificare ogni sforzo e lasciare appassire
l'aspirazione di un'altra sinistra possibile. E, ancor peggio, di non
riuscire a raggiungere e intercettare quell'enorme e informe magma sociale
senza bandiera e senza speranza e che tuttavia ci consegna una grande
domanda politica.

Partiamo, allora, proprio da qui, da questo bisogno di politica che resterà
potenziale (se non avverso) se non troverà un progetto, una prospettiva
coinvolgenti e convincenti.

Pensiamo a come organizzare i nostri incontri, facciamo tutti i confronti
che riteniamo necessari, discutiamo anche oltre il limite della reciproca
sopportazione. Ma poi, per favore, concediamo a noi stessi e a tutti quelli
a cui vorremmo parlare la possibilità di uno strumento concreto con cui
andare avanti. Anche perché in Molise, regione così spaesata sono in corso
processi sociali profondi, che forse sono già più avanzati di quanto noi
siamo in grado di esprimerli, raccontarli e perfino interpretarli.

Superiamo dunque le angustie e muoviamoci con coraggio. Poi vedremo cos'E'
successo, valuteremo con calma, se la sinistra politica e sociale possano
costruire un percorso comune lottando per gli stessi traguardi, che
certamente non potrà essere "la sindrome del quorum" a far sperimentare
anche nuove forme di aggregazione elettorale a livello regionale.



CON IL CUORE, OLTRE IL QUORUM. I MOVIMENTI CI INSEGNANO CHE NON PARTIAMO
DALL'ANNO ZERO.



Le lotte sociali messe in campo dai movimenti e dai comitati sul territorio
hanno posto in evidenza l'urgenza di mettere in campo una proposta politica
forte e alternativa, che non può e non deve essere la sterile sommatoria di
gruppi e ceti politici, ma piuttosto l'articolazione consequenziale, di
termini di spazio e progetto politico, di un cammino di lotte sociali sul
territorio che hanno visto tanti cittadini fuori dagli apparati di partito
ad essere protagonisti.

Per dare fiato a queste lotte, ai movimenti, molti hanno compiuto scelte
difficili, strappi e rotture profonde con il proprio passato: per quel che
mi riguarda, le distanze si sono accentuate in questo "camminare
domandando"con compagne e compagni che hanno preferito la rassicurante
tradizione restando al sicuro nelle trincee che abbiamo scavato negli anni
bui di devastazione sociale; ma fortunatamente ho incontrato tanti latri
compagne e compagni lungo i percorsi dei movimenti.

E qui che i cammini si sono incrociati, in uno spazio pubblico indipendente
che ha prodotto un esodo dal pensiero e dalle pratiche delatorie della
politica cinica e sclerotica, camminando in avanti destrutturando le
dicotomie classiche (riformismo/rivoluzione, avanguardia/masse,
politica/sociale, antagonismo/alternativa) attraverso una profonda
contaminazione culturale e ricerca costante, dentro le movenze dei terreni
di sperimentazione e innovazione politica.

Per questo, credo che i tempi siano maturi per dare uno slancio ulteriore
al processo di costruzione di questo spazio politico, di aprire sui
territori una fase costituente di riflessione intorno all'ipotesi di
costruzione di una sinistra di alternativa. Ritengo che bisogna imprimere
un'accelerazione di questo percorso, come logica consequenzialità al lavoro
politico che i movimenti hanno portato avanti in questi anni. Credo  che
con coraggio e determinazione bisogna porre nell'agenda politica
dell'autunno questo dibattito, avendo la capacità di articolarlo e
innervarlo nel tessuto concreto  delle lotte sociali e delle mobilitazioni.

Questa sfida bisogna giocarla fuori dalle stanze del potere e delle
segreterie di partito. Bisogna far si che tutto parta da chi ha inteso le
lotte non solo come opposizione a decisioni calate dall'alto (turbogas,
termovalorizzatori, precarietà) ma ha sperimentato sui territori nuove
forme di organizzazioni di soggettività politiche partecipate.

Bisogna provare a rovesciare la carta geografica della politica in Molise.
La sfida delle primarie deve dire tutto questo. Se l'Unione nei prossimi
mesi non decide di aprire una fase di coinvolgimento dal basso, di
partecipazione, di democrazia vera, se non si crea un vincolo al di là
dell'alleanza tra i partiti, il rischio E' che si può giungere
all'esperienza di governo regionale, senza nessuna prospettiva di rottura
con l'esistente, anzi con un rafforzamento del connubio politica e affari.

Per questo la costruzione della sinistra di alternativa non può che non
passare con la richiesta delle primarie, non come semplice scelta del
leader dell'unione, ma come reale occasione di attraversare le scelte
decisionali con un  vero processo partecipato, con votazioni aperte e
libere attorno a ipotesi alternative. Non c'E' molto tempo. Cominciare fin
da ora vuol dire avere la consapevolezza che il governo E' un strumento,
non un fine, e che il governo non può essere la vera forma-partito, cosi
com'E' stato nell'ultimo decennio.

Nel cuore del progetto dell'unione ci deve essere l'idea di dare pieno
accesso alla democrazia, ai conflitti sociali e tutti i soggetti esclusi,
di cambiare e allargarne procedure e forme, e in qualche modo, soprattutto
per chi ha fatto della rifondazione una propria identità, pensare che la
rifondazione della sinistra (necessaria e urgente) passa attraverso la
rifondazione della politica.



Italo Di Sabato