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Torino sabato 24: giornata antimilitarista



Sabato 24 maggio giornata contro la guerra e il militarismo

 

Appuntamento alle ore 10 al Balon – piazza Borgo Dora angolo via Andreis – per info point antimilitarista con mostra sulle guerre dell’Italia: dal Kosovo all’Afganistan.

Musica, interventi, distro.

Nel pomeriggio info point itinerante sui luoghi del militarismo nostrano.

 

Boicottare gli eserciti, le basi, le fabbriche di morte

Tempo di guerra

L’Italia è in guerra. Truppe tricolori combattono in Afganistan. Lo chiamano “peace keeping”: suona meglio e mette la coscienza a posto. Ma, nonostante il quasi silenzio dei media, frugando tra le maglie strette della cronaca sappiamo che, là, in Afganistan, ogni giorno bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. A morire sono uomini, donne e bambini. In silenzio. Sette anni di guerra e dicono che sono lì per mantenere la pace. Dicono che sono lì per la libertà. Dopo sette anni le donne sono ancora incarcerate sotto i burqua, le poche scuole per bambine vengono fatte saltare in aria, le attiviste vengono uccise. In Afganistan e in Iraq gli stessi cittadini statunitensi hanno pagato e pagano un pesante tributo in sangue e soldi per questo massacro senza fine. Ma che importa? Gli affari dei petrolieri e dei fabbricanti di armi vanno a gonfie vele.

In Afganistan sono oltre 2.600 i soldati italiani armati di tutto punto, elicotteri da attacco Mangusta compresi, sempre più spesso impegnati in operazioni belliche. A sentire il nuovo ministro della guerra, in mimetica e scarponi, è tempo di cambiare le regole di ingaggio per i “nostri” soldati. Ossia dar loro mano libera nel fare la guerra.

Tutto questo orrore costa a noi tutti milioni di euro in spese militari, sottratti a scuola, trasporti, sanità, tutela del territorio.

Se a ciò si aggiunge il denaro speso per mantenere basi, caserme, aeroporti, nonché un congruo numero di ben addestrati assassini di professione, la guerra diventa sempre più vicina.

I governi di destra e quelli di sinistra hanno a fatto a gara a chi aumentava di più la spesa di guerra, finanziando e sostenendo la costruzione di nuovi sistemi d’arma e installazioni militari. A Vicenza vogliono fare la più grande base militare USA d’Europa, rafforzando il ruolo dell’Italia come gigantesca portaerei statunitense al centro del Mediterraneo. A Novara stanno per costruire uno stabilimento per l’assemblaggio dei nuovi bombardieri F35, giocattolini che possono portare anche ordigni nucleari che costano intorno ai 150 milioni di euro l’uno. Allo stabilimento Alenia di Caselle faranno le ali delle nuove macchine di morte.

È notizia di questi giorni che in Campania l’esercito presidierà sette siti che il governo ha dichiarato di importanza strategica, le sette discariche “segrete” scelte per affrontare la perenne emergenza mondezza. Così gli affari, quelli leciti e quelli illeciti - ma vi è poi vera differenza? - potranno andare avanti. Per chi protesta perché non vuole i rifiuti nelle uniche aree verdi o, come nel caso di Serre, nel più importante serbatoio di acqua potabile della regione, c’è la galera sino a 5 anni. Niente raccolta differenziata, niente riciclo, niente politiche rispettose dell’ambiente: si militarizza il territorio e si trattano i cittadini in rivolta come delinquenti. È la guerra. La guerra interna. Serve anche questa a mantenere la pace, la pace sociale.

È una china pericolosa, lungo la quale, una a una se ne vanno le nostre esigue libertà: oggi è la volta di chi si oppone all’avvelenamento del posto dove vive, domani toccherà ai No Tav e a tutti coloro che si battono contro la devastazione del territorio e il saccheggio delle risorse.

 

Guerra interna e guerra esterna sono due facce della stessa medaglia: quella del potere che perpetua se stesso ad ogni costo, quella del profitto che macina vite, risorse e futuro della più parte di noi.

 

Opporsi alla guerra senza opporsi al militarismo, senza opporsi all’esistenza stessa degli eserciti, vere organizzazioni criminali legali, è mera testimonianza.

 

Fermare la guerra, incepparne i meccanismi è un’urgenza che non possiamo eludere. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche d’armi. A partire dalle nostre piazze dove campeggiano come “eroi” le statue dei macellai di tutte le guerre: simboli da cancellare perché il militarismo è un’aberrazione indecente.

Non basta dire no alla guerra in Afganistan, alla militarizzazione della Campania, alla base di Vicenza o agli F35 a Novara e a Torino: occorre mettere sabbia e non olio nel motore del militarismo.

 

Contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti

 

Federazione Anarchica Torinese – FAI

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