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Manifesto regionale contro la privatizzazione dei servizi pubblici



Manifesto regionale contro la privatizzazione dei servizi pubblici

A partire dagli anni novanta è stato avviato anche in Italia il processo di
liberalizzazione dei mercati e di privatizzazione delle aziende pubbliche.
In questo filone si colloca il Decreto Legislativo "Letta" (n° 164/2000)
che ha disciplinato il mercato del gas, delle utenze industriali e
domestiche.

A partire dal 1° gennaio 2003 è in sostanza possibile che la gestione delle
principali strutture di distribuzione d'energia sia in mano ad aziende
private. In Emilia-Romagna la conseguenza di questa normativa è stata la
trasformazione delle principali municipalizzate che erogano i servizi di
pubblica utilità in Società Per Azioni e il prolificare oltre misura di
centrali Turbogas per la produzione di Elettricità.

A Bologna, Ferrara, Ravenna e, notizia degli ultimi giorni anche Modena, la
gestione di gas e acqua è stata "affidata" al gruppo Hera, una società
multiutility costituita da un'ampia e diversificata compagine sociale,
rappresentato dal 55,5% da Enti istituzionali (di cui il maggiore risulta
essere il Comune di Bologna con circa il 17%) e il restante 44,5% da azioni
private.

Con questo non s'intende una gestione controllata da una maggioranza
composta da rappresentanti istituzionali, ma da un Consiglio di
Amministrazione formato da 14 membri (il Comune di Bologna può inserire 5
membri, uno a testa sono assegnati a Ferrara e Ravenna, i restanti delegati
dagli investitori privati), che avrà in ogni modo la massima autonomia
decisionale a discapito degli interessi pubblici.

Le ex municipalizzate di Piacenza, Parma, Reggio Emilia invece si sono
costituite in un'altra multi-servizi denominata ENIA  non  ancora quotata
in borsa, seppure previsto a breve  dal piano industriale.

Cosa comportano le privatizzazioni?.

Se da un lato le entrate economiche dovute a queste operazioni hanno in
parte sollevato le casse comunali dei comuni citati, dall'altro la
possibilità di una futura completa gestione privata apre scenari allarmanti.

Le conseguenze che le privatizzazioni comportano ovunque (in Europa come
all'estero) sono un aumento dei costi ed una diminuzione della qualità dei
servizi. Ricordiamo per esempio l'Inghilterra, quando nel 1989 la Thatcher
privatizzò l'acqua, le bollette rincarano nel giro di pochi anni del 141%!
Oppure negli Stati Uniti, ad Atlanta (Georgia), il comune ha appaltato a
United Water il sistema idrico per 24 milioni di dollari l'anno e dopo un
anno, un rapporto dell'ispettorato comunale mostrava che l'acqua
distribuita violava tutte le regole sanitarie ed i livelli del cloro erano
sei volte superiori a quelli consentiti. Anche in Italia casi simili non
mancano come a Firenze dove il gestore dell'acqua si chiama Pubbliacqua
SPA, costituita nel dicembre 2001, i rincari sono stati superiori al 30%!

Questo è facilmente spiegabile poiché la logica del servizio pubblico viene
sostituita da quella della massimizzazione del profitto tipica del settore
privato. Di conseguenza non si pensa più a fornire alla collettività (cioè
a tutti) quanto necessario a tariffe calmierate, ma si vende un servizio in
regime concorrenziale e si tagliano le attività non remunerative ( a
discapito delle fasce deboli).

Cosa comportano le centrali turbogas?.

Anche se la pericolosità della costruzione di centrali di questo tipo nelle
vicinanze di luoghi abitati è evidente e la popolazione sia molto spesso
contraria, non si ferma, a livello regionale così come in tutta la
penisola, il processo di costruzione, come a Bentivoglio e Minerbio (BO),
Ferrara, Pedrignano (Parma), Reggio Emilia e Brescello, ecc.

Le giustificazioni delle istituzioni vertono sulle esigenze produttive
ovvero sul presunto fabbisogno energetico di nuove attività industriali. In
realtà non è necessaria alcuna nuova centrale visto che già esiste un
esubero di potenza rispetto a quella attualmente utilizzata (l'energia
prodotta dalla SEF a Ferrara servirebbe solo per la metà al polo
industriale). La realtà dei fatti è che l'energia in esubero può essere
ceduta dalle imprese produttrici al mercato creando un business
estremamente vantaggioso.

Dal punto di vista ambientale l'aumentata efficienza tecnologica non è
sufficiente a giustificare il nuovo insediamento alla luce del fatto che le
fonti inquinanti già esistenti non vengono meno, se non in piccola misura.

Le aziende evitano i costi di smantellamento o riconversione delle centrali
esistenti e investono nelle nuove costruzioni che permetteranno di
rivendere a prezzi prestabiliti (con alto tasso di sicurezza) al GRTN
(costretto ad acquistare) l'energia prodotta. Ci sono studi che provano che
il ritorno, in termini economici, si completa nel giro di ? anni,
permettendo successivamente di avere introiti molto elevati. Le aziende
sono favorite in questa strategia della piega che la legislazione statale
ha preso: in Italia è stato recentemente convertito in legge il D.lgs n. 25
recante: "Disposizioni urgenti in materia di oneri generali del sistema
elettrico" che, di fatto, viene procrastina il c.d "decreto Marzano (una
legge sblocca-centrali che prevede strappi alle leggi ambientali per far
funzionare le centrali in condizioni critiche e la possibilità per l´Enel
di sforare il tetto fissato dall´ Autorità dell'energia e del gas).

L'Emilia "regione rossa" che si vantava del capillare funzionamento del
proprio stato sociale, è quindi all'avanguardia nel cedere sotto il peso
dell'economia euro-capitalista, l'usufrutto delle risorse energetiche.

Ora siamo a pieno titolo dentro l'economia globale, ovvero inseriti dentro
progetti presenti e futuri di sviluppo e relazioni sempre più legate a
dinamiche internazionali nella sfera della produzione, del trasporto e del
consumo di merci.

E' in questo scenario che possiamo comprendere le grandi opere
infra-strutturali, l'esplosione della speculazione e dell'espansione
urbanistica, la razionalizzazione e la privatizzazione dei servizi.

Questo allarme è di natura non solo economico/politica, il messaggio che
traspare è, di fatto, la caduta di qualsiasi possibile alternativa
all'esasperante globalizzazione, ma l'aumento del caro-vita inteso, come
detto in precedenza, con bollette e tasse in rialzo, precarizzazione del
lavoro, diminuzione dei salari.

Segnaliamo come esempio emblematico quanto accaduto il 26 agosto dell'anno
scorso, quando i lavoratori Hera dell'impianto d'incenerimento di Coriano
(RN) sono stati costretti a svolgere un'assemblea sindacale nell'area
antistante l'impianto, come documentato dalla stampa locale, tutto questo
dovuto al fatto che al momento l'azienda si rifiuta di riconoscere il
costituito sindacato Cobas Hera (aderente alla Confederazione Cobas),
nonostante abbiano aderito a questa nuova struttura il 40% dei dipendenti
dell'impianto.

Come Rete Regionale Anticapitalista dell'Emila-Romagna crediamo sia
importante, quindi, essere cassa di risonanza critica e radicale davanti a
queste scelte, tanto impopolari quanto inique soprattutto quando la
disinformazione della stampa e l'opportunismo di certi partiti politici,
tendono a far passare nel silenzio queste operazioni di mercato, che hanno
esclusivamente nella ricerca del profitto il fine ultimo.

Ma non possiamo tuttavia fermarci nella sola analisi critica di questa
situazione ma cercare di aprire vertenze che possano ribaltare l'esistente,
Siamo perfettamente consapevoli che oggi, da più parti, esistono proposte
ed alternative possibili e praticabili sicuramente più pulite e meno
impattanti rispetto alla salute e all'ambiente nel settore del riciclaggio,
della gestione delle acque e del settore energetico, tuttavia questo non
basta se questo tipo di lotte non metta in primo piano i nessi tra le
contraddizioni capitalistiche e le loro ricadute sulla vita quotidiana,
perché è proprio l'incapacità di un'alternativa politica ad impedire lo
sviluppo e l'attuazione di altri percorsi. Se da un lato, questo deve
essere un punto preciso di partenza, dall'altro non dobbiamo nemmeno aver
paura di aprire vertenze su quelle che possono apparire "battaglie
arretrate" come l'aumento delle bollette, livelli insostenibili
d'inquinamento.

Invitiamo ad iniziare una serie di percorsi di lotta ( presidi,
distribuzione di materiale contro-informativo, proteste dirette contro Hera
e New. Co spa, ecc.), con i cittadini, con i compagni interessati, con i
lavoratori di queste aziende, sostenendo tutte quelle realtà politiche e
sociali che si stanno muovendo attorno a queste tematiche.

Proponiamo una giornata di confronto a livello regionale con tutti i gruppi
di base e i soggetti interessati per

Sabato 10 Dicembre a Ferrara

dalle ore 15

presso la Biblioteca Bassani in piazza Emilia nel Quartiere Barco

(per Autostrada uscita Ferrara Nord, sempre dritto dopo il casello girare a
sinistra al primo e al secondo semaforo, al terzo dritti seconda via sulla
sinistra)

CONVEGNO REGIONALE

INTERVERRANNO

Alessandro Palmi ( Delegato COBAS )

Sergio Rasconi (medico del Lavoro )

Medicina Democratica

Rete Regionale Anticapitalista

Comitato di Acerra

Comitati Locali di lotta contro Inceneritori e Centrali Turbogas

Invitiamo inoltre a sottoscrivere e diffondere quest'appello e inviare le
adesioni all'indirizzo seguente:
<mailto:noprivat at libero.it>noprivat at libero.it oppure visitare il sito
<http://www.ecn.org/foglioribelle>www.ecn.org/foglioribelle o chiamare
3483182753

PER LA COSTRUZIONE DI UNA RETE DI COLLEGAMENTO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI E
LO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE E DELL'AMBIENTE