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Repressione a Torino



Il 22 dicembre a Torino si è svolta l'udienza preliminare del procedimento che vede 
indagati per devastazione e saccheggio (pena: 8-15 anni di reclusione), resistenza e 
lesioni, antifascisti e antirazzisti torinesi in relazione alla protesta contro il locale 
CPT avvenuta il 19 maggio e in relazione al corteo svoltosi il 18 giugno per denunciare 
l'aggressione fascista agli occupanti del Barocchio squat. In quest'ultima occasione una 
carica a freddo della polizia disperse il corteo, coinvolgendo con il lancio 
indiscriminato di lacrimogeni le vie del centro. 
Parte degli indagati (quasi tutti quelli non accusati di devastazione e saccheggio) hanno 
scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, che si svolgerà il 14 gennaio 2006; 
sul rinvio a giudizio degli altri il giudice dell'udienza preliminare deciderà il 12 
gennaio. 
Nel frattempo lo stesso giudice dell'udienza preliminare ha deciso che gli 8 antifascisti 
privati della libertà da ormai cinque mesi attenderanno il processo ai domiciliari, 
mentre per altri due viene mantenuto l'obbligo di firma.
Le edizioni locali de La Repubblica e La Stampa di ieri (23 dicembre) hanno dato conto 
dell'udienza e del presidio di solidarietà con il solito livore antianarchico. In 
particolare su la Stampa compare anche un articolo con cui il questore di Torino riassume 
l'attività di questo ultimo anno, sotto l'eloquente titolo "A Venaus siamo andati 
leggeri", con riferimento alla violentissima carica con cui nella notte tra il 5 e il 6 
dicembre polizia e carabinieri, pestando gente inerme che dormiva, hanno sgomberato il 
presidio NO TAV di Venaus. Ricordiamo che una grande manifestazione popolare con decine 
di migliaia di persone ha nuovamente liberato Venaus l'8 dicembre. Tra queste, dice il 
questore e riporta La Stampa, infiltrati anarchici e autonomi.
Sappiano La Repubblica e La Stampa che migliaia di anarchici provenienti da tutta Italia 
hanno sfilato nella grande manifestazione contro il TAV di sabato 17 dicembre a Torino e 
sappiano giornali e questura che gli anarchici lottano a viso scoperto e a testa alta 
accanto a tutti coloro che hanno per nemico il capitale che opprime e sfrutta gli uomini, 
devastando l'ambiente in cui essi vivono, in Valle di Susa come altrove.
Naturalmente dai resoconti della manifestazione di sabato 17 apparsi su La Repubblica e 
La Stampa gli anarchici non compaiono, si sono volatilizzati: evidentemente non faceva 
comodo parlare di loro come protagonisti attivi e non da ora della lotta al TAV, accanto 
alle tante altre componenti del movimento. Ancora questura e giornali ripetono il solito 
tentativo di dividere in buoni e cattivi dentro il movimento NO TAV, così come dentro 
ogni movimento di protesta sociale. 
La criminalizzazione di ogni opposizione sociale è il loro mestiere.
Sempre le solite edizioni locali di Repubblica e La Stampa di oggi (24 dicembre), nel dar 
conto dell'arresto di Marco, un anarchico accusato di un episodio che sarebbe avvenuto la 
sera del 6 dicembre a Torino (aggressione ad un poliziotto), raccontano la giornata del 6 
dicembre e i tanti momenti di protesta seguiti alle cariche e al pestaggio di Venaus come 
se queste proteste avessero portato la devastazione in città, naturalmente dimenticando 
le migliaia di torinesi scesi in strada per protestare contro la vigliacca violenza delle 
cosiddette forze dell'ordine e che la sera del 6 sfilarono per tutto il centro città, 
mentre i veri violenti in divisa blu e nera se ne stavano a debita distanza e non si 
facevano vedere.
È evidente che la plurale e compatta protesta della Valle di Susa ha messo nell'angolo 
istituzioni nazionali e locali. Altrettanto evidente è il tentativo di criminalizzare, 
dividere e reprimere questa come ogni forma di dissenso sociale. Gli arnesi del potere 
son sempre gli stessi, il potere ha sempre lo stesso volto: veline della questura passate 
a giornalisti solerti, provocazioni, accuse pesanti quanto infondate per incarcerare e 
cercare di intimidire. Il gioco è talmente scoperto che sarebbe ridicolo se non fosse 
anche così tragicamente e stupidamente feroce.
La forza di ogni movimento di opposizione sociale sta nel suo essere espressione di un 
pensare decidere agire collettivo: è questo che spaventa il potere. Ed è la paura che 
serpeggia nei palazzi del potere, paura di migliaia di donne e uomini liberi che hanno 
dimostrato di non temerlo e di sapere bene quel che vogliono: restare liberi sulla 
propria terra e non farsela portar via da nessun rapinatore in doppio petto e dai suoi 
servi in divisa.
Liberi tutti! 
Devastatori e saccheggiatori sono il capitale e lo stato!

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