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Torino: rinviata al 10 dic. la sentenza agli antifascisti



Torino: rinviata al 10 dic. la sentenza agli antifascisti

 

Questa mattina al tribunale di Torino si è svolta quella che avrebbe dovuto essere l’ultima udienza al processo che vede alla sbarra 10 antifascisti accusati di devastazione e saccheggio.

Dopo l’arringa dell’ultimo dei difensori, la corte ha stabilito un ennesimo rinvio: la sentenza verrà emessa lunedì 10 dicembre alle ore 9.

 

Invitiamo tutti a essere presenti davanti e dentro il tribunale.

L’udienza sarà brevissima: è importante esserci sin dalle 9.

Dopo la sentenza presidio in piazza XVIII dicembre – Porta Susa.

 

5 anni e 5 mesi. Questa la richiesta formulata il 30 ottobre dal PM Tatangelo al processo che vede alla sbarra 10 antifascisti torinesi.

Ricordiamo i fatti.

Era la notte tra il 10 e l’11 giugno del 2005 quando una squadraccia fascista si introdusse nella casa occupata Barocchio armata di coltelli e bastoni: due anarchici vennero feriti. Uno di loro, l’intestino traforato da un fendente, dovette essere operato d’urgenza. Solo per un caso non ci scappò il morto.

La settimana successiva, il 18 giugno, un corteo di denuncia fu caricato dalla polizia in via Po, per impedire ai manifestanti di raggiungere piazza Castello. Pochi minuti e i circa 500 antifascisti vengono dispersi: due di loro sono arrestati dalla polizia e si fanno due settimane alle Vallette.

Un mese dopo scatta il mandato di cattura per altri 8 antifascisti, che trascorreranno i successivi sei mesi tra galera ed arresti domiciliari.

L’accusa nei loro confronti è pesantissima: devastazione e saccheggio, un reato da tempi di guerra, un reato che vale dagli 8 ai 15 anni di reclusione.

 

Sappiamo che le aule di “giustizia” sono solo i luoghi dove lo Stato regola i conti con i suoi oppositori e che l’andamento dei processi è lo specchio delle strategie repressive che chi detiene il monopolio della forza – e del “diritto” – pretende di imporre.

Qualunque sia l’esito del processo contro gli antifascisti torinesi ci pare chiaro che in questo paese ci troviamo di fronte ad una torsione degli stessi principi formali del diritto liberale che segnala una volontà di criminalizzazione dell’opposizione politica e sociale di segno molto ampio.

L’articolo 419 del codice penale è uno dei tanti strumenti a disposizione dei pubblici ministeri per colpire chi per scelta o per condizione è nemico dell’ordine costituito. Un ordine che si basa sull’ingiustizia, su una terrificante disparità nella distribuzione delle risorse, sulla limitazione della libertà di scegliere in autonomia il proprio percorso di vita, sulla negazione di ogni prospettiva di reale partecipazione di tutti alla vita collettiva. La democrazia non è che il feticcio usato per creare l’illusione della libertà, dell’equità, della giustizia.

Quanto più lo stato si sente forte, tanto più dismette la maschera liberale per assumere una più robusta attitudine disciplinare.

In questa chiave si leggono molte delle vicende degli ultimi anni.

Sta arrivando al suo epilogo il processo di Genova, dove, a 6 anni dalle giornate contro il G8, il PM del processo contro i “Black Bloc” invoca pene esemplari, arrivando a chiedere da 6 a 16 anni per i 25 manifestanti accusati di “devastazione e saccheggio”.

Nei confronti dei tanti che l’8 dicembre del 2005 parteciparono alla liberazione di Venaus dalla truppe di occupazione, l’inchiesta, non ancora conclusa è per il reato di “devastazione e saccheggio”.

A Milano al processo di secondo grado contro gli antifascisti che l’11 marzo del 2006 scesero in piazza contro Forza Nuova, è stata confermata la sentenza di 4 anni nei confronti di 15 dei 18 imputati per “devastazione e saccheggio”.

A Genova, a Milano, a Torino la prova della “devastazione e saccheggio” consiste nella presenza alle manifestazioni. Non c'è uno straccio di prova a carico dei compagni. Ma che importa? A sentire i PM, basterebbe l'indimostrabile “intenzione”.

 

Questo delirio giuridico serve ad attaccare la libertà di partecipare attivamente alle lotte esprimendo le proprie idee.

Il reato per il quale sono perseguiti i 10 di Torino, i 18 di Milano e i 25 di Genova, e per il qule rischiano lunghi anni di detenzione, è, intrinsecamente, un reato di natura collettiva, poiché prescinde dalle responsabilità individuali. L'accusa di "devastazione e saccheggio" palesa la chiara volontà di criminalizzare le manifestazioni di piazza.

 

Sullo sfondo le nuove misure repressive del pacchetto Amato Mastella. nel cui mirino sono immigrati, lavavetri, posteggiatori, venditori senza licenza.

Mentre gli assassini in divisa, mercenari ben pagati, in nostro nome portano le bombe, le torture, la ferocia democratica in Afganistan, la banda Prodi mette in atto misure repressive che colpiscono i poveri, i senza casa, i senza lavoro, i senza permesso. E se non basterà… si troveranno sempre truppe di complemento volontarie, pronte a colpire anarchici e case occupate, ad assalire le baracche dei rom, a dar fuoco ai barboni sotto un ponte… E per chi non ci sta ecco pronta l’accusa di devastazione e saccheggio.

 

Il momento è difficile. Occorre mettere insieme tutte le forze disponibili per fare barriera contro la barbarie che avanza. Una barbarie che di volta in volta assume le vesti dei fascisti che accoltellano e bruciano campi rom, dei poliziotti che uccidono torturano i manifestanti cantando “faccetta nera”, dei pubblici ministeri che cercano di seppellire sotto anni di galera chi si oppone al disordine statale e capitalista.

 

Occorre rompere il muro del silenzio!

Fermiamoli!

 

Federazione Anarchica Torinese – FAI

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