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(Fwd) [pace] Pulizia etnica: appello dei presidi palestinesi



Vediamo ora il parere dei difensori di Israele...
seriamente, sono curioso...non dico che sia vero per partito preso ma voglio 
allora una critica argomentata. :)

------- Segue messaggio inoltrato -------
Data inoltro:           Thu, 26 Oct 2006 08:06:15 +0200
Data invio:             Thu, 26 Oct 2006 08:42:47 +0200
Da:                     doriana at inventati.org
A:                      undisclosed-recipients:;
Inoltrato da:           pace at peacelink.it
Invia risposta a:       pace at peacelink.it
Oggetto:                [pace] Pulizia etnica: appello dei presidi 
palestinesi

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Opere di pulizia...vi prego di leggere e diffondere, affinchè non 
siano "pulite" anche queste informazioni. Doriana Goracci

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APPELLO DI PRESIDI Di UNIVERSITA' PALESTINESI
14 ott. 2006
Care tutte,
Attualmente siete tutte a conoscenza delle ultime tattiche del governo
israeliano per la pulizia etnica: rifiutare i permessi di ingresso o
di ri-ingresso ed il diritto di residenza a persone di origine
palestinese che non si trovavano nei territori occupati nel 1967 alla
fine della guerra. Alcuni Palestinesi di questa categoria sono tornati
in Palestina e vi vivono da anni. Molti hanno una nazionalità
straniera, alcuni sono nati all?estero. Non esiste una nazionalità
palestinese perché la Palestina non è ancora riconosciuta come stato
indipendente. Queste persone, a cui non è stato dato un diritto di
residenza, hanno soggiornato con un visto turistico rinnovabile ogni
tre mesi. Alcuni l'hanno così rinnovato per più di 10 anni, altri
ancora più a lungo. L'iter consisteva nel lasciare Israele e rifare
una domanda di ingresso dall'estero. Molti Palestinesi sono andati in
Giordania a questo scopo, e vi hanno ricevuto il loro visto di
ri-ingresso. In marzo, Israele ha cominciato a rifiutare il
ri-ingresso a questo genere di persone, anche se molti tra loro
avevano lasciato mogli, figli e lavoro. In certi casi, questo ha
diviso delle famiglie. Israele rifiuta di autorizzare alcune mogli
palestinesi a partire, e ad un tempo rifiuta l?ingresso al marito con
nazionalità straniera. E questo rifiuto di ingresso non è solo per i
Palestinesi. Riguarda dagli studenti che desiderino studiare in una
università nei territori occupati a persone che potrebbero desiderare
di divenire membri di facoltà e le ONG. Qui sotto una lettera dei
Presidi di università palestinesi per attirare l'attenzione su questo
problema e chiedere al mondo di opporsi alla politica israeliana di
rifiuto di ri-ingresso nei Territori palestinesi occupati, e del
diritto di residenza. Leggetela con attenzione, diffondetela e
attivate campagne per opporsi alla nuova politica ipocrita israeliana
di pulizia etnica. Grazie, Dorothy (New Profile)

Ai membri della società civile globale e al mondo accademico:

Noi, Presidi di istituzioni palestinesi di studi superiori,
desideriamo portare alla vostra attenzione una politica israeliana
allarmante e per ora non nota che colpisce la nostra società in
Cisgiordania e nella Striscia di Gaza in generale, e l'educazione in
particolare: il rifiuto di ingresso, di ri-ingresso e di diritto di
residenza a membri di famiglie palestinesi e non palestinesi, a
conferenzieri, lavoratori di ONG e esperti internazionali in sviluppo,
muniti di passaporti stranieri. Dall'occupazione militare della
Cisgiordania e della Striscia di Gaza nel '67, Israele ha controllato
unilateralmente il registro civile della popolazione palestinese, e ha
limitato gli spostamenti all'interno e fuori dei Territori palestinesi
occupati,  per i Palestinesi e altri non Israeliani, privando così i
Palestinesi del loro diritto fondamentale alla libertà di movimento e
di residenza. Dall'inizio del 2006, e specialmente dopo le elezioni
parlamentari, molte migliaia di detentori di passaporto straniero di
origine palestinese o no, che vivono e/o lavorano nei Territori
palestinesi occupati si sono visti spesso negare l'ingresso, o sono
anche stati minacciati di deportazione. Israele si è arrogato la
prerogativa di accordare o rifiutare permessi di lavoro a stranieri
nei Territori palestinesi occupati. La maggior parte di loro è nata
palestinese e detiene oggi un passaporto straniero perché la loro
carta d'identità è stata annullata mentre essi studiavano o lavoravano
all'estero, o perché la loro domanda di ricongiungimento familiare era
stata respinta dall'autorità israeliana di occupazione per vari
pretesti  da ottobre 2000. Tuttavia sono cittadini che hanno costruito
la loro vita in Palestina, pagando le imposte locali e votando alle
elezioni regionali e nazionali. La maggioranza dei detentori di
passaporto straniero a cui si rifiuta l' ingresso o il
ricongiungimento familiare in Palestina ha diritto all'integrità della
famiglia secondo convenzioni internazionali e norme riconosciute.
Anche Israele ha firmato degli accordi di reciprocità e delle regole
di immigrazione con altri paesi, che sta violando senza mai fornire
una ragione adeguata per il suo comportamento, privando le persone
minacciate, dei loro diritti elementari di accesso alla giustizia,
alla trasparenza e alla responsabilità statale. Nel frattempo, i
cittadini israeliani godono di un ingresso senza ostacoli nella gran
parte dei paesi del mondo, mentre si nega a cittadini di questi paesi
un trattamento simile quando varcano le frontiere israeliane. Anche la
comunità degli affari è stata duramente colpita. Molti uomini d'affari
della diaspora, che sono riusciti ed hanno investito molto per
costruire la loro comunità per più di 10 anni, si vedono pure
rifiutare l'ingresso o sono deportati con un avviso di appena un mese.
Dei Palestinesi della diaspora e degli stranieri hanno resistito a
interrogatori umilianti alla frontiera, costantemente minacciati
dall'insicurezza di non avere il loro visto turistico o il loro
permesso di visita rinnovato ogni tre mesi. La maggior parte di queste
persone fa parte della classe locale istruita i cui contributi alla
società civile, alle istituzioni educative e al settore privato sono
stati inestimabili per la costruzione di un reale paese pluralista e
per porre le basi di un futuro stato palestinese. Ci sono stati almeno
5 casi di rifiuto d'ingresso ad universitari e a personale
universitario che si sono visti rifiutare l'ingresso in Cisgiordania,
il più recente nel luglio 2006. Molti studenti stranieri sono stati
respinti alle frontiere e posti nell'impossibilità di iscriversi o di
continuare i loro studi in Palestina. E' stata posta fine anche ai
permessi di amministratori di diversi consigli di università e si è
detto loro di lasciare il paese. Noi facciamo appello a voi per
sostenere un'azione collettiva appropriata contro questa pericolosa
politica di rifiuto di ingresso e ri-ingresso di Palestinesi e di
altre nazionalità, rifiuto che minaccia di vuotare i Territori
palestinesi occupati della loro classe istruita:
         Ottenere l'annullamento di questa forma di controllo
illegittimo, discriminatorio e immorale della popolazione.
         Assicurare una totale libertà d'accesso all'educazione e ad
altre attività in Palestina.

I Presidi di università palestinesi:

Dr. Ali Zedan Brother Daniel Casey
Al-Aqsa University/Gaza Bethlehem University

Dr. Daoud Zatari Dr. Fakhri Hasan
Palestine Polytechnic University Hebron University

Dr. Jawad Wadi Dr. Kamalain Shaath
Al-Azhar University/Gaza Islamic University of Gaza

Dr. Munther Salah Dr. Nabeel Kassis
Arab American University Birzeit University

Dr. Rami Hamdalla Dr. Sari Nusaibah
An-Najah University Al Quds University

Dr. Younis Amro Al Quds Open University




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