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Torino: libro sull'Unione Anarchica Italiana - 1919 1926 - presentazione giov. 1 marzo



Giovedì 1 marzo ore 21
In corso Palermo 46
presentazione del libro:

L'Unione Anarchica Italiana - Tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919-1926), 
312 pagine, ed. Zero in Condotta.

Saranno presenti alla presentazione due dei curatori del libro: 
Massimo Ortalli, Tobia Imperato

Il libro riporta i saggi e le relazioni presentate al Convegno di studi organizzato a 
Imola dall'Archivio storico della FAI, con la collaborazione dei gruppi di 
Castelbolognese, Imola, Rimini e della F.A.Emiliana, in occasione dell'80° anniversario 
di nascita della più importante organizzazione anarchica di lingua italiana da: Tiziano 
Antonelli, Maurizio Antonioli, Roberto Bernardi, Giampietro Berti, Franco Bertolucci, 
Luigi Di Lembo, Santi Fedele, Giuseppe Guerrieri, Tobia Imperato, Placido La Torre, 
Natale Musarra, Massimo Ortalli, Tomaso Marabini, Fabio Palombo, Marco Rossi e Giorgio 
Sacchetti.
Il Patto d'Alleanza, il Programma anarchico, un ampio indice dei movimenti politici e 
sindacali, delle pubblicazioni, dei nomi e delle località completano il testo.
Il Convegno di Imola ha dato, grazie all'intervento di numerosi e noti storici, un 
contributo fondamentale alla conoscenza ed alla ricostruzione della storia del movimento 
anarchico di lingua italiana in uno snodo fondamentale delle vicende italiane 
contrassegnato dai sussulti rivoluzionari del "biennio rosso" e dalla "controrivoluzione 
preventiva" di marca fascista. Ma non solo un convegno storico. La qualità delle 
relazioni sull'UAI, sulla sua breve vita e sui suoi postulati teorici, sulla sua 
articolazione a livello locale e sulla sua capacità di lotta e di opposizione  alla 
reazione fascista, sulla validità della sua critica al totalitarismo sovietico, è un 
contributo per ripensare e contestualizzare l'esperienza e i postulati organizzativi sui 
quali poggia ancora oggi il percorso della FAI, erede diretta di quella esperienza. 

Di seguito la recensione uscita sul numero 6 di Umanità Nova.

L'Unione Anarchica Italiana. Tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919 - 1926), 
Milano, Zero in Condotta, 2006

Con la pubblicazione di questo libro, si aggiunge un nuovo, prezioso tassello a quel 
processo di indagine e ricostruzione delle radici e della storia dell'anarchismo 
organizzato di lingua italiana, che in questi ultimi anni ha visto uno sviluppo tanto 
intenso quanto indispensabile per la comprensione dei processi evolutivi che hanno 
portato alle odierne forme organizzative del nostro movimento. 
In questi ultimi tempi non sono mancati, soprattutto ad opera di Zero in Condotta e della 
Biblioteca Franco Serantini, importanti lavori di carattere storico, in grado di 
"coprire" un arco temporale che, partendo dalle origini  e passando per il primo 
dopoguerra , arriva fino agli ancora sostanzialmente inesplorati anni Ottanta . Ed ora 
con questo libro, che raccoglie i saggi e le relazioni presentate al convegno di studi 
promosso a Imola nell'ormai lontano 1999 dall'Archivio Storico della Fai con la 
collaborazione di alcuni gruppi e federazioni dell'Emilia Romagna, si viene, in un certo 
senso, a definire compiutamente un quadro di insieme capace di spiegare e illustrare, con 
la dovuta serietà scientifica, la lunga storia del nostro movimento e dei suoi processi 
organizzativi. Del resto il convegno imolese, tenutosi nell'ottantesimo anniversario del 
congresso nel quale si costituì a Firenze l'Unione Comunista Anarchica Italiana, poi più 
semplicemente Unione Anarchica Italian!
 a, era
 stato pensato proprio per apportare un contributo alla piena conoscenza delle dinamiche 
politiche e sociali che resero possibile il definitivo venire alla luce e, di 
conseguenza, il compiersi di un percorso organizzativo che aveva attraversato, come un 
fiume carsico, il movimento anarchico nei suoi primi cinquant'anni di storia.
La costituzione della Uai, infatti, non fu solo il felice momento di avvio di un 
movimento organizzato finalmente non più su presupposti localistici ma su un'ipotesi 
saldamente federalista e di respiro nazionale, ma fu anche, e soprattutto, il punto di 
arrivo di una lunga maturazione teorica che faceva giustizia delle sterili ipotesi 
individualistiche e antiorganizzative che purtroppo avevano tarpato a lungo le ali alla 
vitalità dell'anarchismo. È soprattutto il saggio di Gigi Di Lembo  che permette di 
comprendere appieno le tappe, spesso irte di difficoltà, che permisero l'affermarsi 
definitivo della ipotesi federalista, mentre Maurizio Antonioli , con il suo acuto 
intervento sugli anarchici individualisti e antiorganizzatori, descrive gli ambienti, 
soprattutto milanesi, che tentarono di contrastare, principalmente sul piano ideologico, 
l'ineluttabile processo che doveva sfociare nella costituzione della Uai. Del resto la 
presenza di Malatesta, finalmente rientrato dal lung!
 o esil
io londinese, non poteva non dare la spinta definitiva alla nascita di una unione 
nazionale degli anarchici e la stesura del Programma adottato nel congresso bolognese del 
1920, di cui parlano Giampietro Berti e Tiziano Antonelli , viene ad essere lo 
straordinario coronamento del pensiero e dell'azione del grandissimo rivoluzionario 
campano. 
Naturalmente l'attività degli anarchici organizzati, negli anni dell'occupazione delle 
fabbriche, della rivoluzione russa, delle rivoluzioni europee, dell'avvento del fascismo, 
non era rivolta solo al proprio interno, ma si esprimeva con un'azione a tutto campo, 
apportando una feconda spinta propulsiva e rivoluzionaria alle intense e drammatiche 
lotte sociali di quegli anni. Questo naturalmente rendeva ancora più attenta e occhiuta 
la sorveglianza questurinesca sul movimento, come racconta brillantemente Placido La 
Torre , senza peraltro impedire agli anarchici dell'Uai di contrastare coraggiosamente lo 
squadrismo fascista. Dei tentativi di opposizione alla violenza fascista e della ricerca 
di un fronte unico proletario parla diffusamente Marco Rossi , mentre i generosi, 
lungimiranti e reiterati tentativi di coordinare la risposta delle sinistre al montare 
della reazione sono l'oggetto dell'intervento di Giorgio Sacchetti . Né poteva mancare un 
saggio, quello, come sempre st!
 imolan
te, di Santi Fedele, sull'atteggiamento, dapprima fiducioso, ma presto assolutamente 
critico che l'organizzazione e il movimento anarchico ebbero nei confronti della 
rivoluzione russa e della sua degenerazione burocratica . 
Naturalmente il processo che portò alla formazione di una organizzazione a livello 
nazionale, non fu il frutto di una istanza centralista calata autoritariamente dall'alto 
sulle propaggini decentralizzate del movimento, ma fu il portato di varie spinte locali 
le quali, unendosi, dettero un senso all'esigenza di creare finalmente una struttura in 
grado di coordinare, e quindi rendere più efficaci e incisive, le innumerevoli attività 
diffuse sul territorio. E non poteva essere diversamente trattandosi di una struttura 
profondamente anarchica e libertaria. Merito del convegno, e quindi di questo libro che 
ne raccoglie gli atti, è l'avere saputo descrivere la vitalità e la ricchezza di queste 
esperienze e l'avere raccontato come queste riuscissero a trovare un comune denominatore 
nella formazione prima, nello sviluppo organizzato e uniforme poi, dell'Unione Anarchica 
Italiana.
Numerose sono state le relazioni di carattere "locale", ed è interessante osservare come 
tutte, pur trattando di località e situazioni profondamente "distanti", non solo 
geograficamente, vengano comunque a descrivere istanze organizzative ed esigenze 
operative sostanzialmente uniformi, sia che si parli dell'Italia del nord, come fanno 
Roberto Bernardi e Tobia Imperato, sia che si affronti, come Natale Musarra e Fabio 
Palombo, esperienze decentrate e "anomale" quali quelle siciliana e abruzzese . Franco 
Bertolucci, poi, e Tomaso Marabini, alla sua prima felice esperienza di storico, hanno 
invece affrontato gli elementi costitutivi di due esperienze sostanzialmente diverse, 
quale quella pisana, condizionata da una forte presenza antiorganizzatrice e quella 
imolese, fortemente determinata, al contrario, a sostenere e sviluppare il processo 
organizzativo in atto . A dimostrazione di come, anche in zone segnate da una presenza 
libertaria indubbiamente radicata, le risposte al pro!
 blema 
organizzativo potessero presentare momenti di discontinuità.
Come si può capire da queste succinte note, il volume di Zero in Condotta, curato 
redazionalmente come meglio non si poteva , è uno strumento indispensabile non solo per 
conoscere quali siano stati i binari sui quali si è concluso, storicamente, il tragitto 
organizzativo degli anarchici italiani, ma anche per comprendere meglio la sostanziale 
continuità teorica fra l'anarchismo "storico" e quello attuale. E per rendersi conto del 
"debito" ideale che la Federazione Anarchica Italiana, dopo i suoi primi sessant'anni di 
vita, ancora ha nei confronti della vecchia Unione. 
Massimo Ortalli

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