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Un video su di noi - L'Olanda mette un bacio gay



un articolo molto lucido di Toni Capuozzo

Un video su di noi

L'Olanda mette un bacio gay.
Io metterei il crocefisso, Luxuria e le tette da veline. E Nanni?

Mi sono fatto una
domanda semplice
semplice: che filmino
faremmo noi?
Quando ho letto del
documentario olandese
che fa parte di un
pacchetto rivolto ai futuri immigrati, ai potenziali
nuovi cittadini olandesi non ho resistito
a questa domanda imbarazzante.
Perché l'Olanda, un paese che ha pagato
lo scotto di un multiculturalismo troppo
facile brancolerà pure nel buio, in fatto di
integrazione, ma qualche tentativo lo sta
sperimentando.
Il filmino, 51 minuti, è quasi l'esatto
contrario di un video promozionale destinato
ai turisti: non incita ad andare in
Olanda, ma piuttosto mette in guardia, avverte,
scoraggia. Ci sono le interviste a extracomunitari
già residenti in Olanda, che
spiegano come i Paesi Bassi non siano il
paradiso sperato. E ci sono le immagini di
una ragazza a seno nudo, in spiaggia, e
quella di due uomini che si baciano. E
l'avvertenza: siete liberi di trovare irritanti
queste immagini e di pensarla diversamente,
ma queste sono scene in cui
non è impossibile imbattersi, a casa nostra,
e sono comportamenti leciti e accettati
dalla nostra morale. Che prevede piena
parità di diritti per la donna, e libertà
di stampa, di espressione, di preferenze
sessuali. Volete venire? Dovete accettare
questa società.
Mi sembra un tentativo onesto, giocato a
mani aperte, senza infingimenti e senza
arroganza: non saremo il mondo perfetto,
ma siamo così. E allora, se dovessimo farlo
noi un filmino, destinato a chi guarda
all'Italia come a una meta, che cosa ci metteremmo?
Facile invitare i turisti: musei
di Firenze e calli di Venezia, piazze e fontane,
gelato e vino. Credo che difficilmente
riusciremmo a definire in modo semplice
e immediato quello che siamo, e perfino
quello a cui non siamo disposti a rinunciare.
Perché abbiamo un'idea confusa
della nostra identità, e siamo vittime di
una confusa idea dell'integrazione. Facciamo
dell'arrivo degli immigrati un problema
di ordine pubblico, o economico, e
del resto, fuori dall'emergenza di una moschea
in costruzione o di un ghetto senza
controllo, ci disinteressiamo. Siamo cattolici
pronti all'elemosina - lasciate i poveri
venire a noi - o comunisti pronti all'abolizione
delle barriere - no ai Cpt, no alle
espulsioni - ma poi che cosa facciano, chi
siano, che percorso seguano gli immigrati,
se diventino nuovi cittadini o meno, e che
tipo di cittadini, tutto questo è lasciato al
caso, e al disinteresse. E perfino il reclutamento
di immigrati, la scelta di figure
professionali cui sia possibile corrispondere
lavoro e dignità, l'apertura a quote
prefissate e sostenibili, tutto questo non
esiste: viene chi capita, chi ha i soldi e il
fegato per tentare il viaggio, e non è detto
siano i più bisognosi, o i migliori, o quelli
capaci di integrarsi meglio. Chiediamo,
nel migliore dei casi, il rispetto delle leggi,
e punto. Accettiamo che sia casuale, il
viaggio, perché siamo i più a portata di
mano, o i meno inflessibili, e non lavoriamo
su una domanda semplice: vuoi venire
qui solo per lavoro, o vuoi cambiare vita
per sempre, vuoi diventare un italiano,
vuoi scegliere l'Italia? E in questo silenzio
nazionale ovvio che crescano corpi separati,
prudenti ma estranei, e diffidenti, e
lasciati ai margini da noi, sotto il velo di
una tolleranza che maschera il disinteresse
e di un multiculturalismo folklorico.
Un'aula scolastica
Fossi un regista, chiederei al committente
se posso mettere nel filmino un'aula
scolastica con il crocefisso e spiegherei
che per noi è un segno identitario non sopraffattore
di altre religioni. Oppure chiederei
se non ce lo dobbiamo mettere. Se
può urtare la sensibilità di chi si appresta
a partire. Ci metterei - o no? - le piaghe
del lavoro nero, del caporalato, delle stanze
sovraffollate a prezzi da rapina. Ci metterei
la libertà di parola, e di critica, e perfino
di satira: da noi si disegnano crocefissi,
premier, Quattrocchi morto, e se uno
non ci sta, querela, non fatwa. Ci metterei
che a questa libertà teniamo molto, e teniamo
molto alla nostra storia, compresa
quella affrescata in San Petronio, in tempi
politicamente scorretti. Ci metterei che
siamo amici di Israele, senza essere nemici
dei palestinesi. Ma odiamo il terrorismo
e la prevaricazione, e i martiri per noi sono
una cosa spregevole. Ci metterei che la
nostra comunità più antica è ebrea, ed è
sopravvissuta all'Olocausto e alle nostre
leggi razziali, e a un attentato palestinese
nel quale morì un bambino, non molti anni
fa. Ci metterei cose più lievi, come il fatto
che il porco è una festa, quasi ovunque,
e il cane uno dei nostri migliori amici. Ci
metterei cose più pensose, come il Rinascimento
e l'Illuminismo, e spiegherei che
anche quando abbiamo lasciato il gregge -
da noi le scelte individuali sono sacre - ci
piace del cristianesimo un Dio che si fa
uomo, a sua immagine e somiglianza, e si
lascia uccidere in nome dell'uomo, per redimerlo:
non lo uccide, non scaglia pietre,
perdona e ama più il figliol prodigo che
quello bravo.
Rispettiamo tutte le religioni, ma non
mettiamo tutti sullo stesso piano di valori,
e non ambiamo a cristianizzare il mondo,
o non più. Poi ci metterei anche le tette da
veline e Vladimir Luxuria, Platinette e l'inutile
segno della croce all'ingresso in
campo, allo stadio. Vi piace questo paese?
Vogliamo cambiarlo in meglio ma senza
tradirlo? E voi che cosa ci mettereste, nel
filmino? E Nanni Moretti che cosa ci metterebbe?

Toni Capuozzo

        

        
                
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