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documentazione di sinistra



----Messaggio originale----
Da: manielle at libero.it
Data: 28-feb-2008 
18.25
A: "pace"<pace at peacelink.it>
Ogg: [pace] documentazione di 
sinistra


pubblicato su comedonchisciotte.
non so se ci sian limiti di 
lunghezza per la pubblicazione in tal caso scusate.
manu

DI FISHER

L’
esperienza di un anno e mezzo di governo Prodi e l’atteggiamento tenuto 
in questo periodo dai due partiti rc e pdci

Questo documento vuole 
costituire una base di riflessione per tutti i compagni dei due partiti 
che – almeno ad oggi – hanno la falce-e-martello nel proprio simbolo e 
che hanno partecipato all’esperienza parlamentare votando ripetutamente 
la fiducia al governo Prodi. Vi si elencano fatti, ma anche 
considerazioni politiche, certo non tenere nei confronti delle due 
dirigenze dei due partiti. Tali considerazioni sono certamente 
discutibili, ma l’intento è di indirizzare la discussione sui fatti, 
perché da comunisti non possiamo che basarci sulla loro realtà e non su 
chiacchiere fatue.

1. Antefatti

1.1. La campagna elettorale e i 
brogli

Non si può parlare dell’esperienza Prodi se prima non si torna 
alla campagna elettorale e alle elezioni che segnarono la striminzita 
vittoria del centrosinistra. 
La campagna fu come al solito molto 
aspra, caratterizzata però da alcuni veleni nuovi che Berlusconi in 
persona aveva pensato bene di inoculare prima del voto. In particolare, 
prima il sospetto che ci sarebbero stati estesi brogli elettorali e poi 
l’uscita finale nell’ultimo faccia-a-faccia con Prodi in cui promise l’
eliminazione dell’ICI. Due cose che al momento sembrava non stessero né 
in cielo né in terra, ma che invece erano – come si vide poi – due 
bracci della stessa tenaglia per creare la base psicologica dietro cui 
mascherare i brogli che egli stava organizzando da almeno un anno[1] . 
La base psicologica era: primo, “ci saranno i brogli e li farà la 
sinistra” (chi decide di fare una marachella di nascosto, è meglio che 
cominci a gettare i sospetti subito su altri); secondo, “il motivo 
della mia spettacolare rimonta sta nella mia capacità comunicativa”. 
[2]

Dall’altro lato la firma di un programma elettorale alquanto 
avanzato (almeno secondo certi canoni “miglioristi”) sembrava dare 
corpo alla possibilità di una stagione di riforme in seguito alla più 
che probabile vittoria del centrosinistra. 
Che cosa successe la notte 
fatidica del lunedì delle elezioni? 
Tutti noi abbiamo visto in diretta 
una “magia” di quelle che possono spiegarsi solo con l’abile regia di 
un prestigiatore occulto: la rimonta inarrestabile (?!?) del 
centrodestra a partire da posizioni che si sarebbero dette (e 
statisticamente lo erano) irrecuperabili (52,5% contro 46,5%). Ma a un 
certo punto, nel cuore della notte, il “miracolo”: l’afflusso si ferma 
per 48 minuti, la tendenza quindi riprende, ma meno impetuosa di prima, 
fino a planare su un quasi pareggio, che soprattutto al Senato lascia i 
due schieramenti quasi in parità. 
Ci avvertirà successivamente Dalema 
che sì, si erano un po’ preoccupati, ma che alla fine hanno mandato il 
buon Minniti a sistemare la faccenda. 
Bertinotti invece certificò 
subito che il voto era stato regolare. 
Ora chiunque si sarebbe trovato 
in una situazione del genere, avendo – come hanno i politici di 
professione – il polso esatto del proprio elettorato, non poteva non 
approfittare di una situazione del genere per fare due cose: denunciare 
i brogli, impedendo la formazione del nuovo governo, e chiedere di 
andare subito a nuove elezioni politiche dopo l’elezione del nuovo Capo 
dello Stato [3] .
Le nuove elezioni – in cui Berlusconi sarebbe passato 
per un imbroglione di tre cotte, la destra si sarebbe trovata 
disorientata per la batosta subita e la sinistra galvanizzata per la 
vittoria ma inferocita per il furto patito – sarebbero state vinte a 
mani basse. 
Invece? 
Invece nulla. Anzi abbiamo assistito ad una 
campagna elettorale per le regionali in Sicilia rinunciataria. I dieci 
punti di vantaggio, che la Borsellino aveva un mese prima, si 
trasformano in una disfatta, onorevole, ma disfatta[4]. 
Chi ha 
denunciato per nome e cognome i giuda che hanno venduto prima l’Italia 
e poi la Sicilia? (Stesso scenario ad un anno di distanza alle elezioni 
comunali di Palermo, vittima Orlando.)
Su internet si scatena l’
inferno. I brogli vengono smascherati in diretta in decine di blog [5] 
.
Di questa vicenda non si parla per più di sei mesi, fino all’uscita 
del DVD di Deaglio e Cremagnani [6], subito dopo la prima finanziaria 
del governo Prodi, che nel frattempo non aveva fatto una sola della 
leggi promesse per ripristinare la legalità in Italia dopo il 
quinquennio berlusconiano. 

1.2. L’atteggiamento dei partiti di 
sinistra

In politica i tempi sono tutto. 
Agitare la bandiera dei 
brogli subito dopo il fattaccio sarebbe stato un dovere morale per 
qualunque forza politica che appena appena si fosse definita 
democratica. Farlo prima della finanziaria sarebbe stato utile 
politicamente, perché si poteva ancora contare su una congrua 
maggioranza nel Paese. 
Farlo dopo la prima finanziaria lacrime e 
sangue era semplicemente suicida, significava ritorcere il pericolo 
Berlusconi contro la sinistra, imponendo la minaccia: “avete visto chi 
abbiamo davanti? volete far tornare i golpisti?”. Certo, se non li 
combatti e dai loro il tempo per riorganizzarsi te li troverai ad ogni 
giro più forti di prima. 
Questo è uno dei casi da manuale in cui fare 
la cosa giusta al momento sbagliato significa cambiarne completamente 
il senso politico. Attaccare sui brogli prima significava bonificare la 
democrazia italiana, farlo dopo significava attestarsi su una battaglia 
di posizione in cui in qualunque trincea ti trovi sei sempre dalla 
parte sbagliata. 
Ed è quello che ha fatto il PdCI. Ancora oggi agitare 
la minaccia del berlusconismo come un vuoto ritornello, in cui l’
alternativa è solo votare in Parlamento di tutto e di più, è il vero 
qualunquismo; cioè, nel bene non avere una benché minima strategia 
politica, nel male essere intenzionati esattamente a fare ciò. 
Quanto 
a RC, il problema non si pone nemmeno: di brogli i seguaci del re dei 
pacifinti, di chi si è venduto il partito per il suo trono di terza 
categoria (la terza carica dello Stato), non ne hanno mai voluto 
parlare, né in sede nazionale, né locale. 

2. La formazione del 
governo Prodi e la partecipazione di RC e PdCI

 E veniamo alla 
formazione del governo Prodi. Dopo una sceneggiata tra Dalema e 
Bertinotti, un mercato delle istituzioni che sarebbe stato indegno se 
fosse stato vero, ma che era solo ad usum populi, si forma il governo 
Prodi, record di ministri [7].

RC potrebbe ottenere almeno tre 
ministeri pesanti. Pensate cosa sarebbe stato il governo con Bertinotti 
ministro degli Esteri e Ferrero al Lavoro, anziché una fettina di 
ministero inutile creata proprio per lui (“tie’ bello gioca con questo”
). Ed invece il Subcomandante vuole concludere la sua carriera politica 
in bellezza. Ora da marxisti dobbiamo sempre anteporre lo studio dei 
movimenti storici dei gruppi sociali alle azioni dei singoli, ma 
talvolta l’interesse di certi individui[8] può fluidificare un’azione 
di un gruppo di interesse socialmente determinato. Infatti, che RC 
restasse praticamente fuori dal governo, era certo interesse di 
Vaticano, USA e Confindustria, ma anche del ceto burocratico di quello 
stesso partito, che in tal modo non avrebbe dovuto sopportare l’onere 
di fare in prima persona strame dei lavoratori italiani, ma solo di 
assistere vigliaccamente a tale scempio. 
Stesso comportamento, 
ovviamente in sedicesimi, per il PdCI; certo non possono aspirare alla 
terza carica dello Stato, né alla quarta, né alla quinta; ma 
mercanteggiano il capogruppo al Senato coi Verdi e acchiappano la 
presidenza della Commissione Lavoro della Camera, con l’utilità che 
abbiamo visto tutti recentemente (vedi par. 7.2). Va ai Trasporti uno 
che nella cosiddetta rosa dei proposti da Diliberto non ci doveva 
proprio stare, uno che è stato subito stigmatizzato dalla segreteria 
regionale del suo partito di riferimento come “alleato dei peggiori 
nemici del Partito in Calabria”, che successivamente ha celebrato il 
funerale di Alitalia e delle Ferrovie (vedi nota 22). Dei partecipanti 
alla pattuglia al governo, chi ha mai sentito parlare degli altri? Chi 
sono, che fanno, come caratterizzano da comunisti la loro presenza? Mi 
risponda chi può. Non un loro intervento è stato pubblicizzato sul sito 
del PdCI, un’azione che li distingua dagli altri. 

3. La prima 
finanziaria 

3.1. I primi mesi di governo Prodi

La prima finanziaria 
del governo Prodi attuata alla fine del 2006 è stato il primo atto 
politico positivo in cui si è riconosciuto il vero scopo di quel 
governo. 
Fino ad allora il governo poteva essere giudicato solo per le 
cose che non aveva fatto: la legge sul conflitto di interessi, sulla 
sicurezza sul lavoro, sul precariato, sulle leggi ad personam, sulla 
scuola, sulla Rai, per l’abolizione dei CPT e della Bossi-Fini, per l’
istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sul G8 di 
Genova… Inoltre non si ostacolava l’entrata in vigore della riforma 
Castelli (o si modificavano dettagli insignificanti) che aveva 
provocato una fierissima levata di scudi da parte dei settori più 
indipendenti (non necessariamente di sinistra) della magistratura[9]. 
Ma la somma vergogna di cui si copriva il governo in tema di giustizia 
doveva ancora venire: l’indulto, un provvedimento mirato a far uscire 
dalla galera gli amici degli amici, a depotenziare l’azione legale 
contro i crimini sul lavoro: RC ha votato a favore e il PdCI contro
[10]. 
Il resto è un diluvio di iniquità. Il famoso “cacciavite” di 
Beppe Fioroni, che doveva smontare la riforma Moratti, in realtà quella 
riforma l’ha messa a posto un po’ meglio a favore delle scuole private, 
mentre sul fronte dello stato giuridico dei precari universitari non si 
muove nulla. Nulla si muove neanche sul fronte della lotta al 
precariato nelle aziende private ed al famoso “superamento” delle leggi-
caporalato (Legge 30, Treu, Maroni) [11]. Su diritti civili, PACS, 
DICO, staminali, stendiamo un velo pietoso… 3.2. La manovra finanziaria 
dal alto delle entrate

E queste sono riforme che non avevano un 
impatto finanziario. Andiamo ora alla finanziaria 2007. È stata la 
finanziaria più a favore dei padroni degli ultimi decenni. 
Mentre le 
finanziarie di Berlusconi, manomettendo le curve dell’IRPEF, avevano 
trasferito ingenti risorse dai ceti bassi a quelli medi, questa volta i 
ceti bassissimi vengono lasciati ancora nell’indigenza, mentre quelli 
medio-bassi e medi vengono tassati come non mai. 
I più consistenti “
risparmi” sono ancora a spese della scuola pubblica: riduzione dei 
finanziamenti alle scuole statali ed incremento di quelli morattiani 
già spropositati per le scuole private. Riduzione della dotazione 
ordinaria del 10% annuo sulle spese correnti a Enti di ricerca e 
Università, mentre le Università scandalo[12] sono state rifinanziate 
in toto, depauperando ulteriormente l’università statale. Ricordo en 
passant che educazione e ricerca erano i primi punti del programma di 
Prodi. Sui precari della scuola e dell’università si prevede di mettere 
a concorso un numero di posti inferiori a quanto fatto dal precedente 
governo e comunque largamente inferiore al naturale turn over. Comunque 
tali concorsi sono subordinati al raggiungimento di obiettivi di “
risanamento” che saranno a posteriori valutati dal Ministero. Stessa 
trappola per la Pubblica amministrazione. Si sbandiera la “possibilità” 
di stabilizzare i precari, ma non si mettono delle poste di bilancio 
sicu!
 re per il finanziamento e comunque di subordina l’attuazione al 
cosiddetto patto di stabilità, ossia se riesci a risparmiare soldi a 
spese dei lavoratori allo puoi distribuire una parte con la 
stabilizzazione. 
Una riforma tanto sbandierata (che poi non è stata 
attuata neanche nella successiva finanziaria) riguarda l’unificazione 
della tassazione sui rendite [13].
Per il resto è un tripudio di 
provvedimenti pasticciati che vengono proposti e poi ritirati: 
supertassa sui superalcolici, sui SUV, … sembra che peschino a caso nel 
vocabolario. 
Resta invece la vergogna dell’esenzione ICI, non per i 
piccoli proprietari, ma per le istituzioni ecclesiastiche: basta un’
immaginetta “sacra” perché un hotel o un ristorante, appartenenti ad 
enti religiosi, non paghi, facendosi passare per un’attività anche solo 
parzialmente a carattere religioso.

3.2. La manovra finanziaria dal 
alto delle uscite 

Questo dal lato delle entrate. Dal lato delle 
uscite le ingiustizie non sono da meno. 
Il tanto celebrato cuneo 
fiscale che fine ha fatto? Dal 50% ai padroni e 50% ai lavoratori 
promesso in campagna elettorale, si è subito passati a 2/3 ai padroni e 
1/3 ai lavoratori. Ma non finisce qui. Mentre si era promesso che si 
sarebbe dato ai padroni per finanziare la ricerca e l’incremento di 
produttività (vera causa del tragico arretramento del nostro Paese), il 
contributo viene dato a pioggia; non vengono privilegiate le aziende 
che reinvestono gli utili nell’azienda, ma solo coloro che assumono a 
tempo indeterminato: una vera e propria truffa per i lavoratori, perché 
un proprio diritto, quello al lavoro stabile e sicuro, viene 
sbandierato come una concessione; inoltre non vi sono come al solito 
limiti cui si subordina la concessione del contributo. Ancora più 
disgustoso è stato l’utilizzo che si è fatto del terzo del cuneo 
fiscale, quello destinato ai lavoratori: esso è stato in realtà usato 
per alzare i contributi familiari, quindi non dato solo ai lavoratori 
dipen!
 denti, ma a tutti i contribuenti (dipendenti e non, poveri ed 
evasori)[14]. Una della tante truffe! 
In tutto questo comincia ad 
affluire nelle casse dello stato una ingente massa di denaro dovuta all’
incremento di entrate fiscali dirette e soprattutto indirette[15]. Ma 
questo primo “tesoretto” veniva destinato esclusivamente al “
risanamento”, cioè alla riduzione del debito pubblico, nonostante fior 
di economisti[16] criticassero tale scelta con argomenti quantitativi e 
qualitativi ineccepibili, chiedendo a gran voce invece una politica di 
rilancio dell’economia dal lato della domanda: il tetragono amico degli 
gnomi europei, il dipendente delle banche europee, TPS non sente 
ragioni: risanamento dev’essere e risanamento sarà. 
E veniamo ai 
capitoli più dolenti: le spese militari. 
Berlusconi, nonostante si 
fosse imbarcato insieme alla coalizione filo USA nell’avventura 
irachena, in realtà aveva diminuito le spese militari come insieme 
globale: aveva aumentato le spese per il personale, per finanziare le 
avventure colonialiste con una manciata di lanzichenecchi, ma aveva 
diminuito le spese per rinnovo e manutenzione delle attrezzature. Del 
resto fa parte del suo stile: fare le cose in grande con quattro soldi, 
ai guasti ci penserà chi viene dopo. 
Questi invece che cosa fanno? Un 
incremento delle spese militari mai visto prima: chi parla del 13% 
pecca per difetto. Infatti spese ingentissime, come il miliardo di euro 
per la semplice partecipazione al programma americano del nuovo caccia 
militare invisibile F-35 Starfighter [17], non gravano sul bilancio del 
Ministero della Difesa del pacifico Parisi, ma su quello dell’Economia, 
perché qui stiamo parlando di affari, non di guerra[18].
Le altre voci 
che hanno un notevole incremento sono le spese per gli stipendi dei 
militari e degli agenti di polizia. Si badi bene, non i maestri 
elementari, non gli infermieri, non le attrezzature della magistratura 
inquirente, non le attrezzature scientifiche di scuole e università 
statali, che invece sono tutte voci che non riescono a stare al passo 
all’incremento del costo della vita o vengono espressamente decurtate: 
solo gli stipendi di polizia e carabinieri e dei militari! 
E veniamo 
all’altra grande voragine di spesa, le Grandi Opere Pubbliche. Dobbiamo 
scriverlo tutto maiuscolo per rispetto alla faraonicità dei progetti. 
Unico punto positivo: si chiude il capitolo Ponte di Messina, ma se ne 
aprono tanti altri. Berlusconi aveva inaugurato un sacco di cantieri, 
ma in fondo ne aveva finanziato ben pochi; unica opera alla fine 
terminata era stata l’autostrada Palermo-Messina, ma con una strascico 
di polemiche sull’anticipo dell’inaugurazione da lasciare sbigottiti, 
il tipo una cosa senza lasciare puzza non la sa proprio fare! 
Ma 
veniamo ai nostri. Un fiume di denaro sulle opere non solo dannose e 
inutili, ma fatte proprio la volontà dei cittadini che si organizzano 
per contrastarle. Andiamo per ordine.
La più ingente è la continuazione 
dell’opera che scempierà la Laguna di Venezia una volta per tutte, il 
MOSE [19]. Di Pietro in Parlamento ha detto: “abbiamo già speso un 
terzo dei soldi necessari, sarebbe un peccato non spendere il resto per 
finire l’opera”. Come dire: perché risparmiare i due terzi di una 
montagna di euro da seppellire sott’acqua?[20] 
L’altra opera imponente 
è la TAV [21]. Ma lì le amministrazioni locali Regione e comune di 
Torino sono largamente coinvolte, si parla di 15 miliardi di euro in 20 
anni. E chi ci rinuncia? Il contributo europeo che noi abbiamo chiesto 
per l’opera, ma che potrebbe essere chiesto per qualunque altra opera 
strategica (autostrada calabrese, doppio binario siciliano, rete viaria 
veneta, mezzi pubblici di tutte le grandi città?) è solo di circa il 
10%. Le popolazioni locali sono state trattate col manganello da 
Berlusconi e sodali, ma l’atteggiamento del nuovo governo non è da 
meno: ad oggi si sa solo che la decisione (quale?) è stata presa e 
basta. Domanda: ma il corridoio 5, Lisbona-Kiev, perché non ve lo 
andate a fare da un’altra parte, anziché passare da casa nostra e per 
di più coi nostri soldi? 
Resta da dire ancora dell’enorme fiume di 
denaro che viene immesso nelle Ferrovie per il resto dell’Alta 
Velocità, ma non certo per i treni dei pendolari.[22] 

3.3. L’
atteggiamento dei due partiti di sinistra

Qual è stato l’atteggiamento 
ed il giudizio di RC e PdCI rispetto alla manovra finanziaria?
Tante 
cose un militante comunista può digerire, ma quello che la dirigenza 
non deve mai fare – ma che per troppe volte il movimento operaio ha 
subito – è dire le bugie, mistificare la realtà. 
Se si fosse detto: “
questa finanziaria fa proprio schifo, è peggio di quella di Berlusconi, 
ma ci hanno messo nel sacco, abbiamo sbagliato strategia e ora dobbiamo 
fare buon viso a cattiva sorte, scusate”, credo che tutti i militanti 
avrebbero capito. No, una roba del genere non si può neanche dire e 
allora si cerca di salvare una strategia fallimentare con una tattica “
astuta”; e cosa c’è di più astuto che mentire, trasformandosi in 
megafoni dei padroni? 
Il giudizio sulla finanziaria per i lavoratori 
quindi è non “lacrime e sangue”, ma “luci e ombre”. Di grazia, dove 
stanno le “luci”? 
La somma vergogna la raggiunge in questo caso il 
PdCI con un manifesto che annuncia “350.000 assunti nella Pubblica 
Amministrazione”. A parte che era solo una possibilità, manca 
totalmente la copertura finanziaria[23]. 
Non ci sono neanche i soldi 
per il rinnovo dei contratti scaduti da anni come quello della Pubblica 
Amministrazione e degli insegnanti[24]. Il fine è lo stesso perseguito 
dai governi precedenti: portare allo sbando tutto ciò che è pubblico in 
modo da rivenderlo poi a spezzatino ai privati. 

4. La politica estera 
e le basi americane in Italia

4.1. La politica estera del governo 
Prodi

Berlusconi, dopo averci portato prima in Afghanistan e poi in 
Iraq, aveva promesso di ritirarsi da quest’ultima regione entro l’anno, 
invece Prodi fa di meglio: ce ne andiamo prima dell’inverno, dal 31 
dicembre al 23 dicembre, otto giorni di anticipo[25] ! In Afghanistan 
invece le cose vanno ancora peggio. Prima le “nostre” (ma di chi?) 
truppe erano sotto il formale comando ONU, ora la catena di comando è 
sotto le insegne della NATO, quindi la stessa parvenza internazionale è 
completamente sfumata, siamo occupanti a tutti gli effetti. Il fatto 
che tanti altri Paesi facciano lo stesso è magra consolazione. Dalema 
si sbraccia a difendere il multilateralismo, come se uno stupro 
perpetrato da un gruppo fosse meno esecrabile di uno perpetrato da un 
singolo. 
In Medio Oriente siamo stretti alleati di Israele, facciamo 
manovre militari insieme, contribuiamo allo strangolamento di Gaza, che 
poverina ha “sbagliato a votare”. 
Poi ad agosto la vile aggressione di 
Israele in Libano, l’eroica lotta del popolo libanese che ricaccia 
indietro l’invasore sionista, umiliandolo sul piano su cui si ritiene 
imbattibile, quello militare. Fino a quando Israele avanza tutto il 
mondo sta a guardare, quando la vittima si ribella e prende il 
sopravvento, allora ci si sveglia, “e no, così non va, non doveva 
finire così, non facciamo che questi continuano”[26]. Allora cosa si 
fa? Una bella conferenza di pace. Dalema fa una bella passeggiatina tra 
le rovine libanesi (nessuno scandalo, prego, Condolcezza Rice ha fatto 
lo stesso) e cosa ne esce? Una “conferenza” e un corpo di spedizione “
di pace” italiano in Libano, la cui guida contendiamo ai Francesi che 
un po’ si incazzano (come ai tempi di Bartali), ma la spuntiamo: un bel 
corpo coloniale a guida italiana, spese alle stelle. Si dice “ma siamo 
sotto bandiera ONU, proteggiamo il confine contro una nuova aggressione 
israeliana, la resistenza libanese ci ha accolto be!
 ne…”. A parte che 
non si è mai vista un’interposizione che sta tutta entro il terreno 
dell’aggredito, oggi la bandiera ONU è garanzia di misfatti 
inenarrabili (vogliamo ricordare che cosa ha fatto e continua a fare l’
ONU in Ruanda, in Jugoslavia, in Afghanistan?), vedremo cosa succederà 
delle nostre truppe appena Israele deciderà di attaccare di nuovo. 
Quanto alla resistenza libanese ci hanno subito fatto sapere che, se 
eravamo lì per sequestrare le loro armi, ce n’era pure per noi. Ma come 
si fa a dire che si è “equivicini” rispetto a Israele e i Palestinesi, 
quando Prodi e Napolitano si sbracciano per riconoscere e difendere il 
carattere “ebraico”[27], cioè razzista, dello Stato di Israele. 

4.2. 
L’atteggiamento di RC e PdCI

“La politica estera è la faccia più 
presentabile di questo governo”, dice Diliberto. Quanto a Bertinotti, 
gli basta sfidare con la sua spilletta della pace alla parata delle 
orde dei nostri mercenari.
In politica estera RC ha addirittura 
rigurgiti apertamente filo imperialisti in certi articoli anticubani, 
che non sfigurerebbero sulle pagine di Libero, mentre più dignitoso è 
stato fino ad un certo punto l’atteggiamento del PdCI; per questo 
parleremo solo di questo Partito, dell’altro è come sparare sulla Croce 
Rossa. 
Il PdCI ha una attività internazionalista molto vivace, 
sostiene la battaglia di Cuba contro l’embargo e per la liberazione dei 
Cinque martiri detenuti nelle galere USA, sostiene la battaglia 
antimperialista di Chavez, riconosce come interlocutori Hamas e 
Hezbollah, ha intensi rapporti coi Partiti comunisti europei, nel 
Parlamento europeo non si piega alle derive reazionarie ma si batte 
contro la razzista derussificazione forzata delle Repubbliche baltiche. 
Ma al momento di prendere un atteggiamento coerente in Medio Oriente, 
il punto cruciale della politica estera italiana, si ha una deriva 
ingiustificabile. Cosa fa il responsabile esteri del PdCI, Venier? 
Dapprima va in Libano a salutare i “nostri ragazzi”[28], in puro stile 
Violante, e poi continua a difendere l’ormai trita storia dei “Due 
Popoli, Due Stati”[29]. Quindi, quando si passa ai fatti, tutti in 
riga… 
“Con Berlusconi il governo scattava in piedi e diceva signorsì 
ad ogni comando di quello USA”, dice Diliberto; col governo Prodi non 
abbiamo bisogno neanche che ci diano i comandi, li preveniamo, tanto 
siamo bravi! 

4.3. La base di Vicenza

Parlare della vicenda Vicenza è 
davvero troppo umiliante per un comunista. 
Si sarebbe tentati di 
saltare a pie’ pari il paragrafo, lasciando una pagina bianca di 
vergogna. Ma, facciamoci coraggio e scendiamo nell’abisso dell’
infamia. 
Quello che hanno fatto e detto Prodi, Dalema, Napolitano, lo 
sappiamo tutti. 
È anche sotto gli occhi di tutti il coraggioso 
atteggiamento della popolazione vicentina: indomito! E veniamo ai “
nostri”. 
17 febbraio. Grande manifestazione a Vicenza. I due partiti 
scendono in massa. Le promesse di sprecano. 
Subito dopo scatta la 
trappola di Dalema al Senato. Si è costretti a votare un ordine del 
giorno sulla politica estera senza che ce ne sia alcun motivo: si 
desidera solo mettere in riga i riottosi. Due senatori coraggiosamente 
si oppongono a questa trappola e vengono investiti da un fuoco di fila 
indegno. Il governo, che – attenzione! – non aveva posto la fiducia, va 
sotto non per colpa dei due, ma per tre senatori a vita. E si scatena l’
inferno mediatico. 
Risultato: l’incontro di Caserta e il dodecalogo di 
Prodi. Si straccia il programma sottoscritto con gli elettori e se ne 
fa uno nuovo a base di rigassificatori, TAV, basi militari, e 
soprattutto di silenzio imposto alla maggioranza: “d’ora in poi parla 
solo Sircana”. 
RC è tramortita, invece l’inossidabile Diliberto se ne 
esce dicendo che è “molto soddisfatto del risultato”. Quale, di grazia? 
Il bavaglio, la base di Vicenza? 
“No, il fatto che il governo continua 
a vivere”. Ce ne siamo accorti tutti, ma il punto è: in che è 
consistito l’apporto politico della presenza dei due partiti? C’eravamo 
o no cosa cambiava? “Che se non ci fossimo stati il governo sarebbe 
caduto ed il prossimo sarebbe stato peggio.” Peggio di questo? 
Ma il 
bello (o il brutto) deve ancora venire. 
Roma, 9 giugno, visita di 
Bush. Tutta la galassia di sinistra si mobilita per accogliere il boia 
al grido “No a Bush, no ai suoi servi”. Ma Prodi non si deve attaccare 
e cosa studiano i nostri affabili amici di Prodi? Un concerto! Non si 
fa una manifestazione che gridi a tutto il mondo che l’Italia è contro 
la guerra, come impone la sua Costituzione repubblicana. No, si fa un 
concerto “che gliele suoni e gliele canti”. Peccato che il movimento 
non abbocca! Risultato: 100mila a 300. In piazza ci sono 100 mila 
persone, ma non c’è una bandiera dei due partiti (non i dirigenti, ma i 
militanti ovviamente sì, altrimenti da dove vengono tutte quelle 
persone?) e a Piazza del Popolo ci sono 300 funzionari smarriti e 
spauriti per la magra figura. Ancora una volta, RC per bocca di 
Giordano tenta una tardiva autocritica, mentre Diliberto si lancia in 
un rancoroso attacco ai COBAS, dicendo che questi non rappresentano il 
movimento. Troppa grazia, segretario, magari i COBAS da soli riusci!
 
ssero a portare 100 mila persone in piazza! In verità lì c’erano anche 
e soprattutto i militanti del tuo partito che non ne può più di 
chiacchiere in libertà. 
Vicenza, 15 dicembre, manifestazione contro la 
base. 50 mila in piazza a sfidare il freddo. RC e PdCI: assenti 
ingiustificati. Che risposta avevano dato la settimana prima agli Stati 
Generali della Sinistra? Ma questo lo vedremo più avanti. 

5. I 
movimenti contro il saccheggio dei beni comuni

Riprendiamo il filo del 
discorso e torniamo a cose serie, anziché i balletti in tutu. Una dei 
punti caratterizzanti questo governo è un attacco inaudito alle 
condizioni di vita dei lavoratori, e questo l’abbiamo visto prima e 
durante la prima finanziaria. Ma è tutto il Paese ad essere investito 
da una ventata reazionaria di proporzioni colossali, attraverso l’
attacco ai beni comuni, cioè a quelle cose la cui difesa non dovrebbe 
essere patrimonio solo della cd sinistra. Di TAV e MOSE abbiamo 
parlato, ma l’elenco continua ed è lungo. 

5.1. Privatizzazioni

La 
vicenda Fincantieri [30] è sintomatica della ripresa di una politica di 
privatizzazioni che sotto Berlusconi si era momentaneamente arrestata, 
forse perché non si riuscivano a mettere d’accordo. Il balbettio di 
Gianni, viceministro dell’economia di RC, su questo tema è umiliante 
per lui e per ci ha avuto la disgrazia di ascoltarlo di presenza. 
Ancora privatizzazioni: l’acqua. Nonostante imponenti manifestazioni, 
raccolta firme, proteste generalizzate, continua l’opera nefasta di 
privatizzazione delle reti idriche [31] .
Della farsa delle scalate 
alle banche, delle commistioni UNIPOL, DS, governo, delle 
intercettazioni che farebbero cadere la faccia al più incallito e 
scafato dei vecchi democristiani, non ne parliamo neanche; lì davvero 
siamo oltre la barriera del ridicolo. 

5.2. Energia, rigassificatori e 
inceneritori

A che pensa il governo Prodi in tema energetico? “La 
finanziaria più verde della storia” (Pecoraro) è fatta di norme per il 
risparmio energetico inapplicate, agevolazioni sull’istallazione di 
pannelli solari impraticabili per le famiglie (tassi di ammortamento 
decennali), ma soprattutto ancora una volta il rinnovo del sussidio 
[32] per la costruzione degli inceneritori, macchine di morte che, 
anziché eliminare l’immondizia, la trasformano in residui pericolosi. 
Si dice che valga solo per quelli già operativi, ma è falso, perché 
vengo finanziati anche quelli anche solo in fase di realizzazione, come 
i quattro mega-inceneritori siciliani. E poi perché non dovrebbero 
essere penalizzati gli interessi industriali al posto della salute 
pubblica? La vicenda dell’Emilia-Romagna è emblematica: lì l’Ordine dei 
Medici regionale, in vista della costruzione del terzo inceneritore di 
Ferrara, chiede una moratoria a causa dell’incremento abnorme di tumori 
e di decessi, che – come ormai dim!
 ostrato – caratterizza la 
vicinanza a questi impianti. Bersani, il Signore del luogo, cosa fa? Li 
minaccia di far intervenire i propri Pari, Livia Turco e Mastella, per 
perseguirli per procurato allarme [33]. “Attenzione, siamo in 
democrazia, quindi puoi parlare quanto vuoi, fin quando non ti ascolta 
nessuno; ma se appena appena hai un minimo di peso, sta’ attento a te, 
perché ti faccio fuori”. Gli zar avevano un concetto di Stato di 
diritto un po’ più moderno, soprattutto Ivan il Terribile lottò a lungo 
contro i Boiardi che si erano addentati pezzi di potere; ma questi qui 
non li schioda proprio nessuno. 
Negli ultimi giorni nella vicenda 
campana hanno finalmente gettato la maschera: dopo anni che si lavora 
per creare le condizioni del disastro [34], finalmente è arrivata la 
risposta del governo: De Gennaro, il macellaio messicano del G8 di 
Genova.
Per il resto la politica energetica di questo governo ha visto 
un contratto firmato dall’ENI con la Gasprom [35] e la previsione di 
finanziare 13 rigassificatori lungo tutta la Penisola, praticamente un 
quarto di tutti gli quelli esistenti nel mondo [36]. 
5.3. La rete di 
mutuo soccorso dei beni comuni

Degli altri movimenti antagonisti (No-
triv, ecc.) non ne parliamo, non perché non siano importanti, ma solo 
per brevità. Resta il fatto che l’unica base antagonista alla politica 
di questo governo e sei suoi sostenitori, oltre al sindacalismo di 
base, è proprio costituita dalla vasta rete di realtà locali che stanno 
intralciando seriamente (questi sì) l’attività demolitrice dei beni 
comuni. 
È dall’atteggiamento che qualunque forza politica ha nei 
confronti di essi che si misura la coerenza della lotta 
anticapitalistica e non dalle chiacchiere da salotto televisivo.

6. La 
grande manifestazione del 20 ottobre e gli Stati generali dell’8-9 
dicembre

Un capitolo a parte merita la manifestazione del 20 ottobre, 
promossa ufficialmente dai due giornali fiancheggiatori dei due 
partiti, manifesto e Liberazione. Dopo le delusioni patite nelle piazze 
di tutta Italia, ci voleva una bella carica di energia per corroborare 
le due dirigenze un po’ suonate. Troppa grazia Sant’Antonio: un milione 
di persone a Roma! 
Ebbene, che ci avete fatto con una manifestazione 
di tale portata? 
Venite ancora dileggiati in Parlamento da Dini & Co. 
O è di nuovo colpa di Turigliatto? 
E poi gli Stati Generali. Che 
tristezza! Una sfilata di burocrati impauriti solo di perdere le 
poltrone, che subiscono come un fastidio l’invasione pacifica dei No-
DalMolin; infatti a distanza di una settimana non avranno la faccia, 
nessuno, di farsi vedere a Vicenza. L’anno prima avevano fatto la loro 
passerella ipocrita, pronti a vendersi la settimana successiva. Quest’
anno hanno capito che non era aria e se ne sono stati a casa al caldo.

7. La CGIL e la democrazia sindacale, la truffa del TFR e del 
referendum

Questo è un primo bilancio dell’attività del governo nel 
primo anno e mezzo di vita e dei suoi sostenitori. 
Ma l’esame non 
sarebbe completo se non parlassimo della CGIL, l’altro grande braccio 
della tenaglia, insieme al PD, che sta stritolando i lavoratori e i 
cittadini italiani, mentre qualcun altro cerca di tenerli fermi per 
farli massacrare. 
Parliamo di questo sindacato, perché più degli altri 
due concertativi – CISL e UIL – ha la responsabilità di quanto viene 
perpetrato ai danni dei lavoratori, non solo per la sua storia passata, 
non solo perché più degli esposta a minoranze interne molto combattive 
(FIOM come esempio su tutti), ma perché è davvero la punta di diamante 
della conversione in sindacato “giallo”. Si potrebbe partire con l’
atteggiamento che i dirigenti sindacali hanno nei confronti dei 
sindacati di base [37]. Compagni dei COBAS sono stati fermati dalle 
forze dell’ordine perché manifestavano attraverso un civilissimo 
sciopero della fame davanti a Palazzo Chigi; roba da far vergognare 
persino Nicola II, che almeno faceva caricare i manifestanti solo 
quando erano davvero tanti davanti la sua reggia.

7.1. La truffa del 
TFR

La somma vergogna per questi sindacati si è avuta nella prima metà 
di quest’anno, quando si sono trasformati in promoter finanziari, 
pubblicizzando la truffa del secolo, invitando i lavoratori a mettere 
la propria liquidazione nel fondi pensione gestiti da loro e dai loro 
amici. Come si fa a invitare la gente a giocarsi la liquidazione in 
borsa [38] ? 
Qual è stato l’atteggiamento di RC e PdCI? Complici! 
In 
RC non una voce si è levata dalla dirigenza almeno per mettere in 
guardia i lavoratori; il PdCI (eccezione Rizzo) ha addirittura 
distribuito col suo settimanale un opuscoletto marchiato CGIL in cui, 
con abili mistificazioni e qualche numeretto fasullo, si invitavano i 
lavoratori a suicidarsi. Che pena! Quanto avrà preso per quel 
servizietto la redazione di Rinascita?

 7.2. Il protocollo sul welfare 
e la truffa del referendum sindacale

Un altro apice di iniquità la 
CGIL e accoliti lo raggiungono con la firma del protocollo sul welfare 
[39]. Di eliminazione delle forme più odiose di precariato, come 
previsto dal programma elettorale, non se ne parla neanche. Vengono 
aumentati i contributi per i precari, ma ben inteso a spese loro, non 
certo del padronato. Insomma una macelleria messicana. 
Il tutto viene 
blindato con una burla di referendum sindacale, che quanto a 
trasparenza avrebbe fatto accapponare la pelle a Pietro il Grande. 
Nelle grandi aziende dove si vota con nome e cognome il risultato 
propende, spesso fortemente, per il No al protocollo, mentre in tutti 
quei seggi dove non è possibile controllare alcunché si arriva a quote 
per il Sì che definire putiniane offenderebbe quel degno erede degli 
zar. A Catania, dicono, hanno votato il doppio delle persone che a 
Torino.
Uno solo ha il coraggio di denunciare con nome e cognome la 
pulcinellata, ancora una volta Marco Rizzo; ma subito Diliberto corre 
ai ripari, “noi vogliamo bene alla CGIL e desideriamo preservarla da 
questi errori fortuiti”. Dopo tutto ha riempito tutte le Feste di 
Rinascita, gli incontri sul lavoro, i dibattiti di partito solo e 
soltanto coi dirigenti CGIL, e in particolare quelli di regime. Avesse 
mai invitato, che so, Cremaschi. No, sempre e soltanto la burocrazia 
più retriva, da Epifani in giù.
E come sono stati ripagati? Dopo il 
tragico, il ridicolo è sempre dietro l’angolo.
Con una generosità degna 
di miglior causa in Commissione Lavoro, il presidente Pagliarini si 
impegna per strappare qualche concessione che renda il piatto, non dico 
meno indigesto, ma tale che possa dare loro qualcosa di cui poter 
parlare. Ebbene gli negano anche questo. La CGIL si distingue nello 
strillare di più che il protocollo è stato violato (“ma come, ti 
lamenti che ho ottenuto una briciolina in più?”) e Prodi, con una 
insolenza istituzionale inaudita, straccia quanto contrattato dalla 
Commissione parlamentare e ripresenta il vecchio testo. Siamo alla 
frutta! La commissione dove siedono i rappresentanti della destra più 
malsana d’Italia, sono superati per reazionarietà da CGIL e governo! 
Qui c’è davvero qualcosa che non si capisce, che fa impazzire.
Anche al 
servo più umile, al cane più servizievole, devi concedere almeno l’osso 
per giocare. Altrimenti il discredito che scarichi su questi poveretti 
e insostenibile. Se almeno avessero avuto la soddisfazione di dire “
beh, una cosa, una, l’abbiamo ottenuta” un barlume di plausibilità, uno 
straccio di significato la loro lotta l’avrebbe avuta; ci sarebbe stata 
una cosa da opporre al diluvio esposto in queste pagine. E invece no, 
neanche questo, neanche l’osso del cane. Perché?
Ora, prima della 
finanziaria avevano qualche carta in mano da giocarsi, tanto il 
Parlamento prima di due anni, sei mesi e un giorno non lo sciolgono 
neanche a cannonate. A gennaio chi ti darà più conto? Cosa c’è ancora 
da votare? Nulla. Si presentano alla contrattazione per la riforma 
elettorale col cappello in mano! Neanche l’osso del collo gli 
salveranno. E se lo meritano!

11. La seconda finanziaria

Della 
finanziaria di quest’anno cosa c’è da dire? Poco. Due contratti truffa 
(che dovevano essere chiusi l’anno scorso, pubblico impiego e scuola), 
ancora soldi per forze armate, spese militari e aziende improduttive, 
tagli a scuole e università statali e regali a quelle private. Per il 
resto tutto come l’anno prima. Il grosso del danno è già stato fatto l’
anno scorso; quest’anno si tratta di rifare le stesse cose senza 
bisogno di manovre particolari.
Ma una novità c’è e riguarda il 
tesoretto. A chi lo do[ 40] ? Ma naturalmente facciamo a metà. Metà al 
risanamento e metà a padroni ed esercito. E gli ingordi gnomi di 
Bruxelles si lamentano che è poco una metà del sangue dei lavoratori, e 
pure i padroni si lamentano che è poco la metà di quel sangue. Non vi 
preoccupate ci penserà TPS, l’anno prossimo ne spremerà di più per 
tutti voi. 
L’anno si chiude con il decreto sicurezza, che introduce 
norme che definire fasciste è poco [41].
Sul G8 di Genova nulla da 
fare, in compenso ci prepariamo ad ospitare il prossimo alla Maddalena. 
Sul fronte sicurezza sul lavoro, mentre i morti sul lavoro sono sempre 
tre/quatto al giorno, la prima bozza del decreto legislativo presenta 
infatti norme che, a giudizio di Pagliarini e Burgio, sono «…sbagliate 
e pericolose. Non soltanto imprecise o mal scritte (e in taluni casi 
persino incostituzionali). Ma anche tali da configurare – contro il 
dettato della stessa legge-delega – un abbassamento dei livelli di 
protezione e una riduzione dei diritti dei lavoratori e dei loro 
rappresentanti… » [43]. Cosa faranno i nostri rappresentanti in 
parlamento, quando passerà una legge siffatta? Terranno a galla ancora 
una volta chi non solo permette, ma ormai dobbiamo dire: pianifica, che 
ci siano in Italia 4 assassini sul lavoro al giorno?

12. I forchettoni 
rossi 

“Noi vogliamo bene a questo governo”, ripete come un mantra 
Diliberto.
I lavoratori italiani no. I cittadini italiani no. Il “
popolo della sinistra” no. 
Non c’è altro da dire.
Sulle pensioni, 
sulle basi militari, sull’Afghanistan, su Gaza, sui miliardi per i 
caccia USA, sui precari e il mercato del lavoro, sulla scuola, sull’
università, i diritti civili, la giustizia, il G8, il TFR, il cuneo 
fiscale, le rendite finanziarie, gli inceneritori, i rigassificatori, 
la TAV, il MOSE, l’ICI, l’IRPEF, l’indulto, la Rai e il conflitto di 
interesse, l’UNIPOL, la Fincantieri, l’Alitalia, le Ferrovie, i brogli 
elettorali e sindacali, il decreto sicurezza, sono stati capaci di 
ingoiare di tutto e di più. 
Ma su una cosa faranno le barricate, 
potete starne certi: le unghie le tireranno fuori in Parlamento, quando 
si parlerà di legge elettorale; su quella è proprio possibile che 
caschi il governo e muoia Sansone con tutti i Filistei. Infatti lì si 
tratta di vita o di morte (la loro ben inteso).
Ma anche le posizioni 
assunte sulla riforma elettorale sono all’insegna dei più squallidi 
interessi di bottega. RC è per il proporzionale alla tedesca con 
sbarramento al 5%. Pensiamo bene che cosa significa. In questo modo 
essa spera di poter assumere un ruolo egemone all’interno del cartello 
elettorale Sinistra-Arcobaleno, infatti credono di poter correre da 
soli, fidando nel proprio zoccolo duro che dovrebbe garantire loro il 
raggiungimento di quella soglia; gli altri o non ne sono affatto sicuri 
(SD), o sono sicuri di non farcela (PdCI e Verdi) e quindi entrano in 
una posizione subalterna. Invece cosa chiede Diliberto? Come richiesta 
di bandiera il proporzionale puro, che non gli concederanno mai (ma si 
cerca di fare l’occhiolino a Casini e altri piccolini), oppure una 
soglia di sbarramento la più alta possibile, in modo da togliere a 
Bertinotti il vantaggio di ricattare gli altri, dando così più forza al 
dominus dell’intera coalizione cui si devono inchinare tutti gli al!
 
tri. 
Siamo alla lotta feudale. Il sovrano (Prodi) cerca di svincolarsi 
dalla morsa dei vassalli, aumentando il proprio potere centrale; mentre 
i valvassori (Bertinotti) cercano di stringere a sé i più piccoli 
legandoli al proprio carro, mentre i valvassini (Diliberto, Pecoraro) 
cercano di divincolarsi dall’uno e dagli altri e rendersi 
indispensabili sia rispetto al primo che rispetto ai secondi. 
Nei 
libro “I forchettoni rossi” (Massari Editore) si esamina la vacuità dei 
discorsi dei dirigenti dei due partiti, ma soprattutto si dà una cifra, 
un numero, e a volte i numeri fanno molto male. Il 98% del bilancio di 
questi due partiti, RC e PdCI, dipende dai contributi dei loro 
parlamentari e dai rimborsi elettorali. Questa percentuale è stabile 
negli anni per tutti e due i partiti, ma la prima quota va 
progressivamente diminuendo, mentre la prima va crescendo. 
Ora si può 
pensare che un qualunque consesso umano sia libero di fare le proprie 
scelte se il 98% del proprio ossigeno dipende dalle scelte che fa? 
Se 
per disgraziata ipotesi uno si dovesse trovare un giro fuori, ossia una 
legislatura, con la prospettiva di cinque lunghissimi anni senza 
ossigeno, chiuderebbe i battenti il giorno dopo. Le sedi, i viaggi, la 
stampa, gli stipendi, quel poco di visibilità mediatica, tutto deriva 
da lì. Senza le poltrone in Parlamento tutto si scioglie dall’oggi al 
domani come neve al sole. 
Non sono più i tempi in cui si distribuiva 
la domenica nelle piazze e porta a porta l’Unità a 100 lire, 
trattenendone 10 per l’autofinanziamento, tutti: dal segretario di 
federazione al compagnetto più giovane della FGCI; i tempi in cui si 
pagava la sede con la colletta fra i compagni, in cui le Feste dell’
Unità erano fonte di guadagni accumulati, 100 lire dopo 100 lire, col 
lavoro incessante di mani operaie, studentesche, di compagni e compagne 
generosissimi.
No. Oggi la politica è spettacolo e per lo spettacolo ci 
vuole il business. 
Dice Diliberto che i comunisti sono diversi dagli 
altri e devono avere l’orgoglio di esserlo. Ma purtroppo sono diversi i 
comunisti di oggi da quelli di allora, non basta essere diversi da 
Forza Italia, bisogna cercare di assomigliare un po’ di più ai 
partigiani, che certo sotto il fascismo non si ponevano il problema di 
un seggio in più o in meno.
Ha detto Diliberto, ricordando Berlinguer l’
8 dicembre, “se tu fossi ancora qui, sono sicuro che saresti con noi, 
anzi che ci guideresti”. Questo non ce lo può dire nessuno. 
Certo, tra 
i sopravvissuti di quei tempi ci sono due grandi figure ancora viventi. 
La prima è quella di Ingrao, che era lì con loro e che ha detto solo “
unitevi”; storica figura della sinistra del PCI, ricordata più per l’
esecuzione del gruppo del manifesto che per le sue prese di posizione 
eterodosse. Ma in giro ce n’è ancora un’altra che fa ancora politica in 
modo pieno, Napolitano. Questi era un “migliorista” come Amendola, 
figura cui si ispira l’attuale segretario del PdCI. Uno che ha guidato 
il Ministero dell’Interno durante il massacro che avvenne a Napoli 
(anticipazione di quanto avverrà di lì a poco al G8 di Genova) che ha 
legato il suo nome – insieme alla Turco – all’istituzione dei mai 
troppo deprecati CPT, che da ultimo ha assimilato l’antisionismo all’
antisemitismo [44]. 
Non sono gran belle figure cui ispirarsi.
Tra i 
partecipanti agli Stati generali c’era Occhetto e con lui la maggior 
parte dei partecipanti erano stati tra coloro che avevano ucciso e 
sepolto il PCI alla Bolognina. 
Del resto quanti sono i dirigenti e in 
particolare i parlamentari di RC e del PdCI che sono transfughi del 
PDS/DS? Questi “cari compagni” a che età della loro vita si sono 
accorti che la scelta anticomunista di mandare in soffitta il PCI era 
sbagliata? Erano ragazzini di primo pelo o già politici scafati che 
hanno trovato una comoda sponda dove riciclarsi? E chi li ha fatti 
entrare nei nuovi partiti, non come semplici iscritti, si badi bene, ma 
come dirigenti, come parlamentari?

13. Una valutazione complessiva 
sull’atteggiamento “migliorista” e sul togliattismo

Da comunisti 
dobbiamo interrogarci su dove risalga l’origine del cancro che ha 
attanagliato il movimento operaio italiano, portando alla disgregazione 
più totale tutte le sue rappresentanze politiche e sindacali. Perché l’
operazione di Rifondazione Comunista è fallita? Perché il PdCI si è 
fatto fagocitare dal sistema?
La tragedia che si è consumata con l’
assassinio del PCI dove trova le sue origini?
Si può attribuire solo al 
tradimento della classe dirigente occhettiana?
Come va giudicato il 
periodo di Natta, in cui i grandi potentati economici “rossi” 
cominciavano a prendere il possesso del Partito? Era giusto garantire 
nelle gare di appalto truccate dai soliti democristiani e socialisti le 
quote alle cooperative rosse pur di non lasciare a quelli campo libero, 
o in quel modo ci siamo cominciati a vender l’anima al capitalismo? Era 
giusto usare l’UNIPOL per sistemare i conti, prima del Partito, ma poi 
anche dei singoli compagni, per sistemare il figlio di questo o di 
quello. Si comincia così e si finisce per tifare al telefono per questa 
o quella banca.
E ancora prima, nonostante la denuncia di Berlinguer 
sulla deriva morale del Paese, siamo sicuri che tale deriva non fosse 
già ampiamente presente già da allora all’interno del Partito?
Questa 
guerra di posizione contro il capitalismo con le sue stesse armi, non è 
stata proprio l’origine e la causa di tutto ciò che è derivato? Capisco 
la guerra di posizione, quando le condizione storiche non permettono l’
insurrezione armata; ma non è proprio nel principio “migliorista” che 
spera di strappare al nemico – casamatta dopo casamatta – l’influenza e 
l’egemonia sul Paese, l’errore fondamentale? Perché mentre tu strappi 
una casamatta, qualcuno ti strappa un pezzettino di identità e più ti 
avvicini alla metà più ci arrivi nudo, ideologicamente e 
politicamente. 
In una parola, non sarà proprio nel riformismo 
togliattiano l’errore ideologico che ha portato inevitabilmente, anno 
dopo anno, alla distruzione del movimento operaio?
Esiste un’
alternativa tra il massimalismo trozkista ed il riformismo 
togliattiano?

14. Oggi che cosa significa essere comunisti?

Si tratta 
di stare dentro i movimenti anticapitalistici di massa, e sono tanti, 
straripanti, se solo li andiamo a cercare e non ce ne stiamo seduti 
nelle sedi a chiacchierare.
I precari, gli studenti, gli ancora tanti 
operai, gli immigrati, e poi i tantissimi cittadini che non vogliono 
farsi pestare i piedi da un potere clerico-fascista sempre più 
arrogante e protetto dai bonzi politico-sindacali. Si tratta di stare 
con essi tutti i giorni e non di limitarsi a cercare di interpretare 
dalle stanze del Parlamento i loro interessi. 
Non avremo per un giro 
rappresentanze istituzionali? Pazienza, per quello che son servite!
Vuol dire che rifaremo le collette per pagarci la sede, che i dirigenti 
nazionali li vedremo via internet, anziché una volta l’anno – bene che 
va – di presenza.
E poi basta con i comitati con annessa segreteria di 
circolo o di sezione, comitati con annessa segreteria provinciale e 
regionale, comitato centrale, direttivo e segreteria, o come cavolo si 
chiamano. Queste strutture erano utili quando si doveva governare un 
Paese di 200 milioni di abitanti che si estende su sette fusi orari e 
in cui il mezzo più veloce era la ferrovia.
Ma oggi queste strutture 
servono solo a conculcare la vera volontà dei militanti.
RC nel 
frattempo ha rimandato il congresso, forse perché, nonostante tutte le 
alchimie procedurali, hanno paura di non poter arginare la massa dei 
minitanti che gli urlano in faccia la verità.
Nel PdCI invece i 
coraggiosi compagni operai che lanciano un appello [45], affinché si 
rispetti la linea politica scaturita dall’ultimo congresso di appena 
sei mesi prima, vengono semplicemente invitati ad accomodarsi fuori: “
Si prega di non disturbare”. È questo il centralismo democratico? 
RC 
organizzerà un referendum tra gli iscritti se restare o no al governo. 
Quando? a gennaio?!?
Ma perché non organizzano un forum informatico 
oggi, ora, e stasera avranno il risultato?
O hanno paura di sentirsi 
dire: “molla la poltrona!”?

FISHER
22.01.08

? NOTE: 

[1] Da quando 
cioè Dell’Utri aveva messo in moto il cd Motore Azzurro, organizzazione 
semiclandestina che si incaricherà di addestrare migliaia di presidenti 
di seggio. 

[2] Peccato che i principali centri di studio avessero a 
caldo valutato come pressoché nullo l’impatto delle sue ultime boutades 
su l’elettorato avverso o indeciso. 

[3] Cosa che si poteva fare pur 
non avendo la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento ma solo 
della Camera, dato il sistema che regola l’elezione del Presidente 
della Repubblica.

[4] Come più volte pubblicamente ha dichiarato Rita 
Borsellino: “i partiti mi hanno lasciato sola proprio nelle due ultime 
settimane, dopo il risultato nazionale”.

[5] Per una rassegna 
ragionata vedi http://www.webalice.it/marisa.pareto/bibliografia5.htm, 
tra cui ne citiamo solo uno per tutti: http://www.luogocomune.
net/site/modules/news/article.php?storyid=1132, in cui già all’indomani 
delle elezioni si fa un’analisi ed una previsione politica che si 
avvererà con tragica puntualità.

[6] Video stranamente promosso da un’
intervista della Annunziata che fece molto scalpore. Questo oggettivo 
sostegno da parte di un elemento così interno al sistema di potere 
suscita moltissimi interrogativi, soprattutto in confronto a quante 
coraggiose indagini giornalistiche sono state invece lasciate cadere 
nell’oblio.

[7] La fame dei DS è troppo arretrata e anche Rutelli non 
è da meno: ricordate la famosa frase dal sen fuggita “… noi che siamo 
stati a pane e cicoria per cinque anni”.

[8] Sarebbe il caso di citare 
il 18 brumaio di Marx, se non venisse da ridere accostando Napoleone a 
Bertinotti. 

[9] In questo contesto facevano specie alcune 
dichiarazioni di esponenti di RC come il sen. Di Lello, già membro del 
pool antimafia di Palermo, che stigmatizzavano queste preoccupazioni 
come corporative.

[10] Infatti i piccoli numeri dei parlamentari del 
PdCI hanno consentito a questo partito un comportamento che gli altri 
non si potevano permettere; operazione ripetuta in occasione del 
recente voto sul welfare. 

[11] Si è invece assistito allo scandalo di 
un ministro del Lavoro che impugna un provvedimento preso dai suoi 
funzionari contro l’Atesia, una ditta di call center che, in violazione 
di quelle stesse leggi, fa un uso indiscriminato di forme di lavoro a 
progetto, un ministro che impone invece una sorta di sanatoria per l’
azienda, per cui per le chiamate in ingresso si realizza sì una forma 
di contratto di dipendenza ma solo part time (che infatti da molti 
lavoratori è stata rifiutata), mentre per quelli che fanno le chiamate 
non cambia nulla perché sono liberi di farle quando vogliono; inoltre 
con una clausola di non citabilità in giudizio per il pregresso. Quindi 
alcuni lavoratori per ottenere una parte dei propri diritti devono 
rinunciare a denunziare l’azienda per le ingiustizie precedenti. Due 
belle puntate di Report di Rai3 hanno fatto vedere che dietro al mondo 
del precariato delle aziende pubbliche (vedi per esempio la sanità) ci 
sono delle cosiddette cooperative, molt!
 e delle quali in mano al 
sottobosco politico, che fanno spendere di più alle aziende pubbliche, 
mentre i lavoratori prendono meno della metà dei loro colleghi assunti 
a tempo indeterminato; ci si chiede dove va la differenza? Anche questi 
sono i costi della politica, anzi – pardon – della democrazia?

[12] 
Vedi il Dipartimento di Tecnologia di Genova e l’università di Lucca, 
fatta ad personam per Pera.

[13] La tassa sulla rendite è in Italia la 
più bassa d’Europa ed è applicata in modo “secco”, cioè uguale per 
tutti indipendentemente dal reddito, una cosa che già risulta 
anticostituzionale (in quanto la nostra Carta prevede che le imposte 
siano “progressive” e non “piatte”). Oggi è al 12% sulle rendite 
finanziarie e al 27% sui rendimenti dei conti correnti, una evidente 
penalizzazione per chi non sa o non vuole affidare i propri risparmi 
agli squali della finanza.

[14] Si il mal tolto attraverso l’
incremento dell’IRPEF.

[15] Ciò è difficile da imputare al successo 
della lotta all’evasione, come subito sbandierato dal governo, infatti 
ancora i primi provvedimenti di Visco dovevano avere il tempo di 
trovare attuazione ed efficacia. Più probabilmente l’enorme incremento 
dei profitti fatto dai padroni negli anni precedenti, finalmente dopo 
tanti giri, trovava una parziale ricaduta nell’incremento dell’
ammontare delle tasse.

[16] Si veda tra gli altri www.
appellodeglieconomisti.it 

[17] che nessuna ricaduta tecnologica darà 
al nostro Paese, in quanto siamo partner di seconda categoria e quindi 
destinati solo a realizzare l’assemblaggio, trasformando a questo scopo 
l’aeroporto di Novara in una nuovissima fabbrica di morte planetaria. 
Di questi caccia di ultima generazione dovremo comprare 131 esemplari 
ad un costo finora imprecisato: lo stesso Congresso USA ha sospeso i 
finanziamenti perché l’impresa si è trasformata in un pozzo senza 
fondo.

[18] Si è scoperto che hanno usato pure fondi dell’8 per mille 
destinati allo stato per fare la guerra in Afghanistan. Tant’è che da 
quest’anno i Valdesi hanno desistito dal rinunciare alla quota che 
veniva loro attribuita non per espressione dei contribuenti in loro 
favore, ma solo come ripartizione proporzionale del “non espresso”, 
cosa che le altre confessioni si sognano di fare. I Valdesi hanno 
giustamente deciso di prendersi pure questa quota del non espresso, 
almeno per sottrarre per quanto di loro competenza questi soldi al 
finanziamento della guerra imperialista. 

[19] Una serie di dighe 
sottomarine, di cui non è previsto come si potrà effettuare la 
manutenzione, che manometterà per sempre il delicato equilibrio della 
Laguna, ma soprattutto perfettamente inutile in quanto si prevede che 
essa verrà superata nei momenti di vera acqua alta.

[20] Non 
lasciamoci però sviare dalla opposizione a tale opera del sindaco 
Cacciari. Egli si oppone perché il Comune di Venezia non ha le mani in 
pasta nella società che si occupa dell’appalto; infatti il buon 
filosofo è perfettamente integrato nel PD ed infatti è perfettamente d’
accordo sugli altri scempi ecologico-affaristici sostenuti da quel 
partito.

[21] Un buco sotto la montagna di 50 chilometri, per 
accorciare il tragitto di 20 minuti alle merci, perché di sole merci si 
para in realtà, ed aumentare una capacità che già al momento è 
largamente sottoutilizzata. Pochi ricordano quanti sono stati i 
ferrovieri colpiti da tumore e morti dopo una vita nei pressi dei 
grandi trafori come il Frejus, passata ad entrare ed uscire dalle 
viscere radioattive della terra, figuriamoci cosa succederà scavando 
così in profondità!

[22] Quanto fatto nella prima finanziaria trova 
uno sconcertante epilogo nei giorni nostri. Nonostante quanto 
sbandierato, si sta facendo la Società Trenitalia a spezzatino, 
lasciando al mercato i bocconi più succulenti (le società Grandi 
Stazioni, Cento Stazioni e Alta Velocità), cosa che precipiterà nel 
baratro del passivo più nero i treni dei lavoratori, con le conseguenze 
che tutti possiamo immaginare. Questo, insieme al funerale dell’
Alitalia, è direttamente da attribuire al Ministro dei Trasporti Prof. 
Alessandro Bianchi.

[23] La Palermi si sbraccia per dire che hanno 
trovato la copertura finanziaria nei “fondi dormienti” (i conti 
correnti che nessuno reclama più), una voce assolutamente aleatoria. 
Invece non se ne farà nulla, tant’è vero che durante l’anno tali fondi 
verranno dirottati per le vittime dei vari crac Cirio e Parmalat.

[24] 
Contratti già siglati e non onorati, contratti che si risolveranno con 
bidoni colossali, quali la triennalizzazione e la creazione di 
incentivi ad personam.

[25] Ma è una bugia: i nostri Carabinieri 
addestrano ancora i mercenari a Baghdad, rendendosi corresponsabili 
dell’operazione di iraqizzazione del conflitto e contribuendo a 
combattere la resistenza antiamericana. 

[26] Leggi il commento di 
Joseph Halevi sulla missione Libano su http://italy.indymedia.
org/news/2006/09/1146941.php.

[27] http://www.resistenze.
org/sito/os/ip/osip7a01-000869.htm, http://www.luogocomune.
net/site/modules/news/article.php?storyid=1597.

[28] PdCI e RC sono 
gli unici partiti comunisti europei a dare un giudizio positivo dell’
avventura coloniale italiana in Libano. «Al generale Fioravanti e ai 
suoi uomini – dice Venier – abbiamo portato il pieno sostegno del Pdci 
per una missione che deve avere successo perché sia di esempio per la 
soluzione dei problemi mediorientali. Il partito dei comunisti italiani 
non è contrario pregiudizialmente alle missioni. Al contrario della 
missione in Afghanistan sosteniamo e agiamo perché quella dei nostri 
soldati in Libano possa avere successo». 

[29] Ormai non solo la 
maggior parte dei commentatori palestinesi, ma anche molti democratici 
israeliani (non i pacifinti), riconoscono che la parola d’ordine “Due 
Popoli, Due Stati” è completamente consunta. Dopo la costruzione del 
muro e l’espropriazione costante di nuovi terreni ai Palestinesi, la 
riduzione a un lager di tutta Gaza, la pulizia etnica ebraica contro la 
bomba demografica che gli arabi-israeliani rappresentano per quello 
Stato, continuare a parlare di due Stati (link) come fanno certuni, è 
un regalo inammissibile ai sionisti. Da qui la nuova parola d’ordine “
Due Popoli, Uno Stato”.

[30] Questa Società nel settore è leader 
mondiale, un bene industriale e tecnologico invidiatoci da tutti, ed 
infatti tutti lo vogliono. Ma non lo vogliono per intero. Un colosso 
così grosso è un po’ indigesto. È vero che i profitti sono alti, ma il 
tasso di remunerazione globale è un po’ scarsetto, solo un 2% reale; e 
poi la massa di investimenti da fare è gigantesca per mantenere la 
supremazia internazionale, nulla di appetibile per un capitalismo 
straccione mordi e fuggi; solo la proprietà statale può garantire 
continuità ad un bene industriale del genere. Ma chi se ne frega? 
Facciamolo a pezzi, mettiamolo sul mercato, se ci sa stare (e non ci 
può stare né ora né mai per quanto già detto). Faciamolo a spezzatino, 
per le fauci dei “capitani coraggiosi” di dalemiana memoria.

[31] I 
primi esempi li abbiamo avuto proprio nelle regione “rosse” (?!?) 
Emilia e Toscana: +700% ad Arezzo sulle bollette! Forza Lanzillotta! In 
Puglia Petrella, chiamato alla presidenza dell’Acquedotto pugliese, ha “
divorziato” da Vendola dopo pochi mesi, perché non accettava che si 
perpetuasse un ibrido gestione/proprietà pubblico/privato: l’unico modo 
che può evitare una commistione malsana di interessi è di avere 
gestione e proprietà in mano pubblica.

[32] Pochi sanno che attraverso 
una quota di circa il 4% sulla nostra bolletta ENEL, nota come CIP6, si 
dovrebbero incentivare il risparmio e l’uso di energie veramente 
rinnovabili. L’Italia distoglie oltre il 90% di tale gigantesca massa 
di denaro per finanziare gli inceneritori in tutta Italia, avendo “
assimilato” i rifiuti a fonti di energia rinnovabili. Siamo stati 
multati per questo dall’UE, ma preferiamo pagare la multa che chiudere 
queste macchine di morte.

[33] http://www.stefanomontanari.net/index.
php?option=com_content&task=view&id=255&ac=0&Itemid=1 

[34] http://www.
girodivite.it/RIFIUTI-ZERO-CAMPANIA.html 

[35] I reali beneficiari di 
questi contratti non sono certo i consumatori italiani che, nonostante 
la Penisola sia attraversata da due gasdotti, pagano il gas più salato 
d’Europa, cosa che del resto vale anche per la benzina.

[36] Questi 
impianti, oltre a comportare un rischio di incidente di I categoria, e 
quindi assolutamente inadatti ad essere istallati nel certo di 
importanti porti – quali quelli previsti a Brindisi, Livorno, Priolo – 
non libereranno, come sbandierato, l’Italia dal rischio carenza 
energetica, perché molti saranno costruiti da società britanniche 
(quali la British Gas), che liquiferanno il gas qui in Italia e se lo 
porteranno a casa loro attraverso i gasdotti, pagandoci una miseria. 
Domanda, ma perché i rigassificatori non se li vanno a fare in Scozia, 
o sulle navi gassiere come in Germania? 

[37] Per esempio nella 
scuola, la riforma attuata dal governo Dalema impedisce ai sindacati “
non rappresentativi” di effettuare assemblee in orari di lezione per 
consentire ai lavoratori di usufruire del monte che hanno per assemblee 
sindacali; il terrorismo praticato sui capi d’istituto da parte dei 
bonzi CGIL contro i sindacati di base è all’ordine del giorno. È 
impedito ai sindacati “non rappresentativi” di ricevere direttamente le 
quote sindacali dei pensionati, mentre ormai quasi la metà degli 
iscritti ai sindacati consociativi sono pensionati. E si potrebbe 
continuare. 

[38] Fior di economisti indipendenti si sono pronunciati 
mettendo in guardia i lavoratori, soprattutto i più giovani, a non 
esporsi ad una tale scelta irreversibile – perché non si può tornare 
più indietro una volta fatta – per i prossimi vent’anni, trent’anni. 
Eppure, calpestando la tutela dei propri iscritti, i sindacati 
concertativi si sono lanciati in questa efferata campagna, spalleggiati 
da tutti, diconsi tutti, i mezzi di informazione (solo Report di Rai3 
si staglia come eccezione, singolare ancora una volta): hanno reclutato 
tutti, persino Rainews24, a cui altre volte abbiamo dovuto certe 
inchieste davvero coraggiose. Ma qui non c’è stato nulla da fare, gli 
interessi sono davvero troppo grossi, si tratta di “gestire”, ossia 
prendere le commissioni, su miliardi di euro l’anno!

[39] L’accordo 
sancisce che per i prossimi anni lo scalone Maroni (l’incremento dell’
età pensionabile da un anno all’altro) viene diluito in scalini più 
piccoli, ma a quale prezzo? Non solo a lungo andare l’accordo è 
negativo, in fatti a regime l’età della pensione si allunga anche 
rispetto al protocollo Maroni, ma si stabiliscono dei termini 
automatici e non più da contrattare come previsto dalla Dini, per la 
determinazione dei coefficienti di trasformazione da stipendio a 
pensione. 

[40] «Le maggiori entrate tributarie che si realizzassero 
nel 2008 rispetto alle previsioni sono prioritariamente destinate a 
realizzare gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche 
amministrazioni e sui saldi di finanza pubblica definiti dal Documento 
di programmazione economico-finanziaria 2008-2011. In quanto eccedenti 
rispetto a tali obiettivi, le eventuali maggiori entrate derivanti 
dalla lotta all'evasione fiscale sono destinate, qualora permanenti, 
prioritariamente, nel 2008, a riduzione della pressione fiscale nei 
confronti dei lavoratori dipendenti, a partire dalle fasce di reddito 
più basse, ed alla elevazione, anche per fasce, della quota di 
detrazione per spese di produzione del reddito, salvo che si renda 
necessario assicurare la copertura finanziaria di interventi urgenti ed 
imprevisti necessari per fronteggiare calamità naturali ovvero 
improrogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del 
Paese.» Finanziaria 2008, Art.1, comma 4 (sottolinea!
 ture nostre).

[41] «Come può, la sinistra, e chiunque crede nei valori della 
democrazia, accettare che sia punito con tre anni di reclusione, chi, 
pur non avendo commesso alcun reato, rientra, per lavorare e non per 
delinquere, nel nostro Paese, dopo esserne stato allontanato a seguito 
di un provvedimento amministrativo? Come è possibile dimenticare la 
dura, e vincente, battaglia, in Parlamento e nel Paese, contro una 
analoga proposta dal Governo Berlusconi? Come può, la sinistra, 
accettare l’espulsione di chi lavora regolarmente, e vive onestamente, 
ma non è in grado di dimostrare di avere “risorse economiche 
sufficienti”, perché gli è impedita, dalla legge o dal datore di 
lavoro, la regolarizzazione della propria posizione? Come è possibile 
far propria una norma, a dir poco incivile, che prevede non solo l’
espulsione di una persona “sospetta”, ma anche dei suoi familiari, con 
una sorta di responsabilità oggettiva che neppure il fascismo aveva 
previsto in caso di espulsione, di confino o!
  di altre limitazioni 
della libertà personale? … Ebbene, l’espulsione preventiva dei “
sospetti di terrorismo” altro non è che la proroga di una norma, 
approvata dal centrodestra nella scorsa legislatura, che, oggi come 
allora, è ben difficile non considerare criminogena. In presenza di una 
persona sulla quale gravano sospetti di terrorismo, lo Stato ha il 
dovere di fare tutti i controlli e gli accertamenti necessari: se è un 
terrorista non si può certo lasciarlo libero di andare all’estero a 
seminare odio e sangue. Se, invece, terrorista non è, allora l’
espulsione sarebbe ingiusta, in quanto colpirebbe un innocente (e i 
suoi familiari), e pericolosa perché rischia di creare le condizioni 
per il suo ingresso in un circuito illegale, rendendolo facile preda 
della criminalità organizzata. », Giuliano Pisapia, LIBERAZIONE, sabato 
29 dicembre 2007.

[42] Perché manomettere l’intero ordinamento 
giudiziario come a fatto Berlusconi per salvare se stesso e suoi amici? 
basta un piccolo ingranaggio come questo (http://www.beppegrillo.
it/2007/10/la_soluzione_fi.html) per ottenere un risultato molto più 
efficace, Gelli docet.

[43] «In materia di interpello, la bozza di 
decreto prevede (art. 12) che il parere discrezionale della Commissione 
(cioè di un organo amministrativo) decida dell'applicabilità o meno 
della legge penale (contro quanto disposto dalla Costituzione agli 
artt. 25 e 101). In tema di attività ispettiva (art. 13) si solleva 
l'Ispettorato del lavoro dall'obbligo, oggi vigente, di informare 
preventivamente i servizi di prevenzione delle Asl. Ai fini della 
sospensione di un'attività imprenditoriale, il decreto aggiunge (art. 
14) la condizione che la violazione della disciplina sui tempi di 
lavoro coinvolga almeno il 20% del personale occupato, dimenticando che 
la norma già prevede che si tratti di violazioni reiterate. E ancora. 
La bozza del governo rende meno frequenti rispetto a quanto previsto 
dalla normativa vigente le visite obbligatorie del medico negli 
ambienti di lavoro (art. 24). Lascia indeterminate le caratteristiche 
strutturali e funzionali dei servizi di prevenzione inter!
 ni 
(puntualmente definite nel d.lgs. 626/94) e addirittura contempla 
l'ipotesi che tali servizi vengano esternalizzati nelle strutture di 
ricovero e cura (art. 31), dimenticando che il rogo della camera 
iperbarica all'Istituto Galeazzi di Milano (11 morti) avvenne proprio 
per l'omessa valutazione dei rischi da parte di un responsabile 
esterno, ignaro delle caratteristiche di quell'impianto. Infine - ma un 
elenco dettagliato sarebbe ben più lungo - il decreto esime il datore 
di lavoro dall'obbligo di fornire al rappresentante per la sicurezza le 
informazioni in precedenza archiviate nel registro degli infortuni sul 
lavoro.». Il manifesto, 5 gennaio 2008, pag. 2.