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Big talk



Big talk

"Liberalizzare di più i servizi locali, con più coraggio, con più
decisione". Il "big talk", la "grande chiacchiera" della Margherita, ossia
il dibattito programmatico, è riassumibile in queste piccole parole di
Francesco Rutelli. La Direttiva Bolkestein, che secondo Romano Prodi [lo
disse all'indomani della manifestazione di Roma contro la liberalizzazione
dei servizi] sarebbe stata migliorata, dall'epoca in cui la sua Commissione
europea la approvò, e che invece il parlamento europeo ha l'altro giorno
peggiorato, rischia così di entrare a vele spiegate nel programma
dell'Unione, Come obiettivo da perseguire, naturalmente con "coraggio" e
"decisione". Un concetto simile, tempo fa, espose in una intervista al
Corriere della Sera il segretario dei Ds, Piero Fassino: "Bisogna
privatizzare i servizi di pubblica utilità" [la differenza tra
"liberalizzare" e "privatizzare" è tra mantenere una maggioranza pubblica
della proprietà delle aziende locali, cedendone totalmente la gesione,
oppure vendere tutto]. Prodi più Rutelli più Fassino fa indubbiamente la
maggioranza delle forze politiche dell'Unione. E, come notiamo nel numero
di Carta in edicola questa settimana, i messaggi incrociati, ad esempio tra
Margherita e Confindustria, già viaggiano veloci: ad un Montezemolo che
attacca il "neosocialismo municipale" risponde una Linda Lanzillotta
[responsabile economica della Margherita], che offre un "liberalismo
municipale". La posta in gioco sono 19 mila aziende locali con 155 mila
dipendenti [per pudore, vengono taciuti i fatturati e i possibili profitti
di questa "liberalizzazione"].

Ma, d'altra parte, così come sono decisissimi nel difendere i profitti
delle imprese che vorrebbero trapanare le montagne della Val di Susa, molti
amministratori locali diessini - com'è noto - stanno mettendo in pratica il
programma rutelliano-fassiniano: a Genova, "liberalizzando" il trasporto
pubblico [primo caso in Italia], a Firenze e Napoli l'acqua, a Roma
l'urbanistica, e così via. Né quel che si sente dire, ad esempio,
sull'università e l'eventuale dopo-Moratti, è tranquillizzante, tanto che
la Cgil-conoscenza, ad esempio, sente la necessità di mettere le mani
avanti, come ha fatto Enrico Panini, che ne è il segretario, nel Cantiere
"Conoscenza, bene comune", che si è tenuto a Roma, sabato scorso, con un
discreto successo. Sono altresì noti gli slalom speciali di Ds e Margherita
sul tema del ritiro delle truppe dall'Iraq, e, mentre la marina Usa
annuncia che ritirerà i sottomarini nucleari dalla Maddalena [grazie alla
pressione di movimenti, cittadini e della stessa Regione Sardegna], sarebbe
interessante sapere cosa Prodi, Rutelli e Fassino pensino delle rivelazioni
che Carta pubblica questa settimana, a proposito del fatto che è sul punto
di essere approvata, a Washington, una nuova Dottrina militare che prevede
l'uso di bombe atomiche a bassa potenza [si fa per dire], in ogni genere di
"conflitto" [e non più solo in "guerre"], anche in via "preventiva" [e non
più come risposta ad aggressioni], e con inevitabili, terrificanti "danni
collaterali" anche a carico degli alleati. Come la mettiamo, con il
rapporto con gli Stati uniti, considerato che in Italia sono stivate, in
varie basi e sui sottomarini, un gran numero di testate nucleari?

Sarà difficile ottenere delle risposte. I "big talks" dell'Unione avvengono
in un mondo virtuale, in cui pesano solo gli andamenti dell'economia, la
"crescita". E cioè i voleri di imprese, banche, poteri finanziari. La vita
reale è altrove. Ad esempio, nell'idea di futuro che, opponendosi per 14
anni al treno ad alta velocità, hanno coltivato le comunità della Val di
Susa [che il 30 novembre saranno ancora lì, a Venaus, a sbarrare il passo
alle ruspe e alle truppe dello "sviluppo"]. O tra i metalmeccanici che
manifesteranno venerdì 2 dicembre a Roma e che [leggete l'intervista a
Gianni Rinaldini, segretario della Fiom, su questo numero di Carta] non
chiedono solo, com'è sacrosanto, più soldi per sé, ma più garanzie per i
precari, meno arbitrio delle aziende nel disporre del tempo di vita dei
lavoratori e più democrazia nelle fabbriche, nel sindacato e nella società.

Rifondazione comunista dice che il lavoro dei dodici tavoli programmatici
dell'Unione è stato nel complesso positivo. A noi, che a questo abbiamo
dedicato il numero scorso del settimanale, non era parso. Ma forse ci
sbagliamo. Il fatto è che non bisogna illudersi che dalla diplomazia tra
partiti possa uscire gran che. Forse una partecipazione ampia - nelle
assemblee regionali previste, in una assemblea nazionale vera e non
addomesticata e ridotta a "bik talk" dei "leader" - qualcosa si potrà
ottenere. Ma quel che pensiamo, avendo navigato in questi anni in ogni
genere di movimento sociale, è che la sconfitta di Berlusconi è una
premessa necessaria ma drammaticamente insufficiente. E che un governo di
centrosinistra sarà apprezzabile solo se darà agio, alla società civile e
ai suoi movimenti, di dispiegare pienamente il suo enorme potenziale di
cambiamento in atto, sulla democrazia reale e sulla difesa dei beni comuni.
Di questo parliamo, a proposito di un "nuovo governo": non stancarsi di far
notare quanto, spontaneamente, Ds e Margherita riprodurrebbero la pessima
esperienza dell'Ulivo.

Pierluigi Sullo



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