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O N F R A Y



24/03/2006
   
Onfray, il crociato ateo
Fabrizio Coscia «Le Monde» lo ha definito il «filosofo-star crociato dell’ateismo». E l’accoglienza che ha ricevuto ieri, a Napoli, Michel Onfray, autore del best-seller Trattato di ateologia (Fazi editore) è stata effettivamente di quelle che si riservano di solito ai divi dello spettacolo. Sala stracolma, posti in piedi e tantissimi fan costretti a restare fuori, per motivi di sicurezza, al Pan (Palazzo delle Arti di Napoli), dove il filosofo francese ha inaugurato la II edizione del festival «L’Arte della felicità», che quest’anno ha come tema «L’esperienza del dolore». E di dolore ha parlato, nella sua lezione sul cinismo (inteso come scuola filosofica), anche Onfray, che sarà oggi alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri (alle 18). Ateo militante, Onfray è uno degli intellettuali francesi più discussi, per la radicalità delle sue tesi, che ha sostenuto anche ieri, fin dall’inizio: «Mi fa piacere vedere tanta gente riunita per sentir parlar male del cristianesimo», ha detto, sorpreso dalla folla accorsa per ascoltarlo, al punto che ha dovuto raggiungere la sala dal retro del Pan.
Monsieur Onfray, che cos’è l’esperienza del dolore per un ateo? «Il cristianesimo ha sempre visto nel dolore una virtù. Al contrario, partendo da una prospettiva edonistica, io credo che nel dolore non ci sia alcun valore. Per questo sostengo la necessità di una bioetica libertaria e post-cristiana, che arrivi a sopprimere del tutto il dolore. È quello che propongo in un mio saggio intitolato Féeries anatomiques, dove sostengo l’ingegneria genetica, la clonazione terapeutica e l’eutanasia. Ho scritto questo libro quando la mia compagna si è ammalata di un tumore al seno. Mi sono accorto che la società occidentale ha ancora un’idea medievale del corpo cristiano, soprattutto rispetto alla donna. Perché mutilare, quando la bioetica potrebbe evitarlo? Di qui la necessità di decristianizzare il corpo e di rifiutare la difesa del dolore, in qualsiasi caso». Mentre lei sponsorizza laicamente il kit dell’eutanasia, un ministro del governo italiano, esponente di un partito d’ispirazione cattolica, ha contestato le leggi olandesi in materia con parole molto pesanti, equiparando la «dolce morte» al nazismo. «È assurdo che il cattolicesimo azzardi questo tipo di associazione, visto che è stato complice del nazismo durante il terzo Reich, e considerato che Pio XII non ha fatto nulla per ostacolare le deportazioni degli ebrei, che non ha mai scomunicato Hitler e che il Mein Kampf non è mai stato messo nell’Indice dei libri proibiti, mentre ci trovi Bergson e Simone de Beauvoir. L’eutanasia di cui sono sostenitore presuppone che si conceda la morte a chi ne fa richiesta e non mi risulta che i nazisti facessero lo stesso». Quale legame c’è tra il cinismo e l’arte della felicità? «Esistono due tipi di cinismo: il primo è quello relativo ai seguaci della scuola filosofica di Diogene, che rifiuta i beni materiali, il secondo è di chi ostenta indifferenza per i valori morali. Il vostro Berlusconi, ad esempio, è un cinico del secondo tipo, mentre la bioetica a cui penso è del primo: una bioetica che favorisca la felicità attraverso l’odio della morte e la soppressione del dolore». Ha incontrato difficoltà nella promozione del suo libro in Italia? «Amo molto l’Italia, ma voi avete la disgrazia di avere il Vaticano in casa. Rispetto alla Francia, dove c’è la repubblica, siete un po’ più indietro e avete una strada più lunga da fare. Così mi è capitato di dover fare una lettura pubblica a Roma, non lontano del Vaticano, ma alla fine il Comune non mi ha dato il permesso. Con il mio editore stiamo cercando di organizzare una manifestazione meno provocatoria, magari a Campo dei Fiori, luogo tristemente simbolico della cristianità». Com’è nata l’idea di scrivere un trattato di «ateologia»? «L’ho scritto spinto dalla rabbia, e per dimostrare che l’ateo non è semplicemente colui che sostiene l’inesistenza di Dio, ma chi afferma che Dio è una finzione, tanto quanto lo sono Madame Bovary o Babbo Natale. E anche per spiegare che cosa si nasconde dietro questa favola». Come spiega il successo del suo libro? «Viviamo in un mondo dominato dall’ideologia giudaico-cristiana, mentre il terzo grande monoteismo, l’Islam, continua a crescere. Se il mio libro ha avuto successo vuol dire che ci sono molte persone che condividono il mio grido di allarme contro le religioni».