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FRUSTANDO IL CAVALLO MORTO



----Messaggio originale----
Da: campoantimperialista at tiscali.it
Data: 
29-lug-2008 17.04
A: "STOP THE WAR"<campoantimperialista at tiscali.it>
Ogg: FRUSTANDO IL CAVALLO MORTO

> http://www.antiimperialista.org
> 
Notiziario del Campo Antimperialista – 29 luglio 2008
> 
> ULTIM’ORA
> 
> Chi ci conosce sa bene che non siamo complottisti. Tuttavia i due 
attentati
> che l’altro ieri hanno seminato il terrore in un quartiere 
popolare di
> Istanbul puzzano di «strage di stato» lontano un miglio. 
Non si tratta solo di
> un avvertimento alla Corte Suprema corte la 
quale, su richiesta dei settori
> oligarchici-kemalisti e laicisti più 
oltranzisti. Deve decidere se mettere
> fuori legge l’attuale partito 
al governo (AKP). Questi settori, che sono anche
> i più legati agli 
USA e al sionismo, puntano a rovesciare il governo Erdogan
> il più 
presto possible, ovvero in vista dell’attacco all’Iran, attacco che
> 
necessita non solo del consenso di Ankara al sorvolo dei cieli turchi 
da parte
> dell’aviazione da guerra israeliana, ma pure dell’uso 
offensivo della
> gigantesca base USA di Incirlik. Un consenso che 
difficilmente Erdogan
> potrebbe offrire.
> 
> 
> 
> AVVISO AI 
COMPAGNI:
> IL PRESIDIO CONTRO LA NUOVA GUERRA IMPERIALISTA all’IRAN
> 
da noi annunciato per il 6 agosto 2008 nei pressi dell’ambasciata 
iraniana è
> stato posticipato a settembre.
> Per aderire al presidio e 
COSTRUIRE ASSIEME UNA VASTA MOBILITAZIONE CONTRO LA
> PROSSIMA GUERRA: 
stopguerrairan at fastwebmail.it
> 
> Questo Notiziario contiene:
> 
> 1. 
FRUSTANDO IL CAVALLO MORTO
> Sull’ultimo congresso di Rifondazione 
Comunista
> 2. PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder)
> Afganistan: «Non 
spari sui civili? Allora sei un disturbato mentale»
> 3. L’IRAN, 
AHMADINEJAD E NOI
> Si può solidarizzare con l’Iran senza sposare la 
visione del mondo dei suoi
> governanti? Si deve!
> 4. TERZO FRONTE
> 
Il programma degli incontri alla Polvese, 29-31 agosto 2008
> 
>>> 
> 
....................................................................
> 
1. FRUSTANDO IL CAVALLO MORTO
> Sull’ultimo congresso di Rifondazione 
Comunista
> 
> E’ certo un bene che il VII. Congresso del PRC si sia 
concluso con la
> momentanea sconfitta dell’ala destra Bertinotti-
Vendola. Ci auguriamo che
> questa «svolta a sinistra» non sia solo di 
facciata, che aiuti a ricostruire
> un fronte non solo anticapitalista 
ma anche antimperialista. Questa svolta è
> il segnale che la 
maggioranza di questo partito, per quanto eteroclita, ha
> tuttavia 
sconfitto la frazione il cui grado di compattezza è pari alla sua
> 
eteronomia. Non v’è infatti alcun dubbio che dietro al velo delle 
iperboliche
> contorsioni semantiche (terreno sul quale Vendola riesce 
addirittura a
> superare l’inFausto) si nasconda non solo l’
introiezione della
> controrivoluzione culturale postmoderna, quanto 
dell’agenda politica e
> istituzionale bipolare e postdemocratica che 
da questa consegue. Bastava dare
> una sbirciata a tutti (tutti!) gli 
organi di stampa capitalisti per farsi
> un’idea di chi fossero gli 
sponsor di Vendola: nessuna testata esclusa tutte
> hanno esecrato l’
elezione di Ferrero.
> 
> Che la sgangherata maggioranza che ha eletto 
Ferrero a segretario possa
> reggere l’assalto che le verrà portato dal 
vasto fronte post-anti-comunista
> noi, però, dubitiamo. Non è 
sufficiente un raddrizzamento tattico, ci vorrebbe
> una radicale 
svolta strategica, ma questo implica essere profondamente
> 
rivoluzionari nell’animo ed il coraggio di liberarsi da una tradizione
> politica opportunista e incartapecorita. Due qualità che che i 
momentanei
> reggenti sono ben lungi dal possedere.
> 
> Tra i 
concitati momenti del Congresso, uno su tutti è infatti spiccato per la
> sua emblematicità: quando l’inFausto, brandendo il proprio carisma, è 
salito
> sul palco a compiere il suo esorcismo. Ebbene, malgrado l’
assenza di ogni
> autocritica, nonostante lo sfrontata reiterazione del 
cupio dissolvi, ovvero
> della richiesta dell’autodisfacimento, egli è 
stato accompagnato da una
> ossessiva e bipartizan standing ovation che 
ha dato la misura di quanta carne
> viva e materia grigia la metastasi 
bertinottiana abbia divorato nel frattempo
> e di quanto la maggioranza 
sia politicamete inconsistente. Per un attimo il
> guru si è illuso che 
il suo rito gli riconsegnasse il partito, che offrendo ad
> esso il suo 
sangue si compisse l’atto conclusivo della trasmutazione. Il
> miracolo 
non c’è stato. I chierici lo hanno tradito. Ma questo non è l’ultimo
> 
atto dello psicodramma. Al posto di un partito ora ne abbiamo due. Lo 
scontro
> diventerà fatricidio e porterà il PRC prima alla paralisi poi 
allo
> spappolamento.
> 
> Che i chierici, dopo aver per anni osannato 
alle mirabolanti profezie del
> vate, sappiano sopravvivere senza di 
lui ed evitare l’autodissoluzione ne
> dubitiamo. I chierici evocano 
una modestissima rinascita, un ritorno a prima
> del congresso di 
Venezia. Che in punto di morte Ferrero, Russo Spena e
> Mantovani 
facciano ammenda per essere stati tutti culo e camicia con
> l’inFausto 
quando con le Tesi di Venezia demolì anche sul piano formale la
> 
tradizione comunista, fa loro onore, ma un ritorno a prima di Venezia è 
solo
> un pietoso ritirar fuori dall’armadio un vestito dal rosso 
appena un po’ meno
> sbiadito. Il PRC non si impantanò nel riformismo, 
ovvero non divenne un
> partito-protesi del sistema istituzionale 
imperialistico, tra gli acquitrini
> lagunari. Il PRC, riformista, ci 
nacque, e il suo movimentismo bertinottiano
> era solo un 
opportunistico e momentaneo camuffamento per raccattare consensi
> 
elettorali, proprio al fine di rientrare con più forza nelle stanze dei
> bottoni. Per questo la maledizione dell’inFausto alla fine si 
invererà,
> Rifondazione, dopo il supplizio del 13 aprile, è destinata 
a tirare le cuoia.
> Ogni accanimento terapeutico, ogni tentativo di 
tenerla in vita
> artificialmente fallirà. E’ come frustare un cavallo 
morto.
> 
> La domanda che ci si deve porre è un’altra: cosa prenderà 
il suo posto? A
> contendersi eredità, spoglie e spazio non sono in 
pochi, dentro e fuori questo
> partito. Ne vedremo delle belle! 
Anzitutto l’eredità, che è stata il vero
> oggetto del contendere del 
VII. Congresso. Se se le son date di santa ragione,
> se i colpi bassi 
sono stati numerosi (fino al punto che la fase congressuale
> pareva 
una squallida pantomima di quelli correntizi della vecchia DC), non era
> tanto per nobili ragioni politiche, quanto, appunto, per stabilire a 
chi
> spettasero i gioielli di famiglia, ovvero chi dovesse tenersi 
simbolo, cassa,
> contributi, sedi, assessorati, e chincaglieria varia.
> Ed è sempre questa disputa che può spiegare il labile spessore 
programmatico
> delle cinque mozioni, precipitato addirittura 
sottoterra a Chianciano Terme.
> Alcuni si son quindi incazzati per la 
parole di Nunzio D’Erme, che ad un
> cronista avrebbe confessato: «E’ 
meglio di Vendola, no? Pure se a me non è che
> frega un c... So’ 
ubriaco e sto qui solo perché mi pagano l’albergo». Invece
> varrebbe 
la pena di riflettere su queste parole le quali, apparentemente
> 
demenziali e dissacratorie, sono un metro infallibile per misurare fino 
a che
> punto di cinismo siano giunti, oltre i riformisti d’ogni 
parrocchia, le loro
> appendici antagoniste.
> Se scroccare tre giorni 
di pensione a Chianciano val bene la rottura di
> coglioni di un 
congresso, fino a che punto questi potranno arrivare per
> arraffare 
voti e tornare prima possibile nelle istituzioni come stampelle e
> 
goderne quindi delle prebende?
> 
> 
..............................................................................
> ..............
> 2. PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder)
> 
Afganistan: «Non spari sui civili? Allora sei un disturbato mentale»
> 
> Che il nutrito contingente d’occupazione italiano in Afganistan 
partecipi da
> tempo ad azioni di guerra in grande stile, tutti lo 
sanno, come ha confermato,
> smentendo il suo predecessore Arturo 
Parisi, il Ministro della difesa La
> Russa. Il punto è un altro, è che 
non tutti i soldati italiani, evidentemente,
> si considerano volgari 
mercenari, mere truppe ascare ubbidienti alle direttive
> americane. In 
effetti, in base al mandato delle Nazioni Unite gli italiani
> 
dovrebbero attenersi a precise regole d’ingaggio che non prevedono 
azioni
> offensive contro la guerriglia afgana, tanto più quando queste 
azioni sono
> rappresaglie che rischiano di mietere vittime civili.
> 
Fatto sta che il 10 luglio scorso, dopo che una pattuglia italiana 
subisce
> un’imboscata, due elecotteri mangusta si alzano in volo all’
inseguimento dei
> guerriglieri. E’ sera, la visibilità quasi nulla. Un 
equipaggio apre il fuoco
> nonostante il rischio di ammazzare dei 
civili, l’altro, invece, si rifiuta. I
> due elicotteristi spiegano di 
non avere sparato, appunto, per non fare vittime
> innocenti. Avrebbero 
quindi rispettato, almeno un po’, il mandato con cui sono
> stati 
inviati in questo martoriato paese.
> Il comando italiano di stanza ad 
Herat smentisce questa versione, liquida
> l’evento come un fatto 
clinico, ovvero, prima ricovera in infermeria i due
> elicotteristi poi 
decide addirittura di rimpatriarli per farli curare al
> Celio. Malati 
di che? Affetti dalla PTSD, ovvero della cosiddetta Sindrome
> post-
traumatica da stress. Ovviamente nessuno ha creduto al Comando italiano
> il quale, facendo passare gli ufficiali per disturbati, non ha fatto 
che
> copiare i comandi militari americani. Questi ultimi, infatti, si 
sono trovati
> alla prese, sia in Afganistan che in Iraq, con 
innumerevoli gesti di
> disobbedienza, tutti o quasi fatti passare, 
appunto, come casi della
> misteriosa PTSD. La verità è che il Comando 
italiano, spingendo le proprie
> truppe a partecipare a missioni di 
guerra, straccia il proprio mandato ISAF,
> per aderire invece a quello 
unilaterale nordamericano di Enduring Freedom.
> Quello dei due soldati 
italiani disobbedienti è infine una spia del malumore
> che serpeggia 
tra le truppe d’occupazione. La Resistenza antimperialista in
> 
Afganistan ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, riuscendo a 
colpire
> ben al di là delle zone considerate dagli occupanti a 
rischio. Proprio secondo
> i recentissimi dati forniti dai comandi dell’
ISAF solo nell’ultima settimana
> di giugno ci sono stati ben 218 
“episodi cinetici”, ovvero attacchi della
> guerriglia. 
> 
> 
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> 3. L’IRAN, 
AHMADINEJAD E NOI
> Si può solidarizzare con l’Iran senza sposare la 
visione del mondo dei suoi
> governanti? Si deve!
> 
> Sembra scontato, 
ma così non è, che si possa sostenere la lotta di un popolo
> e/o di 
una paese aggrediti senza necessariamente condividere, o anzi
> 
criticare, la politica di chi si trovi a guidare quella lotta e/o 
governare
> quel paese. La nostra difesa dell’Iraq baathista contro l’
aggressione
> imperialista è stata incondizionata, non per questo 
abbiamo sostenuto il
> regime di Saddam Hussein o condiviso le sue 
scelte di fondo. Per quanto
> criticabile tuttavia, il regime ha 
respinto come ha potuto i molteplici
> tentativi imperialistici di 
annichilimento. Questo fattore, quello di
> resistere al più temibile e 
ignobile impero d’ogni tempo, è stato il fattore
> determinante, ovvero 
di per se stesso sufficiente, per stare dalla parte
> dell’Iraq. Del 
resto abbiamo sostenuto e sosteniamo senza esitazione le
> Resistenze 
irachena, libanese, afgana o palestinese, senza necessariamente
> 
condividere ogni singolo atto politico o militare di queste medesime
> 
Resistenze. 
> 
> Ciononostante abbiamo subito una doppia campagna di 
ostracismo: da una parte
> gli Stati imperialisti, che ci hanno bollato 
come «fiancheggiatori del
> terrorismo», dall’altra gli antagonisti 
libertari e i
> comunisti-con-la-puzza-sotto-il-naso che ci hanno 
accusato di aver abbracciato
> «l’islamo-fascismo».
> 
> Le stesse 
accuse ci giungono adesso, davanti all’eventualità di un’aggressione
> 
israelo-americana all’Iran. Il fatto di promuovere un presidio di 
solidarietà
> con la Repubblica Islamica dell’Iran proprio sotto l’
ambasciata di questo
> paese a Roma, ha dato fiato alle solite 
trombette. L’accusa è perentoria: «Voi
> offrite un vergognoso appoggio 
al governo di Ahmadinejad!». In effetti è vero,
> noi appoggiamo la 
decisione di Ahmadinejad di respingere il tentativo
> imperialista di 
aggressione, così come  sosteniamo la decisione di resistere
> con ogni 
mezzo in caso di attacco. Il nostro appoggio, per quanto fermissimo,
> 
inizia e finisce qui. E non sta né in cielo né in terra che siccome 
siamo
> dalla sua parte nell’eventualità di uno scontro bellico con 
Israele e Stati
> Uniti, allora, ipso facto, diventeremmo suoi seguaci.
> 
> Ci divide da Ahmadinejad, come del resto ci divise dall’Ayatollâh 
Khomeyni, la
> concezione del mondo, ovvero la dottrina del «Velayat-e 
faqih» (Governo del
> Giurisperito islamico). Secondo questa dottrina 
la sovranità politica non
> spetta al popolo bensì agli ulamâ, agli 
esperti della legge islamica, in
> quanto successori dei profeti. Ci 
divide da essi il principio per cui l’unico
> sovrano, l’autorità 
politica suprema, sia Dio e che la legge islamica
> (Sharî’a), sia 
sacra e intangibile. Ci divide insomma il principio dello Stato
> 
islamico il quale, per quanto si autodefinisca Repubblica, consegna la 
piena
> supremazia ad un Consiglio di esperti religiosi con poteri di 
veto assoluti e
> insindacabili e in cima ai quale c’è una Grande Guida 
(oggi Khamenei) che per
> costituzione è infallibile (come il Papa) e 
ha l’ultima parola su tutto. Ci
> divide infine da Ahmadinejad, come 
dalle correnti islamiche salafite
> conservatrici, l’idea che la 
democrazia come il socialismo siano entrambi
> «sataniche 
fabbricazioni» dell’Occidente, ovvero che l’Islam sia incompatibile
> 
con la prima e col secondo.
> 
> Significa questo che siamo anti-
islamici? Neanche per sogno! Non lo siamo per
> tre ragioni. La prima è 
che non ci appartiene l’ateismo militante. Non si
> tratta solo di 
laicistico rispetto per i credenti, si tratta del fatto che
> l’Islam, 
come del resto il cristianesimo incarnano l’anelito umano alla
> 
perfezione morale quindi la perenne lotta contro l’ingiustizia e le
> 
diseguaglianze sociali. La seconda è che l’Islam radicale è oggi un 
fattore di
> primaria importanza nella battaglia per liberare i popoli 
oppressi dal giogo
> dell’imperialismo. La terza, non meno importante, 
è che non c’è solo l’Islam
> cosiddetto «fondamentalista». L’Islam è 
infatti stato attraversato, nel corso
> della sua storia, da correnti 
ugualitarie se non proprio proto-comuniste, che
> non solo hanno 
combattuto dal basso contro quelle conservatrici (legate a
> doppio 
filo con gli oppressori del tempo) ma hanno lasciato un segno profondo
> nelle comunità musulmane, impregnando anche alcune delle Resistenze 
islamiche
> contemporanee (la Jihad palestinese, Hezbollah libanese, il 
Mahdi iracheno).
> Di questo Islam egualitario, che ha sempre cercato 
non solo ci combattere le
> pulsioni imperialistiche dell’Occidente ma 
di recepire ciò che di giusto e
> rivoluzionario esso ha prodotto, noi 
ci consideriamo non solo alleati, bensì
> fratelli, ovvero compagni di 
viaggio nel lungo cammino per liberare l’umanità
> dall’oppressione e 
dallo sfruttamento.
> 
> 
..............................................................................
> .......
> 4. TERZO FRONTE
> Il programma degli incontri con gli 
antimperialisti occidentali
> 
> TERZO FRONTE
> COME SI FA L’
ANTIMPERIALISMO IN OCCIDENTE
> 
> ISOLA POLVESE, LAGO TRASIMENO (PG) 29-
31 AGOSTO 2008
> 
> Chi volesse partecipare è invitato a contattarci a 
questo indirizzo:
> campo-isolapolvese at libero.it o telefonare a Maria 
Grazia: 328.4320501
> Il costo giornaliero cadauno è di 40 € (posto 
letto, colazione e due pasti)
> 
> Giovedì 28 agosto, pomeriggio
> 
----------------------------------
> ARRIVI E SISTEMAZIONI
> 
> Venerdì 
29 agosto
> --------------------
> 
> Prima sessione, ore 9.00
> 
> 
Grecia: AUTONOMIA E UNITA’
> Gli antimperialisti, la solidarietà con le 
Resistenze e il Social Forum
> 
> Seconda sessione, ore 15,00
> 
> Gran 
Bretagna: UN CASO ESEMPLARE
> Come la sinistra antimperialista ha 
costruito l’unione con le comunità
> islamiche e degli immigrati
> 
> 
> Sabato 30 agosto
> --------------------
> 
> Terza sessione, ore 9,00
> 
> Stati Uniti d’America: DOPO l’11 SETTEMBRE
> Gli antimperialisti 
sotto il tallone del bushismo
> 
> Quarta Sessione, ore 15,00
> 
> 
Israele: VIETATO ESISTERE
> La lotta degli antimperialisti dall’
Intifada alla sconfitta israeliana in
> Libano
> 
> Quinta sessione, 
ore 22,00
> 
> SUMUD
> Teoria e pratica del «volontariato 
antimperialista»
> 
> Domenica 31 agosto
> -----------------------
> 
> 
Sesta sessione, ore 9,00
> 
> L’ANTAGONISMO ZOPPO
> Gli antimperialisti 
italiani: teorie e pratiche a confronto
> 
> 
> Le partenze sono 
previste nel pomeriggio
Allegato Rimosso