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Re: Hina, l'islam, l'integrazione



Prima di parlare di Islam bisognerebbe però capire di quale Islam stiamo 
parlando. Ci sono diverse confessioni, sette e congregazioni varie nel 
mondo islamico, a volte anche in lotta fra loro, differiscono spesso sul modo 
di interpretare il Corano e quanto applicarlo. L'unica cosa che rimane in 
comune è quindi solo il Corano, come punto di partenza per tutto il resto.
Fare tutta un'erba un fascio quindi mi sembra una superficialità non da poco.
E' buono ricordare che perfino in due stati laici come Turchia e Bosnia (nel 
cuore dell'Europa!) vivono tantissimi musulmani eppure non si praticano né 
queste usanze barbare né esiste lo chador (solo per fare alcuni esempi).

Ciao,
Davide

On 29 Sep 2006 at 16:53, associazione Amici di Lazzaro wrote:

> 
> Hina, l´islam, l´integrazione
> 
> Possono i musulmani vivere nella cultura europea? Sì, a patto di
> saper accettare regole condivise
> 
> Samir Khalil Samir
> 
> 
> 
> L´11 agosto scorso, Hina Saleem, ventunenne pakistana, arrivata
> sette anni fa nel Bresciano, è stata sgozzata dal padre e sepolta nel
> giardino di casa. Il fatto ha suscitato da noi, giustamente, grande
> scalpore. Ma in Pakistan sarebbe una storia quasi banale: nel 2004
> sono state uccise 1.349 ragazze, nel 2005 oltre mille. In tutto il
> mondo islamico il cosiddetto «delitto d´onore» è punito in modo
> blando: la condanna è a pochi anni di detenzione, spesso poi ridotta.
> In Italia, fino al 1981, il delitto d´onore godeva di attenuanti. Ma
> con una differenza: non era mai eseguito in nome della religione,
> bensì dei costumi. Hina è stata sgozzata «in nome dell´islam»,
> anche se sappiamo che si tratta di usanze antichissime, rinforzate
> purtroppo dall´insegnamento tradizionale musulmano. Lo stesso vale
> per le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e quelli
> infantili, la lapidazione delle donne adultere, il prezzo della sposa,
> ecc. Famosi ulema hanno sostenuto che sono norme islamiche. Affermare
> quindi che «l´islam in questa tragedia non c´entra per niente»
> è segno di leggerezza. Lo dimostra il rito di sgozzare la vittima,
> usanza tipicamente musulmana, molto diffusa dal terrorismo islamico.
> L´islam è riuscito a imporre delle prescrizioni minuziose su tutti
> i particolari della vita quotidiana; se avesse voluto abolire questi
> costumi l´avrebbe fatto. Ma qual è il crimine di Hina? Vestiva
> all´occidentale, fumava, lavorava in una pizzeria-bar, e soprattutto
> conviveva da qualche tempo con un italiano. Un ragazzo pakistano
> avrebbe potuto fare tutto questo senza problemi; una ragazza, no.
> Questa chiara discriminazione è contraria alla Costituzione italiana.
> Come Hina, ci sono stati centinaia di casi in Europa negli ultimi
> anni; in Francia, le donne hanno reagito creando il gruppo «Né
> puttana né sottomessa!». Forse è bene spiegare alcuni punti per
> capire l´atteggiamento dei genitori. Primo: l´onore della famiglia
> musulmana è rappresentato dalla donna, in particolare dalla sua
> verginità. L´uomo puòpermettersi di avere rapporti con le donne,
> purché non siano musulmane. La donna no. Uccidendo Hina, il padre ha
> salvato l´onore della famiglia. La figlia aveva frequentato
> l´oratorio, ma «a partire dalla pubertà èstata fatta stare in
> casa, lontana dai costumi occidentali», ha spiegato il prete di
> Brescia, mentre i suoi fratelli continuano a frequentarlo, in quanto
> maschi. In secondo luogo, va ricordato che l´islam, a differenza del
> cristianesimo, non è una spiritualità che ognuno concretizza secondo
> la sua cultura. L´islam è una cultura, un comportamento sociale, un
> modo di vestirsi, di mangiare, ecc. Penetra in tutti i particolari
> della vita. Perciò difficilmente il musulmano riesce a distinguere
> tra fede e tradizione; il che rende difficile l´integrazione al di
> fuori del mondo islamico. Terzo fatto: l´islam mette l´accento sul
> gruppo, non sull´individuo. È la comunità (la ummah) che importa,
> più che la persona. Perciò la libertàumana non è una priorità,
> neppure un valore. Se c´è conflitto tra la protezione del gruppo e
> quella della persona, l´ultima sarà sacrificata. «Sarò io e solo
> io a decidere con chi condividere la mia vita», aveva detto Hina a
> suo padre. C´è un problema evidente che taluni, in nome della
> solidarietà, cercano di nascondere. La cultura musulmana tradizionale
> è molto diversa, se non opposta, alla cultura cristiana che si
> esprime nella civiltà europea. Non tutti i musulmani possono vivere
> felici nella cultura europea. Perciò mi pare ragionevole, per amore
> loro - come ho ripetuto - informarli seriamente prima che vengano in
> Europa di questa profonda differenza e accogliere solo chi è capace
> di accettarla. Se è vero che ogni identità si arricchisce
> nell´incontro con l´altro, rimane vera la norma universale: tocca
> all´ospite adattarsi alle regole di chi ospita. D´altra parte, non
> c´è dubbio che il musulmano si senta più a casa con chi ha una
> chiara identitàcristiana che con chi è secolarizzato. Leggiamo nel
> Corano (5,82): «Troverai che i più prossimi all´amore per i
> credenti (ossia i musulmani - ndr) sono coloro che dicono: "In
> verità siamo nazareni (cristiani - ndr)"». Il musulmano è un uomo
> religioso che si sente più in sintonia con i credenti. E si aspetta
> da noi una testimonianza cristiana.
> 
>  * Gesuita e islamologo
> 
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