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La vittoria di Berlusconi, con o senza forse
12 maggio 2008 - Rocco D´Ambrosio (docente di filosofia politica (www.rocda.it) presso la 
Facoltà Teologica Pugliese e la Pontificia Università Gregoriana di Roma; direttore di 
"Cercasi un fine" (www.cercasiunfine.it))
Forse la vittoria di Berlusconi è un evento più complesso di quello che può sembrare; 
molto più di un semplice cambio di potere in una sana democrazia dell'alternanza. E come 
tale spinge ad una riflessione ben più ampia del solo commento post-elettorale. 
Forse il fenomeno Berlusconi affonda le radici in un passato non solo prossimo, ma anche 
remoto. Mi riferisco alla crisi italiana che si manifesta, dagli anni ottanta in poi, 
quando DC e PSI, insieme agli alleati minori del pentapartito, non sono stati capaci di 
introdurre coraggiose riforme istituzionali e morali, decretando così la propria morte, 
che avverrà poi con le inchieste di Tangentopoli. Berlusconi sembra più essere erede 
della peggiore DC e PSI, che di una nuova Repubblica, che non è ancora nata. (1) 
Forse Berlusconi piace più di quello che si riesce a capire. Forse rappresenta non tanto 
un modello politico, quanto umano e culturale. In altri termini il belusconismo è più 
pericoloso della vittoria elettorale di Berlusconi. Intendo per berlusconismo un misto, 
molto discutibile, di diverse idee antropologiche ed etiche: un utilitarismo becero, la 
sete sfrenata di potere e denaro, il servirsi delle istituzioni più che il servirle, il 
piegare le leggi a proprio favore, il vantarsi di non pagare le tasse, lo stile volgare e 
arrogante, l'offendere gli avversari, l'ambiguità di giudizio su fenomeni come mafie, 
servizi segreti e massoneria deviati, il ritenere nemici tutti coloro che non condividono 
il proprio pensiero ed operato, l'utilizzo strumentale della religione, il mancato 
rispetto della laicità dello Stato, il non mantenere fede agli impegni presi, l'ottenere 
il consenso con ogni mezzo lecito e illecito, la forte tendenza all'autoreferenzialità e 
al ritenersi al di sopra di tutto e di tutti. 
Forse stiamo per entrare in una fase di dittatura morbida, cioè di un'apparente e formale 
democrazia, ma di una sostanziale dittatura, specie in termini di libertà di espressione, 
di controllo dei mass media, di gestione delle risorse pubbliche, di amministrazione 
della giustizia, di libertà dei sistemi di controllo, di ruolo del parlamento. 
Forse la vittoria di Berlusconi, unita al successo della Lega, ci porterà a leggi e 
provvedimenti di natura razzista e xenofoba (anche se mascherati in diversi modi); al 
tradimento dello spirito di solidarietà economica, sociale e politica, sui cui si fonda 
la nostra Costituzione. 
Forse il fenomeno Berlusconi è stato sottovalutato da sempre. Si pensi a tutti gli errori 
fatti dalle forze di centrosinistra nel non proporre una legge sul conflitto di 
interessi, nel non potenziare l'opposizione alla vigente legge elettorale, nella 
debolezza politica dimostrata nel momento in cui essi la potevano riformare, nell'aver, 
alcune volte, scimmiottato il berlusconismo in metodi e sostanza, nel non aver rinnovato 
la propria classe dirigente, al momento opportuno, con persone competenti e integre 
moralmente, nel non aver avviato percorsi di formazione politica per i propri dirigenti e 
per tutti i cittadini. Forse anche lo stesso leghismo è stato sottovalutato. 
Forse il sottovalutare il berlusconismo e il leghismo ha favorito il loro intreccio e 
connubio, in cui è difficile distinguere quanto uno imiti l'altro, quanto uno si serva 
dell'altro e quanto ne abbia bisogno. 
Forse diversi pastori e laici cattolici sono stati troppo tolleranti nei confronti del 
berlusconismo e del leghismo e, in alcuni casi, li hanno appoggiati apertamente, 
accettando una prassi e un pensiero che hanno poco a che fare con lo spirito evangelico. 
Forse Berlusconi incarna quel tipo di cattolico borghese che si accontenta di un richiamo 
a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica) e 
dimentica e tradisce tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e promozione 
degli ultimi, giustizia e legalità, promozione della pace e della salvaguardia 
dell'ambiente naturale). Forse l'appoggio alla destra berlusconiana è funzionale a 
garantire la continuità di alcuni privilegi economici e fiscali verso la comunità 
cattolica. 
Forse ci attendono tempi davvero difficili e dovremmo riprendere la lezione dei padri 
costituenti che resistettero al fascismo con un costante esercizio di ragione, diritto e 
moralità. Forse la lettera di Sturzo del 1926 è più che mai attuale. «Oggi, adunque - 
scriveva Sturzo ai suoi amici - è l'inverno politico del Ppi, ma "sotto la neve il pane" 
dice il proverbio. Nessuno sciupio di forze, nessuna mossa discutibile, nessun gesto 
inutile: il raccoglimento, lo studio, la preparazione. Essere anzitutto, se stessi, cioè, 
rigidi assertori di libertà, aperti negatori del regime fascista, vigili scolte di 
moralità pubblica, ranghi disciplinati di uomini di carattere e fede. Il pensiero, la 
meditazione, lo studio, la prova del dolore e del sacrificio, l'esempio del carattere, la 
forza della convinzione valgono assai più di cento conferenze e di mille articoli di 
giornale, costretti alla mutilazione o dosati con 99 di lode al governo per potere 
contenere quell'uno di biasimo che perde ogni valore, l'esempio di giorni aspri del primo 
risorgimento, deve farci convinti, che nessuna forza armata o poteri di principi o di 
dittatori valgono a contenere la diffusione di idee e ad impedire che si affermino in 
istituti politici, quando esse sono mature. E non occorrono i molti a questo fine».(2) 
Forse è così, in tutto ciò che ho detto e in altro ancora. O tutto senza forse? 

Note: 
(1) Per una trattazione più approfondita rimando a due miei testi: Il grembiule e lo 
scettro. Appunti su Chiesa e politica, la meridiana, Molfetta 2005; Il potere e chi lo 
detiene, EDB, Bologna 2008. 
(2) Ora in G. DE ROSA, Il partito popolare italiano, Laterza, Bari 1990, p. 264. 
 
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