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Il rifiuto opposto al Dalai Lama è ingiusto. Documento da inviare e diffondere se condiviso



Movimento per la società di giustizia e per la speranza
Cari amici,
                 il Movimento ha preparato questo intervento relativo alla non-accoglienza del  Dalai Lama in Italia; per il quale chiede il vostro aiuto. Gl'indirizzi:

Romano Pontefice Benedetto XVI, benedictxvi at vatican.va

Card. Tarcisio Bertone, segreteria at sds.va

Presidente Giorgio Napolitano, presidenza.repubblica at quirinale.it (richiesti nome, cognome, indirizzo, altrimenti cestinati)

Premier: Romano Prodi, urpdie at governo.it
Ministro Massimo D’Alema, m.dalema at massimodalema.it cdr at esteri.it

Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

 

Movimento per la Società di Giustizia e  per la Speranza

Lecce

 

Al Papa Benedetto XVI e al Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone

al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

al Premier Romano Prodi e al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema

 

Il rifiuto opposto al Dalai Lama è ingiusto

 

A Roma nessuno dei responsabili della nazione ha voluto ricevere il Dalai Lama; nessuno della nazione spirituale cattolica, come della nazione temporale italiana. Non il Papa, non il Presidente Napolitano, non il Premier col suo Ministro degli Esteri. A differenza di quanto era avvenuto altrove. E si trattava del responsabile spirituale e temporale di un’altra nazione, quella tibetana, che la rappresenta; e la rappresenta tanto più quanto più la nazione è stata depredata, e il suo capo e padre è stato spodestato.

Perciò gli era dovuto riconoscimento, doveva esser ricevuto dai suoi pari, e da essi ricevere anche  solidarietà, e aiuto concreto.

 

Il rifiuto è ingiusto. Perché non si è riconosciuto in lui la nazione tibetana, la sua dignità e il suo diritto, conculcato e oppresso. E lo si è fatto per mantenere buoni rapporti con l’oppressore, la Cina: perché l’oppressore è potente, perché è dispotico e arrogante, perché è minaccioso con quanti non riconoscono la sua sopraffazione quasi fosse un buon diritto. Ma questo buon diritto appartiene solo al popolo tibetano; solo il popolo tibetano può decidere chi deve detenere il potere su di lui. È in gioco qui uno dei diritti fondamentali dell’umanità, uno dei più grandi, l’autodecisione e autonomia dei popoli.

 

Questa era la risposta da dare ai dispotici governanti cinesi, sia pur con tutta la diplomazia che si vuole; ma una risposta ferma. O altrimenti si avalla l’ingiustizia.

Alla giustizia, invece, il Papa ha preferito i buoni rapporti ecclesiastici, in vista di future espansioni della chiesa cattolica cinese; dimenticando che dall’ingiustizia non possono nascere buoni rapporti, che non si può ottenere il bene attraverso il male.

Alla giustizia i nostri governanti hanno preferito i buoni rapporti economici, il piatto di lenticchie dei profitti; rovesciando così la scala dei valori e il loro stesso prestigio morale. Perché non si può aver fiducia in chi commette ingiustizia, in chi s’incurva davanti al potente oppressore.

Lecce, il 17 dicembre 2007

                                                                        per il Movimento, il responsabile

                                                                                 Prof. Arrigo Colombo

 

 Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce

Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160

E-mail arribo at libero.it/ Pag  web http://xoomer.alice.it/arrigocolombo_utopia