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E' giusto che anche la Chiesa paghi le imposte



Movimento per la società di giustizia e per la speranza
Cari amici,
                 il Movimento ha preparato questo intervento sulle tasse da pagarsi dalla chiesa italiana, per il quale chiede il vostro aiuto.
Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

 

Movimento per la Società di Giustizia e  per la Speranza

Lecce

 

Al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone

al Presidente della CEI Arciv. Angelo Bagnasco

ai Vescovi membri della Conferenza

ai fedeli della Chiesa italiana

 

È giusto che anche la Chiesa paghi le imposte

 

Nella discussione che si è sviluppata in seguito a una nota della Commissione Europea su questo tema si è subito parlato di anticlericalismo, di spirito laico e massonico persecutorio; d’ingiusti gravami su opere rivolte ai poveri (mentre è noto che esistono opere ecclesiali per le classi abbienti; che i collegi dei Gesuiti furono fin dall’inizio concepiti per la formazione della classe dominante). La Commissione interviene per valutare l’equità del sistema fiscale, e la sua redditività in un paese in cui il debito pubblico è altissimo.

Un’impostazione scorretta del problema. Quando si sa che l’abolizione dell’ICI anche per gl’immobili adibiti ad attività commerciali fatta da un governo profondamente ingiusto come quello Berlusconi  (con tutte le sue leggi ad personam) aveva lo scopo di guadagnarsi il sostegno della Chiesa, specie in fase elettorale ; e la Chiesa italiana, per parte sua, avrebbe dovuto respingere questo privilegio. Mentre la precisazione introdotta in seguito dal Decreto Visco, che parla di attività “esclusivamente” commerciali, comporta ambiguità perché basta la presenza di una cappella, e quindi di un’attività eucaristica e penitenziale, per elidere l’“esclusività”. Il che accresce poi il conflitto coi comuni, già in atto da quando nel ’92 l’esenzione fu introdotta. Perché poi non si tratta di quisquilie: si parla di 100.000 fabbricati  per un’ICI di 2 miliardi e 200 milioni di euro.

 

La distinzione fondamentale è quella  tra luoghi e opere di culto e caritative, e opere a carattere commerciale nel senso che comportano un introito o anche un profitto; gestite dalla chiesa, da associazioni ecclesiali, da ordini religiosi.

Se ne può tentare una rassegna:

collegi, dove si paga una retta, anche alta; università; ospitalità di tipo alberghiero;

giornali, case editrici, librerie (si pensi alle edizioni e librerie Paoline);

scuole materne, colonie e soggiorni di villeggiatura, case di riposo, cliniche, ospedali.

 

Si obietta che lo scopo è sempre il medesimo: la fede, la formazione etica, l’aiuto alle famiglie e alle persone. Uno scopo di bene, non di guadagno e profitto. E però questo scopo (a prescindere dalla fede) è perseguito in genere da tutti gli enti che svolgono le attività previste dalla legge del ’92; uno scopo umanitario; in forme anche alte.

D’altronde l’imposta è un contributo di solidarietà sociale cui la Chiesa dovrebb’essere sensibile, pagandola perciò con coscienza e convinzione.

Lecce, settembre 2007

                                                                       per il Movimento, il responsabile

                                                                              Prof. Arrigo Colombo

 

Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce

Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160

E-mail arribo at libero.it/ Pag  web http://xoomer.alice.it/arrigocolombo_utopia